Ritorna alla prima pagina.
   

Il percorso di questa pagina è:


 

VIAGGIATORI, IMBONITORI, LUNAPARKISTI 

DALLA FIERA AL LUNA PARK 
La lenta trasformazione dei «mestieri»: dalle attrazioni alle giostre 
Il ricercatore Sergio Calorio, a conclusione dei propri studi sull'argomento, ha suddiviso l'epopea della fiera in quattro grandi periodi storici: 

1) mercato fino alla metà del Settecento; 

2) fase di trasformazione da luogo di commercio a occasione di divertimento e spettacolo, dalla metà del Settecento ai primi del Novecento; 

3) parchi divertimento, tra il 1900 e il 1950; 

4) Luna Park completamente meccanizzato a partire dalla seconda metà del Novecento. [3] 

Prendendo per corrette le quattro fasi ipotizzate da Calorio, si entrerà nel merito dei vari periodi storici, facendo alcune puntualizzazioni. Già la prima fase «mercato fino al 1750» non ci vede pienamente concordi. La fiera fin dalla sua nascita, non era solo il luogo dove si svolgevano gli scambi commerciali, ma era anche occasione d'incontro e centro di aggregazione sociale: meta privilegiata quindi di artisti ambulanti che cercavano di intrattenere e divertire l'uditorio con i propri virtuosismi o con altre attrazioni. [4] 


Prima fase: la fiera come metafora del Teatro
Le fiere e le feste hanno accompagnato la vita del mondo euro-occidentale durante la cosiddetta età preindustriale: un lungo periodo che va quindi ben oltre i limiti del Medioevo. 

«La fiera è la rottura più o meno frequente di un ordine stabilito, quello della vita quotidiana, della produzione e della scansione dei ruoli sociali: una rottura che ribadisce quell'ordine e che conferma quelle scansioni anziché contestarle o metterle in crisi». [5] 

La tendenza che ha l'uomo a voler credere nel meraviglioso e nel soprannaturale aumenta in particolare modo quando è in uno stato di debolezza e di impotenza. Così quando con le proprie forze non riesce a risolvere un problema si affida a chi gli promette di risolvere i suoi enigmi. Nei tempi antichi tale compito veniva assolto da pitonesse, da sibille, rimpiazzate poi nel Medioevo da maghi e astrologhi; in epoche successive i protagonisti erano invece indovini, magnetizzatori e ciarlatani. Il Quattrocento e buona parte del Cinquecento furono infatti secoli d'oro per i ciarlatani. Le cronache riportano che verso la fine del Cinquecento piazza Navona brulicava di ciarlatani, medicastri, giocolieri, mangiatori di fuoco, bari e saltimbanchi, sebbene sulla Roma di papa Sisto V soffiasse un vento malaugurante di austera e gelida repressione. [6] 

La piazza offre quindi un genere di spettacolo non definibile, perché occasionale, un teatro variopinto e cialtronesco, ricco di invenzioni strampalate e di gigionismo casalingo, bonario e furfantesco, con i suoi trucchi vistosi e il suo iperbolico linguaggio. Il visitatore delle fiere era quindi stordito dai mille richiami, dalle infinite attrazioni, dalle lusinghe promesse, e si aggirava sorpreso e incantato in mezzo allo spettacolo che lo circondava, lo assediava, lo seduceva. [7]  In mezzo a questo castello delle meraviglie a portata di tutti non c'è da stupirsi - sostiene giustamente lo storico Piero Camporesi - se l'homo ludens per decine di secoli è stato intrattenuto sulle piazze da infinite generazioni di ciarlatani. [8] 

«La fiera è trionfo della parola, dell'attore, della dimensione corporea vissuta direttamente, e quindi anche del rischio possibile anche se improbabile: la sfida ai lottatori o all'orso era una sfida reale; gli spettacoli degli acrobati, degli ammaestratori di animali, dei serragli, avevano una loro parte, sia pure limitata, di rischio reale. La fiera possiede in un certo senso un carattere cruento, che è invece estraneo al Luna Park, molto appariscente ma più garantito rispetto al rischio, e certamente più "mediato" (attraverso l'uso sistematico della simulazione e dell'immagine)». [9] 

