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IL VERO DEL "FALSO": "LA MORATTI HA CONSEGNATO LA SCUOLA A RUINI"

DOC-1522. ROMA-ADISTA. Il card. Camillo Ruini, in quanto presidente della Conferenza episcopale italiana, e il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti, hanno siglato il 26 maggio l'Intesa sugli "Obiettivi specifici di apprendimento per l'insegnamento della religione cattolica (Irc)" nella scuola secondaria di primo grado (scuola media inferiore). Per la scuola dell'infanzia e per la scuola primaria (elementari), un'analoga intesa era stata firmata il 23 ottobre. Per l'"Intesa riguardante la scuola secondaria di secondo grado (scuola media superiore) si registra, per ora, secondo quanto scritto nel comunicato emesso dalle due parti, "l'impegno congiunto per una sollecita elaborazione".
La firma del 26 maggio ha allarmato "l'Unità" che, il giorno dopo, titolava in prima pagina "La Moratti consegna la scuola a Ruini", e sottolineava la notizia con l'editoriale di Furio Colombo, "Una lunga ora di religione". Un allarme tutt'affatto ingiustificato, ma che per certi versi arriva sia con ritardo, sia fuori bersaglio. Questa firma segue infatti quella che sigla l'Intesa per la scuola dell'infanzia e per la primaria, ma tali Intese sono un "atto dovuto" (parole del ministro) - previsto e regolato nell'Intesa Falcucci-Poletti del 1985 in attuazione degli Accordi concordatari del 1984 - per adeguare i "Programmi" dell'Irc alle innovazioni introdotte con la riforma dell'istruzione (legge 53/2003) e con le conseguenti "Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati" nei vari ordini scolastici (che sostituiscono i "programmi" anche per tutte le altre discipline).
Il dato (o il "danno") che desta allarme è, quindi, in tale Legge e nelle "Indicazioni" (decreto legislativo n. 59 del 19 febbraio 2004) che parlano della "necessità" di "modelli di natura linguistico-letteraria, artistico-estetica, tecnologica, storico-sociale, etica e religiosa che tanta parte hanno avuto nella nostra tradizione, contribuendo con pari (…) dignità a ricercare la verità e a definire la nostra identità culturale", nonché di "promuovere processi formativi" come "occasioni per sviluppare armonicamente la personalità degli allievi in tutte le direzioni (etiche, religiose, sociali, intellettuali, affettive, operative, creative, ecc.)". (Ma il tutto è ispirato a quale religione? Il Concordato fascista, quello dell'11 febbraio 1929, era stato quanto meno esplicito nell'indicare il cattolicesimo come "fondamento e coronamento della scuola italiana").
Non per niente il ministro Brichetto Arnaboldi in Moratti, in occasione della firma del 26 maggio, ha sottolineato la piena consonanza incontrata con la Cei e ha manifestato "gratitudine" per "l'appoggio ininterrotto al processo di rinnovamento della scuola, appoggio che viene costantemente e pubblicamente rinnovato". Il ministro ha citato anche "il rilevante contributo della Cei al dibattito sul ruolo dell'educazione, volto ad elaborare una risposta pedagogica, ispirata all'antropologia cristiana, alle diverse problematiche oggi emergenti in quest'ambito". Come dire: è da un bel po' che "la Moratti" ha consegnato "la scuola a Ruini". Anche perché gli ha di fatto affidato, con la creazione del ruolo speciale per i docenti di religione cattolica, il controllo di un canale speciale per selezionare gli operatori scolastici.
Commenta il sito delle Comunità di Base (www.cdbitalia.it): "Ben venga, anche se tardiva, questa presa di coscienza (da parte dell'"Unità", ma anche di "Liberazione" e del "Manifesto", ndr), ma una lettura più attenta della legge 53/2003, che delega il governo a cambiare le regole del sistema scolastico, e del decreto che ne attua i principi nella scuola dell'obbligo, avrebbe permesso di cogliere i segni evidenti della volontà di sostituire ai valori fondanti del patto costituzionale quelli di una sedicente antropologia cristiana, ispirata al più tradizionale familismo e alla negazione della libertà di coscienza, come asse culturale/educativo della scuola pubblica".
Dall'informazione data dall'"Unità" è comunque nata un'aspra polemica. Furio Colombo, il giorno dopo il suo editoriale, è stato fatto oggetto di una dura reprimenda da parte del direttore di "Avvenire" Dino Boffo, che accusa il direttore dell'Unità di aver compiuto un "falso", di aver scritto una "bufala", di aver messo su una "farsa". Colombo argomenta, in una risposta a Boffo, la serietà della linea informativa scelta e contestualmente pubblica una lettera pervenutagli dalla signora Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti, e torna il 30 maggio a parlare di scuola con uno sguardo allargato, e attonito, alla riforma della scuola.
Nella rassegna che segue, oltre agli articoli appena citati, trovano spazio altri interventi (Alberto Monticone, Alba Sasso, Sergio Cicatelli, Enzo Mazzi, Piero Bernocchi), sotto forma di intervista, di commento o di comunicato stampa.


