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"Ci gloriamo di essere agli antipodi dalle posizioni di Pera Marcello".
Indignata lettera di un sacerdote

DOC-1548. ROMA-ADISTA. Il "suo" metodo è quello della "solidarietà occidentale", un "patto su grande scala, quello stesso che in Italia funzionò contro le Brigate Rosse". I terroristi, infatti, non sono "pochi gruppi fanatici ma un grandissimo fronte che attraversa tutto il mondo islamico" e che vuole distruggere l'Occidente, "la nostra civiltà, quella della libertà, delle istituzioni democratiche, e della tolleranza". È una chiamata alle armi la tesi del presidente del Senato Marcello Pera, esposta in un'intervista rilasciata il 30 agosto su "La Repubblica". Una chiamata alle armi in nome di Oriana Fallaci, che gli ingenui cattolici pacifisti rifiutano per una sorta di superficialità, alla quale farebbero eccezione solo alcuni vertici della Chiesa: "Salvo poche eccezioni lodevoli e autorevoli come quelle del cardinale Ratzinger, del patriarca Scola, di monsignor Caffarra, che giustamente insistono non certo sulla guerra ma sul richiamo per frenare la crisi dell'Europa, una grande parte del clero o tace o marcia per la pace, come se non fosse affar suo difendere la civiltà europea cristiana. Invece no, è affare dell'Occidente tutto perché la guerra è contro l'Occidente tutto. E si tratta di una guerra aggressiva, non reattiva", rincara Pera. "Perché non si ha il coraggio di dirlo e si lascia sola o si ironizza su Oriana Fallaci e pochi altri che lo dicono da tempo?".
Questa jihad lanciata da Pera è stata totalmente ricusata dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. In un messaggio inviato alla trentesima edizione del Forum di Villa d'Este, Ciampi è fermo: "Lo scontro di civiltà non è affatto una prospettiva inevitabile", afferma, osservando che "un rapporto tra Europa e Islam basato sul rispetto reciproco e sulla capacità e volontà di vivere insieme è alla nostra portata". Non cita direttamente Pera, il capo dello Stato, tuttavia il riferimento è chiarissimo quando parla delle responsabilità che si hanno di fronte alla violenza di questi giorni: "prevenire efficacemente le cause che alimentano la barbarie, contrastarla con la massima fermezza; perseguire la via del dialogo, l'unica che può condurre alla pace e alla sicurezza". "L'intollerabile divario tra Nord e Sud - sottolinea Ciampi - il terrorismo, i conflitti irrisolti, la contrapposizione fra culture creano, nel mondo, minacce alla pace e alla stabilità. Migrazioni massicce, proliferazione delle armi di distruzione di massa, emergenze ambientali, competizione per le fonti di energia sono altrettante sfide impellenti. Richiedono risposte decise e lungimiranti".
I cattolici, chiamati in causa da Pera, rifiutano le accuse di pressappochismo. In un durissimo appello contro la logica destrorsa dello scontro di civiltà espressa dal presidente del Senato, don Paolo Farinella, sacerdote di Genova, afferma che le tesi enunciate da Pera evidenziano uno "spirito degno di un talebano", che alimenta "linee aberranti di cicaleccio confuso e fondamentalista, lo stesso che ha provocato e sta provocando enormi danni all'umanità intera per colpa dell'insipienza di politici improvvisati, incapaci di leggere gli eventi e di prevederne gli esiti".
Ecco di seguito il testo integrale dell'appello di don Farinella.


