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VIAGGIATORI, IMBONITORI, LUNAPARKISTI 

LUNA PARK, UN RITO D'INIZIAZIONE? 
Origini rituali e agrarie dei mestieri del Luna Park

Roger Caillois nel suo avvincente saggio scrive che i giochi sono largamente dipendenti dalle culture in cui vengono praticati. Essi ne sottolineano i gusti, ne prolungano le usanze, ne riflettono le credenze. Partendo dalle considerazioni dello storico francese si può realisticamente affermare che i mestieri del Luna Park sono, in un certo modo, una forma di rito iniziatico che il giovane e anche l'adulto affrontavano e affrontano per mettere alla prova la propria «forza», e vincere paure ataviche affermandosi di fronte a se stessi e agli altri. 

Le baracche d'entrata (i tunnel delle streghe, i palazzi magici, il castello fantasma, ecc.) sono chiaramente percorsi iniziatici. I percorsi effettuati al buio, o caratterizzati da ostacoli (effetti ottici, automi, figure tridimensionali, immagini inquietanti) e difficoltà nel passaggio affondano le loro radici nei complessi mitico-rituali del mondo mediterraneo classico e preclassico, con tutti i simbolismi relativi all'attraversamento della caverna, della discesa agli inferi. La caverna nella simbologia popolare raffigurava l'utero materno. La caverna infatti, è presente nei riti di origine, di rinascita e di iniziazione di numerosi popoli. 

Si tratta, quindi, di una rappresentazione di prove iniziatiche (che equivalgono a quelle che ci sottopone il nostro vivere quotidiano) che terminano con il superamento, il ritorno alla luce, la catarsi finale. 

Un altro tipo di rito che può essere individuato nei Luna Park è quello di «inversione» (il mondo alla rovescia e il paese della Cuccagna sopracitati). «Il complesso mitico del mondo alla rovescia, ed elementi tipici di un rito di inversione possono trovarsi distribuiti qua e là nei giochi e negli spettacoli di piazza; negli spettacoli circensi (si pensi all'iconografia dell'acrobata, del trapezista, del giocoliere a testa in giù e gambe in aria), e nel Luna Park come esperienza possibile, soprattutto nelle macchine che producono il movimento più veloce e nelle quali si affronta, sempre in una situazione controllata, il superamento della forza di gravità, e ci si consegna alle forze centrifuga o centripeta. Paese di Cuccagna è anche il Luna Park, negli allestimenti dei premi e dei regali nelle lotterie, nei tiri a segno e nei giochi di abilità.» [42] 

Le macchine del Luna Park, e i giochi che attraverso di esse si possono effettuare, pongono in primo luogo la questione della loro origine. Se la ricerca finora effettuata ha individuato le origini di alcuni dei più significativi mestieri del Luna Park, molto lavoro resta ancora da effettuare, per scoprire l'origine di numerosi giochi di piazza. 

Tuttavia alcune considerazioni possono già anticiparsi; la provenienza geografica o culturale di un gioco definisce, soprattutto per i secoli passati, molti aspetti della sua utilizzazione nel Luna Park e soprattutto del suo passaggio alla cultura dei fieranti. 

