Il
signore della guerra.
Diritti umani? Lotta al terrorismo? No, signori, è
solo petrolio. Con la benedizione di Dio. il Dio di Bush.
Questo articolo di John le Carré è
stato pubblicato sul quotidiano di Madrid "El País"
(20/01/03). Titolo originale: "Confesiones de un terrorista"
Gli Stati Uniti sono entrati in uno dei loro periodi
di follia storica, ma questo è il peggiore tra quelli
che ricordo: peggiore del maccartismo, peggiore della Baia
dei Porci e, a lungo termine, potenzialmente più disastroso
della guerra del Vietnam. La reazione all11 settembre
è andata al di là di quello che Osama avrebbe
sperato nei suoi sogni più sinistri. Come nellepoca
di McCarthy, i diritti e le libertà nazionali, che
hanno fatto degli Stati Uniti linvidia del mondo, stanno
per essere erosi in modo sistematico.
La persecuzione dei residenti stranieri negli Usa continua
senza sosta. Le persone "non permanenti" di sesso
maschile e di origine nordcoreana o mediorientale scompaiono
nelle prigioni segrete in seguito ad accuse segrete sulla
parola segreta dei giudici. I palestinesi che risiedono negli
Stati Uniti, e che prima venivano considerati cittadini senza
Stato e pertanto non deportabili, vengono conse-gnati ad Israele
per essere "ristabiliti" a Gaza e in Cisgiordania,
posti che probabilmente non hanno mai conosciuto.
Stiamo facendo lo stesso gioco anche qui in Gran Bretagna?
Suppongo di sì. Tra 30 anni ce lo faranno sapere. La
combinazione della complicità dei mezzi di comunicazione
statunitensi con gli interessi creati dalle grandi imprese
assicura ancora una volta che il dibattito che si dovrebbe
udire nelle piazze di tutti i paesi sia ridotta agli articoli
più assennati della stampa della Costa Occidentale
degli Usa: "Andate alla colonna A a pagina 27, se siete
in grado di trovarla nel giornale e di capirla".
Nessun governo statunitense ha mai tenuto le sue carte così
strette. Se i servizi di Intelligence non sanno nulla, allora
sarà il segreto meglio custodito di tutti. Ricordate
che si tratta delle stesse organiz-zazioni che ci hanno dimostrato
il più grande fallimento nella storia dellIntelligence:
l11 settembre. Questa guerra imminente è stata
programmata anni prima che Osama Bin Laden attaccasse, però
è stato Osama che lha resa possibile. Senza Osama,
lamministrazione Bush sarebbe ancora lì a tentare
di spiegare questioni complesse, come il modo in cui sia riuscita
ad essere eletta; laffare Enron; i suoi vergognosi favori
a coloro che sono fin già troppo ricchi; il suo disprezzo
irresponsabile per i poveri del mondo, per lecologia,
e per un numero infinito di convenzioni internazionali derogate
unilateralmente. Forse dovrebbe anche spiegarci perché
appoggia Israele nel suo disprezzo continuo per le risoluzioni
dellOnu.
Ma Osama ha opportunamente spazzato via tutto questo. I Bush
cavalcano di nuovo. Si dice che l88% degli americani
voglia la guerra. Il bilancio preventivo della Difesa degli
Stati Uniti è aumentato di 60.000 milioni di dollari,
fino a raggiungere quasi i 360.000 milioni di dollari. Dalle
fabbriche sta uscendo una splendida nuova generazione di armi
nucleari americane, preparate per rispondere alla pari alle
armi nucleari, a quelle chimiche e biologiche nelle mani di
Stati canaglia. In modo che tutti possiamo respirare tranquilli.
E lAmerica non solo decide unilateralmente chi possa
o non possa possedere queste armi. Si riserva anche il diritto
unilaterale di utilizzare senza scrupolo le proprie armi nucleari
quando e dove vuole, sempre che reputi sotto minaccia i propri
interessi, quelli dei suoi amici e dei suoi alleati. Quali
saranno esattamente questi amici e alleati nei prossimi anni?