Le attrazioni in questa prima fase erano vissute soprattutto come mezzo primario di sopravvivenza e non come vero e proprio spettacolo. Il «mestiere» del ciarlatano fu quasi sempre frutto di un bisogno e in pochi casi di libera scelta, uno stato di necessità che costringeva poveri, diseredati, disoccupati e mendicanti a una continua mimetizzazione, a una dolorosa girandola di invenzioni sempre diverse per meravigliare il pubblico e di conseguenza per sopravvivere. [10]  Il «meraviglioso» - sottolineava lo storico Kindermann - serve ad avviare «il processo di guarigione di una umanità sofferente». 

Dai mondi che convivevano all'interno delle antiche fiere e fino al decadere di queste, si sono affermati autonomamente almeno quattro tipi differenti di spettacolo e di divertimento: i teatranti e la Commedia dell'Arte con le sue maschere; gli spettacoli dei burattini e delle marionette; il circo, e il Luna Park. [11] 

Seconda fase: nascita del divertimento come spettacolo
Mentre le stravaganti esibizioni offerte dai saltimbanchi e da altri ambulanti hanno accompagnato la vita delle fiere e delle feste del mondo euro-occidentale durante l'età preindustriale, con l'avvento alla fine dell'Ottocento di numerose esposizioni industriali, a carattere locale o nazionale si verifica una lenta trasformazione dei parchi divertimento. Accanto alle attrazioni fantastiche degli ambulanti trovano gradualmente posto anche giochi meccanici, altalene, giostre e altre costruzioni provvisorie. Tali esposizioni avevano il duplice scopo di intrattenere i visitatori e nello stesso tempo presentare nuovi ritrovati tecnologici. 

Tali mestieri, che un tempo per i frequentatori avevano praticamente solo un aspetto visivo, e che erano stati creati in base alle sole capacità artistiche e organizzative degli stessi operatori, si trasformarono e furono poi integrati e completati dalle macchine-giostre, che coinvolsero direttamente chi ne usufruiva, sollecitandone le sensazioni fisiche. 

«Le origini recenti del Luna Park sono da ricercarsi nel periodo fine Ottocento - inizio del Novecento, anni in cui si allestiscono numerose Esposizioni industriali, a carattere locale o nazionale, nelle quali trovano posto giochi, macchine, costruzioni provvisorie che avevano lo scopo di intrattenere i visitatori e nello stesso tempo di presentare le nuove tecnologie costruttive. Certamente giostre e padiglioni erano già abbastanza diffusi nelle fiere dalla metà dell'Ottocento; ma le esposizioni industriali segnano il momento di uno scatto tecnologico nella costruzione dei giochi e dei padiglioni, e contemporaneamente l'affermarsi di una fiducia nel progresso, di una ideologia positiva della "macchina", che sembrano intrinsecamente legati al significato profondo del Luna Park». [12] 

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che i rivolgimenti storici del XIX secolo produssero delle profonde modificazioni nel tessuto sociale, con la relativa scomparsa delle classi divise secondo la ripartizione in aristocratici e popolo e l'avvento della moderna suddivisione in borghesia e proletariato. Così se per quello che riguarda il Luna Park è piuttosto raro trovare un fenomeno analogo pre-ottocentesco nelle classi popolari, in quelle nobiliari, un riferimento che possa avere una qualche rispondenza con il Luna Park può essere costituito dai giardini eccentrici o giardini e paesi d'illusione. «Il cinquecentesco sacro bosco di Bomarzo (VT), fatto costruire da Vicino Orsini, la Villa di Pratolino vicino a Firenze (poi Villa Demidoff), fatta costruire da Francesco I de' Medici nel 1568-1581, la settecentesca Villa dei Mostri di Palagonia (PA), opera di Ferdinando Francesco Il Gravina Principe di Palagonia, i giardini d'illusione settecenteschi studiati da Baltrusaitis, contengono itinerari e percorsi attraverso mostri e meraviglie, con elementi comuni al Luna Park attuale ma non certo di esso esclusivi, come il mostruoso, il gigantismo delle figure, l'esotismo, la ricostruzione degli ambienti (si vedano, a Bomarzo, la casa e il mausoleo di Giulia Orsini); soprattutto significativi, rispetto alla fiera e al Luna Park, sono il giardino, lo spazio recintato, una forma di bosco magico in cui avventurarsi può essere rischioso e certamente carico di sorprese». [13] 

