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VIAGGIATORI, IMBONITORI, LUNAPARKISTI 

LA CITTÀ MOBILE 
I profeti del parco divertimenti 

Il Luna Park è costituito da molti mestieri, alcuni dei quali assai diversi tra loro per modalità di gioco o per tecnologie costruttive. 

Giochi che, secondo un'analisi eseguita da Elisabetta Silvestrini negli anni Ottanta, possono essere ricondotti ad alcune categorie fondamentali di tipo misto storico - morfologico - antropologico: labirinti; viaggi nel mondo sotterraneo e automi; giostre; prove di coraggio o percorsi accidentati; battaglie collettive; prove di forza; altalene; prove di abilità e tiri a segno; divinazione del futuro; lotterie; ritratti; cinema. Gli ultimi arrivati sono invece: go-kart; pattinaggio; sala giochi. [26] 

Ma quali erano gli antesignani mestieri del Luna Park? 

In primo luogo le baracche d'entrata, una delle principali forme di spettacolo e attrazione del parco divertimenti della fiera. Gli esercenti dello spettacolo viaggiante distinguevano tali baracche in due grandi categorie: quelle di parata e quelle di raccolaggio. Con le prime si indicavano i padiglioni che offrivano singole attrazioni (giochi di prestigio, fenomeni, acrobazie, cinema) e nei quali il pubblico entrava grazie all'imbonimento dell'artista davanti alla baracca. Con il termine raccolaggio (da raccolta) ci si riferiva invece a quelle baracche che consentivano l'ingresso continuato, perché l'attrazione non aveva interruzioni (per esempio labirinti degli specchi, musei anatomici, castelli incantati, trenini fantasma). [27] Le più antiche e rinomate baracche d'entrata avevano come protagonisti i prodigi della natura. Lo storico francese Escudier, alla fine dell'800, presentava quei fenomeni scrivendo che «tra coloro vi è una speciale genia, la quale non riconosce che un regno al mondo: il Mostro, sotto tutte le sue forme, perché il mostro lo fa vivere senza che egli debba fare la minima cosa. Che tanti colleghi si sloghino, si contorcano, ballino sulla corda, si buchino lo stomaco mangiando chiodi e sciabole, sollevino cannoni o si lancino attraverso lo spazio col rischiio di rompersi il collo, è affar loro. Un buon mostro, piccolo o grande, ben presentato, è infinitamente più vantaggioso per il ciarlatano.» [28] Non mancano in queste attrazioni i falsificatori che tentavano di camuffare alcuni individui, sottoponendoli a delle assurde mimetizzazioni, sfornando degli uomini-ragno, delle donne-tigrate, uomini dalla testa di cane, sirene e altri tipi di strampalati fenomeni. In Europa le esibizioni viventi di mostruosità umane gravi, dopo la prima guerra mondiale, furono interdette. In Occidente attualmente le esibizioni di giganti, nani, donne-cannone, donne-barbute, uomini scheletro, uomini-tronchi e altri fenomeni non sono registrate in alcuna specifica legge o decreto, ciascun individuo può quindi disporre a suo gradimento di se stesso. 

Ma le baracche d'entrata oltre ai fenomeni erano riservate anche all'esibizione di animali selvaggi, sapienti o esotici: tali padiglioni venivano chiamati «serragli». Nel secolo scorso, infatti, non vi era fiera che non comprendesse fra le proprie attrazioni il serraglio, poiché era convinzione diffusa che, se il visitatore non udiva i ruggiti dei leoni, l'intera fiera ne veniva screditata nell'opinione generale dei frequentatori. [29] La funzione del serraglio all'interno della fiera era importante per la curiosità e il fascino che suscitavano alcune specie di animali allora sconosciuti per i pochi mezzi divulgativi. 

