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PRIMO MAGGIO CHICAGO 1886
GLI AVVENIMENTI DI PIAZZA HAYMARKET
CHICAGO, MAGGIO 1886
Già verso la fine di aprile, la richiesta delle 8 ore lavorative,
o almeno della riduzione degli orari di lavoro, era stata dunque
avanzata dalla maggior parte delle organizzazioni operaie. Molti
insistevano anche sulla necessità di ottenere dal padronato
determinati aumenti salariali, sul riconoscimento dei sindacati,
ecc. Come si è già rilevato, questo movimento, assunse dimensioni
considerevoli nei maggiori centri industriali del paese: Chicago,
New York, Milwaukee, Cincinnati e Baltimora, dove esistevano
forti organizzazioni operaie locali. Verso i primi di maggio
alla lotta avevano aderito 340 mila lavoratori. Di questi 150
mila conseguirono una riduzione della durata della giornata
lavorativa senza dover nemmeno ricorrere a un nuovo sciopero;
parte degli imprenditori acconsentirono infatti a determinate
concessioni sin dall'inizio, gli altri 190 mila operai si misero
invece in sciopero. "Gli scioperi si alternano in continuazione",
fu il titolo di uno degli articoli di fondo del "New York Tribune".
Il 1° maggio, come era stato progettato, segnò l'inizio di una
manifestazione generale del proletariato americano. Nonostante
la mancanza di una direzione unitaria, la lotta assunse subito
un risoluto carattere di massa.
A New York l'Unione operaia centrale indisse per il primo maggio
una manifestazione generale con la rivendicazione della riduzione
dell'orario di lavoro. Dalle sei di sera, migliaia di persone
cominciarono ad affluire ad Union Square. Gli operai vi giungevano
ordinatamente, recando bandiere, cartelloni e striscioni. Complessivamente
si riunirono in Union Square oltre 20 mila persone. In segno
di protesta, alla manifestazione parteciparono anche quegli
operai che avevano già ottenuto una giornata lavorativa di 8
ore.
Sulle tribune, l'uno dopo l'altro salivano gli oratori, i quali,
a nome delle rispettive organizzazioni, esprimevano il loro
appoggio per il movimento in favore di una riduzione dell'orario
di lavoro. Tra di essi vi erano esponenti sindacali e anche
socialisti. Il comizio si svolgeva in un'atmosfera di calma.
Una certa commozione fu provocata solo dall'arrivo dei poliziotti.
Sulle prime ne arrivarono solo poco più di un migliaio, poi
arrivarono i rinforzi. Nonostante la presenza dei poliziotti,
i quali avevano seguito speciali corsi di addestramento in vista
di "circostanze eccezionali", gli operai portarono a termine
il comizio in modo del tutto organizzato. Nei giorni successivi
a New York si riunirono altre assemblee. Poiché la maggior parte
degli imprenditori si rifiutarono di cedere alle richieste degli
operai, 45 mila operai newyorchesi indissero uno sciopero, in
seguito al quale gran parte degli scioperanti ottenne la richiesta
riduzione dell'orario di lavoro.
I primi avvenimenti allarmanti ebbero luogo a Milwaukee, quando
si venne a sapere che gli industriali di questa città avevano
fino ad allora completamente ignorato le richieste degli operai.
I lavoratori reagirono, organizzando manifestazioni e scioperi
di massa. Il 1° maggio scioperarono oltre 10 mila uomini. In
serata le vie della città si riempirono di gente, per lo più
di scioperanti.
Alcune ditte acconsentirono allora a certe concessioni, ma la
lotta continuò. L'atmosfera rischiava di divenire incandescente.
Gli imprenditori ed i poliziotti decisero allora di inscenare
una provocazione. Saputo che una manifestazione cittadina generale
era stata indetta per il 3 maggio, misero in giro voci per cui
i socialisti sarebbero stati in possesso di armi. Il giorno
della manifestazione, i poliziotti, pretendendo di agire per
autodifesa, fecero uso di armi da fuoco. Alcuni operai rimasero
uccisi.