Ma cosa è sopravvissuto di questi due mondi paralleli, quali trasformazioni e mutazioni genetiche hanno subìto le attrazioni con la nascita dello Stato italiano? 

Fino ad un certo momento la fiera ha offerto il «divertimento» attraverso le sole risorse umane (fantasia, doti fisiche e intellettuali dell'uomo) senza mezzi meccanici. Con l'avvento dell'industrializzazione e dell'ideologia positivista della «macchina», gli spettacoli delle fiere cambiano progressivamente la loro veste e acquisiscono nuove tecnologie per attirare e intrattenere il pubblico. Con l'introduzione dei mezzi meccanici si verifica quindi un progressivo abbandono, da parte degli artisti ambulanti, delle proprie attività nelle piazze, perché tali professioni erano diventate poco remunerative a causa del graduale benessere e dell'accrescimento culturale che portava il pubblico a non apprezzare più con la genuinità di un tempo i loro ingenui intrattenimenti, preferendo gli elaborati più sofisticati. Con l'ingresso dei parchi divertimento cambia anche la valenza del pubblico in rapporto alle attrazioni, essendo ora coinvolto più direttamente. «Inizialmente si fece ricorso ad attrezzature che erano attivate dal pubblico stesso, come per esempio le altalene, messe in movimento dalle persone che, facendole muovere a spinta, vi si divertivano. Oppure si fece uso della forza animale, come nelle giostre rotonde con cavalli di legno, spinte normalmente da un cavallo bendato.» [14]  A queste seguirono quelle con seggiolini agganciati a lunghe catene, denominate Calci, mosse inizialmente dalla forza muscolare delle braccia dell'uomo. Poi verso la fine dell'Ottocento apparvero in Italia le primordiali giostre a saliscendi chiamate Onde di mare, perché il loro movimento rotatorio e ondulatorio ne imitava il movimento. Secondo Florian Dering, giostre, labirinti, scivoli, altalene e così via, cioè i giochi e le prove che costituiscono oggi l'attuale Luna Park, solo dalla seconda metà dell'Ottocento in poi hanno raggiunto caratteristiche tecniche costruttive e maneggevolezza tali, da poter essere trasportati in giro nelle piazze, e quindi utilizzati dai gruppi di fieranti; in precedenza questi stessi padiglioni e giochi, ugualmente usati per il divertimento del pubblico, erano fissi. [15] 

Il Luna Park si inserisce nel parco divertimenti delle fiere allo stesso modo del circo, ma rispetto a quest'ultimo sembra aver assunto una valenza nettamente diversa. «Oltre infatti, alla bipartizione "spettacolo" e "gioco", tra circo e Luna Park possono individuarsi altri elementi che configurano una almeno apparente opposizione; da un lato il rischio vissuto ancora come reale possibilità; dall'altro il rischio simulato. Da un lato una struttura spettacolare che, sia pure attraverso i necessari ammodernamenti, si mantiene legata a canoni fissi, e con una cospicua dose di orgoglio professionale; dall'altro la continua trasformazione delle macchine nel Luna Park, il quale sopravvive e ha la sua essenza esclusivamente nell'incessante rinnovarsi». [16] 

