Frei Betto, frate domenicano e teologo
della liberazione, ci racconta Fidel e la sua Cuba
Brasile - San Paolo - 13.8.2006
Dov’è la sinistra? Una parte della sinistra
si sente umiliata perchè non è così
etica come dice di essere; l’altra, perchè
il socialismo è fallito, eccetto a Cuba. Nella Corea
del Nord predomina un regime totalitario mentre in Cina,
il capitalismo di Stato.
Le prefiche (donne pagate per piangere e lodare un morto
ndr.) del fallimento non si chiedono quali sono state le
sue cause e neppure denunciano il fracasso del capitalismo
per i 2/3 dell’umanità che, secondo l’Onu,
vivono al di sotto del limite della povertà. Così
aderiscono al neoliberalismo senza sensi di colpa. E lo
adornano con l’eufemismo di “democrazia”,
nonostante accentui la disuguaglianza mondiale e neghi valori
e diritti umani coltivando l’idolatria del denaro
e delle armi.
Cosa vuol dire essere di sinistra? Tutti i concetti accademici
– ideologici, partitici e dottrinari – sono
parole vuote rispetto alla definizione che essere di sinistra
vuol dire difendere i diritti dei poveri, anche se apparentemente
non hanno ragione. Fa quindi rabbrividire vedere qualcuno
che si definisce di sinistra allearsi alla destra.
Fidel è un uomo di sinistra. Non ha fatto, tra il
1956 e il 1959, una rivoluzione per instaurare il socialismo.
Voleva liberare Cuba dalla dittatura di Batista, riconquistare
l’indipendenza del paese e liberare il popolo dalla
miseria. Subito dopo la salita al potere in visita negli
Stati Uniti veniva applaudito per le strade di New York.
L’élite non era certo disposta a cedere parte
delle sue ricchezze affinché tutto il popolo avesse
di che sfamarsi. Sostenuta dalla Casa Bianca, cominciò
a spargere il terrore, cercando di contrapporsi alle riforme
agrarie e urbane e alla campagna nazionale di alfabetizzazione.
Kennedy, applaudito come baluardo della democrazia, inviò
10 mila mercenari per invadere Cuba nello sbarco della “Baia
dei Porci”, nel 1961. Furono sconfitti. E la Rivoluzione,
per difendersi non ebbe alternativa se non allearsi all’Unione
Soviética.
Cuba è l’unico paese dell’America Latina
che è riuscito a universalizzare la giustizia sociale.
L’intera popolazione composta da 11 milioni di abitanti,
gode del diritto all’assistenza medica e all’educazione
il che ha meritato gli elogi del Papa Giovanni Paolo II
durante la sua visita nell’isola nel 1998.
Fidel Castro Forse è il paradiso? Per chi vive nella
miseria dei nostri paesi – e sono tanti – la
vita a Cuba è invidiabile. Per chi appartiene alla
classe media, Cuba è il purgatorio; per chi è
ricco è l’inferno. Riescono a vivere nell’Isola
solo coloro che hanno una coscienza solidale e sanno pensare
a se stessi in un’ottica di diritti collettivi. O
conoscete qualche cubano che ha girato le spalle alla Rivoluzione
per difendere i poveri in un altro angolo del mondo?
Sulla strada che porta dall’aeroporto dell’Avana
fino al centro della città c´è un cartello
con il ritratto di un bambino che sorride e la frase: “Questa
notte 200 milioni di bambini dormiranno per le strade del
mondo. Nessuno di loro è cubano.” Esiste un
altro paese del Continente che può vantare un simile
manifesto alla porta d’entrata?
Riferire semplicemente la parola Cuba provoca brividi agli
spiriti reazionari. Rivendicano la democrazia nell’Isola,
come se quello che predomina nei nostri paesi – corruzione,
nepotismo, malversazioni – fosse il modello di qualcosa.
Perché non chiedono, prima di tutto, al governo degli
Stati Uniti che la finiscano di profanare il diritto internazionale,
che sospendano l’embargo e che chiudano il loro campo
di concentramento a Guantanamo?
Si protesta contro le fucilazioni della Rivoluzione, e mi
associo. Sono infatti contrario alla pena di morte. Ma dove
sono le proteste contro la pena di morte negli Stati Uniti
e contro le fucilazioni sommarie praticate dalla polizia
militare in Brasile?
Cuba è attualmente il paese con il più elevato
numero di medici e ballerini classici per abitante. Sta
sviluppando un programma per curare gratuitamente, nei prossimi
10 anni, 6 milioni di latino-americani con problemi alla
vista.
Fidel è ricoverato in ospedale. Cosa accadrà
quando morirà l’uomo che è sopravvissuto
a una decina di presidenti degli Stati Uniti e a 47 anni
di tentativi terroristici della Cia per eliminarlo? Il buon
umore dei cubani ha la risposta a portata di mano: “Poiché
siamo persone civilizzate, prima seppelliremo il Comandante.”
Verrà il socialismo calato nella fossa insieme alla
sua bara?
Papa Giovanni Paolo II con Fidel Castro Tutto indica che
Cuba si prepara al periodo post-Fidel. Il che non significa,
come sperano i cubani di Miami, che ciò accadrà
presto. A novembre, all’Università di L’Avana,
il leader rivoluzionario aveva detto che la Rivoluzione
può essere vittima dei suoi stessi errori e aveva
lanciato una questione: “Quando i veterani spariranno,
cosa fare e come farlo?”
Alla vigilia del suo compleanno, il 13 agosto, Fidel comincia
a svelare il suo testamento politico. La maggior parte dei
membri della Guida Politica del Partito Comunista ha tra
i 40 e 50 anni e sempre più giovani sono chiamati
ad occupare funzioni strategiche. Poiché il 70 percento
della popolazione è nata nel periodo rivoluzionario,
non ci sono indizi di un desiderio popolare per il ritorno
del capitalismo. Cuba non vuole come futuro il presente
di tanti paesi latino-americani, dove l’opulenza convive
con il narcotraffico, la miseria, la disoccupazione e la
rottamazione della sanità e dell’educazione.
Un buon compleanno e un rapido recupero, Comandante.
Testo tratto da: peace
reporter