L'indignazione stava crescendo, ma i lavoratori tenevano duro
al fine di impedire un generale spargimento di sangue. Il giorno
successivo alla manifestazione, reparti organizzati di alcune
centinaia di uomini ciascuno, cominciarono a girare per tutte
le aziende della città per preparare lo sciopero generale.
Il governatore del Wisconsin, Rusk, convocò d'urgenza i propri
funzionari, nonché gli imprenditori, per consultazioni circa
"misure d'emergenza" da prendere. Nel frattempo, facendo uso
di manganelli la polizia cominciò a disperdere gli operai. Simultaneamente
il sindaco e sceriffo di Milwaukee chiese al governatore Rusk
che gli fosse immediatamente prestato aiuto militare. "Ritengo
impossibile mantenere la pace nella circoscrizione e difendere
la proprietà con i mezzi a mia disposizione".
Il governatore inviò a Milwaukee ingenti forze armate. Apposite
unità militari giunsero nella regione di Bay View, dove si accinsero
a difendere la proprietà dei legittimi possessori dei locali
stabilimenti metallurgici. In modo ordinato gli operai si diressero
verso la sede della compagnia percorrendo le strade della città.
Quando la loro richiesta per una giornata lavorativa di 8 ore
venne declinata, il comitato di sciopero dichiarò lo sciopero.
La compagnia rispose minacciando di licenziare tutti gli operai.
Venne subito organizzato un comizio. I poliziotti cominciarono
a premere sugli operai, mentre al tempo stesso le truppe cominciarono
a sparare. Alcune persone rimasero uccise.
Il 6 maggio la polizia e le truppe riuscirono a sopprimere la
manifestazione dei lavoratori. I dirigenti delle organizzazioni
operaie e i membri dei comitati di sciopero furono tratti in
arresto.
Il movimento però non si affievolì; al contrario, esso continuò
a crescere.
Ormai, centro del movimento era divenuto Chicago.
In questa città avevano avuto luogo scioperi già prima del primo
maggio. Uno di essi, negli stabilimenti McCormick, fu seguito
da una serrata e durò alcune settimane.
Verso la fine di aprile avevano cominciato la loro battaglia
anche i caricatori delle principali ferrovie dell'Ovest. Dopo
aver creato la propria organizzazione, essi elessero un comitato
di sciopero, il quale presentò agli imprenditori, a nome loro,
la richiesta di una giornata lavorativa di 8 ore senza nessuna
riduzione di salario. I proprietari delle compagnie ferroviarie,
uniti in un'Associazione generale, risposero con un rifiuto.
Il 30 aprile i caricatori si misero in sciopero e verso il 4
maggio a questo sciopero avevano già aderito oltre duemilacinquecento
lavoratori.
Dopo il rifiuto della compagnia di acconsentire alle loro richieste,
i caricatori dell'"Illinois Central" cessarono il lavoro e convocarono
subito un comizio. L'operaio Dick Grady invitò i partecipanti
al comizio ad aderire al sindacato dei caricatori, il quale
faceva parte dell'Ordine dei cavalieri del lavoro, e a dichiarare
battaglia agli imprenditori. Sebbene un portavoce della compagnia
avesse minacciato licenziamenti, gli operai non si lasciarono
intimidire. I caricatori, nonché gli impiegati addetti alla
registrazione dei carichi, si recarono ordinatamente alla sede
del comitato sindacale.
Gli imprenditori assoldarono dei crumiri, costringendoli ad
effettuare lavori di carico-scarico e impiegatizi, protetti
da reparti di polizia. Le principali linee ferroviarie rimasero
tuttavia ferme.
Presto la situazione divenne ancora più complicata per gli imprenditori,
quando anche gli scambisti, in segno di solidarietà con gli
scioperanti, si rifiutarono di controllare il traffico dei convogli
caricati dai crumiri. Parte degli imprenditori cominciò allora
a pensare di acconsentire ad alcune rivendicazioni degli scioperanti.