Terza fase: i primi parchi divertimento meccanici
All'inizio del secolo in molte città si inaugurano i parchi divertimento. Il grande appassionato bolognese di teatro forense Alberto Menarini ci ha lasciato una precisa e importante testimonianza delle innumerevoli esibizioni e giochi presenti nelle piazze del capoluogo emiliano nei primi decenni del nostro secolo. Le fiere erano infatti popolate da venditori ambulanti; venditori di leccornie; ciarlatani (venditori di unguenti e di «unto di marmotte»); animali (merli, gazze, topolini) che sceglievano i biglietti con l'oroscopo; giocatori d'azzardo (gioco delle tre noci, gioco delle tre carte); gioco dei dadi (con picche, àncora, cuore, luna); ginnasti e acrobati; lotta greco-romana (un vecchio lottatore che sfidava il pubblico); un orso lottatore; un piccolo circo; serragli; fenomeni; il barcone della sirena (che offrendo la mano dava la scossa elettrica); una macchinetta a corrente elettrica (accumulatore a pile che graduava l'emissione della corrente, fino a che lo sfidante rinunciava); fachiri; ingoiatori di fuoco; la sonnambula; lotterie; la ruota della fortuna; specchi deformanti; labirinti degli specchi; tiri a segno (detti sport, tiro a sport, grande sport, con fucili ad aria compressa con pallini di metallo o a tappi di sughero, o con fucili da tiro Flobert con pallini metallici); tiro a segno «tre palle un soldo», i cui bersagli prendevano la forma di un turco, un bulgaro, un austriaco durante la prima guerra mondiale; prove di forza (per esempio una mazza che battendo su di un disco faceva salire un indice metallico fino alla cima di un palo); castelli incantati (tunnel con percorso buio, fantocci e pavimenti mobili, da percorrere a piedi, o con un carrello dopo l'avvento della corrente elettrica); giostre (la più nota a Bologna era la giostra el Sandrein); trabalero (carrello o slitta con discesa dall'alto in basso); tubo rotante, posto orizzontalmente; rotor, pozzo della morte (con motociclette); toboga; montagne russe; automi e teatri meccanici; Museo Greppi (padiglioni con pezzi anatomici in cera); padiglione con vedute ottiche (con soggetti quali la guerra di Tripoli, la guerra di Crimea, l'affondamento di una nave); Nichel Odeon (serie di fotografie o di disegni montati su di un rullo, che girato a manovella dava il senso del movimento); fotografie di piazza; padiglione con proiezioni cinematografiche (tra le più note negli anni antecedenti al primo conflitto mondiale, Entrée du train a la gare de la Ciotat, nella quale si mostrava un treno che correva a tutta velocità verso il pubblico). [17] 

Il parco divertimenti di Bologna può certamente essere preso come esempio di molti altri installati temporaneamente nelle diverse città d'Italia. Questa testimonianza è quanto mai importante perché ci fa riflettere sullo stretto legame che coesisteva ancora nei primi decenni del Novecento fra i virtuosi della piazza e i «mestieri» dei lunaparkisti. 

A Venezia la sera del primo giugno 1914 apre il primo parco giochi. Il successo è strepitoso. L'attrazione principale era rappresentata dalle montagne russe e per il suo impianto scenografico e meccanico, e per le nuove emozioni che procurava. 

Così molte città italiane alla pari di Londra, Parigi e Copenaghen poterono provare «le più violente sensazioni dello sport unite a un lato umoristico e gaio.» [18]  Dai permessi consultati negli archivi comunali di Venezia lo studioso Albano Trevisan, conferma la tesi soprascritta da Menarini, della lenta evoluzione e trasformazione dei mestieri all'interno delle fiere. Durante l'estate del 1913 nel terreno privato dello Zaglia si sistemarono tre giostre, tre padiglioni a uso fotografia istantanea, un bersaglio, una manifattura stoffe e un serraglio. Trevisan giustamente nota come a Venezia fossero scomparsi da anni i musei delle cere, gli automi, le marionette, i burattini, le compagnie drammatiche ambulanti, quelle d'arte varia, le proiezioni con lanterne magiche, le scatole ottiche dei cosmorami e dei panorami e il cinematografo fosse ormai proiettato solo nelle apposite sale. [19]  Nel primo Novecento quindi il tipo di produzione offerta dai baracconi, allestiti temporaneamente nelle fiere, andava via via mutando: erano sempre più la scienza e i nuovi mestieri a fare spettacolo. 