l'Unità 27 maggio 2004
UNA LUNGA ORA DI RELIGIONE - di Furio Colombo

Ieri con sorpresa ha fatto la sua irruzione nelle agenzie di stampa italiane l'espressione "antropologia cristiana". Significa, credo, guardare ad ogni evento della cronaca o della storia dal punto di vista della religione. Avevo incontrato una simile espressione, molti anni fa, leggendo un testo ormai classico di V.S. Naipul, "India", in cui le parole "antropologia islamica" servivano per spiegare la visione totalizzante dei musulmani a confronto con la più eclettica interpretazione induista del mondo. Ciò che sorprende, è che, invece, per noi, in Italia si sta parlando di una "risposta pedagogica per la scuola".
Ieri, infatti, il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti ha firmato con il presidente della Conferenza Episcopale cardinale Ruini un documento con questo titolo: "Obiettivi specifici di apprendimento per l'insegnamento della religione cattolica per la scuola secondaria di primo grado". "La riforma scolastica in corso di attuazione - ha spiegato all'agenzia Agi il cardinale Ruini - si qualifica per l'attenzione ad una didattica rinnovata che mira a realizzare una convergenza fra le diverse discipline. In questo contesto la Cei ha dato il suo apporto per un insegnamento della religione armonicamente integrato nel sistema scolastico".
L'affermazione può apparire un po' oscura. Ma se si legge un testo della Cei intitolato "Orientamenti connessi con la riforma della scuola pubblica e implicanze derivanti dalla approvazione degli obiettivi specifici di apprendimento per l'insegnamento della religione cattolica" (a cura di Monsignor Cesare Nosiglia) diventa chiaro che non si sta parlando (e firmando) di ambientazione dell'insegnamento religioso nei nuovi programmi della riforma Moratti.
Al contrario. Si sta progettando di adattare l'intero sistema scolastico italiano alla visione della "antropologia cristiana".
Cercherò di spiegare citando i punti che a me sembrano più illuminanti del documento episcopale firmato dal Vescovo Nosiglia. Ecco alcuni passaggi.
Primo, "occorre privilegiare una corretta visione antropologica a servizio della verità nella carità, finalizzata a impedire al pluralismo di tramutarsi in confuso relativismo". Può essere utile ricordare ai lettori che relativismo vuol dire accettare che vi siano più verità, più punti di vista, diverse e anche divergenti visioni del mondo. Esempio, il relativismo induce a pensare che se gli embrioni sono persone dal punto di vista religioso, non lo sono dal punto di vista scientifico. Una volta abolito il relativismo, c'è una sola versione. In questo caso, quella che obbliga ad accettare l'attuale legge sulla procreazione assistita, che vieta di stabilire se un embrione è sano o malato prima di impiantarlo.
Secondo, "il compito appare assai problematico se pensiamo al disorientamento in cui viviamo e al clima diffuso di relativismo che si respira. Perciò nella realizzazione di questo nuovo compito educativo della scuola i cristiani possono e devono essere presenti per offrire contenuti corretti". Significa che tutto l'insegnamento, in tutte le materie e tutte le discipline, va "riempito di contenuti".
E infatti, terzo, "è tempo di passare a elaborare concreti "pacchetti di contenuti" di alto profilo per un approfondimento delle questioni epistemologiche e didattiche più significative alla luce della antropologia cristiana, da offrire come sussidio da valutare con docenti e genitori, avvalendosi anche dell'apporto di Università, Centri culturali ed editoriali cattolici". Come si vede, ogni aspetto dell'insegnamento, in una visione nuova per la scuola italiana, va a collocarsi in un paesaggio religioso (descritto come "antropologia cristiana"). L'insegnamento della religione non è più una materia, ma il punto generatore di tutte le altre materie.
Quarto, "già da queste indicazioni ci si rende conto di quali spazi siano riservati alla responsabilità di diocesi e parrocchie oltre che degli operatori scolastici. Ma non solo. Va valorizzata la pluralità tipica di gruppi, movimenti, aggregazioni e istituzioni presenti sul territorio che già operano nella scuola in diversi campi. Ad esempio lo sport, la musica, il teatro, l'assistenza, la carità, l'animazione di vario genere, l'attenzione verso il mondo della natura e dell'ambiente, il dialogo interculturale e interreligioso... non possono essere lasciati in balìa dello spontaneismo e della approssimazione, o magari in mano a progetti basati su principi non condivisibili. Occorre programmare un piano e una strategia di medio e lungo termine". Esiste dunque una autorità, non scolastica e non della Repubblica italiana, in grado di stabilire nella scuola italiana, che cosa è un progetto condivisibile e che cosa non lo è. Ciò porta al formarsi di una élite che sarà depositaria - nella scuola italiana che era stata immaginata libera e laica dalla Costituzione - di una nuova autorità. Sono le "associazioni professionali di ispirazione cristiana di docenti della scuola statale e di quella paritaria che devono essere coinvolte nella fase di elaborazione delle nuove prospettive professionali e - in ambito ecclesiale - adeguatamente sostenute nel loro prezioso servizio di mediazione". Tutto ciò appare perfettamente comprensibile come posizione della Chiesa cattolica. Ma qui stiamo parlando di un documento che è stato firmato dal ministro italiano dell'Istruzione. È vero che di quell'istruzione non si dice più che è pubblica. Ma persino il testo vescovile che abbiamo appena citato fa riferimento alle scuole statali. D'ora in poi dopo una firma che è legge, perché si richiama esplicitamente ai protocolli dei Patti Lateranensi, la scuola di Stato italiana è rigorosamente confessionale. È una scuola fondata - non durante l'ora di religione ma nell'insieme del suo insegnamento - sulla specifica ed esclusiva visione teologica della Chiesa cattolica. L'evento cambia drammaticamente il senso del rapporto tra Stato e Chiesa in Italia. Ci si domanda come tutto ciò possa essere avvenuto al di fuori di ogni pubblicità (salvo questa comunicazione finale, a cose avvenute) e fuori dal Parlamento.


