Sono in molti a chiedersi che cosa ci fosse,
davvero, sotto l’ormai famoso "complotto del terrore"
aereo, "scoperto" con grande clamore mediatico,
grande paura planetaria, grandi contromisure mondiali, il
10 di agosto 2006. Per inciso: mentre Israele bombardava senza
tregua il Libano e la striscia di Gaza, attirandosi addosso
l’esecrazione di una larga maggioranza di cittadini
di ogni latitudine.
Comincerei da lontano: dal programma del Pentagono denominato
P2OG. La sigla sta per Proactive Preemptive Operations Group
. L’esistenza di questo programma, la cui data di
nascita è sconosciuta, emerse dai fondali nell’agosto
2002, perché notizie che lo riguardavano vennero
pubblicate dal Comitato Scientifico di Difesa del Pentagono.
Non è escluso, ma non è sicuro, che un tale
programma fosse esistente da più tempo. Per esempio
da prima dell’11 settembre. Ma, in sostanza cosa c’è
nella scatola? Operazioni clandestine di elevata sofisticatezza
realizzate dai servizi segreti per "stimolare reazioni"
nei gruppi terroristici. Cioè: penetrazione nei gruppi
con agenti provocatori, per spingerli ad azioni errate che
permettono, dopo essere state "scoperte", di sgominarli
o di ricattarli.
Non è un’idea originale? Il fatto è
che Seymour Hersh, Dio lo benedica per la sua tenacia, ci
ha informato, nel gennaio del 2005, con un articolo sul
New Yorker, che il P2OG è stato rimesso in funzione.
"Mi è stato riferito (da fonti del servizi americani,
ndr) che agenti militari sarebbero stati preparati per fingersi
uomini d’affari corrotti, che cercano di comprare
pezzi che possano essere usati per costruire bombe atomiche.
In certi casi cittadini locali (cioè non americani,
ndr) potrebbero essere reclutati per entrare a far parte
di gruppi guerriglieri o terroristici. Con il compito potenziale
di organizzare ed eseguire operazioni di combattimento,
o perfino attività terroristiche" (il corsivo
è mio).
Adesso torniamo al complotto "globale" del 10
agosto. Da dove sono venute le informazioni? Dai servizi
segreti militari del Pakistan, l’ISI. Cioè
i signori che crearono dal nulla, tra il 1994 e il 1996,
il regime dei taliban in Afghanistan. I quali avrebbero
catturato Rashid Rauf, la cosiddetta "mente" dell’intera
operazione che avrebbe dovuto far saltare per aria una decina
di aerei diretti da Londra verso gli Stati Uniti. E insieme
a Rashid, un discreto gruppetto di complici.
Ma quando gli attentati? Non certo in prossimità
del 10 agosto, perché a quella data i sospetti, cioè
i 24 arrestati, non avevano ancora nemmeno comprato i biglietti
aerei. E molti di loro non avevano nemmeno i passaporti
per andare negli Stati Uniti. Questa notizia è stata
data alla NBC News da una fonte ufficiale britannica. Un’altra
fonte dei servizi britannici ha riferito inoltre che molti
dei sospetti erano sotto stretta sorveglianza da più
d’un anno, cioè da prima degli attentati del
luglio 2005. Ma, se erano sotto vigilanza, da dove viene
la sorpresa e il clamore? E perché spiattellare tutto
proprio alla vigilia del 10 agosto? Sempre NBC News rivela
che la decisione di arrestarli subito, sebbene non ci fosse
nessuna evidenza di pericolo immediato, "fu imposta
dai funzionari di Washington".
Ma cosa era accaduto, nel frattempo? Che, a Islamabad,
Rashid Rauf aveva confessato. Perfino i giornali pakistani
riferiscono che il giovanotto "è crollato"
sotto gl’interrogatori. E tutti noi capiamo come vengano
condotti gl’interrogatori della polizia politica pakistana.
In altri termini: tortura. Il fatto che gli agenti americani
e britannici non abbiano mosso ciglio di fronte a una confessione
sotto tortura non deve destare stupore: è quello
che loro stessi hanno fatto - o hanno permesso che si facesse
a Guantanamo Bay, in Uzbekistan (rivelazioni molto dettagliate
dell’ex ambasciatore britannico a Tashkent, Craig
Murray), ad Abu Ghraib, a Damasco, al Cairo, a Kabul, etc.
In quelle condizioni si confessa qualsiasi cosa, ovviamente.
E Rashid Rauf non poteva fare eccezione. Confessa anche,
ad esempio, che gli aerei li avrebbero fatti saltare in
aria fabbricando, sempre in aria, un esplosivo denominato
TATP. Cioè perossido di idrogeno, acetone e acido
solforico. Secondo la versione fornita dagl’inquirenti,
i terroristi sarebbero saliti a bordo con questi tre elementi
separati, tutti e tre liquidi, per sfuggire ai controlli
dell’aeroporto. I componenti sarebbero poi stati mescolati
insieme in una toilette dell’aereo, per produrre il
micidiale esplosivo.
Sfortunatamente questa storia è totalmente impossibile,
come hanno clamorosamente dimostrato gli esperti di esplosivi
e come ha, con grande spirito umoristico, raccontato il
giornalista americano Thomas C. Greene. Perché mettere
insieme perossido di idrogeno (nella dovuta concentrazione,
altamente infiammabile), con acetone, si può fare,
ma richiede obbligatoriamente una temperatura inferiore
ai 10 gradi centigradi , altrimenti il liquido risultante
s’incendia subito. E l’incendio può ustionare
il portatore, o i suoi vicini di sedile, ma non è
un’esplosione e non può far cadere l’aereo.