Dopo la prima guerra mondiale avendo a disposizione molti residuati bellici, il parco divertimenti della fiera completa la sua lenta trasformazione nell'odierno Luna Park, con tutti i vari sistemi sofisticati di movimento ottenuti utilizzando i princìpi dell'oleodinamica e dell'elettronica. Le prime giostre meccaniche apparse in Italia erano di origine straniera e avevano un meccanismo mosso dal vapore. «Erano le monumentali shimmy, le barche volanti (sul tipo dell'onda del mare, ma motorizzata) e le giostre a cavalli galoppanti. Di alcune di queste si erano già viste le immagini all'Esposizione di Torino del 1898, alle fiere di Prato, di Casale Monferrato; di Padova, di Udine e di Torino, della stessa epoca o di pochi anni dopo. All'Esposizione di Milano del 1887 era anche apparso un primo rustico e semplicissimo toboga stabile; mentre in quella del 1906 era stata addirittura allestita la prima effettiva macchina con motore elettrico: l'aeroplano, che in ultima analisi era una enorme calci di progettazione inglese.» [20] 

Ma la «rivoluzione» nei parchi divertimento è già avvenuta grazie all'introduzione della corrente elettrica: anche questa trasformazione, come tutte le tradizioni nel mondo popolare, è stata lenta e graduale. Prima della luce elettrica erano in voga gli impianti a gas: impianti, però, difficilmente applicabili a installazioni precarie come il parco giochi. I mestieri quindi erano visibili solo grazie a lampade portabili ad acetilene accanto ai lumi a petrolio. «Certo è che le prime lampade elettriche cambiarono completamente il paesaggio del parco dei divertimenti. Le grandi scene dipinte potevano essere viste anche nella notte e poteva essere prolungato l'orario d'apertura del parco stesso; mentre precedentemente veniva aperto all'alba e trovava un proprio limite naturale di funzionamento nell'oscurità. Finalmente la luce elettrica aveva trionfato e ogni punto del parco, ogni giostra e ogni baracca era rischiarata da una lampadina; il motore elettrico stava soppiantando quello a vapore e il suono degli organi meccanici aveva i giorni contati. Eravamo ormai alla fine degli anni Venti; gli specchietti, gli intagli e le decorazioni erano state sostituite dagli effetti di luce, che giocavano con i colori vivaci delle strutture, diventate sempre più grandi con l'introduzione delle montagne russe, degli autoballo e degli autodromi.» [21] 

Ma i due mondi fiera e parco divertimenti erano ancora distanti, isolati e differenti. 

«Uno povero ed emarginato, diretto discendente di un'antica forma nomadica dello spettacolo. L'altro giovane e stabile, frutto di investimento di capitali, e studiato ad hoc per una nuova società massificata e impersonale. Uno ammaliatore e ipnotico, l'altro dirompente e choccante, entrambi raffigurazioni architettoniche effimere e di fantasia, luoghi di viaggi labirintici e iniziatici... E' desiderio del corpo umano di farsi macchina esso stesso, di provare i "brividi" dell'illusione del rischio, delle esasperate sensazioni fisiche, tattili e sinestetiche. La fiera rinviava alla magia, alla ciarlataneria, alla cultura delle classi subalterne, alla gente nomadica della strada, a un mondo che andava scomparendo con la sedimentazione industriale.» [22] 

Con la nascita dei primi parchi meccanici, i lavoratori dello spettacolo viaggiante avvertirono l'esigenza di darsi una maggiore tutela. Nel 1890, infatti, costituirono a Monza, con formula cooperativa e con lo scopo di darsi una forma di assistenza e previdenza, una Società internazionale di prevenzione fra proprietari di pubblici spettacoli ambulanti. Tale associazione nacque forse sull'onda della Banca teatrale internazionale di Mutuo Soccorso costituita a Bologna nel 1872, cooperativa che si occupava però solo dello spettacolo considerato d'élite, cioè «di tutto ciò che si riferisce all'arte musicale, drammatica e coreografica». 