Avvenire 28 maggio 2004
UN FALSO SENZA RAGIONE - di Dino Boffo

Chi ieri avesse avuto la ventura di informarsi attraverso le pagine dell'Unità su ciò che di importante accade in Italia e nel mondo avrebbe avuto di che stupirsi. Ad essere elevata a notizia del giorno era niente meno che una bufala, non però di quelle in cui i giornali talvolta incappano loro malgrado. Piuttosto una bufala inscenata dal giornale stesso e servita come pietanza principale ai propri lettori. Che per fortuna non sono stupidi, se no ci sarebbe seriamente da preoccuparsi. "La Moratti consegna la scuola a Ruini": recitava il titolo a sei colonne della prima pagina di ieri del quotidiano fondato nel 1924 da Antonio Gramsci. Insomma, una notizia bomba, un allarme angoscioso se solo il fatto fosse stato vero. Che dico vero? basterebbe verosimile, in un Paese evoluto, con i fondamentali a posto. Forse che può rientrare nel novero delle cose possibili che un ministro della Repubblica consegni la più emblematica e capillare istituzione formativa pubblica al presidente dei vescovi? No, fa sorridere solo l'idea. E infatti trattasi di una mistificazione incredibile, della quale si stenta a trovare un'appena comprensibile ragione. Ragione che infatti non c'è. Perché è semplicemente - spiace dirlo - calunnia allo stato puro. La firma di un accordo da tempo previsto, e predisposto secondo ogni crisma istituzionale, circa i programmi di insegnamento della religione cattolica è diventato un atto di sottomissione della scuola italiana alla Chiesa cattolica. Una falsificazione da bontemponi, si sarebbe tentati di chiosare, se l'impianto del titolo e le tre-righe-tre di catenaccio non obbligassero a imboccare pensieri diversi, comunque amari. E se il fondo a firma del direttore Furio Colombo non fosse lì a garantire sull'autenticità della farsa, e sulla drammatica ironia di tutta l'operazione. Cosa fa infatti il nostro illustre collega? Prende la firma protocollare apposta sotto i criteri in base ai quali dovrà svolgersi l'ora di religione ripensata alla luce della riforma scolastica e li abbina a stralci di una relazione svolta in assemblea della Cei una settimana fa, e da subito resa pubblica, ma che non c'entrano nulla con l'oggetto degli accordi. Operazione di bassa cucina, della quale ci si può forse accorgere per gli incongrui accostamenti, ma di cui si resta facilmente vittime in una lettura frettolosa ed emotiva del testo.
In che Paese pensa all'improvviso di vivere Furio Colombo? Un Paese di sprovveduti, si direbbe. O di cittadini scossi al punto da non potersi più fidare del proprio intuito. E quale classe politica immagina di allarmare, e di istigare all'ennesima guerra di religione, lui, il campione - in altri tempi - degli opinionisti liberal, il morbidone scattante, il generoso suggeritore di ricette etiche per ogni caso di giornalismo sfigurato e sfigurante?
E con quali interlocutori cattolici immagina di rapportarsi? E quali percorsi prefigura per un dialogo vero, vigoroso, tra istanze culturali diverse, tra mondi che oggi non sono (o non dovrebbero essere) più raffigurati nelle vetuste tipologie di Peppone e don Camillo? Un dubbio però ci viene, e preferiamo dirlo con franchezza a titolo preventivo. Se l'iniziativa celasse una velleità di intimidazione, un avvertimento a cittadini di ispirazione religiosa, alle loro famiglie e alle loro associazioni sul territorio, a non impicciarsi della scuola, beh, si sappia che il messaggio è semplicemente irricevibile. Noi ci siamo, e amiamo la scuola di tutti.


