E' bello
avere ragione.
Quasi cinque anni fa,abbiamo aperto una sezione
del sito Kelebek dedicato alle menzogne dello "Scontro
di civiltà":
"Qui ho raccolto
qualche saggio, mio e di altri, su questo straordinario
processo. Non serve ovviamente a molto. Ma forse tra non
tanto ci sveglieremo con un gran mal di testa, chiedendoci
come mai ci troviamo in mezzo a una distesa infinita di
cadaveri. Chissà, riguardando questi articoli,
potremo capire esattamente come ciascuno di noi ha passato
questa notte della ragione."
E subito sotto, ponevamo una frase fondamentale
di Primo Levi:
«Ma quante
sono le menti umane capaci di resistere alla lenta, feroce,
incessante, impercettibile forza di penetrazione
dei luoghi comuni?»
I luoghi comuni generati ogni giorno dalla
grande, implacabile Fabbrica del Terrore.
Abbiamo denunciato, ad esempio, Ferruccio
de Bortoli, che in qualità di direttore
del Corriere della Sera ha creato il Prodotto Fallaci,
per poi riprodurlo più volte negli anni successivi,
quando lui dirigeva l'RCS Libri.
Abbiamo denunciato
anche una pioggia incessante di notizie inventate
all'unico scopo di spaventare la casalinga di Voghera.
C'erano i Codici del
Corano, i venditori ambulanti diventati Banchieri
di Al-Qaida, il Marocchino all'Asilo, il Papa
con il Giubbotto Antiproiettile, la bomba nel
call center con Bin Laden che sodomizzava Bush, il pescatore
accusato di voler farsi saltare in aria di notte
in un cimitero militare, lo storpio ubriacone
arrestato perché avrebbe progettato di mettere
il cianuro negli acquedotti romani, l'ex-prete
pronto a far saltare in aria il Vaticnao la notte di Natale,
Berlusconi minacciato allo stadio dai terroristi, il medico
omeopata accusato di voler comprare tutta l'acqua
potabile d'Italia per avvelenarla, la strage
di Madrid attribuita al "circuito spagnolo del Campo
Antimperialista"...
Ogni volta, dietro queste fantastiche storie (lanciate
in almeno la metà dei casi da Magdi
Allam), compariva qualche variante della frase, "secondo
fonti dei servizi".
Da alcuni giorni sappiamo che quella Fabbrica del Terrore
abitava a Roma, in undici grandi stanze in via
Nazionale 230, dedicate interamente a rifornire
le "fonti aperte", cioè i giornalisti.
Ovviamente non è tutto lì: dietro
il signor Pio Pompa ci sono anche altri registi, come
quello che un paio di giorni fa ha scoperto un complotto
di arabi intenzionati a mettere una bomba in un tunnel
sul Hudson - una dozzina di metri sott'acqua - allo scopo
di annegare la città di New York.
Però è una straordinaria soddisfazione
lo stesso.
Scrive ieri Giuseppe D'Avanzo, su Repubblica:
"Pollari
[...] è riuscito a politicizzare il lavoro dell'intelligence,
rendendolo essenziale a un progetto modernissimo che ha
alimentato, con lo spettro dell'annientamento nucleare,
dela bomba nella metropolitana, dei kamikaze, la
paura e la collera per la paura [...].
La guerra al terrore, grazie alla sapienza di
Pollari, è stata una location di cartapesta,
dove sono andati in scena gli effetti speciali di un
mondo defattualizzato. [...] Ci siamo trovati a combattere,
ripeto, una guerra non contro il terrorismo, ma contro
un terrore creato con la menzogna e la manipolazione.
Se Pio Pompa può apparire oggi un tipo
troppo insignificante per un così vasto programma,
questo racconta quanto sprovveduto è stato chi
gli ha creduto e quanto malaccorte siano state
le redazioni che hanno creduto alle sue 'favole',
non l'inefficacia del suo lavoro di 'creatore di favole'.
[...]
Sono stati, questi, anni in cui noi giornalisti
riuscivamo molto più facilmente a 'vendere'
un articolo se dentro c'era una minaccia, la paura,
Osama Bin Laden e Al Qaeda.
[...] [Esisteva] la convinzione, purtroppo condivisa,
che qualunque cosa provenisse da una 'fonte
di sicurezza', tanto meglio se confermata da
politici, acquisisse un alto grado di credibilità.
Al punto che si potevano abbandonare le consuete routine
che impongono di cercare almeno una conferma 'indipendente'
a quel qualcosa che ci veniva propinato. L'operazione
aveva bassi costi e massimi profitti per tutti. Il giornalista
finiva in prima pagina. [...]
L'agenzia delle 'favole' di via Nazionale ha fabbricato,
lungo questa via, realtà tanto artificiose quanto
minacciose; un mondo fittizio rispetto a quello
reale; un mondo immaginario attraversato da
kamikaze armati di cianuro da versare negli acquedotti;
di bombe da far esplodere nelle metropolitane e nelle
cattedrali; di missili da lanciare contro San Pietro."