La maggioranza degli imprenditori si rifiutò però di compiere
un tale passo. Fu deciso anzi di proseguire la lotta contro
gli operai, ricorrendo a tutti i mezzi possibili; in particolare
si procedette a rinforzare i reparti di polizia, ad includere
gli scioperanti nelle liste nere e a chiedere al Congresso l'"adozione
di misure".
Verso la fine di aprile si levarono anche gli operai delle aziende
ferroviarie e di alcune segherie, della rete del gas e gli idraulici.
Il movimento in favore delle 8 ore lavorative si estese anche
a tutta l'industria conserviera di carne di Chicago.
Il 1° maggio allo sciopero aderirono altri 30 mila operai, occupati
nei più grossi mobilifici, nonché nelle aziende siderurgiche,
per la produzione di rame e di lavorazione del legno. Era in
aumento anche il numero dei partecipanti a manifestazioni e
comizi. il primo maggio ben due terzi delle aziende industriali
di Chicago furono ridotti all'immobilità. La vita economica
del paese fu paralizzata: il commercio, le operazioni finanziarie,
tutto era fermo. L'Unione operaia centrale convocò un comizio
al quale presero parte 25 mila operai. Tra gli oratori vi furono
anche Spies, Parsons, Fielden e Schwab, i quali incitarono gli
operai a difendere con tenacia i propri interessi, ad agire
con decisione e coraggio.
Dai primissimi giorni dello sciopero generale, l'arbitrio delle
autorità nei confronti degli scioperanti volevano chiaramente
spingere questi ultimi a compiere anche azioni che potevano
servire da pretesto per rappresaglie di massa. "Ovunque le classi
privilegiate facevano ricorso alla violenza contro il popolo
- si diceva di questi abusi in un libro di memorie edito molti
anni dopo - sebbene al tempo stesso protestassero persino contro
l'idea che si potesse usare violenza nei loro stessi confronti.
Bastoni ed armi da fuoco vennero impiegati molto spesso contro
gli operai di Chicago". Qui "le forze della legge e dell'ordine,
la milizia e la polizia, nonché le organizzazioni private di
tagliatesta armati... davano prova di straordinaria atrocità".
Cercando di non lasciarsi provocare, nel corso delle loro lotte
gli scioperanti mantennero organizzazione e fermezza. Essi chiedevano
che fosse posto fine agli eccessi della polizia. In segno di
protesta contro l'arbitrio delle autorità, 12 mila persone si
riunirono per un comizio davanti agli stabilimenti McCormick,
al quale parlarono Parsons e Schwab.
La polizia comunque non si astenne dall'usare la solita procedura.
La situazione non cambiò nemmeno il 3 maggio, quando il sindacato
organizzò una riunione degli scioperanti poco lontano dagli
stabilimenti McCormick, al fine di elaborare le rivendicazioni
da presentare agli imprenditori. Su richiesta degli operai,
l'Unione operaia centrale inviò il proprio rappresentante, Spies,
al comizio. L'oratore socialista non riuscì però a terminare
il proprio discorso. Proprio quando Spies doveva parlare dalla
tribuna, infatti, negli stabilimenti McCormick terminò il turno
diurno di lavoro e dagli stabilimenti cominciarono ad uscire
i crumiri e la loro comparsa provocò un'ondata di indignazione
tra gli scioperanti.
Fu allora che la polizia, chiamata sul luogo dai padroni, cominciò
a sparare su tutti i partecipanti al comizio. Sei furono gli
uccisi, molti i feriti.
Quello stesso giorno Spies scrisse un articolo pieno di amarezza
e di sdegno, nel quale chiamò assassini gli imprenditori e la
polizia. Rivolgendosi agli operai egli scrisse: "I vostri padroni
hanno scagliato contro di voi i loro cani da guardia, poliziotti
che hanno ucciso sei dei vostri fratelli davanti agli stabilimenti
McCormick... Essi sono stati uccisi perché, come voi, avevano
avuto il coraggio di disubbidire alla volontà dei propri padroni.