l'Unità 29maggio 2004
UNA RAGIONE SENZA FALSO. LA VERITÀ È NEI FATTI - di Furio Colombo

Il giorno 27 maggio l'Unità ha pubblicato in prima pagina un articolo dal titolo "Una lunga ora di religione". Era dedicato alla firma di un documento stipulato tra il ministro Moratti e il Card. Ruini dal titolo "Obiettivi specifici di apprendimento per l'insegnamento della religione cattolica nella scuola secondaria di primo grado". Quella firma aveva attratto la nostra attenzione perché è apparsa subito rilevante e avvenuta in un vuoto di notizie, e non è stata accompagnata da alcuna spiegazione. Ma è stato subito detto che avrebbe avuto forza di legge in quanto si trattava di una integrazione al Concordato. Perciò abbiamo letto con molta attenzione il solo dispaccio di agenzia giornalistica che si è occupato dell'evento. E l'Agi in data 26 maggio, ore 14.26. Oltre ad annunciare l'assunzione in ruolo di oltre quindicimila docenti di religione, un vero esercito, una vastità di nuovi contratti in ruolo mai prima accaduta in tempi così brevi nella scuola italiana, l'agenzia riporta dichiarazioni della Moratti. Il ministro "ringrazia la Cei per il rilevante contributo". La Cei e il ministero - ci dice il ministro - stanno elaborando insieme una risposta pedagogica alle diverse problematiche emergenti, ispirata alla "antropologia cristiana".
La stessa agenzia giornalistica citava questa dichiarazione del card. Ruini: "La riforma scolastica in corso di attuazione si qualifica per una didattica rinnovata e mira alla convergenza tra diverse discipline. In questo contesto la Cei ha dato il proprio apporto per un insegnamento della religione armonicamente integrato nel sistema scolastico, e idoneo a interagire con le altre discipline". L'Unità ha dato dunque questa notizia sorprendente: d'ora in poi tutte le discipline interagiscono intorno all'insegnamento della religione. E tutto ciò avviene con un espediente (integrazione del Concordato) che ha forza immediata di legge senza essere mai stato discusso in Parlamento.
Ma poiché la sequenza, per quanto importante, poteva apparire non chiara, ci siamo chiesti - come deve fare qualunque commentatore corretto - quale era il contesto culturale nel quale la firma del documento Moratti-Ruini colloca adesso l'insegnamento della religione nella scuola italiana. L'agenzia Agi infatti riporta per la prima volta, parlando della scuola pubblica italiana, l'esistenza di un criterio educativo detto "antropologia cristiana", che sembra descrivere un netto spostamento di tutto l'impianto pedagogico e didattico della scuola italiana dall'ambito laico prescritto dalla Costituzione ad un terreno confessionale. Abbiamo usato e citato, come spiegazione indicata letteralmente con le virgolette, punto per punto, un testo della Cei che precede di pochi giorni (21 maggio) la firma della carta Moratti-Ruini e la illumina. Infatti si intitola "Orientamenti connessi con la riforma della scuola pubblica e implicitamente derivanti dalla approvazione degli obiettivi specifici di apprendimento per l'insegnamento della religione cattolica". Ne è autore S.E. Mons. Nosiglia, Vescovo di Vicenza, presidente della Commissione Episcopale per la educazione cattolica, la scuola e l'Università. Dunque una fonte sicura e autorevole.
Nonostante il fatto che la notizia sia vera, che le dichiarazioni del ministro Moratti e del card. Ruini siano testuali, che l'espressione "antropologia cristiana" appaia sia nelle dichiarazioni citate che nel testo dell'agenzia giornalistica, e che si sia scelto di usare come contesto e spiegazione un documento alto e rilevantissimo della Cei il quotidiano l'Avvenire ci dedica oggi un editoriale del direttore Boffo intitolato "Un falso senza ragione". Non so spiegarmi perché un giornale tanto serio, invece di darci più notizie su un fatto quasi sconosciuto al resto degli italiani (salvo l'agenzia giornalistica in questione, salvo brevi celebrazioni senza spiegazione dei TG, e con l'unica eccezione del nostro articolo) abbia scelto di parlare di falso. Basterà confrontare il nostro testo con quello delle fonti citate e con le contestazioni de l'Avvenire per verificare che non di falso si tratta ma di una visione diversa dello stesso evento. Basterà confrontarlo con la lettera della signora Moratti, che compare in questa pagina, e che non smentisce nulla. Consigliamo vivamente all'illustre collega di non definire falso ciò che non condivide, e ci permettiamo di ricordargli che falso è ciò che non è vero. Siamo spiacenti di confermare che ogni singola riga di ciò che abbiamo scritto sulla scuola italiana è vera, e non può essere smentita.