Come sempre accade in politica, sarà una specie di
indovinello. Uno si fa buoni amici e alleati, così
da armarli fino ai denti. Fino a che un giorno non sono più
né amici, né alleati e gli manda una bomba nucleare.
Vale la pena di ricordare in questa sede quante ore di profonda
riflessione abbia impiegato il Gabinetto degli Stati Uniti
per decidere se avesse dovuto attaccare lAfghanistan
con armi nucleari nei giorni successivi all11 settembre.
Fortunatamente per tutti noi, ma in particolar modo per gli
afghani, la cui complicità negli attacchi dell11
settembre è stata decisamente minore di quella del
Pakistan, hanno deciso di cavarsela con 25.000 tonnellate
delle cosiddette tagliamargherite convenzionali, che, secondo
tutti i testimoni, producono tanta distruzione quanto una
bomba nucleare piccola. Ma la prossima volta faranno sul serio.
Un argomento molto meno chiaro è quale sia esattamente
la guerra che l88% degli americani pensa di appoggiare.
Una guerra che durerà quanto, per favore? A quale prezzo
di vite di americani? A quale prezzo per le tasche del contribuente
americano? A quale prezzo (poiché la maggior parte
di questo 88% è gente per bene e umana) di vite di
iracheni? Ora sarà già probabilmente un segreto
di Stato, ma la Tempesta del Deserto è costata allIraq
almeno il doppio delle vite che gli Stati Uniti hanno perso
in tutta la guerra del Vietnam.
Il modo in cui Bush e la sua amministrazione sono riusciti
a deviare lira degli Stati Uniti contro Osama Bin Laden
verso Saddam Hussein è uno dei più grandi giochi
di prestigio nella storia dellopinione pubblica. Ma
gli è riuscito bene. Un recente sondaggio dice che
un americano su due crede ora che Saddam sia stato il responsabile
dellattacco al World Trade Center.
Ma lopinione pubblica americana non viene solo ingannata.
Viene minacciata, perseguitata, rimproverata e mantenuta in
un permanente stato di ignoranza e paura e, di conseguenza,
di dipendenza dai propri leader. Questa psicosi attentamente
orchestrata dovrebbe, con un po di fortuna, portare
comodamente Bush e i suoi compagni di cospirazione fino alle
prossime elezioni. Quelli che non sono con il signor Bush
sono contro di lui. O, quel che è peggio (andate a
vedere il suo discorso del 3 gennaio), stanno con il nemico.
Cosa strana, visto che io sono completamente contro Bush,
ma mi piacerebbe vedere la caduta di Saddam solamente
non secondo i termini e i metodi di Bush. E nemmeno sotto
la bandiera di unipocrisia così scandalosa. Il
colonialismo Usa vecchio stile è sul punto di estendere
le proprie ali di ferro su tutti noi. Ci sono oggi più
americani impassibili che si infiltrano in popoli che nulla
sospettano, di quanti ce ne fossero nel momento più
teso della guerra fredda. Il bigottismo religioso con cui
invieranno le truppe americane al fronte è forse laspetto
più nauseabondo di questa guerra surrealista che si
avvicina. Bush tiene Dio per il collo.
E Dio ha opinioni politiche molto particolari.
Dio ha scelto gli Stati Uniti per salvare il mondo nel modo
che più conviene agli Stati Uniti.
Dio ha scelto Israele come legame fra la politica americana
e il Medio Oriente. E chiunque voglia mettere in dubbio questa
idea: a) è un antisemita, b) è un antiamericano,
c) sta col nemico, d) è un terrorista.
Anche Dio ha legami terrificanti. Negli Usa, dove tutti gli
uomini sono uguali ai suoi occhi, anche se non agli occhi
degli altri, la famiglia Bush è formata da un presidente,
un ex presidente, un ex capo della Cia, il governatore della
Florida e lex governatore del Texas. Bush senior ha
alcune buone guerre al suo attivo e una reputazione ben meritata
per aver mostrato lira dellAmerica agli Stati
clienti che disobbediscono. Una delle guerrette che ha montato
è stata contro il suo vecchio amico della Cia, Manuel
Noriega di Panama, che ben gli era servito durante la guerra
fredda, ma che poi è cresciuto quando questa era terminata.