Nell'intervista a la Repubblica di lunedì 30 agosto, p. 9, il presidente pro tempore del Senato della Repubblica italiana, Marcello Pera, si prodiga in analisi superficiali e surreali da indurre al sarcasmo se non riguardassero temi e problematiche drammaticamente seri come la guerra preventiva, la guerra di religione, l'occupazione dell'Iraq e il conseguente incremento del terrorismo, alimentato e rafforzato da politiche o assenze di politiche che il Pera ha sempre condiviso e difeso.
Egli, con spirito degno di un talebano, si scaglia contro tutti: contro i leader europei che "vedono e sanno, ma i più non parlano e non agiscono", mentre "alcuni fuggono, altri fanno capire che non è affar loro, o pensano che sia colpa dell'America che se l'è cercata e ben le sta se non riesce a cavarsela"; contro "una grande parte del clero" che "tace o marcia per la pace come se non fosse affar suo difendere la civiltà europea cristiana", salvando solo pochi esemplari di rango, tutti cardinali o quasi: Ratzinger, Scola e Caffarra. Tutto qui! Nulla più! Pera suggerisce il metodo "della solidarietà occidentale. Serve un patto su larga scala… dobbiamo avere una strategia comune… Le sedi sono quelle internazionali, in primo luogo l'Onu e l'Unione Europea". In altre parole, tutti gli occidentali dovrebbero fare proprie le analisi di Pera, approvare le scelte e le politiche del governo americano e di quello italiano in un ideale embrasson-nous come se nulla fosse successo e la guerra preventiva scatenata in Iraq da sconsiderati e incompetenti governicoli debba considerarsi una visita di cortesia. Noi riteniamo l'America di Bush responsabile del proliferare del terrorismo dopo l'11 settembre.
Da questa intervista emergono con sgomento alcune linee aberranti di cicaleccio confuso e fondamentalista, lo stesso che ha provocato e sta provocando enormi danni all'umanità intera per colpa dell'insipienza di politici improvvisati, incapaci di leggere gli eventi e prevederne gli esiti. Il laico Pera sembra convertito alla civiltà cristiana che ora gli serve come foglia di fico per coprire le vergognose scelte in cui lui e la sua parte politicante si è impantanata per miopia, incapacità di analisi e per il narcisismo utilitaristico del suo padrone e capo del governo. Bisogna ristabilire punti fermi e paletti invalicabili per non mischiare il grano con il loglio: non possiamo tollerare alcuna commistione con chi gioca alla guerra e invita allo scontro di civiltà, con spirito esattamente uguale e contrario a quello del fondamentalismo talebano e musulmano. In una parola: noi non abbiamo nulla da spartire con Pera, il suo pensiero e la sua presidenza.


1. - Le sedi internazioni invocate da Pera, "in primo luogo l'Onu e l'Unione Europea", sono le stesse che il governo e la maggioranza che esprime Pera hanno deriso e delegittimato con ogni mezzo, fino all'insulto durante il fallimentare semestre italiano di presidenza europea. Pur di avere un invito nel ranch texano di Bush e relativa foto di famiglia, Berlusconi e la sua maggioranza, Pera plaudente, non esitarono ad impedire una posizione comune europea sulla guerra preventiva in Iraq, scegliendo, in superba e narcisistica solitudine, il collateralismo acritico e servilmente prono davanti al governo americano di Bush, contro la volontà del proprio popolo, in maggioranza contro la guerra. Messa sotto i piedi la Costituzione e piegato il Parlamento con spudorate menzogne (la guerra preventiva di aggressione descritta come missione di pace, contro il volere dell'Onu, per questo definita "superflua"), il governo italiano e i suoi famigli, Pera in prima fila, fecero dichiarare guerra all'Iraq per affrettarsi a mandare "a fianco dell'America" i figli degli altri nel mattatoio irakeno.