Con l'avvento dell'epoca fascista furono molte le restrizioni che le autorità imposero anche allo spettacolo viaggiante. Da un documento distribuito il 9 maggio 1932 dal Gruppo Nazionale Fascista delle Industrie dello Spettacolo è possibile constatare quali erano le attrazioni fieristiche ancora operanti e le condizioni pratiche a cui tali ambulanti dovettero assoggettarsi per poter lavorare. [23] 

Il sindacato fascista degli spettacoli viaggianti inoltre nel 1927 comunicò a tutti i Comuni di riservare trattamenti privilegiati agli ambulanti muniti di tessera del sindacato. Quasi tutte le domande, infatti, da allora furono contrassegnate dal timbro del sindacato fascista degli spettacoli viaggianti. 

Quarta fase: le nuove tecnologie, i Luna Park
Il Luna Park (parco lunare), termine di uso americano introdotto in Italia nel secondo dopoguerra, si identifica nel moderni parchi divertimento, corrispondenti a loro volta alle antiche fiere. Tale struttura si caratterizza e si impone sul mercato grazie all'impiego dell'energia elettrica e della tecnica meccanica, sfruttando i gusti e le esigenze della nuova utenza attratta dal movimento violento, dalla velocità e dall'illusione del rischio. 

«Fino alla fine della seconda guerra mondiale doveva resistere ancora il legno come materiale di base per tutte le costruzioni smontabili, ma si era già alla ricerca di materiali nuovi e quindi anche di una linea diversa per le attrazioni... Ci si affannava a trovare novità per le giostre dei bambini, sostituendo le carrozzine e le prime rudimentali automobiline con quelle di linea più moderna o addirittura con aeroplani, motociclette e razzi volanti. Per le autopiste e gli autoscontri, abbandonate le primissime macchine con motore a scoppio e con il paracolpi, l'anello protettivo inferiore che nel caso specifico era ancora il legno, si cercarono vetturette con linee moderne, più accoglienti e al passo con il progresso automobilistico. Dopo la stasi della guerra, all'inizio degli anni Cinquanta, vi è stata un'autentica esplosione nell'impiego del ferro al posto del legno, nonché di tutti i materiali leggeri. Alla decorazione, valida un tempo per il richiamo, si sostituiva la linea pratica ed essenziale dell'attrazione. Da quel momento era il congegno meccanico, a dare l'idea per un nuovo movimento: sussultorio, rotatorio, verticale, eccentrico, inclinato.» [24] 

«Il Luna Park diventa la macchina "umoristica e gaia", la nuova piazza cittadina, non un ganglio urbano di interrelazioni sociali, ma semplice luogo di compresenze sociali differenti e anonime. Se la fiera si rivolge al pubblico attraverso il suo imbonitore, le insegne luminose, gli striscioni del Luna Park assolvono a quel ruolo solo in maniera impersonale e differenziata.» [25]  D'altra parte, anche se alcuni artisti delle fiere hanno continuato a vagabondare per proseguire la loro atavica professione per le molte piazze d'Italia subito dopo la nascita e l'evoluzione del Luna Park, non bisogna dimenticare che molti dei suoi protagonisti sono stati assorbiti dal circo. Il circo infatti ha accolto al suo interno molte attrazioni della fiera trasformandole in un'unica rappresentazione, non essendo di conseguenza più eseguite contemporaneamente e caoticamente come avveniva nella fiera. Anche il circo, fino agli anni '50 circa, spesso veniva ospitato all'interno di fiere o mercati importanti convivendo con il Luna Park e le residue esibizioni di saltimbanchi. Il circo diventava in quelle occasioni il fulcro della fiera e presentava non solo uno o due spettacoli giornalieri a ore ben precise e programmante, come avviene oggi, ma realizzava le camerate che erano rappresentazioni di seguito a partire dal primo mattino quando cominciavano ad arrivare i primi visitatori. 