D’altro canto tenere sotto controllo una tale soluzione
per diverse ore, in aereo, implica un sistema di refrigerazione
molto preciso e anche molto ingombrante. Da portare, per
giunta, nella toilette insieme ad alambicchi vari. Perché
adesso viene in bello. Cioè il versamento dell’acido
solforico nella data soluzione.
La qual cosa richiede, come minimo e preliminarmente, una
maschera antigas e un paio di occhiali da subacqueo, perché
il gas che ne fuoriesce è altamente corrosivo per
gli occhi e letale se inspirato. Non solo, ma l’intera
operazione, per raggiungere la quantità di esplosivo
necessaria, richiede parecchie ore. E poi comporta altre
due ore e mezzo circa di attesa affinché il composto
chimico riesca a seccare, trasformandosi in piccolissimi
cristalli simili a neve, prima di poter essere fatto detonare
con un impulso elettrico.
Tutto questo, com’è evidente, richiede che,
nel corso dell’intero volo, nessun passeggero venga
a bussare alla porta della toilette; che nessun membro dell’equipaggio
si insospettisca vedendo un passeggero entrare nella toilette
con ingombranti apparecchiature, e poi assistendo, dall’esterno
a una tale prolungata diarrea; che i fumi del gas letale,
dall’odore caratteristico di acido solforico, non
escano dalla toilette, soffocando i passeggeri dei sedili
situati in prossimità della detta toilette.
Il mondo intero - come ha scritto Green - "è
stato raggirato con un mito hollywoodiano di liquidi esplosivi
binari, che ha guidato interi governi e determinato politiche.
Cioè noi abbiamo reagito a un complotto cinematografico".
Pura fiction, evidentemente di grande successo.
Chi l’ha prodotta? Ecco, non sarebbe male ora tornare
a bomba, come si usa dire, al progetto P2OG. Ce ne sono
i motivi. Secondo la dettagliata analisi di Nafeez Mossadeq
Ahmed (1), che cita a sua volta il capo del bureau pakistano
di Asia Times, Syed Shahzad, i cittadini britannici di origine
pakistana arrestati a Lahore e Karachi in connessione con
il complotto, erano tutti membri attivi del gruppo islamico
britannico clandestino Al Muhajiroun, il cui capo è
Omar Bakri Mohammed. Costui è ora in Libano, dove
è stato "esiliato" dalle autorità
britanniche sebbene figuri tra i sospettati per le esplosioni
del 7 luglio 2005 a Londra. Non vi sembra strano che, avendolo
in mano, gl’inglesi se lo siano fatto scappare? Risulterà
meno strano quando si sappia che Omar Bakri Mohammed era
un agente dell’MI6 britannico, reclutato alla metà
degli anni ’90 per reclutare, a sua volta, combattenti
islamici per il Kosovo. Sempre secondo la stessa fonte sia
la CIA che l’MI6 avrebbero da tempo loro agenti infiltrati
all’interno del gruppo Al Muhajiroun.
Il tutto appare straordinariamente simile alla mission
del gruppo P2OG: organizzare finti o veri attentati terroristici,
penetrare all’interno dei gruppi terroristici per
usarli a proprio piacimento. Ecco da dove viene la fiction
nella quale tutti i media principali hanno immediatamente
creduto, rivendendocela come realtà effettuale, contribuendo
a organizzare la diversione.
Poi che succede? Che le prove non ci sono, che la "mente"
del complotto, torturato a dovere, non viene neppure estradato
in Inghilterra, forse perché non lo si può
far vedere in pubblico. E succede anche che dei 23 arrestati
solo 11 vengono formalmente incriminati, con accuse molto
generiche di possesso di elementi atti a costruire bombe
e possesso di video estremisti inneggianti al martirio.
Due sono rimessi addirittura in libertà, gli altri
11 sono trattenuti in base alla legge antiterrorismo che
prevede 28 giorni di detenzione anche senza un’accusa
formale. Il ministro dell’interno britannico, John
Reid, sta cercando di far passare un piccolo Patriot Act
d’oltre Manica, per prolungare il fermo fino a 90
giorni, ma non risulta abbia chiesto l’estradizione
di Rashid Rauf.
Ma ciascuno di noi dovrebbe sapere che è possibile,
teoricamente, la sua incriminazione per terrorismo. Infatti
potrebbe avere dell’acetone in bagno, per sciogliere
lo smalto sulle unghie, e dell’acido solforico per
sturare i lavandini, e del decolorante per capelli, che
contiene, insieme al 97% di acqua, anche del perossido d’idrogeno.
Infine tutti abbiamo un telefonino, potenzialmente adatto
a innescare l’esplosivo risultante.
Resta una domanda, che spesso mi viene fatta quando cerco
di spiegare che anche l’11 settembre è una
colossale menzogna: "ma possibile che chi organizza
questi spettacoli sia così stupido da lasciarsi dietro
tante incongruenze?" La domanda è legittima,
ma ingenua. Le incongruenze sono evidenti, ma le conosceranno
in pochi. Quello che passa è la versione ufficiale,
che crea l’ondata di panico opportuna per l’uso
da parte dei poteri. Chi organizza queste cose non è
affatto stupido: conosce il funzionamento dei media meglio
di noi e anche meglio di molti direttori di giornali e di
telegiornali.
Di Giulietto Chiesa
tratto da Megachip