Sono stati uccisi perché avevano osato chiedere una riduzione
dell'orario di lavoro. Li hanno uccisi per mostrare a voi, "cittadini
liberi d'America", che dovete essere soddisfatti e contenti
di quanto i padroni acconsentiranno a concedervi; in caso contrario
uccideranno anche voi. Da molti anni voi subite una forma estrema
di umiliazione; da molti anni soffrite a causa di gravi malattie...
Se davvero siete uomini, figli dei vostri avi, i quali non esitarono
a dare il proprio sangue perché voi foste liberi, se è così,
allora neanche voi esiterete a levare le vostre gigantesche
forze e distruggerete il mostro ripugnante che vi vuole distruggere".
Quando più di un migliaio di copie di questo articolo di Spies
vennero diffuse tra i partecipanti a numerose assemblee operaie
tenutesi quella stessa sera, nacque l'idea di convocare per
il giorno dopo, in piazza Haymarket, un comizio di protesta
contro la strage. L'iniziativa partì dal gruppo "Lehr und Wehr
Vereine" e vide la partecipazione di Engel e Fischer. Molti
sindacati appoggiarono la proposta.
Preparandosi al comizio, i suoi organizzatori non intendevano
affatto contrapporre una propria forza armata alle forze armate
della polizia. Diffuso il giorno dopo in seno alle organizzazioni
operaie, il comunicato sul comizio conteneva un appello ai lavoratori
per esprimere la propria protesta con calma e senza scontri
con la polizia.
Il 4 maggio, alle sei e mezzo di sera, da due a tremila operai
si riunirono in piazza Haymarket. Sebbene fossero diretti contro
l'operato delle autorità e degli imprenditori, i discorsi di
Spies, Parsons e Fielden non contenevano il benché minimo invito
ad uno scontro armato.
Parlando dell'andamento dello sciopero e degli avvenimenti succedutisi
nelle precedenti 48 ore, Spies sottolineò: in particolare: "Le
autorità hanno fatto circolare la voce che questo comizio è
stato convocato per dare inizio a nuovi disordini. In realtà,
lo scopo odierno è di parlare di fatti ben noti a tutti. La
colpa dello spargimento di sangue di ieri ricade in pieno sugli
imprenditori, i quali non indietreggiano davanti a nulla pur
di sopprimere la legittima indignazione degli operai che essi
sfruttano e per costringerli a rinunciare alle loro legittime
rivendicazioni. La responsabilità dell'uccisione, il 3 maggio,
di alcuni operai, ricade completamente su McCormick. Attualmente,
in città, 40-50 mila operai sono oggetto di serrate, essendosi
rifiutati di ubbidire alla volontà di un ridotto gruppo di persone.
Le famiglie di 25-30 mila operai muoiono di fame poiché i mariti
e i padri non sono in grado di tenere duro e opporre resistenza
al diktat di un piccolo numero di predatori ... "
Spies si soffermò anche sul ruolo poco onesto assunto dalla
stampa borghese di Chicago, la quale travisava i fatti, difendendo
i capitalisti ed accusando gli operai. Spies non esagerava.
Il "Chicago Tribune", ad esempio, definì gli operai presenti
al comizio "una folla imbestialita". La stampa difese apertamente
l'assassino McCormick ed elogiò le azioni della polizia, la
quale aveva cominciato a sparare sugli operai. Il giorno dopo,
a proposito degli avvenimenti di piazza Haymarket, il "Chicago
Tribune" scrisse che il comizio era una minaccia per la "intera
società americana, da parte dell'anarchismo e del comunismo"
ed invitava le autorità a farla finita con l'uno e con l'altro.
