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Affrancarsi con l’istruzione.
Per gli Yanomami e i Boscimani due progetti per autogestirsi.

YanomamiSecondo i calcoli, sono almeno 6.000 le diverse lingue che si parlano sulla Terra (e i dialetti, ovviamente, molti di più). Di queste, circa 3.300 sono utilizzate da comunità che contano meno di 10.000 individui. Ed è proprio l’esiguità numerica di coloro che le parlano a mettere a repentaglio la sopravvivenza di queste lingue: gli esperti (si veda l’articolo Lingue che muoiono pubblicato su «Le Scienze» n. 416, aprile 2003) ritengono che potrebbero scomparire nel giro di una, al massimo due generazioni, lasciando più povera tutta l’umanità. Perché una lingua custodisce esperienze e visioni del mondo uniche e insostituibili, e non basta tradurla, o conservarla nei musei, o ancora, come prevede il pur meritevole Progetto Rosetta della Long Now Foundation di San Francisco, inserirla in database digitali. Deve continuare a essere parlata e vissuta nella quotidianità, in modo da alimentare il senso d’identità di un popolo, grande o piccolo che esso sia.
Per aiutare uno di questi popoli, quello degli Yanomami, che da 50.000 anni abita ininterrottamente la foresta amazzonica al confine tra Brasile e Venezuela, è nato il Progetto di scuola bilingue promosso dalla Commissione pro- Yanomami (www.proyanomami.org.br) con il sostegno di Survival Intemational, un’associazione che si occupa dei diritti dei popoli tribali in tutto il mondo. Protetti dalla foresta impenetrabile e da impetuosi corsi d’acqua, gli Yanomami sono riusciti a sopravvivere nonostante i massacri e le malattie portate negli anni settanta dai cercatori d’oro. La loro popolazione si è però ridotta a circa 27.000 individui, 12.800 dei quali vivono in territorio brasiliano. Ciò nonostante sono il popolo indigeno più numeroso dell’Amazzonia tuttora in grado di vivere in modo indipendente e secondo le tradizioni.
Tra i primi risultati concreti ottenuti dal progetto vi è l’aver messo per iscritto nella lingua ancestrale le conoscenze tradizionali di questo popolo, dalla medicina delle piante - gestita in gran parte dalle donne - alla conoscenza del territorio e degli animali. E poi l’organizzazione di scuole dove si impara a leggere e a scrivere sia in yanomami sia in portoghese, in modo da poter difendere i propri diritti e occupare ruoli di responsabilità. E ancora l’istituzione di personale sanitario che, attraverso l’igiene e la prevenzione, renderà meno vulnerabile la comunità.
Anche per i 90.000 Boscimani dell’Africa meridionale, o San come loro si chiamano, esiste il problema non solo della sopravvivenza in un ambiente per sua natura povero di risorse e sempre più ristretto, ma anche di raggiungere un livello di istruzione che consenta, almeno ad alcuni, di gestire autonomamente la propria comunità affrancandosi dalla dipendenza dai sussidi nazionali e internazionali. Per questo popolo nomade e bistrattato esiste inoltre il problema che quasi nessuno riesce ad arrivare a completare le scuole superiori. Attualmente sono solo 14 i San che stanno frequentando corsi universitari o che si apprestano a farlo.
Per consentire che terminino gli studi, il Gruppo di lavoro delle minoranze indigene con sede a Windhoek, in Namibia, ha lanciato una campagna che in Italia ha come tramite il Progetto African Heritage (www.heritage_org.com) e una sua responsabile, Silvana Olivo (tel. 333 9337864). L’investimento per far diventare questi studenti insegnanti o tecnici è molto contenuto, ma può aprire la strada al riscatto di un popolo la cui cultura di sussistenza è una lezione per l’intera umanità.

Testo di Adriana Giannini scritto per “Le Scienze”

Survival Italia (www.survival.it tel. 028900671) ha avviato una campagna per far conoscere il Progetto scuola bilingue anche nel nostro paese. In particolare vuole portarlo nelle scuole per le quali ha predisposto, con il contributo di Paper Mate, un interessante kit didattico che può essere richiesto gratuitamente a WE Contract, tel. 026709496.


Pagina contenuta nel sito www.polesine.com


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