«Le più significative macchine da Luna Park traggono la loro origine da giochi diffusi nelle società stanziali, e particolarmente nelle culture agrarie. Giostre a seggiolini, giostre a navette sospese, ruote panoramiche, altalene oscillanti, "gabbie", e tutti i loro derivati discendono dal gioco rituale dell'altalena, diffuso come è noto nell'India vedica, nell'Italia centro-meridionale e nel Mediterraneo (si vedano ad esempio la canofiena romana, o l'altalena rituale maltese), e come gioco rituale primaverile nella Russia agraria del secolo scorso. Il gioco rituale agrario dell'altalena, con il suo trasparente simbolismo sessuale, e con la sua funzionalità magica di congiunzione della terra con il cielo, e di propiziazione dell'altezza del grano, si è trasformato, da espressione di un complesso mitico-rituale presente nelle società agricole e stanziali, in un gioco gestito da fieranti, e inserito nella sfera dell'urbano, del festivo e (apparentemente) del profano. In questa nuova dimensione non è pensabile che si siano conservate le stesse funzionalità, anche se permangono probabilmente alcuni simbolismi primari (per esempio il simbolismo sessuale, il simbolismo del volo, la ricerca della vertigine); ma è certamente vero che le altalene e altri giochi esibiti sulle piazze dai fieranti offrono una esperienza di ilinx, di emozione e di vertigine che risponde, ancora, probabilmente, alla richiesta di alcune fasce sociali e di alcune classi d'età (soprattutto adolescenti e giovani), nonostante la diffusione di massa dello sport nelle nostre città, e nonostante le mille emozioni visive offerte quotidianamente dai mass media.» [43] 

In tutta l'Asia sud-orientale l'altalena è associata ai riti di fertilità e di fecondità a causa del suo movimento alternato. I Brahmani chiamavano l'altalena «la nave che porta in cielo» secondo un evidente simbolismo del movimento che Mircea Eliade evoca anche come contesto sciamanico. Per gli antichi inoltre, l'altalena accompagnava il rinnovamento della terra. 

Legati ai giochi rituali delle società agrarie sono anche le montagne russe e tutti i tipi di scivoli derivati dal gioco di scivolare sulla neve in base alla forza di gravità: giochi tanto praticati nei mesi invernali nella Russia agraria dei secoli passati e trasformati alla fine del XVIII secolo in attrazione su macchine fisse. Il gioco delle montagne russe deriva da un uso rituale agrario. Durante il Carnevale i novelli sposi dovevano infatti, scivolare da alture su slitte, o su pelli bovine, o su asticelle di legno davanti a tutto il paese. 

Nel distretto di Pinez la slitta veniva trattenuta in cima all'altura, dallo sposo e dagli uomini, sposati e scapoli, del paese, finché la sposa, che era salita sull'altura inchinandosi più volte, non aveva baciato il marito in quantità ritenuta sufficiente. Il rito dello scivolo - ipotizza la Silvestrini - praticato dagli sposi dell'anno, poteva forse propiziare la fecondità e la fertilità e denotava certamente una forma di accettazione nella comunità della nuova coppia. [44] Un'altra credenza - citata da Propp - diceva che le filatrici che scivolavano dalle montagne sulle assi usate come sedili per la filatura stessa, traevano dalla lunghezza del percorso effettuato, pronostici sulla qualità e quantità del lino che avrebbero ottenuto. [45] «Un particolare genere di scivolo, il toboggan o taboga, con la vettura che scende precipitosamente verso il basso con un percorso spiraliforme, si rifà probabilmente ad analoghi giochi diffusi in Europa centro-settentrionale, e trova corrispondenza in un giocattolo tradizionale ligneo, kakelorum o tivolispiel, diffuso nell'area europea germanofona, nel quale una pallina di legno scende a spirale verso il basso. L'autolooping invece, percorso a elica in verticale effettuato da un treno di vetturette, non è altro che la trasposizione su vettura e per il pubblico del giro della morte, l'esibizione acrobatica dei motociclisti della "piazza", a sua volta assoggettata alle stesse leggi fisiche che governano le esibizioni dell'acrobata e del ginnasta sulla trave, e del corrispondente giocattolo, con l'acrobata snodato che si muove sul filo.» [46] 

Sulle considerazioni della Silvestrini e dei suoi collaboratori, l'antropologo Glauco Sanga interviene accettando l'ipotesi del Luna Park quale rito di iniziazione, ma contestando i paralleli con i riti agrari. La prima intuizione - puntualizza Sanga - è persuasiva basti pensare alle diverse prove (d'abilità, forza, maturità) nel superare la paura del tunnel delle streghe. Ma per la seconda più che a improbabili paralleli con riti agrari vedrei qui, con particolare evidenza, affiorare quel meccanismo tipicamente festivo che è lo spaesamento: tecnica di destabilizzazione psicologica momentanea, che appare anche nel ballo, nella musica, negli eccessi alimentari e comportamentali propri di ogni festa. [47] 

Le ipotesi e le discussioni sul significato antropologico del Luna Park, rimangono quindi ancora aperte e da sviluppare: l'importante, al fine del presente saggio, è cercare di comprendere le funzioni e le origini dei giochi, a volte legati a un filo diretto di scomparsi passatempi popolari o aristocratici. 