2 - Ora veniamo a sapere da Pera che quella sciagurata e inutile scelta fu fatta in difesa della "civiltà europea-occidentale cristiana", senza spiegare come mai allora il papa si sia schierato contro la guerra, indicendo addirittura un digiuno per il giorno delle ceneri, il 5 marzo 2003. Domenica 22 marzo dello stesso anno, all'Angelus della domenica, papa Wojtyla, con la sua voce strascinata e per questo più forte, gridò: "Mai il futuro dell'umanità potrà essere assicurato dal terrorismo e dalla logica della guerra, mai, mai, mai" e aveva premunito sulle conseguenze nefaste della guerra che "potrebbe turbare l'intera regione del Medio Oriente e aggravare le tensioni purtroppo già presenti in questo inizio del Terzo Millennio". Lo stesso papa, idealmente all'avanguardia delle immense folle dei pacifici che invasero le vie del mondo, dichiarò come immorale la guerra preventiva perché si pone contro il diritto internazionale e l'etica umana. Egli bollò come atei e nemici dell'umanità coloro che si riferivano a Dio e alla religione per giustificare le proprie ideologie perverse che si nutrono di sangue, terrore e guerra. Che pensa Pera di queste affermazioni del papa? Anche lui deve pentirsi e schierarsi sulle posizioni di Bush-Berlusconi-Pera? Le parole del vecchio papa non bollano anche lo sconsiderato "Pera-pensiero"?


3 - La "civiltà euro-occidentale cristiana" è morta nel momento in cui il primo soldato "euro-occidentale cristiano" varcò i confini dell'Iraq contro ogni diritto o, più precisamente, morì quando il Pera avvallò quell'impresa che rinnegò l'art. 11 della Costituzione italiana, di cui il presidente del Senato avrebbe dovuto essere geloso e coerente custode. Di fronte all'assassinio del giornalista italiano, Enzo Baldoni, pacifista per scelta e non allineato sulle posizioni di questa destra allo sbando, Pera ha taciuto e il "suo" governo ha cercato in tutti i modi di rimuoverlo e forse non ha fatto nulla per tentare di salvarlo. Questo è il silenzio che grida vendetta dalla terra al cielo! Questo è il silenzio che condanna Pera e i suoi compagnucci di merenda e di inciviltà europea 's'-cristiana. Perché i carabinieri morti a Nassirija e i mercenari prezzolati furono dichiarati eroi (inter)nazionali, mentre del giornalista non allineato alle posizioni governative si fa fatica a parlare e quasi lo si accusa di essere causa della sua stessa morte?


4 - Il presidente del Senato italiano non è informato adeguatamente su ambienti e persone che lui non frequenta, se non per interessati baratti. Proviamo a colmarne la lacuna. Se il Pera frequentasse le chiese, almeno la domenica come esigerebbe per coerenza la dichiarata appartenenza alla "civiltà europea cristiana", si accorgerebbe che i preti non solo non tacciono, ma gridano in forza del mandato evangelico di urlare sui tetti la verità, opportune et inopportune, come insegna San Paolo. Egli scoprirebbe però che c'è un abisso tra quello che credono e dicono i preti e il Pera-pensiero, espresso nell'intervista a la Repubblica. No, noi preti non siamo entusiasti di Pera che valutiamo un politico scadente e asservito ad un padrone e non servitore libero della libera Repubblica d'Italia sulla cui Carta ha prestato giuramento. I preti, in comunione con il papa e non qualche cardinaletto rossiccio o invasato, ritengono che la guerra preventiva sia immorale sempre e comunque e che nessuna circostanza, nessuna opportunità politica od economica, nessuna conseguenza sociale potranno mai renderla morale. Il fine per i cattolici evangelici non giustifica mai i mezzi, che devono sempre corrispondere ad una moralità oggettiva e soggettiva ed avere una congrua corrispondenza con il fine che perseguono. Un cattolico e un prete che non vogliono rinnegare tutta la costruzione della loro etica millenaria non possono accettare e rimandano pertanto al mittente tutte le banalità sulla "civiltà cristiana europea" che il Pera ha dichiarato nell'intervista. Non licet! Non possumus!


