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Le radici di quale cristianesimo nella Costituzione europea?
di Raffaele Garofalo - prete

Insieme al tormentone del caldo ce né stato un altro, ossessivi: quello della richiesta di inserire nel Trattato costituzionale europeo la menzione dei "valori cristiani fondanti" la tradizione dell'Europa. La proposta è stata, finora, respinta e non senza giuste ragioni, sia di carattere politico che religioso. I valori fondanti dell'Europa sono chiaramente esposti nel Trattato: "libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto". In un articolo del progetto di Costituzione sono proclamati inoltre i valori della "dignità umana" e dell'"uguaglianza". Pur se il linguaggio non è quello religioso-arcaico dei Vangeli, i contenuti rivelano una indubbia valenza cristiana. L'emendamento presentato dal nostro governo, che voleva inserire nell'articolo le "radici cristiane" come "valori fondanti" delle "comuni radici giudaico-cristiane", rappresenta una grossolana forzatura e viola il principio di laicità perché di fatto tende ad escludere o emarginare paesi di diversa professione religiosa. Questo proprio nel momento in cui lo stesso governo appoggia l'ingresso della Turchia nell'Unione. La pressante richiesta fatta dal Vaticano, dal canto suo, si presta ad essere letta come un preteso riconoscimento di supremazia di una Istituzione che si ritiene garante quasi esclusiva di tali valori cristiani. Paradossalmente poi lo Stato del Vaticano non garantisce al suo interno quei valori di democrazia e di stato di diritto indispensabili per la stessa ammissione all'Unione!
È vero che nella storia europea il cristianesimo ha avuto il suo peso rilevante, chi può negarlo?, ma quale cristianesimo si prenderà come punto di riferimento se si vuol risalire alle "radici"? Quello delle crociate, della persecuzione degli ebrei, "deicidi", delle guerre di religione, dell'Inquisizione, della scomunica a Lutero e altri "eretici" per asserzioni che in buona percentuale il Concilio Vaticano II avrebbe fatto proprie? Il cristianesimo dell'Indice, del Sillabo, del potere temporale del papato ritenuto intoccabile per "diritto divino", quello del Concordato e del supporto al regime fascista e ad un militarismo anticristiano confortato dall'aspersorio? O piuttosto si farà riferimento al cristianesimo disarmato di un Francesco d'Assisi e di un Pietro Valdo, ai valori cristiani di "libertà, uguaglianza, fratellanza" che "l'alto clero" si lasciava scippare preferendo la combutta con "re cattolici per volontà divina felicemente regnanti…."? Troveremo radici cristiane nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, meno, forse, in documenti che minacciavano sanzioni e scomuniche; le scopriremo nelle rivendicazioni operaie dell'Ottocento che la Chiesa avversava e decenni dopo accettava condannando le organizzazioni che le avevano promosse. Radici cristiane hanno alimentato il movimento di emancipazione della donna, fatto maturare la "libertà di coscienza" nella Chiesa del Concilio di papa Giovanni XXIII, dato linfa alla teologia della liberazione, che affianca alla pratica religiosa l'impegno fattivo per affrancare dalla schiavitù materiale intere popolazioni del mondo; le riconosciamo quelle radici nelle comunità di base, nei movimenti di rivolta contro regimi totalitari spesso tollerati se non appoggiati dalla Chiesa "gerarchica".
Le lotte di promozione umana in Europa e nel mondo hanno visto raramente la Chiesa istituzionale all'avanguardia nel sostenere tentativi di cambiamento: il più delle volte essa si è fatta sorpassare dalla storia, sebbene il Cristianesimo, fin dalle origini, si caratterizzasse come fermento rivoluzionario. Le "radici cristiane" esistono ma, come Cristo, sembrano crescere al di fuori del Tempio! Né secondario risulterebbe il risvolto politico negativo di un eventuale accoglimento della proposta avanzata nel Trattato costituzionale europeo. Ne seguirebbe un'inevitabile contrapposizione con l'islam, col quale invece andrebbe instaurato un dialago al fine di neutralizzare le correnti integraliste che non riconoscono il valore, proprio delle Costituzioni europee, della separazione tra fede religiosa e pubbliche istituzioni. Se un Dio deve proteggere l'Europa nascente è auspicabile che Egli non sia dichiaratamente di parte… sia piuttosto quello a cui si rivolgeva Voltaire quando condannava le lotte fratricide che i cristiani si facevano in nome dello stesso Padre. Il "déisme" professato dal padre dell'Illuminismo gli permetteva di innalzarsi al di sopra delle religioni preservando lo spirito laico e una religiosità che non privilegiava "dogmi" ma "atti virtuosi". "Mi rivolto a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi…. Fa che le insignificanti differenze… tra i nostri linguaggi approssimati, i costumi ridicoli, le leggi imperfette e le opinioni insensate… non diventino segni di odio e di persecuzione, fa che quelli che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino quelli che si accontentino della luce del tuo sole, fa che quelli che si rivestono di bianco per annunciare il tuo amore non detestino coloro che dicono al stessa cosa mentre indossano un vestito nero… Possano ricordarsi gli uomini di essere tutti fratelli… abbiano orrore della tirannia esercitata sulle anime...". Il Voltaire che, a suo tempo, si rivolgeva anche ad Allah sarebbe un padre spirituale imparziale per l'Europa che nasce!

Da Adista N° 63 del 13 settembre 2003


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