Non si vede spesso un potere così nudo, e gli americani
lo sanno.
Volete più dati?
George W. Bush. 1978-84: alto dirigente della
Arbusto-Bush Exploration, una compagnia petrolifera; 1986-1990:
alto dirigente della compa-gnia petrolifera Harken.
Dick Cheney. 1995-2000: presidente esecutivo della
compagnia petrolifera Halliburton.
Condoleeza Rice. 1991-2000: alto dirigente della
compagnia petrolifera Chevron, che ha battezzato una petroliera
col suo nome.
E la lista continua.
Ciò nonostante, nessuno di questi vincoli insignificanti
sfiora lintegrità del lavoro di Dio. Qui si parla
di valori onesti. Sappiamo addirittura quale collegio frequentano
i suoi figli. Nel 1993, mentre lex presidente George
Bush faceva una visita di cortesia al sempre democratico regno
del Kuwait affinché lo ringraziasse per aver liberato
il Paese, qualcuno tentò di ucciderlo. La Cia crede
che questo "qualcuno" fosse Saddam. Fu da lì
che Bush junior esclamò: "Questuomo ha tentato
di uccidere mio padre". Ma questa guerra non è
personale. È necessaria. Si tratta del lavoro di Dio.
Si tratta di portare la libertà e la democrazia al
popolo iracheno, povero e oppresso.
Per essere accettati come membri della squadra di Bush sembra
che si debba anche credere nel Bene Assoluto e nel Male Assoluto,
e Bush, con un sacco di aiuto dai suoi amici, dalla sua famiglia
e da Dio, è lì per aiutarci a distinguere luno
dallaltro. Forse sono cattivo perché scrivo questo,
ma dovrò verificarlo.
Quello che Bush non ci dirà è la verità
sul perché andiamo in guerra. Quello che è in
gioco non è un asse del male, ma il petrolio, il denaro
e le vite della gente. La tragedia di Saddam è quella
di essere seduto sul secondo giacimento di petrolio più
grande al mondo. Quella del suo vicino Iran è di possedere
le riserve di gas naturale più grandi al mondo. Bush
li vuole entrambi e chi lo aiuterà a ottenerli, otterrà
una parte della torta. Chi non lo aiuterà, non la riceverà.
Se Saddam non avesse il petrolio, potrebbe torturare e assassinare
a piacere i propri cittadini. Altri leader lo fanno tutti
i giorni pensiamo alla Turchia, alla Siria, allEgitto,
al Pakistan, ma questi sono nostri amici e alleati. Ho il
sospetto che in realtà Baghdad non rappresenti nessun
pericolo reale per i suoi vicini, e nemmeno per gli Stati
Uniti e per la Gran Bretagna. Le armi di distruzione di massa
di Saddam, ammesso che ancora le abbia, saranno minuzie in
confronto a quello che Israele e gli Usa potrebbero dispiegare
contro di lui in cinque minuti. Quello che è in gioco
non è una minaccia militare o terroristica imminente,
ma limperativo economico della crescita statunitense.
Quello che è in gioco è la necessità
degli Stati Uniti di dimostrare il loro enorme potere militare
allEuropa, alla Russia, alla Cina e a quella povera
pazza della Corea del Nord, così come al Medio Oriente;
far vedere chi comanda negli Stati Uniti e chi deve sottomettersi
a loro allesterno.
Linterpretazione più comprensiva del ruolo di
Tony Blair in tutto questo è che lui credeva che se
avesse cavalcato la tigre sarebbe stato capace di guidarla.
Ma non può. Al contrario, ciò che ha fatto è
stato riconoscerle una falsa legittimità e una voce
docile. Temo che ora questa stessa tigre labbia chiuso
in un angolo da cui non può scappare. Ironicamente,
è probabile che lo stesso George W. provi qualcosa
di simile.