l'Unità 29 maggio 2004
FALSIFICAZIONE DELLA REALTÀ. È SOLO UN AGGIORNAMENTO - di Letizia Moratti

Egregio direttore,
ho letto con sconcerto il titolo di apertura in prima pagina dell'Unità di ieri "La Moratti consegna la scuola a Ruini" e il commento a Sua firma "Una lunga ora di religione". Non intendo commentare l'incredibile episodio di falsificazione della realtà, a meno che, mi auguro, esso non sia dovuto alla non conoscenza di specifici accordi internazionali. Ma per corretta interpretazione dei fatti voglio precisare quanto segue:
1. l'accordo che ho sottoscritto con il cardinale Camillo Ruini è in attuazione di quanto stabilito dalla revisione del Concordato lateranense tra la Santa Sede e la Repubblica italiana il 18 febbraio 1984 e dalla successiva intesa tra la Conferenza episcopale e il Ministero del 14 dicembre 1985;
2. a tali accordi si sono ovviamente adeguati tutti i Governi precedenti al nostro;
3. il 21 luglio 1987 è stato sottoscritto dalla Cei e dal Ministero il Programma di insegnamento della religione cattolica;
4. l'accordo che ho firmato nei giorni scorsi semplicemente adegua il Programma del 1987 alle indicazioni contenute nella legge 53/2003 sulla riforma della scuola, individuando gli obiettivi specifici di apprendimento propri dell'insegnamento (facoltativo) della religione cattolica. Tutto qui. Nessuna "consegna" al cardinale Ruini della scuola italiana, ma un aggiornamento dovuto di accordi sottoscritti da due Stati.
Cordiali saluti
Letizia Moratti
Ministro della Istruzione, dell'Università e della Ricerca


