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Area di libera razzia USA, il forum
andino condanna l'ALCA
DOC-1211. QUITO-ADISTA. Gli Stati
Uniti sono avvertiti: la creazione dell'Alca, l'Area di libero
commercio dell'America con cui intendono esercitare un dominio
incontrastato su tutto il continente, incontrerà un'opposizione
fermissima da parte dei movimenti popolari latinoamericani.
Del tema si è occupato, dal 15 al 17 aprile a Quito,
il Forum Andino, che riunisce organizzazioni indigene, contadine
e afrodiscendenti delle Ande (a cominciare dalla Conaie, la
potente confederazione delle nazionalità indigene dell'Ecuador).
L'incontro, a cui hanno partecipato circa 120 dirigenti dell'Ecuador,
della Colombia, del Perù e della Bolivia, oltre a rappresentanti
del Messico, dell'Argentina, dell'Uruguay e della Francia, ha
espresso, nel manifesto conclusivo, dal titolo "Un'altra
agricoltura, un'altra integrazione, un'altra America, sì,
sono possibili!", un rifiuto fortissimo dell'accordo di
libero commercio, definendolo "un progetto di ricolonizzazione
e di annessione dell'America Latina" da parte della "principale
potenza imperiale del mondo".
Di seguito il documento, in una nostra traduzione dallo spagnolo.
123 dirigenti indigeni, contadini e afrodiscendenti dell'Ecuador,
della Colombia, del Perù e della Bolivia, 20 istituzioni
per lo sviluppo ed ecologiste della regione andina, con la partecipazione
di produttori del Messico, dell'Argentina, dell'Uruguay e della
Francia, riuniti a Quito tra il 15 e il 17 aprile in difesa
della vita e dello sviluppo dei popoli, manifestano quanto segue:
Noi, popoli indigeni, contadini
e afrodiscendenti dell'America stiamo vivendo il preludio dell'Alca:
il "Consenso di Washington", le politiche di aggiustamento
e di riforme strutturali.
1. Dal decennio passato, attraverso
i cosiddetti Vertici delle Americhe e nel mezzo dell'attuale
processo di globalizzazione neoliberista, i diversi governi
degli Stati Uniti stanno spingendo con aggressività il
progetto Alca, che costituisce un progetto di ricolonizzazione
e di annessione dell'America Latina agli interessi della principale
potenza imperiale del mondo e ai potenti interessi economici
delle grandi imprese transnazionali.
2. In realtà l'Alca è parte, e in continuità,
di una scalata neoliberista realizzata dal governo degli Stati
Uniti da più di venti anni, i cui punti centrali si sono
espressi nel cosiddetto "Consenso di Washington" e
nell'imposizione degli orientamenti e delle regole commerciali
dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. In conseguenza di
ciò, i Paesi poveri e di medio sviluppo hanno perso un
importante grado di autonomia nel realizzare politiche in funzione
dei propri obiettivi e interessi.
Per la realizzazione di queste politiche si è richiesto
il concorso del Fondo Monetario Internazionale, attraverso le
sue politiche di aggiustamento e di riforme strutturali, che
negli ultimi anni vengono portate avanti sotto una nuova maschera,
i programmi per la riduzione e l'alleggerimento della povertà,
prefigurando e delineando nei nostri Paesi economie basate su
mercati aperti al commercio estero e agli investimenti stranieri,
cioè su economie dalle frontiere aperte.
I popoli contadini e indigeni dell'America e in particolare
dell'America Latina sono stati testimoni dell'impatto negativo
di queste politiche devastatrici del progresso e del benessere
dei nostri Paesi, nazioni e popoli, a tal punto che la stessa
Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo ha
riconosciuto nel 1999: "Il sistema mondiale si caratterizza
per squilibri che penalizzano i poveri e gli esclusi... Una
competizione sfrenata, in particolare quando le armi sono diseguali,
non è mai stata sufficiente per attivare la crescita
né per incrementare la prosperità".
L'Alca è uno strumento di controllo geopolitico e sociale
della maggiore potenza del mondo
3. L'Alca è sorta in un clima di trionfalismo
all'inizio degli anni '90, quando la superpotenza nordamericana
sembrava onnipotente di fronte alle deboli, disarticolate e
indebitate economie latinoamericane. Ma il decennio è
cominciato e ha continuato a scorrere nella mescolanza contraddittoria
di trionfalismo verbale e successive crisi economiche in Paesi
sviluppati e sottosviluppati che indicavano una tendenza a un
disordine maggiore e più profondo.