Nella Gran Bretagna del Partito Unico, Blair è stato
eletto leader supremo con una partecipazione bassissima, di
circa un quarto dellelettorato. Se si dovesse riproporre
la stessa apatia pubblica e gli spiacevoli risultati dei partiti
dellopposizione nelle prossime elezioni, Blair o i suoi
successori otterrebbero un potere assoluto simile, con addirittura
una proporzione più piccola di voti. Risulta assolutamente
risibile che, nel momento in cui le sue stesse parole hanno
messo Blair al muro, nessuno dei leader dellopposizione
britannica sia capace di contraddirlo. Però questa
è la tragedia britannica, la stessa degli Stati Uniti:
mentre i nostri governi manipolano, mentono, perdono credibilità,
e le ipotetiche alternative parlamentari si limitano a fare
manovre per non restare fuori dalla foto, lelettorato
fa spallucce e guarda da unaltra parte. I politici non
credono mai a quanto poco riescono a ingannarci.
Ecco perché il punto in Gran Bretagna non è
quale partito formerà il Governo dopo il disastro che
si avvicina, ma chi starà al volante. La cosa migliore
che potrebbe succedere a Blair per sopravvivere personalmente
sarebbe che, nella penultima ora, la protesta mondiale e unOnu
stranamente ringalluzita costringessero Bush a rimettere la
pistola nella fondina senza aver sparato. Ma cosa succede
se il maggior vaquero del mondo cavalca verso casa senza la
testa del tiranno?
La cosa peggiore che può succedere a Blair è
che, con o senza le Nazioni Unite, ci trascini in una guerra
che, se ci fosse stata in qualche momento la volontà
di negoziare con energia, si sarebbe potuta evitare; una guerra
sulla quale cè stato così poco dibattito
in Gran Bretagna, come negli Usa. Nel fare questo, Blair avrà
provocato una risposta imprevedibile, una grande inquietudine
allinterno del Paese, e il caos nella regione mediorientale.
Avrà causato una retrocessione nelle nostre relazioni
con il Medio Oriente che durerà vari decenni. Benvenuti
nel Partito dellEtica in Politica Estera. Esiste un
cammino intermedio, però è duro da seguire:
Bush si lancia senza lappoggio dellOnu e Blair
rimane sulla sponda. Addio alla Relazione Speciale.
Il tanfo di santoneria religiosa che cè nellaria
negli Stati Uniti ricorda i peggiori momenti dellImpero
britannico. Il mantello di lord Curzon non sta bene sulle
spalle degli opinionisti conservatori in voga a Washington.
Mi si rizzano i peli quando ascolto il mio Primo Ministro
che presta i suoi sofismi ossequiosi da rappresentante di
classe a questa avventura chiaramente colonialista. Siamo
in questa guerra, nel caso che scoppi, per assicurare la foglia
di fico alla nostra relazione speciale con gli Usa, per accaparrarci
il nostro pezzetto di torta del petrolio e perché,
dopo tutti gli spintoni pubblici a Washington e a Camp David,
Blair deve prostrarsi.
- Ma vinceremo, papà?
- Certo che sì, figliolo. E tutto sarà terminato
mentre sarai ancora a letto.
- Perché?
- Perché se no, gli elettori del signor Bush diventeranno
molto impazienti e dopo tutto potranno decidere di non tornare
a votarlo.
- E uccideranno delle persone, papà?
- Nessuno che tu conosca, tesoro. Solo stranieri.
- Posso vederlo in tv?
- Solo se il signor Bush ti darà il permesso.
- E quando tutto finirà, le cose torneranno ad essere
come prima? Nessuno tornerà mai più a fare cose
terribili?
- Sssst, piccolo, dormi.
Venerdì scorso un mio amico americano è andato
al supermercato in California con un adesivo sullauto
che diceva: "Anche la pace è patriottica".
Quando ha finito di fare la spesa, ladesivo era scomparso.