l'Unità 30 maggio 2004
FINE DELLA SCUOLA - di Furio Colombo

Questo governo finirà, ma non finiranno i danni recati alla Repubblica. Ci vorrà molto tempo per ricostruire alcuni aspetti ormai irriconoscibili dell'edificio Italia. Uno di questi è la scuola. Letizia Moratti ha, come persona e come ministro, un pregio: è molto laboriosa. E un difetto: ha una visione della scuola del tutto sganciata dal tempo in cui vive. Non sembra conoscere i modelli avanzati del mondo, e in particolare quelli americani a cui il suo governo mostra di essere devoto. Conosce poco la storia italiana, quella dei grandi educatori. Per esempio, lei, cattolica al punto da cedere a tutte le richieste del Vaticano, mostra di non sapere niente di Don Bosco e del modo in cui il grande educatore torinese ha tentato di spostare dalla strada alla scuola il destino dei giovani che sembravano inesorabilmente condannati all'ignoranza del lavoro marginale.
Letizia Moratti ha sventrato la concezione moderna del processo educativo. In esso il pericolo più grande è la fuga dei ragazzi dalla scuola. E infatti lo sforzo dei governi - in tutti i Paesi civili - è allungare e arricchire il tempo di apprendimento e di contatto con tutte le fonti della vita culturale, e di ritardare l'impatto con il lavoro. Per far capire quanto la cosiddetta "riforma Moratti" si sia allontanata dalla concezione contemporanea della scuola pubblica nel mondo, farò riferimento a una esperienza americana. Quando, anni fa, sono stato direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York, il Governatore di quello Stato, Mario Cuomo, mi ha chiesto di partecipare con lui a un progetto che aveva per scopo di arginare l'emorragia di studenti dalle scuole medie e medie superiori, una vera epidemia in tutte le aree urbane americane. Questa emorragia colpiva soprattutto i ragazzi di origine italiana, un fenomeno simile a quello che la sociologia individua nel nostro Nord Est: ragazzi molto giovani preferiscono guadagnare subito qualcosa invece di studiare. Per questo Matilde Cuomo, moglie del Governatore, che era stata insegnante per tutta la vita, aveva disegnato un "Italian American Curriculum". L'intenzione era di inserire un elemento di orgoglio che avrebbe potuto trattenere nella scuola i ragazzi. La preoccupazione nasceva anche dalla constatazione che pochissimi giovani italo-americani meritavano l'accesso (che negli Usa è strettamente per concorso) nelle grandi università come Harvard e Columbia.
Impressionava (e impressiona tuttora molti educatori americani) lo squilibrio che si sta creando a vantaggio dei giovani della più recente immigrazione asiatica. Essi non abbandonano mai le scuole, ottengono l'ammissione alle migliori università, passano alle alte scuole di specializzazione e poi direttamente a posti di lavoro più ambiti. Nel corso di una sola generazione stanno trasformandosi in classe dirigente.
Questa esperienza è la più eloquente dimostrazione del rovesciamento logico e mentale nel quale ha operato la Moratti nella sua disastrosa riforma della scuola italiana. Cerchiamo però di estrarre, uno per uno, i punti più clamorosamente sbagliati, che costituiscono danno grave per un sistema educativo pubblico.
La Riforma Moratti prevede un incentivo all'uscita dal sistema formativo intorno ai quattordici anni, età di per sé molto difficile, forse il punto più basso delle capacità di autovalutazione e di decisione nella vita giovane. Proseguono negli studi coloro che sono già motivati, che hanno il sostegno della famiglia, che sanno che continueranno fino agli studi universitari. Si assentano, verso un destino di lavoro che non potrà non essere e non restare modesto, coloro cui manca l'incoraggiamento della famiglia o che si lasciano sedurre da un illusorio richiamo di libertà dalla routine e dalla disciplina. E coloro che devono cedere al bisogno di guadagnare qualcosa subito e che vengono scoraggiati, sia personalmente, sia nell'ambito della famiglia, dal tener duro.
Ma vorrei allargare il riferimento americano, perché riesce incomprensibile che un governo che ammira così intensamente le forze armate di quel Paese ne ammiri così poco il sistema scolastico. La scuola pubblica americana, come ci informano il giornalismo e la sociologia di quel Paese, attraversa un periodo di crisi soprattutto per i drammatici tagli di fondi a favore della scuola privata (come si vede, tutto il mondo di destra è Paese, e del resto è lo stesso mondo di destra che vuole espellere Darwin dall'insegnamento e proibire la ricerca sugli embrioni a fini scientifici e di salvezza medica).
Ma nessuno, mai, aveva pensato di incoraggiare l'abbandono della scuola a quattordici anni. Lo dimostra la legge sulla "truancy".