5 - Noi riteniamo Pera colpevole di volere fomentare uno scontro mondiale di civiltà tra culture diverse sulla scia di quanto dichiarò il 26 settembre 2001 il suo padrone: "Dobbiamo essere consapevoli della superiorità e della forza della nostra civiltà", suscitando critiche e prese di distanza ad ogni livello che isolarono ancora una volta l'Italia dall'Europa e dal mondo civile. Romano Prodi, presidente della Commissione europea, bocciò senza appello la sortita di Silvio Berlusconi che riuscì in un sol colpo ad irritare tutte le autorità di Bruxelles, le cancellerie europee e i Paesi arabi: "Se si cominciano a fare differenze fra civiltà siamo finiti". A Prodi fa eco il presidente di turno dell'Unione, Guy Verhofstadt, il quale, parlando a nome di tutti gli Stati membri, dichiara allibito: "Non posso credere che abbia potuto fare certe dichiarazioni così denigranti per l'Islam. Affermazioni del genere possono alimentare in modo pericoloso un sentimento di umiliazione che può condurre all'allontanamento e alla divisione tra due mondi". Lo stesso Berlusconi "ha dovuto", per diplomazia, fare marcia indietro, rinnegando se stesso.


A Pera e quanti con lui cercano di scaricare il "loro" fallimento sulle spalle altri, noi dichiariamo…


- Noi cattolici non abbiamo una civiltà da difendere perché siamo figli di tutte le civiltà, mandati a predicare il Vangelo nel mondo intero senza differenza di cultura, di colore, di sesso, di religione. Ogni persona è parte di noi stessi a qualunque latitudine appartenga storicamente. Noi siamo figli di un unico Padre mandati a cercare per riconoscere i fratelli e le sorelle sparse nel mondo.


- Noi non coltiviamo ideali nazionalistici o occidentali perché siamo universali per nascita, cultura e fede. Ogni città è la nostra città, ogni villaggio è il nostro villaggio, ogni popolo è il nostro popolo, ogni civiltà ci appartiene di diritto perché la nostra patria è solo nei cieli che noi cerchiamo di anticipare nelle patrie della terra, in tutte le patrie. Quando siamo accolti, lodiamo Dio, quando siamo perseguitati lodiamo Dio e sul suo esempio, amiamo i nostri persecutori e preghiamo per loro, come testimoniano i sette monaci cistercensi rapiti dal loro monastero il 26 marzo e trucidati il 21 maggio 1966 in Algeria da fondamentalisti islamici, in nome di Allah: "Allah akbar! Allah è grande! Ai monaci abbiamo tagliato la gola".


- Noi cattolici, noi preti, facciamo nostre le parole supreme del testamento di uno di loro, padre Christian M. de Chergé, Priore del monastero di Nôtre-Dame dell'Atlas a Tibhirine in Algeria, il quale, presago, tra il 1 dicembre 1993 e il 1 gennaio 1994, scrisse:


"Se un giorno mi capitasse - e potrebbe essere oggi - di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere attualmente tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita è stata donata a Dio e a questo Paese… Che essi sapessero associare questa morte a tante altre, ugualmente violente, lasciate nell'indifferenza e nell'anonimato. La mia vita non ha più valore di un'altra. Non ne ha neanche meno. In ogni caso, non ha l'innocenza dell'infanzia. Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca. Venuto il momento, vorrei potere avere quell'attimo di lucidità che mi permettesse di chiedere il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, perdonando con tutto il cuore, nello stesso momento, a chi mi avesse colpito. Non potrei augurarmi una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che io amo venisse indistintamente accusato del mio assassinio… So di quale disprezzo hanno potuto essere circondati gli algerini, globalmente presi, e conosco anche quali caricature dell'Islam incoraggiano un certo islamismo. È troppo facile mettersi la coscienza a posto identificando questa via religiosa con gli integrismi dei suoi estremismi. L'Algeria e l'Islam, per me, sono un'altra cosa, sono un corpo e un'anima. L'ho proclamato abbastanza, mi sembra, in base a quanto ho visto e appreso per esperienza, ritrovando così spesso quel filo conduttore del Vangelo appreso sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa, proprio in Algeria, e già allora, nel rispetto dei credenti musulmani. La mia morte, evidentemente, sembrerà dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo, o da idealista: "Dica adesso quello che pensa!". Ma queste persone debbono sapere che sarà finalmente liberata la mia curiosità più lancinante. Ecco, potrò, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre per contemplare con lui i Suoi figli dell'Islam così come li vede lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo, frutto della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre di stabilire la comunione e di ristabilire la somiglianza, giocando con le differenza. Questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro, rendo grazie a Dio che sembra averla voluta interamente per questa gioia, attraverso e nonostante tutto. In questo grazie in cui tutto è detto, ormai della mia vita, includo anche voi, certo, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, insieme a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli e a loro, centuplo regalato come era stato promesso! E anche tu, amico dell'ultimo istante, che non saprai quello che stai facendo, sì, anche per te io voglio dire questo grazie, e questo ad-Dio, nel cui volto ti contemplo. E che ci sia dato di incontrarci di uovo, ladroni colmati di gioia, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, Padre di tutti e due. Amen. Inch'Allah" (cfr. testo integrale in Comunità di Bose, ed., Più forti dell'odio, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1997).


