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VIAGGIATORI, IMBONITORI, LUNAPARKISTI 

UNA, DIECI, CENTO STORIE AL LUNA PARK. 
Società e costume al parco divertimenti

Nella storia delle fiere e del Luna Park confluiscono molte storie; gli spettacoli sono una summa di mestieri e diverse rappresentazioni: alla storia di ogni spettacolo sono certamente legate altre storie di famiglie, di legami, di rituali che influenzano lo stesso quadro rappresentativo. Storie che appassionano, perché straordinariamente umane e coinvolgenti. [33] 

Le fiere e i Luna Park - precisa la Silvestrini - sono attività di gruppi professionali che, con una espressione molto generale e onnicomprensiva, possono essere definiti fieranti. In realtà i gruppi che portano in giro spettacoli di piazza e Luna Park in Italia costituiscono un complesso culturale estremamente eterogeneo e stratificato, composto di fieranti per tradizione familiare, originari di singoli paesi o di alcune aree localizzate della penisola; di fieranti di recente tradizione; di giovani che lavorano come dipendenti nei Luna Park fissi; a parte si pone la questione del rapporto tra cultura dei fieranti e cultura dei nomadi (particolarmente i gruppi sinti). [34] Il marginale è al di fuori del sistema di vita «normale», al di fuori dei modi di produzione e delle forme sociali istituzionali, quindi al di fuori dei sistemi di sicurezza creati e garantiti dalla società. E' qui che si inserisce, come giustamente la definisce lo studioso Glauco Sanga, «la cultura dell'ansia». L'ambulante vive infatti in un regime di precarietà e di spaesamento. Una vita di ansie, dove l'insicurezza sociale è riprodotta culturalmente per essere trasformata da rischio esistenziale in mezzo di sopravvivenza. «Il mito del mondo alla rovescia, e quello a esso collegato del paese della Cuccagna [35] , è il grande mito dei marginali. Non sarà allora un caso che, nelle società con articolata stratificazione e divisione sociale del lavoro, le feste passano progressivamente a essere gestite dai marginali: si pensi alla fiera, al Luna Park, allo spettacolo viaggiante. Il marginale diventa lo specialista del tempo festivo e - sempre alla rovescia - lavora la domenica e riposa il lunedì.» [36] La fiera, basata su un meccanismo ansiogeno (la sospensione del lavoro, della quotidianità, del tempo feriale) è vista in quest'ottica come celebrazione di un certo tipo di società che nella sua proiezione ideale chiama a sé tutte le componenti espressive di cui dispone, ognuna con la propria autonomia: «il tempo diverso della festa per il suo stesso porsi, funziona da elemento catalizzatore.» [37] 

La cultura dell'ansia coincide quindi con la cultura della festa: chi meglio del marginale può provocare l'ansia festiva? Può gestire quello spazio dell'alterità e del rovesciamento? Può mostrare incarnata la possibilità di un altro modo di vivere? «Il marginale non vende solo servizi (musica, canto, spettacolo), vende l'ebbrezza del festivo, dove è abolita la quotidianità; è soppressa la distinzione tra tempo feriale e tempo festivo, perché il lavoro per il marginale è la festa, si lavora facendo festa; è rimosso l'orizzonte domestico per essere trascinati in un viaggio senza fine... I marginali, col loro stile di vita, offrono la libertà, la rottura del quotidiano, una vita non programmata, ma sempre nuova, sempre diversa. Certo, è una libertà in gran parte illusoria, pagata col rischio, con l'ansia, con la costrizione a essere nuovi e diversi, sempre e dappertutto, a non avere mai patria, né fisica, né tanto meno psicologica.» [38] 