"Truant" è qualunque ragazza o ragazzo che venga trovato in strada nei giorni e nelle ore di scuola, se ha meno di diciassette anni. Per la polizia e i giudici non ci sono scuse che tengano. Un "truant" che sia di fronte ai videogiochi o in fabbrica, viene comunque fermato, e i genitori devono rispondere del suo vagabondaggio, gli insegnanti della scuola locale devono spiegare perché non hanno denunciato l'assenza del ragazzo. Lo sforzo del sistema scolastico americano è di spostare il momento rilevante della vita sociale sul diploma di scuola media superiore. Se un ragazzo si arruola nel servizio militare senza quel diploma, viene immediatamente rimandato a scuola e diventa soldato (soldato, non ufficiale) solo a diploma ottenuto.
Non esistono più posti di lavoro pubblico, per quanto modesti, per i quali il diploma di scuola media superiore non sia richiesto. È una constatazione che dovrebbe interessare coloro che ammirano la società americana per la sua inclinazione pragmatica al "fare". Non dovrebbe quella società apprezzare "rapporti frequenti e utili per l'orientamento dei giovani" (parole della Moratti) con il mondo del lavoro? La barriera invece è netta, perché non si considera capace di imparare a lavorare - nei mestieri del mondo contemporaneo - chi non ha imparato a imparare, almeno attraverso i percorsi fondamentali della scuola media e della scuola media superiore.
Sono cose che, con buona pace degli ossequienti direttori generali della Moratti, sanno anche i genitori italiani. E infatti da quando il nuovo distruttivo impianto pedagogico italiano invita i ragazzi a dividersi fra chi va a "orientarsi" nel mondo del lavoro e chi resta a scuola, si sono gonfiati paurosamente i licei classici. È un modo di correre ai ripari. Liceo classico vuol dire: gli studi continuano. Se poi non continueranno, almeno c'è una base utile per imparare a imparare. Ci sono poi due aspetti, uno di psicologia elementare e l'altro di esperienza comune, che avrebbero dovuto frenare la crisi distruttiva in cui è stato gettato l'impianto riformato della scuola italiana. L'aspetto di psicologia elementare riguarda la naturale tendenza dei più giovani che tutti i genitori e tutti gli educatori conoscono bene, a ritenere di potere imparare da soli, di imparare "facendo", perché "non c'è bisogno di nessuno che te lo insegni". Ciò che chiamiamo scuola è una istituzione che da tempi immemorabili si sforza di trattenere i più giovani a imparare prima di fare, un'invenzione antica per rendere un po' più rapido il passaggio generazionale sia del sapere che del fare. Ma dal versante del fare viene l'altra lezione che appare totalmente ignota alla imprenditrice Moratti. Con la sola eccezione dei lavori manuali più umili, basati sulla ripetizione, il lavoro cambia continuamente e radicalmente, e non si depositano esperienze utili.
È ciò che ha creato la crisi fra le generazioni. La cultura passa da una generazione all'altra. Invece il passaggio dell'esperienza di un lavoro non passa più. La riforma della Moratti immagina un mondo alla Dickens in cui è bene che i ragazzi, piuttosto che in strada, si raccolgano in luoghi in cui si rendono utili. Sembra essere la sola a non sapere che, mentre cambiano le generazioni di telefonino e di computer, cambiano anche, continuamente, i modi di produrre, le sequenze di una fabbricazione, la stessa organizzazione delle funzioni più semplici. La continua e rapidissima evoluzione di tutte le tecnologie, anche quelle delle produzioni elementari, chiede l'allenamento di intelligenze vive e prensili, allenate da una buona scuola ad ambientarsi in situazioni continuamente diverse. Quell'allenamento può essere solo intellettuale. Niente di pratico dura. Impari una cosa a sedici anni, a diciotto non serve più. Imbarazza che l'ovvietà di queste constatazioni, che da decenni ormai hanno attraversato tutti i livelli, anche i più modesti, della saggistica e del giornalismo, non abbiano raggiunto Letizia Moratti, i suoi "advisors", i suoi direttori generali del ministero.
Niente è più modesto, banale e sbagliato ai giorni nostri, di quei "ti mando a lavorare" che era la minaccia dei genitori esasperati ai ragazzi svogliati di cinquant'anni fa, quando lavorare non era che la ripetizione di un gesto. Niente è più dannoso che separare i ragazzi a metà del percorso, tra chi lavora e chi studia, quando non sai ancora quali sono le vocazioni, e nella maggior parte dei casi non si sono ancora rivelati i talenti. Qualunque adulto sa da tempo di non poter più giocare con i bambini il gioco, che ormai appartiene al passato, del "e tu che cosa farai da grande?". Non può più giocarlo perché riceve solo risposte orientate sull'ultimo videogioco o sull'ultimo spettacolo televisivo. E il mondo del futuro appare popolato soltanto di cantanti e veline, di "grandi fratelli" e di calciatori.
Dove non c'è la Moratti, il miracolo della scuola è di essere un ponte che passa sul vuoto di ciò che non puoi ancora sapere, salva i ragazzi dal credere che tutte le esperienze avvengano nel fisico e in video, e li introduce alla infinita avventura dell'esistere con la mente. Al di là di quel ponte, qualunque lavoro acquista un senso e un contesto. Al di qua, è una paghina per non imparare e per restare bloccati su un pianerottolo destinato a sparire. Il governo Berlusconi se ne andrà, e la signora Moratti tornerà alle sue opere di bene. Ma quanto tempo ci vorrà per riparare l'immenso danno?