- Questa è la civiltà in cui preti e cattolici evangelici si riconoscono. Per questa civiltà sono disposti a dare la vita, se Dio li chiamerà a tanto privilegio e non per qualsiasi altra forma di parvenza civile come il Pera suggerisce.


- Noi siamo estranei al pensiero, alla cultura, alla civiltà e all'opportunismo di Marcello Pera, presidente designato per facilitare l'asservimento del Senato della Repubblica agli interessi di una maggioranza senza senso dello Stato e in essa agli interessi ignobili del suo maggiore azionista e ufficiale pagatore. Noi ci gloriamo di essere agli antipodi delle posizioni di Pera Marcello.


- Noi riteniamo la guerra in Iraq immorale nella sua radice: fu e resta una guerra preventiva che ogni persona civile non può accettare né giustificare. Il fatto che di fronte al fallimento di una guerra lampo si sia tentato di mettere il cappello dell'Onu, esautorandolo di fatto da ogni scelta politica e militare, non solo non giustifica alcun cambiamento, ma addirittura aggrava la condizione del governo americano e dei governi servitorelli che lo appoggiano.


- Non accettiamo il fatto compiuto, nella logica del "ora che si siamo, ci restiamo perché lo chiedono l'Onu e il governo provvisorio". Sarebbe un insulto alla ragione e una violenza alla intelligenza. Nemmeno Bush e i suoi accoliti credono ad una simile celia. Essi sanno che hanno sbagliato, ma non sanno riconoscere i loro torti e i loro errori, come lo stesso Pera ammette nell'intervista: "Questa storia delle colpe dell'Occidente non mi persuade". Il papa ha chiesto perdono anche per gli eccidi dei cristiani contro i musulmani nella famigerata IV crociata. Libero Pera di restare non persuaso, ma liberi anche noi di esserne convinti e di volercene assumere il carico e la responsabilità di fronte alla coscienza e alla storia. In forza della ragione, quella che sta tanto a cuore alla pasionaria Oriana Fallaci, così apprezzata dal Pera, in forza della nostra fede, in forza di quattro mila anni di storia, noi rifiutiamo di schierarci con Pera, con Berlusconi, con Bush e con quanti continuano a chiamare "peace-keeping" una guerra armata ormai senza fine e senza soluzione.


- Rifiutiamo l'odio e il fondamentalismo alla Oriana Fallaci con tutte le nostre forze e non abbiamo paura.


- Noi vogliamo che l'Italia abbandoni l'Iraq, senza condizioni; l'Onu torni ad essere il garante del diritto e della giustizia, rispettato e accettato da tutti, le decisioni siano prese a maggioranza, senza veti, il processo a Saddam Hussein e ai suoi gerarchi sia celebrato in un tribunale neutro di un Paese neutro, con tutte le garanzie del diritto.


- Noi rifiutiamo la civiltà occidentale che tortura per avere informazioni e anche per divertimento per sollazzare la noia di soldati e soldatesse avventurieri senza morale.


- Noi vogliamo che di fronte a discorsi più grandi di lui, il Pera taccia per sempre. Forse, silenzioso, potremmo tollerarlo.

Da Adista n°64 del 18 settembre 2004


Pagina inserita nel sito www.polesine.com il 24-Set-2004

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