E’ veramente deprimente ascoltare le
parole di elogio che vengono pronunciate dal presidente Napolitano
e dal primo ministro nella circostanza del ritorno dei soldati
italiani dalla fallimentare spedizione in Iraq. Retorica arcaica
che illustra una inesistente coesione nazionale sul ruolo
dei nostri militari, mentre questa guerra all’Iraq ha
spaccato a metà anche le popolazioni americana ed inglese,
che erano all’inizio favorevoli, con la vuota e falsa
affermazione del nostro ruolo di pace, che, anche se per assurdo
ci fosse stato, avrebbe dovuto avere parole di autocritica
per il totale fallimento di questa “pacificazione”.
Parole fuori dal mondo, retorica inefficace e vuota, fatti
travisati, in cerimonia di puro teatro a testimonianza della
siderale lontananza della politica dei vari “Palazzi”
dai fatti reali e dalla sensibilità dei cittadini.
Questo ritiro dall’Iraq, con 38 caduti, 4.000 miliardi
di vecchie lire spesi, e obiettivi totalmente falliti, DOVEVA
rappresentare una doverosa occasione di riconsiderare tutta
la nostra politica estera, rivedere le nostre arcaiche alleanze
(Usa-Nato), abbandonare di corsa l’Afghanistan che ci
promette una sconfitta sicura, con altre vite e soldi buttati.
E invece bandiere, fanfare, petti in fuori, pancette da sedentari
tirate indietro, inni patriottici, dimenticando di aver aderito
ad una sanguinosa guerra “preventiva” voluta da
Usa ed Inghilterra, che insieme ad Israele spadroneggiano
in quell’area per dominare sul petrolio. Personalmente
penso che ogni occidentale dovrebbe lasciare quelle terre,
visto il sentimento di odio profondo che la politica coloniale
anglofona ha provocato in quelle popolazioni, e che non farlo
è un segno di ottusa testardaggine, perché è
una questione solo di tempo, ma gli occidentali non conteranno
più nulla in quell’area, quando la rivoluzione
islamica avrà coinvolto Arabia Saudita e Pakistan.
Anche le “trattative” che ora i democratici americani
vogliono intraprendere con Siria ed Iran sono tardive, e rappresentano
la solita pretesa di mettere bocca sui fatti altrui, mentre
il solo nodo da trattare è la creazione immediata di
uno stato palestinese e la protezione di questi confini con
una forza tipo quella schierata in Libano. Quanto all’Italia,
c’è da rivedere qualcosa nella nostra Costituzione,
che per un cittadino come me rappresentava un ostacolo insormontabile
all’uso delle forza militare per risolvere le controversie
internazionali, e a mio modo di vedere dovrebbe vietare anche
l’adesione ad un patto militare tipo Nato. E’
necessario che venga fatta chiarezza su questo punto e sul
fatto di avere coerentemente un esercito di tipo difensivo,
incapace di portare attacchi al di fuori del proprio territorio,
integrato con una guardia nazionale costituita dai giovani
italiani, uomini e donne, dai 20 ai 40 anni, addestrati alla
difesa del proprio territorio, e presidio inespugnabile contro
qualsiasi (improbabile) aggressione. Se siamo contro la guerra
non solo a parole, bisogna cominciare a chiedere queste cose:
- smantellamento degli eserciti offensivi
- disarmo atomico totale
- divieto di vendere armi a chicchessia
- chiusura di ogni base militare al di fuori dei confini nazionali
- attribuzione al Tribunale internazionale dell’Aia
del potere di giudizio sulle controversie internazionali.
Cari Napolitano e Prodi, se la vogliamo finire con guerre,
prepotenze, egemonismo, sono queste le cose di cui parlare,
e basta con la retorica di celebrare “eroi” dei
mediocri mercenari, anche perché Berlusconi ci racconta
che è la “sinistra” ad occupare tutte le
istituzioni, e noi non ci siamo accorti della differenza rispetto
a quando queste erano occupate dalla destra.
Di: paolo de gregorio
venerdì 8 dicembre 2006
Testo tratto da Bellaciao