Comunicato stampa
MIRACOLI E MIRACOLATI NELLA SCUOLA-PARROCCHIA - di Piero Bernocchi *

La firma congiunta Moratti-Ruini del protocollo MIUR-Conferenza episcopale italiana (Cei) sull'insegnamento della religione nella scuola italiana ha riacceso i riflettori sullo scandalo di quella "scuola-parrocchia" che Chiesa cattolica e governo Berlusconi vogliono imporre" di fatto", a tutti gli italiani/e. Sul piano ideologico-culturale il passo cruciale del documento è quello che svela il tentativo di sottomissione dell'intero sistema scolastico "alla elaborazione di una risposta pedagogica, ispirata all'antropologia cristiana, alle diverse problematiche emergenti nella società".
In altri termini, non ci si accontenta più di imporre la religione cattolica come "materia invasiva" o come una delle "visioni del mondo" ma la si vuole far diventare "la visione del mondo" che illumina e partorisce l'interpretazione e l'impostazione di tutte le materie scolastiche. Come ha detto il cardinale Ruini, che ne è il presidente, la Cei darà "il proprio apporto per un insegnamento della religione cattolica armonicamente integrato nel sistema scolastico e dinamicamente idoneo a interagire con le altre discipline".
Per capire cosa intenda Ruini per "integrazione" basta leggere il documento della Cei a proposito dell'IRC (acronimo da tenere bene a mente, sta per "insegnamento della religione cattolica"), ove si afferma sfacciatamente che "occorre privilegiare una corretta visione antropologica a servizio della verità nella carità, finalizzata ad impedire al pluralismo di tramutarsi in confuso relativismo". Dunque, niente "relativismo": trionfa il rifiuto di confrontarsi con più punti di vista, con più "letture del mondo", con più "verità", e il conseguente tentativo di imporre nella scuola un'unica visione, un'unica "verità", quella della Chiesa cattolica. Alla faccia della "condanna degli integralismi"!
A vegliare sul trionfo di questa unica verità, ad imporre nella scuola italiana i "miracoli" della Chiesa cattolica dovrebbero essere, sempre secondo il documento della Cei, "le associazioni professionali di ispirazione cristiana di docenti della scuola statale e di quella paritaria che devono essere coinvolte nella fase di elaborazione delle nuove prospettive professionali e, in ambito ecclesiale, adeguatamente sostenute nel loro prezioso servizio di mediazione".
E per dare ulteriori gambe materiali a questa battaglia ideologica, l'accordo Moratti-Cei, conseguentemente alla legge dello scorso luglio, prevede molto prosaicamente l'assunzione, attraverso un concorso riservato e… addomesticato, nei prossimi tre anni di 15.383 insegnanti di religione a tempo indeterminato, di cui 9.229 per il prossimo anno scolastico. Quindicimila "miracolati", di fatto stabilizzati in una materia facoltativa, che però resta all'interno delle 27 ore obbligatorie e non nell'area degli insegnamenti facoltativi, ma d'ora in avanti inamovibili dalla scuola anche se le varie Curie non dovessero rinnovare loro il placet (per fare l'insegnante di religione è sufficiente la designazione della Curia e un diploma rilasciato da Centri di formazione gestiti dalle Curie locali e riconosciuti dal Miur) revocandone l'incarico. In tal caso ci si troverà nell'aberrante situazione di docenti che dovrebbero essere ricollocati in non si sa quale incarico o cattedra, come veri e propri depositari di una "divina unzione" che ha dato loro onniscienza, scavalcando così i precari abilitati o che hanno sostenuto in quella materia uno specifico concorso.
Ci sembra il caso che i difensori della laicità della scuola pubblica, gli oppositori della "scuola-parrocchia", interni ed esterni alla scuola, rispondano, rapidamente ed adeguatamente, a questo scandaloso e sfacciato tentativo di far trionfare nella scuola italiana il più antistorico e pericoloso integralismo cattolico.

Selezione di testi tratti da Adista N°44 del 12 giugno 2004


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