Quanto a Parsons, egli dedicò gran parte del suo intervento
alle pesanti condizioni di vita e di lavoro degli operai. Basandosi
su inconfutabili dati statistici, Parsons dichiarò che gli operai
usufruivano del solo 15% dei beni materiali da essi prodotti,
mentre un pugno di capitalisti si appropriava del resto. Il
sindaco di Chicago Harrison, il quale aveva assistito al discorso
di Parsons, lo descrisse come un coraggioso discorso contro
il capitale.
Parsons disse che i capitalisti gridavano ipocritamente al pericolo
che incombeva sulla società, affermando che tale pericolo proveniva
dal movimento operaio per la rivendicazione delle 8 ore lavorative,
nel tentativo di giustificare il barbaro trattamento dei lavoratori.
"Ogni volta che voi chiedete un aumento salariale, si fa ricorso
all'aiuto della polizia, dello sceriffo, degli investigatori
di Pinkerton: vi si spara contro, vi si bastona, vi si uccide
per le strade. Parlo non per istigarvi alla violenza, ma per
esporre i fatti, a rischio della mia stessa vita".
Fielden fu l'ultimo a parlare. Egli si soffermò sullo sfruttamento
capitalista e sulle atrocità a cui faceva ricorso la borghesia
per reprimere gli operai. "Gli operai non si devono attendere
nulla dalla legislazione -disse Fielden - La legge è solo un
paravento dietro al quale si nascondono gli sfruttatori".
Cominciò a piovere e metà dei partecipanti al comizio fu costretta
a disertare la piazza. Il comizio stava già per finire quando
improvvisamente giunse un reparto di polizia, il quale si concentrò
davanti alla tribuna improvvisata dalla quale parlavano gli
oratori.
Come si seppe più tardi, circa 200 poliziotti erano stati preparati
da tempo al "ristabilimento dell'ordine".
Ma del fatto che non ci fosse nessun bisogno di farli arrivare
in piazza Haymarket se ne era convinto persino il sindaco della
città, rimasto a seguire il comizio quasi fino alla fine. Da
lì il sindaco di Chicago si recò al commissariato di polizia
per dire al capitano Bonfield che nessuno aveva incitato i presenti
a far ricorso alla forza e che non era accaduto, né sarebbe
accaduto, niente che avrebbe reso necessario un intervento e
consigliò al capitano Bonfield di ordinare il ritiro dei poliziotti.
Bonfield rispose al sindaco che in base alle informazioni ricevute,
era giunto personalmente alla stessa conclusione.
Ma i poliziotti giunsero lo stesso sul luogo del comizio. Alla
polizia ed ai suoi sostenitori, un esito pacifico della manifestazione
non poteva infatti andare bene. Indubbiamente era stato elaborato
un preciso piano, volto a provocare un serio incidente, che
sarebbe stato utilizzato al fine di sopprimere la manifestazione
e di sbarazzarsi dei dirigenti degli operai. A giudicare da
quanto successe il piano fu realizzato alla perfezione. ...
Il tutto si svolse in pochi minuti. Un ufficiale di polizia
rivolse ai presenti l'ingiunzione di abbandonare subito la piazza,
Fielden, costretto a scendere dalla tribuna, fece solo in tempo
a rispondere: "Il nostro comizio è pacifico ..." quando improvvisamente
fu lanciata una bomba che esplose tra due gruppi di poliziotti,
molti dei quali caddero a terra. Un poliziotto rimase ucciso.
Subito dopo la polizia cominciò a sparare sugli operai. I poliziotti
sparavano alla rinfusa inseguendo i partecipanti al comizio
che fuggivano da ogni parte in preda al terrore.
Dopo alcuni secondi la piazza rimase completamente deserta,
ad eccezione di chi era caduto sotto i colpi delle pallottole
e dei manganelli dei poliziotti. Così finì la "ribellione di
Haymarket", come le autorità definirono questo comizio pacifico,
e iniziò il "caso Haymarket".
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