Sul finire degli anni '50 comunque per una tacita autoregolamentazione, per la mancanza di spazio sufficiente e per questioni concorrenziali, i circhi non convivono più con i Luna Park neanche nell'ambito delle grandi fiere annuali. Se è pur vero che alcuni numeri di attrazioni fieristiche sono stati assorbiti nel circo, bisogna comunque ricordare che molti Luna Park ancora oggi ospitano diversi padiglioni d'entrata, nei quali l'aspetto dell'imbonimento e della esibizione di fenomeni o di artisti con specifiche abilità (il derby day, l'autopista, la Virginia al bagno, la donna elettrica, il muro della morte, il cinema a 180', l'acquario, il simulatore, la mostra faunistica e altri) convive con le attrazioni meccaniche, attribuendo all'attività dei lunaparkisti una valenza che ha definito tale attività «spettacolo viaggiante». La linea di demarcazione tra l'attività circense e lo spettacolo viaggiante, costituita dalla differenziazione tra arte ed esercizio di macchine, non è quindi così netta come potrebbe apparire a una superficiale lettura: ancora oggi sono «spettacolo» anche gli abbaglianti colori, gli armoniosi suoni, le fantasmagoriche luci, gli inebrianti profumi, l'assordante musica che avvolgono e coinvolgono il pubblico alle soglie e all'interno del Luna Park. 

Dopo la Liberazione i Luna Park si svilupparono e si ammodernarono con sempre nuovi ritrovati tecnologici e rinnovati mestieri. E' in tale periodo che il Luna Park ha avuto l'ultima grande espansione con la conquista, in estate, di molte località marine. Nel dopoguerra, inoltre, nascono anche in Italia le grandi installazioni permanenti sulla scia del Prater di Vienna e dell'immenso Coney Island di New York. Napoli, Roma, Milano e altre grandi città si attrezzano quindi, per installare Luna Park fissi. Tra il parco divertimenti mobile e i Luna Park fissi c'è comunque una significativa distinzione: il parco divertimenti mobile era ed è in rapporto a una cadenza calendariale ben precisa (carnevale, inizio di una stagione, Natale, feste patronali) e legato quindi a un tempo festivo; nei Luna Park fissi questo non è più possibile, e il tempo festivo si concentra nella domenica e nelle feste principali. 

Dal punto di vista sindacale gli esercenti dello spettacolo viaggiante, dopo il periodo fascista, si organizzarono con la costituzione a Roma nel 1944 del Consorzio Spettacoli Viaggianti che poi partecipò alla sottoscrizione dell'atto costitutivo dell'AGIS (Associazione Generale Italiana Spettacolo) nel 1945 e l'AIESV (Associazione Italiana Esercenti Spettacoli Viaggianti) fondata a Milano nel 1945. Attualmente i lavoratori dello spettacolo viaggiante sono divisi in diverse associazioni di categoria. La più antica e rappresentativa è sicuramente l'ANESV (Associazione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti), costituita nel 1947 e aderente all'AGIS. 

Nel 1968 il Ministero, con la legge del 18 marzo numero 337, riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e dello spettacolo viaggiante. L'articolo 2 di tale legge recita che «sono considerati "spettacoli viaggianti" le attività spettacolari, i trattenimenti e le attrazioni allestiti a mezzo di attrezzature mobili, all'aperto o al chiuso, ovvero i parchi permanenti, anche se in maniera stabile. Sono esclusi dalla disciplina di cui alla presente legge gli apparecchi automatici e semi-automatici da trattenimento». 