«Le giostre, o caroselli, traggono la loro lontana origine dalle giostre medioevali, durante le quali i cavalieri combattevano a cavallo, tra due avversari o tentando di colpire una figura posta a lato del percorso prefissato; questo gioco è quasi del tutto scomparso dalle giostre del Luna Park, tranne per la giostra "a seggiolini". Le giostre derivano invece la loro recente origine dalle "altalene orizzontali" russe, una variante delle "altalene verticali"; secondo Florian Dering... le giostre come gioco avrebbero una origine turca, importata in Europa attraverso la mediazione russa. Il viaggio effettuato sui cavalli o sulle vetture della giostra è un percorso circolare: un cerchio magico che chiude ed esclude, estrania dalla realtà circostante, innesca la dimensione della vertigine, secondo l'affascinante ipotesi di Roger Caillois; l'estraniamento e la vertigine, come viaggio al di là della sensorialità, implicano quindi un'uscita dalla realtà, e un ritorno, anch'essi interpretatili come tecniche da rito iniziatico. Il viaggio sulla giostra, e particolarmente sul rotor, sul tagadà e sulle giostre dalla tecnologia più recente, è una prova, un conflitto tra la forza centrifuga che vorrebbe lanciare il corpo lontano, e la necessità di tendere verso il centro, unico punto di riferimento solido e stabile nella situazione estraniata.» [48] 

Il movimento rotatorio della giostra può essere individuato, anche nella figura della trottola, giocattolo dalle origini molto antiche. La trottola era infatti un gioco prediletto presso i greci e i romani; la ricordano Platone e Aristofane, come Plinio, Persio, Virgilio e Ovidio; Catone la raccomandava ai giovani come preferibile al gioco dei dadi. Molti studiosi intravedono nel gioco della trottola, reminiscenze di antichi riti religiosi o magici. Essa era certamente uno strumento di indovini e di stregoni. Dalle caratteristiche del moto di grandi trottole inoltre i contadini di certe regioni traevano pronostici per l'annata. Secondo un'altra ipotesi le giostre a cavalli possono essere di derivazione aristocratica delle giostre e dei tornei medioevali, e attraverso la mediazione, attuata nei secoli successivi, dei giochi nei giardini principeschi e delle giostre di piazza nei paesi dell'antica civiltà comunale (vedi la giostra del saracino). Della stessa origine aristocratica o popolare possono derivare anche i tiri a segno, originati dalla cultura della caccia. 

I giochi documentano, quindi, le forme tradizionali della nostra vita, ma queste forme rispecchiano, allo stesso tempo, usi, riti, scongiuri, credenze, canzoni e danze del mondo popolare. [49] 

NOTE

[42] E. Silvestrini, Cercando la vertigine, in G. Sanga (a cura di), op. cit., 1989,pag.56. 

[43] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1988,pag.54. 

[44] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1987,pag.78. 

[45] V Propp, Feste agrarie russe, Bari, 1978, pagg. 218-221. 

[46] E. Silvestrini, Cercando la vertigine, in G. Sanga (a cura di), op. cit., 1989,pag.54. 

[47] G. Sanga (a cura di), op. cit., 1989, pag. 151. 

[48] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1988, pag. 78. 

[49] E. Vita (a cura di), Dire fare baciare lettera o testamento, Ravenna, 1993, pag. 14.

Emiliana Luna Park
CMC - carovane, birrerie e chioschi
CMC


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