Molto spesso il comune pensare ha identificato i fieranti con gli zingari: una confusione che ha portato la categoria a essere, ingiustamente, sotto-classificata. «Non risponde alla realtà, certamente, l'identificazione, comunemente effettuata, dei fieranti con gli zingari, anche se questi ultimi, soprattutto in passato, hanno esercitato mestieri di piazza (con animali ammaestrati, come suonatori ambulanti o come zingare esercitanti la divinazione). I fieranti traggono invece la loro origine dalle culture stanziali particolarmente difficili dal punto di vista economico, soprattutto in periodi storici di crisi delle culture agrarie; crisi che hanno rovesciato sulle strade e sulle piazze gruppi che per sopravvivere avevano intrapreso una vita caratterizzata dal semi-nomadismo, e che offrivano al pubblico giochi e spettacoli.» [39] A conforto della tesi sostenuta dalla Silvestrini è utile riportare una testimonianza di Luciano Manfredini che nel '69 dalle pagine del quindicinale del Luna Park scriveva. «Non so come è nata la confusione - che la categoria degli spettacolisti per la verità non ha mai fatto nulla per dipanare - ma essi sono anche chiamati "girovaghi" con tutto quello che di spregiativo e inquietante vi può stare in questo vocabolo... Le attrazioni che la gente chiama impropriamente "baracconi" sono una vera e propria industria. Una giostra (ottovolante per esempio) costa milioni e milioni, servono sette otto persone per montarla e farla funzionare. Per il trasporto di un ottovolante da una località all'altra, dove si svolgono le fiere, necessitano da cinque a sei automezzi pesanti. Accanto agli automezzi di lavoro, vi sono poi le carovane abitazione, generalmente trainate con motrice propria. E' un impiego di capitale notevole il cui ammortizzamento è affidato al... bel tempo e al desiderio della massa di trascorrere un'ora serena al Luna Park.» [40] 

Ci piace chiudere questo squarcio di vita del Luna Park citando le parole di Augusto Picardi (primo Presidente dell'ANESV, dal 1947 al 1963) che nel '57 registrò i nomi e le figure (che si riportano in nota) dei primi grandi protagonisti dello spettacolo viaggiante. «Pur contenuto nel numero delle imprese, il nostro settore - scriveva con una nota d'orgoglio Picardi - prevalentemente formato da elementi artigiani che, come i loro lontani antenati "si sono fatti da sé", contiene in germe serie e fondate possibilità di sviluppo in Italia, come già altrove... In queste caratteristiche, sostanzialmente diverse da quelle delle altre forme dello spettacolo, possiamo facilmente scorgere gli elementi passionali che hanno sostenuto in passato, e maggiormente premono adesso, tutta la categoria che ha saputo esprimere nomi e figure che non si sono mai adattati al criterio di rimanere fermi nel loro stato ma al contrario, sono stati sempre protesi, nonostante una difficile vita, verso il meglio... » [41] 

NOTE

[33] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1988, pag. 7. 

[34] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1988, pag. 63. 

[35] Sul mondo alla rovescia vedi G. Cocchiara, Il mondo alla rovescia, Torino, 1981. 

[36] G. Sanga (a cura di), La piazza. Ambulanti vagabondi malviventi fieranti, in «La ricerca folklorica», Brescia, numero 19, aprile 1989, pag. 5. 

[37] F. Cruciani-D. Seragnoli, Studi sul teatro del Rinascimento italiano, Bologna,1983,pag.9. 

[38] G. Sanga (a cura di), in op. cit., 1989, pag. 5 

[39] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1988, pag. 63. 

[40] L. Manfredini, «Rassegna del Luna Park e del tempo libero», 15 giugno 1969, Milano, a. II, n° 11. 

