La legge Biagi, o meglio la sua applicazione,
ha avuto come conseguenza la precarietà e l’abbassamento
degli stipendi insieme all’utilizzo di professionalità
elevate: ingegneri, tecnici, informatici, per lavori di bassa
o infima qualità.
Questo me lo avete detto voi, con le vostre testimonianze
che riporterò nel libro: “Gli Schiavi Moderni”
che sarà pubblicato entro l’estate su questo
blog. Il libro sarà scaricabile gratuitamente o acquistabile
nella sua versione cartacea.
Due, comunque, mi sembrano le modifiche da operare subito
alla legge Biagi:
- aumentare la remunerazione per i precari rispetto ai lavoratori
a tempo indeterminato con una politica fiscale che sostenga
il lavoro precario
- porre un tetto massimo alle imprese per l’utilizzo
di precari, ad esempio il 10%.
Il premio Nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz
mi ha inviato questa analisi sul mercato del lavoro in Italia
.
Belin, un premio Nobel che scrive a un comico!
“Caro Beppe,
dall'Italia mi giungono notizie allarmanti: la legge sul
primo impiego viene ritirata in Francia dopo poche settimane
di mobilitazione studentesca e da voi la legge 30 resiste
senza opponenti dopo anni. Permettimi allora una breve riflessione
Nessuna opportunità è più importante
dell'opportunità di avere un lavoro. Politiche volte
all'aumento della flessibilità del lavoro, un tema
che ha dominato il dibattito economico negli ultimi anni,
hanno spesso portato a livelli salariali più bassi
e ad una minore sicurezza dell'impiego. Tuttavia, esse non
hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più
alta e più bassi tassi di disoccupazione. Infatti,
tali politiche hanno spesso conseguenze perverse sulla performance
dell'economia, ad esempio una minor domanda di beni, sia
a causa di più bassi livelli di reddito e maggiore
incertezza, sia a causa di un aumento dell'indebitamento
delle famiglie.
Una più bassa domanda aggregata a sua volta si tramuta
in più bassi livelli occupazionali. Qualsiasi programma
mirante alla crescita con giustizia sociale deve iniziare
con un impegno mirante al pieno impiego delle risorse esistenti,
e in particolare della risorsa più importante dell'Italia:
la sua gente.
Sebbene negli ultimi 75 anni, la scienza economica ci ha
detto come gestire meglio l'economia, in modo che le risorse
fossero utilizzate appieno, e che le recessioni fossero
meno frequenti e profonde, molte delle politiche realizzate
non sono state all'altezza di tali aspirazioni. L'Italia
necessita di migliori politiche volte a sostenere la domanda
aggregata; ma ha anche bisogno di politiche strutturali
che vadano oltre - e non facciano esclusivo affidamento
sulla flessibilità del lavoro. Queste ultime includono
interventi sui programmi di sviluppo dell'istruzione e della
conoscenza, ed azioni dirette a facilitare la mobilità
dei lavoratori.
Condividiamo l'idea per cui le rigidità che ostacolano
la crescita di un'economia debbano essere ridotte. Tuttavia
riteniamo anche che ogni riforma che comporti un aumento
dell'insicurezza dei lavoratori debba essere accompagnata
da un aumento delle misure di protezione sociale.
Senza queste la flessibilità si traduce in precarietà.
Tali misure sono ovviamente costose. La legislazione non
può prevede che la flessibilità del lavoro
si accompagni a salari più bassi; paradossalmente,
maggiore la probabilità di essere licenziati, minori
i salari, quando dovrebbe essere l'opposto. Perfino l'economia
liberista insegna che se proprio volete comprare un bond
ad alto rischio (tipo quelli argentini o Parmalat, ad alto
rischio di trasformazione in carta straccia), vi devono
pagare interessi molto alti.
I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più
alti e non più bassi, proprio perché più
alta è la loro probabilità di licenziamento.
In Italia un precario ha una probabilità di esser
licenziato 9 volte maggiore di un lavoratore regolare, una
probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la
fine del contratto, 5 volte minore e che fino al 40% dei
lavoratori precari è laureato.
Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center,
perché spendere tanto per istruirli?
Grazie per l'ospitalità.”
Joseph E. Stiglitz
Testo tratto dal Blog
di Beppe Grillo