Nella suddetta legge del '68 venivano anche elencate tutte le categorie in cui sono stati raggruppati i mestieri, i trattenimenti e le varie attività dello spettacolo viaggiante. Nella lunga elencazione sono ancora inseriti i teatri meccanici, i teatri viaggianti e quelli delle marionette, ormai scomparsi dal parco divertimento, mentre mancano tutte le grandi giostre meccaniche dal Tagadà all'Enterprise, mestieri inseriti poi in circolari successive. Questa lunga distinta di attrazioni è comunque un utile strumento per verificare il notevole cambiamento dei mestieri dell'attuale Luna Park. 

In conclusione si può tranquillamente sostenere che la storia della spettacolo viaggiante contiene in sé quella di tutti i possibili divertimenti che si sono avvicendati nel tempo: questo perché il pubblico della fiera era sempre alla ricerca di nuove attrazioni che lo coinvolgessero e lo entusiasmassero. 

NOTE

[3] S. Calorio, Lo spettacolo viaggiante, Torino, 1981. Testo ricavato dalla tesi di laurea dello stesso autore, Strutture nomadiche del divertimento: i Luna Park, 

[4] T. Garzoni (da Bagnacavallo), La piazza universale di tutte le professioni del mondo, Venezia, 1585, capitolo sui cerretani pagg. 741-749; G. D. Ottonelli, Della Christiana moderatione del theatro, libro detto l'ammonimento a'recitanti, Firenze, 1652. 

[5] F. Cardini, Il sagrato, la piazza, la corte, in E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1988, pag. 38. 

[6] Camporesi (a cura di), Il libro dei vagabondi, Torino, 1973, pag. CI. 

[7] F. Mastropasqua, introduzione a F. De Lucis, La fiera delle meraviglie, Reggio Emilia, 1981. 

[8] P Carnporesi, op. cit., 1973, pag. CL VII. 

[9] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., pag. 76. 

[10] P. Camporesi, op. cit, 1973, poscritto pag. CLXXIX. 

[11] G. Pretini, op. cit., 1984, pag. 20. 

[12] E. Silvestrini (a cura di), op. cit, pag. 77. 

[13] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1988, pagg. 64-65. 

[14] G. Pretini, op. cit, 1984, pag. 26. 

[15] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1988, pag. 70 

[16] E. Silvestrini (a cura di), op. cit., 1988, pag. 77 

[17] La puntuale descrizione di Menarini è stata trascritta da E. Silvestrini in Cercando la vertigine, in G. Sanga (a cura di), «La ricerca folklorica», Brescia, n° 19, aprile 1989, pagg. 57-58. 

[18] A. Trevisan, Dal «casotto» al Luna Park, in G. Sanga (a cura di), «La ricerca folklorica», Brescia, n° 19, aprile 1989, pag.84. 

[19] A. Trevisan, Dal «casotto» al Luna Park, in G. Sanga (a cura di), op. cit., 1989, pagg. 83-84. 

[20] G. Pretini, op. cit., pagg. 26-27. 

[21] G. Pretini, op. cit., 1984, pag. 49. 

[22] A. Trevisan, Dal «casotto» al Luna Park, in G. Sanga (a cura di), op. cit., 1989,pag. 84. 

[23] E. Vita, Il teatro delle meraviglie, Ravenna, 1990, pag.41. 

[24] G. Pretini, op. cit., 1984, pagg. 49-50. 

[25] A. Trevisan, Dal «casotto» al Luna Park, in G. Sanga (a cura di), op. cit., 1989,pag.84.

Far Fabbri


Pagina contenuta nel sito www.polesine.com


Cerca all'interno del sito
Testo da cercare
e / o MAIUSCOLO / minuscolo

  Vai al sito di ezeta.net  
 Phuket, la perla del Sud

Entra nel sito di Phuket