Sin dal XVIII secolo, inoltre, gli esperimenti scientifici costituivano un momento di spettacolo: nei circoli intellettuali aristocratici di tutta Europa si assisteva alle sperimentazioni come a una rappresentazione teatrale. Non ci stupisce quindi, se alcune delle nuove scoperte passarono dai laboratori ai baracconi delle fiere, dagli scienziati ai ciarlatani. Ma fu solo con l'avvento del positivismo che ogni genere di nuova scoperta venne trasformata in oggetto di spettacolo. In questo clima di invenzioni nacquero i palloni aerostatici, le macchine ottiche, i teatri meccanici, le statue di cera e la fotografia che entrò nei padiglioni delle fiere come una forma particolare di spettacolo. Molto diffusa era inoltre l'esposizione di lanterne magiche, camere ottiche con figure dipinte, automi detti figure matematiche, panorami e cosmorami: spettacoli poi tramontati, alla fine del secolo scorso, con l'affermarsi della cinematografia. [30] «Confusi nella grande marea di venditori ambulanti che dilaga dal Seicento i lanternisti diffondono la loro luce su territori sempre più ampi e agiscono sulle cellule emotive modificando, nel giro di pochi decenni, la logistica dei desideri, dei sogni collettivi e soprattutto le aspirazioni a uscire dal proprio limitato orizzonte vitale per appropriarsi visivamente del mondo. Anzi di più mondi. » [31] 

Con la nascita della macchina da presa gli automi, le figure di cera e i cosmorami diminuirono considerevolmente perché l'interesse del pubblico si orientò rapidamente verso quest'ultima novità della scienza. Subito prima dell'avvento dell'apparecchio cinematografico, Edison aveva stupito il pubblico delle fiere nel 1894 con il kinetoscopio, che permetteva di vedere le immagini in movimento attraverso un oculare, dopo aver introdotto una moneta nell'apparecchio, anziché proiettarle su uno schermo. Il kinetoscopio ebbe una certa fortuna, ma in seguito i visitatori delle fiere preferirono l'invenzione dei fratelli Lumière. Lo studioso E. Ferdinando Palmieri nel suo saggio Dalla baracca alla sala analizza con puntualità questo importante passaggio. «Nato nel salone Indiano del Gran Café di Parigi, nel dicembre 1895, il cinema continua in strada... Uno spettacolo forain non soltanto in Francia. E' privo di locali, e poi l'industrialismo lo trascura, gli intellettuali lo disprezzano, gli attori celebri lo sdegnano. E' la stagione dei carrozzoni e delle tende, il periodo avventuroso dei casotti. I casotti con lo schermo appaiono accanto al Barnum Museum, al castello incantato e alla donna volante. Nel nostro Paese è il periodo delle baracche dove i film vengono proiettati su un lenzuolo. Neppure le nostre élite hanno compreso, vanno comprendendo l'importanza della conquista fatta dai Lumière; e le baracche sono là per i non raffinati... Nel 1896 si può assistere in un baraccone torinese a documentari di scene di mari: mare in burrasca, barche sul mare calmo, pescatori al lavoro. Nello stesso anno a Milano il fotografo Italo Pacchioni costruisce una macchina da presa e da proiezione simile a quella dei Lumière. 

Le baracche però non si moltiplicano con rapidità; tra l'altro, è un'Italia alle prese con il problema della luce elettrica. Diventeranno molte solo col passar del tempo.» [32] 

NOTE

[26] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1988, pag. 77. 

[27] G. Pretini, op. cit., 1984, pag. 135. 

[28] G. Escudier, Les saltimbanques, leurs vie, leurs moeurs, Parigi, 1875. 

[29] E. Vita, op.cit., 1990, pag. 164. 

[30] E. Vita, op. cit., 1990, pag. 209. 

[31] G.R Brunetta, I santi luminosi, in AA.VV., Le lanterne magiche, Venezia, 1988, pag. 10. 

[32] E. F. Palmieri, Cinema, dalla baracca alla sala, in AA.VV., La piazza, Milano, 1959, pagg. 124-128.
 


Imel Park - Luci per Luna Park
Imel Park


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