[41] A. Picardi, Nomi e figure dello spettacolo viaggiante, in Lo Spettacolo viaggiante, edito dall'ANESV nel decennale della sua fondazione, Roma, 1957, pagg. 100-105: «Nel settore del Luna Park troviamo figure di grande e significativo rilievo: il decano dello Spettacolo Viaggiante, papà Manfredini, il Re dell'Ottovolante, recentemente scomparso tra il compianto di quanti lo conobbero; il Mago della Luce, nonno Falchero che organizzò splendidi Parchi all'estero e concluse la sua vita operosa nel Luna Park della Fiera del Levante del quale fu animatore instancabile; Leandro Greppi, che fu il primo a presentare in Italia le "montagne russe". Una importante ed eletta schiera di elementi anziani e giovani, perpetua e rinverdisce, nella nostra associazione la tradizione del Luna Park. Il primo posto spetta di pieno diritto al cav. Emilio Pelucchi che a 18 anni lanciò la prima giostra aeroplani; dopo la grande guerra '15-'18, tornato dal fronte, col suo socio Drouet costruì, in Italia, il primo ottovolante, (sic) ha presentato in questi ultimi anni ed il famoso "scoiattolo", (1949). Costruttore, inventore, vero pioniere della categoria, Emilio Pelucchi, ha presentato ben 27 nuove attrazioni, ottovolanti, automotoscooter, treno-fantasma, charleston, rumba, indirizzando il settore delle costruzioni verso posizioni di risonanza internazionale. In Italia e all'estero, al Cairo, in Francia, Emilio Pelucchi è ben noto per le sue indiscusse e geniali capacità, oltre che per la sua innata modestia. Accanto al Pelucchi, capostipite di una attivissima famiglia, di spettacolisti, un'altra grande famiglia: quella dei Piccaluga, dal Piemonte alla Lombardia, alle Puglie ha svolto e svolge una brillante attività. In una rapida sintesi delle nostre figure rappresentative, troviamo: Ferdinando Ginolino, notissimo in Patria e all'estero, con Enrico Frezzato che organizza splendidi Parchi in Grecia in Turchia, in Egitto, in Tunisia, oltre che in Italia; Marinoni Felice parimenti noto nei Balcani, e tra noi; Aldo Provaglio, conosciutissimo in Francia e in tutto l'ambiente, i Faccio e gli Zamperla, Faccioli, Martinelli e Medini del Veneto, i Viotto, i Colligiani, i Michelassi, i Ducci, i Canigiani della Toscana, gli Zena, tra i quali il nostro Vice Presidente G. Battista che, col papà, fu il pioniere del Cinema in Italia, i Campese, i Cordoni e l'imponente gruppo lombardo. Dalle Puglie Nicola Caggiano che, col compianto Falchero furono i pionieri del Luna Park alla Fiera del Levante, continua la fastosa tradizione organizzando ricchi Parchi oltre che nelle Puglie e in Calabria, in Toscana, a Roma e alla Fiera di Cagliari. I Piccaluga, i Morini, i Casini ed altri costellano coi loro Parchi la sponda adriatica e si spingono in tutto il Tavoliere. Dalla Sicilia Eugenio Vanfiori, Giovanni Cecchi, la sig.ra Koska, i Soragni organizzano a Palermo, a Messina, a Catania manifestazioni che assurgono ormai, col loro festoso rilievo, ad importanza nazionale. A Napoli e in tutta la Carnpania, Oreste Rossotto, al quale risale il vanto della prima riorganizzazione del settore, colla Mostra delle attività romane, con annesso Luna Park, al Piazzale Clodio, ha sviluppato e svolge una intensa e brillante attività col grandioso Parco. alla Mostra d'Oltremare, e con quello della Villa Comunale, perpetuando una tradizione di eleganza e di modernità che ha lasciato tracce indimenticabili a Roma e dovunque. Pure nel napoletano il nostro Pugliè Giuseppe, il De Matteo, la S.ra Grossi, il Di Gioia e un folto gruppo di pionieri dello Spettacolo Viaggiante, capeggiato dal nostro Amadio, sostengono brillantemente le affermazioni del nostro settore. Nel Lazio accanto ad Enrico Frezzato, troviamo Rodolfo Preziotti, che continua la brillante fatica paterna, svolgendo col fratello una ferace attività con attrazioni elegantissime, presentando Parchi rinomati; Franco Lomanto, Marcello Pesarini, il gruppo importante dei Livero, da papà Umberto, infaticabile pioniere ai figlioli Bruno e Ferruccio, ben noti per la loro operosità, oltre che nel Lazio, nell'Abruzzo, nel Molise e all'estero. Nell'Emilia, un grande pioniere del nostro Spettacolo, Carlo Catellani insieme con Pinfari, con Vacondio Otello, con Ernilio e Ferdinando Manfredini, con Ernesto Soli organizzano importantissime manifestazioni spingendosi nelle Marche, nell'Umbria ed in Italia. La tirannia dello spazio ci vieta di parlare di tutti i nostri esponenti; che dalla Sardegna con la Signora Monti Anna, alla Sicilia, a tutto il territorio nazionale e all'estero continuano nonostante tutte le difficoltà, nella loro brillante e gradita attività, ma non sappiamo non ricordare la famiglia dei Canigiani, dei Marchesi, dei Cagno, e ancora i Rossi, i Mannucci, l'Amadio, Angelo Lombardi, Martano nel settore degli Zoo, e Mainardi, Montacchini e tutto l'imponente gruppo dei gestori di Balli a palchetto del Piemonte, della Lombardia, delle tre Venezie e dell'Emilia insieme col sorgente settore dei microparchi che attraverso i locali di Dazio, di Martone, di Vascollo, di Dragoni, di Valiani, di Germani, di Bardi, di Michelli, Valiani, Ventavoli, Germani e di molti altri, completano il quadro delle attività del nostro settore nel significante rilievo delle famiglie che le compongono e contribuiscono con la loro appassionata dedizione a perpetuare nel nostro Paese, la nobilissima tradizione dei "Formatori di Spettacoli" spingendola, anche a costo di ingenti ed ignorati sacrifici, verso il futuro.»

Adalio


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