di Frei Betto
Duro atto d'accusa del teologo della liberazione brasiliano
Frei Betto contro l'arroganza dell'Europa occidentale.
Questo articolo di Frei Betto è apparso sul settimanale
brasiliano "Correio da Cidadania" (n. 519).
Titolo originale: "Europa, ¿Primer Mundo?"
L'Europa occidentale ha già raggiunto il culmine
del suo benessere? Qual è il futuro di un vecchio
Continente che non produce più scienza e tecnologia
e che trasferisce le sue industrie in Paesi poveri in cui
la manodopera è più a buon mercato? L'impressione
è che l'Europa sia in una fase di stallo. Che si
preoccupi solo di preservare il suo comfort. Che abbia perduto
l'illusione dell'utopia, il vigore intellettuale, la densità
della fede. Che è stato dei valori cristiani in questa
società che esalta la competitività al di
sopra della solidarietà, e che investe milioni in
biogenetica e cosmetici, indifferente alla sofferenza di
quattro miliardi di esseri umani che, secondo l'Onu, vivono
al di sotto della linea della povertà?
Perché provocano tanta paura gli immigrati? Sono
terroristi potenziali? Chi ha colonizzato le loro terre
e succhiato le loro ricchezze minerarie e naturali, lasciando
dietro di sé una scia di miseria e dolore? Perché
l'Europa Occidentale mira all'America Latina attraverso
l'ottica del pregiudizio? Chávez e Morales non sono
stati eletti democraticamente come Lula? Perché voi
europei non vi sollevate contro l'embargo degli Stati Uniti
a Cuba e l'uso della base navale di Guantánamo come
carcere clandestino di presunti terroristi?
Perché i templi cattolici europei sembrano accogliere
più turisti che fedeli? Il futuro del cristianesimo
sarà per caso nei movimenti che chiedono al fedele
di privarsi della sua coscienza critica, di abbracciare
il puritanesimo e una spiritualità del fermento fuori
dalla pasta? Perché tanti europei si mobilitano contro
malattie (Aids, cancro…), incidenti (sulle strade
e al lavoro) e violenze (terrorismo, guerra, omicidi…)
ma si mostrano indifferenti di fronte al principale fattore
di morte precoce, la fame?
Perché gli europei sembrano preferire la sicurezza
alla libertà e sono tanto condiscendenti nei confronti
dell'aggressiva politica del governo statunitense, che cerca
la pace mediante l'imposizione attraverso le armi? Perché
non preferiscono la proposta di Isaia di costruire la pace
come frutto della giustizia (32,17)?
Che futuro desiderano i cristiani europei per l'Europa e
per il mondo? Il perfezionamento del sistema capitalista
o l'"altro mondo possibile"? Che segni di solidarietà
effettiva con i poveri dell'Africa, dell'Asia e dell'America
Latina si danno da parte dei cristiani europei?
Radici indigene
È un errore considerare l'America a partire dagli
ultimi 500 anni. Più delle vestigia lasciate dalla
colonizzazione iberica è il passato di Amerindia
quello che traduce meglio la nostra identità. Relegare
nell'oblio le radici indigene dell'America è un modo
cinico di tentare di coprire il genocidio commesso dall'impresa
del colonialismo. Se c'è una realtà tragica
a cui va giustamente applicato il termine "olocausto"
è in America. Durante il primo secolo della colonizzazione
sono stati assassinati milioni di indigeni. In nome della
civiltà e della fede cristiana…
Nel messaggio dei vescovi del Brasile in occasione dei 500
anni di evangelizzazione, essi riconoscono che "la
nazione brasiliana non può identificarsi solo con
i suoi ultimi 500 anni di storia. Quando arrivarono qui,
i portoghesi trovarono abitanti in queste terre, una molteplicità
di popoli di origini e di lingue diverse".
"I popoli indigeni hanno avuto un'influenza importante
e attiva nella formazione del popolo brasiliano, per quanto
sia poco conosciuta e riconosciuta dalla maggior parte dei
brasiliani di oggi, che a volte ancora mantengono un atteggiamento
di disprezzo nei confronti degli indios. Al contrario, vogliamo
ricordare e riaffermare: è da 500 anni che il Vangelo
di Gesù Cristo è arrivato nelle nostre terre.
Ma già c'era una presenza del Dio vivo tra i popoli
che abitavano qui. Il messaggio cristiano ha illuminato
più chiaramente i segni della presenza di Dio nelle
creature e ha rafforzato, con la legge dell'amore fraterno,
la coscienza morale e le virtù tradizionali dei popoli
indigeni".
"Molto più gravi delle difficoltà che
ancora oggi persistono in ciò che riguarda il riconoscimento
dei diritti dei popoli indigeni sono le violazioni di questi
diritti realizzate dai "conqui-statori" lusitani,
giunte fino allo sterminio di una parte rilevante di tali
popolazioni".
L'etnocentrismo europeo, ancora oggi, impedisce che l'America
sia riconosciuta nella sua identità, nella sua cultura
e nei suoi valori. Vi sono state da subito eccezioni lodevoli,
come Bartolomé de las Casas, Antonio de Montesinos,
Pedro de Córdoba, padre Vieira e altri. Ma la posizione
di questi dà l'impressione di essere poco compresa
dagli europei e da coloro che, in America, hanno una mentalità
europeizzata.
