No alle decadenti note musicali occidentali, sì
alle rilassanti sonorità dell'epoca rivoluzionaria.
Il presidente iraniano Mahmoud Ahmaddinejad, dopo le recenti
prese di posizioni anti-israeliane, interviene anche sui
gusti musicali del suo Paese. Vuole che i valori islamici
vengano preservati, anche dalla radio e dalla televisione
pubblica. Un decreto presidenziale vieta la musica occidentale
nei programmi...
[nelle righe sopra è riportata,
condensata, una delle tante valutazioni, tutte perfettamente
uguali nel merito; nelle righe sotto invece viene riportata
una lucida riflessione "fuori dal coro"]
L'artigiano si ribella
Tra i commenti a un post di qualche giorno fa, si continua
a discutere del recente divieto di trasmettere la musica
leggera "occidentale" sui canali pubblici
iraniani.
Proviamo a dire una battuta: per rappresaglia, gli
Stati Uniti dovrebbero vietare la musica iraniana sui propri
canali pubblici.
Perchè questa idea ci sembra surreale, e fa quindi
ridere?
Primo, perchè non esistono canali pubblici televisivi
(un'emittente radio pubblica esiste, o esisteva ancora qualche
anno) negli Stati Uniti. Infatti, la cultura è passata
integralmente nella sfera delle merci,
perdendo ogni residuo aspetto sociale e quindi "politico".
Secondo, perchè la cultura di massa (gli Stati Uniti
hanno anche un'interessante, ma irrilevante, cultura non
di massa) americana non è solo merce. E'
un'industria che unisce una gran quantità
di cose.
Produrre un disco è un'opera planetaria che coinvolge
migliaia di persone, un'operazione che ricorda le spietate
imprese dei naviganti olandesi alla ricerca di spezie:
i committenti investivano somme notevoli, i partecipanti
alla spedizione rischiavano tutto, vita compresa; ma quando
la nave tornava al porto di Amsterdam con la sua merce,
erano miliardi...
Cerco di riassumere un processo molto complesso, come
se avvenisse tutto dentro un unico anno, anzi una "stagione"
come si dice nel mondo del marketing.
Si inizia con i tecnici che, dopo aver sondato il mercato
mondiale, decidono esattamente il tipo di musica
che potrà essere vincente in questo momento, e inventano
una personalità-cantante per rappresentarla.
Si passa poi ai tecnici che selezionano, tra migliaia
di individui standardizzati, il/la giovane che incarni esattamente
le esigenze della futura merce, in base a una serie di criteri
psicofisici rigorosi.
Una volta ottenuto l'individuo giusto, una schiera di
individui viene mandata a scolpirne la personalità,
che per conformarsi totalmente, deve avere il giusto tocco
di trasgressività.
Questi scultori lavorano a stretto contatto con chi diffonde
l'immagine virtuale di questa personalità nei media
di settore. Che non sono esattamente corrotti:
diciamo piuttosto che sono stati creati all'esclusivo scopo
di essere comprati.
Altre persone producono un intero mondo virtuale attorno
alla falsa persona del cantante: c'è chi si assicura
chi il disco venga sentito in determinate discoteche che
a loro volta producono moda; c'è chi, usando il bastone
e la carota, assicura che il disco riceva il dovuto spazio
nelle grandi televisioni e così
via.
Il prodotto finale è il simbolo insieme della cultura,
dell'arte, degli Stati Uniti, della gioventù, della
felicità nelle sue forme più immediate (ballo
e sesso). E poichè l'Impero si rappresenta come padrone
del mondo, il cantante simbolo, come i papi del passato,
diventa simbolo del mondo intero.
Il cantante-simbolo è una variazione "unica"
sullo stesso tema di sempre, del conformista
trasgressivo che incontra il successo: si
tratta di un personaggio che dovrebbe essere noto a chiunque
abbia visto un film hollywoodiano. Il soldato che non mette
minimamente in discussione che il proprio compito sia quello
di uccidere e storpiare il massimo numero di esseri umani,
ma che è simpaticamente insubordinato, e che un giorno
ha un'intuizione individuale, che gli permette di mutilare,
accecare e castrare più "nemici" di tutti
gli altri.
Il conformista trasgressivo hits the jackpot,
vince il premio della lotteria. Il premio deve avere le
dimensioni con cui gli Stati Uniti si compiacciono di immaginarsi:
ecco che il cantante-simbolo non riceve quello che sarebbe
il proprio banale valore di mercato. No, deve essere sommerso
da un mare di denaro-simbolo, che sembri
in grado di realizzare qualunque sogno.
E badate che non abbiamo ancora parlato della "musica",
cioè dell'oggetto del divieto iraniano. Che poi non
è "musica", ma un'interazione scientifica
tra le vette della tecnologia audio dei nostri tempi, e
le vette della tecnologia video.
E' chiaro che tutto questo è un prodotto
ideologico. Sta al capitalismo assoluto come una
schiera di cantori di musica gregoriano sta alla cristianità.
Contro l'industria culturale statunitense, l'artigianato
culturale iraniano può fare solo una di
due cose. Scomparire del tutto, oppure imitare,
il che equivale a cessare di essere se stesso. Ma anche
imitando, non potrà mai sperare di competere.
Al massimo, potrà ritagliarsi quegli spazi marginali
e un po' tristi che nel nostro paese occupa la "canzone
italiana".
Certo, sperare di combattere con successo videoclip di
Hollywood ricorda gli aztechi che cercavano di combattere
insieme i cavalli, i cannoni e le malattie degli invasori
spagnoli.
Però la nostra vita è una cosa molto breve
e fragile. Proprio per questo, conta solo con quale dignità
l'abbiamo vissuta. Tanto, a vincere non vince mai nessuno.
Nemmeno loro.
Tratto da: http://kelebek.splinder.com/