Nel XVI secolo l'Europa aveva già assimilato Aristotele
e, in effetti, aveva posto fondamenti razionali alla teologia
(Tommaso d'Aquino) e alla politica (Machiavelli). Poiché
ogni punto di vista è la vista a partire da un punto,
gli europei hanno guardato all'operato nel Nuovo Continente
nell'ottica del pregiudizio. Non sono stati capaci di cogliere
la consistenza e la profondità del sapere indigeno,
le dimensioni teologica e pastorale delle loro credenze,
i progressi in termini di civiltà (paragonabili a
quelli degli europei) delle comunità urbane. Il diverso
è apparso come divergente, lo strano come minaccioso,
l'inusitato come maledetto. Fino al punto che i teologi
europei arrivarono a domandarsi se gli indigeni avevano
un'anima, per giustificare così il genocidio (Ginés
de Sepúlveda), poiché si sapeva che praticavano
il cannibalismo.
Eppure, in Francia, il giorno di San Bartolomeo del 1572,
Jean de Léry, che aveva vissuto in Brasile tra il
1556 e il 1558, assistette a scene di cannibalismo che superavano
quanto aveva visto tra i nostri indios. Nella sua Histoire
d'un voyage fait en la terre du Brasil, pubblicato nel 1578,
egli descrive di aver assistito a delle aste, a Lione e
ad Auxerre, dove si vendeva il sebo umano e il cuore arrostito
sulla brace delle vittime protestanti del fondamentalismo
cattolico…
Perlomeno, l'antropofagia degli indios era un rituale. Motivo
per cui scrive: "Quello che si pratica tra di noi…
in buona e sana coscienza credo che superi in crudeltà
i selvaggi… Tra altri atti di orrenda memoria, il
sebo delle vittime massacrate a Lione molto più barbaramente
di quanto facevano i selvaggi non è stato venduto
in pubblica asta e aggiudicato al miglior offerente? Il
fegato e il cuore e altre parti del corpo di alcune persone
non sono stati mangiati da furiosi assassini, di cui ha
orrore l'inferno?... Non aborriamo troppo, allora, la crudeltà
dei selvaggi antropofagi".
Europa civilizzata?
Si parla del ritardo dell'America Latina, della povertà
che condanna a una vita indegna 200 milioni di abitanti
su un totale di 500 milioni, dei massacri di contadini in
Guatemala e dei bambini di strada in Brasile. Ma cosa rappresenta
questo di fronte alla quantità di morti delle due
grandi guerre mondiali che hanno avuto l'Europa come teatro,
all'eredità di miseria e genocidio lasciata dagli
europei nelle loro colonie in Africa o alle attuali inique
relazioni commerciali tra Nord e Sud del mondo?
Nessuno è più colto di un altro, insegna Paulo
Freire. Esistono, sì, culture distinte, parallele
e socialmente complementari. Il sapere di un teologo è
un patrimonio importante come quello di una cuoca. La differenza
è nel fatto che la scolarità del primo gli
attribuisce un'eccellenza che il pregiudizio sociale nega
alla donna di cucina. Tuttavia è bene ricordare che
questa è capace di vivere senza il sapere del teologo,
ma questi non sopravvive senza la cultura culinaria di lei…
C'è un altro principio pedagogico che l'Euro-pa non
è stata capace di assorbire: la testa pensa dove
poggiano i piedi. Ossia, lo stesso occhio teologico non
guarda in modo eguale la stessa realtà se tiene i
piedi nel mondo del colonizzatore o nel mondo del colonizzato.
Las Casas forse non sarebbe stato capace di riconoscere
la dignità degli indigeni se da adolescente non fosse
convissuto a Siviglia con il piccolo indio che suo padre,
il secondo di Colombo, gli aveva portato in regalo dai Caraibi…
L'eurocentrismo è la malattia senile di una cultura
che si è distanziata dalla realtà e il cui
universo, pertanto, è collocato al di sopra della
vita reale. È stato nella Germania di Kant, di Beethoven
e di Einstein che Hitler trovò il brodo di coltura
sfociato nelle atrocità del nazismo. Il Portogallo
ha avuto Salazar, l'Italia Mussolini, la Spagna Franco:
tutti loro con le benedizioni complici della Chiesa cattolica.
E oggi si può dire che l'Europa Occidentale sia lo
spazio per eccellenza della democrazia? Perché l'Europa
guarda con tanto sospetto a Cuba - i cui progressi nella
salute e nell'educazione sono stati elogiati da Giovanni
Paolo II nel suo viaggio del 1998 - così come ai
governi di Chávez, in Venezuela, e di Morales, in
Bolivia, appoggiati da un'ampia maggioranza della popolazione?
Tony Blair, con il suo sostegno all'aggressione imperialista
di Bush - in Afghanistan, in Iraq e in Libano - è
un esempio di democrazia?
E l'indifferenza dei governi europei di fronte al deterioramento
delle condizioni sociali, economiche e politiche dell'Africa
è un esempio di democrazia? Come parlare di democrazia
quando gli stranieri sono considerati intrusi e i musulmani
terroristi potenziali?
Da ADISTA