4. Nell'attuale contesto internazionale l'Alca non è
un progetto isolato, ma viene accompagnato da altri strumenti
come il Plan Colombia, l'Iniziativa Andina, il Plan Dignidad
in Bolivia o il Plan Puebla-Panamà. Questa volta non
si cerca solo di ribadire la subordinazione dell'America Latina
alle necessità e alle priorità del neoliberismo
nordamericano, ma anche di integrarci ai piani strategici militari
degli Stati Uniti.
Ma le sue finalità non si esauriscono qui, perché
l'Alca è parte di una strategia di controllo dei mercati
che gli Stati Uniti intendono usare come spazio di accumulazione
per consolidare la loro egemonia e far fronte alle contraddizioni
che hanno con altre potenze capitaliste, sul terreno politico,
economico, commerciale e militare.
5. Queste necessità di controllo del mondo e in particolare
dell'America Centrale e del Sud si accentuano se prendiamo in
considerazione che il neoliberismo ha cominciato a vacillare
per una serie di crisi che si sono verificate negli ultimi anni
come quelle messicana, asiatica, russa, brasiliana, argentina,
inclusa la stessa recessione economica degli Stati Uniti nell'ultimo
anno.
Ma tali necessità di controllo sono soprattutto la risposta
alla lotta dei popoli indigeni e contadini dell'Ecuador che
nella giornata storica del 21 gennaio hanno destituito il presidente
Mahuad; alle lotte del popolo peruviano che con la Marcia storica
"de los 4 Suyos" ha rovesciato la mafia fujimontesinista;
alle lotte del movimento contadino e popolare della Bolivia
che con blocchi e marce hanno messo in scacco la classe dominante
di questo Paese; alle lotte del popolo colombiano per la vita
e per la pace. Non meno importanti sono le lotte del popolo
argentino che hanno congelato i postulati del Fmi.
In America Latina, cioè, la crisi del neoliberismo e
le mobilitazioni sociali hanno aperto un quadro di instabilità
e di crescente ingovernabilità, tanto nell'asse andino
come nel Mercosur. Questi fatti hanno determinato lo sviluppo
di una controffensiva da parte degli Stati Uniti per imporre
l'Alca. Per queste stesse ragioni essi cercano affannosamente
di bloccare i processi di integrazione che i nostri popoli sono
interessati a potenziare per imboccare il sentiero del progresso,
del benessere e della giustizia, così come per negoziare
migliori condizioni con i Paesi sviluppati.
6. Dopo l'11 settembre il governo degli Stati Uniti, sotto l'amministrazione
Bush, non solo estende la guerra su scala planetaria, ma si
è trasformato in uno dei regimi più genocidi che
registri la storia dell'umanità, nell'aggredire a tradimento
il popolo dell'Afghanistan e nel sostenere la politica genocida
contro il popolo palestinese condotta dal sionismo israeliano,
che fa ricordare al mondo il massacro che il popolo ebraico
soffrì sotto il nazismo.
7. Come parte di questo piano in America Latina e nei Caraibi,
gli Stati Uniti hanno rafforzato il loro progetto di dominio
geopolitico cercando di destabilizzare temerariamente la rivoluzione
cubana e mettere in difficoltà e bloccare i popoli e
i governi che hanno cominciato a prendere le distanze dai loro
progetti economici, politici e militari. Così dimostra
il Plan Colombia che sotto il pretesto di combattere il narcotraffico
e il terrorismo ha acutizzato la guerra interna contro gli sforzi
di pace e una soluzione politica negoziata.
Sono parte di questa stessa offensiva la visita lampo in Perù,
in cui il governo degli Stati Uniti ha offerto al Paese il tozzo
di pane dell'Apta (Legge delle tariffe preferenziali andine)
in cambio del suo appoggio alla propria politica di aggressione
a Cuba e di controllo territoriale dell'America del Sud; e recentemente
il fallito tentativo di distruggere lo Stato di diritto e l'ordine
costituzionale in Venezuela, appoggiando il colpo di Stato della
destra imprenditoriale. In questo senso, sosteniamo la voce
e l'azione dell'immensa maggioranza del popolo del Venezuela
che ha ripristinato la democrazia e la dignità di questo
Paese fratello.
L'Alca aggraverà l'emarginazione e l'esclusione
dell'agricoltura e dei popoli indigeni, contadini e afrodiscendenti
8. Per le organizzazioni rurali dell'America Latina,
la realizzazione dell'Alca non sarà altro che la riaffermazione
del-l'impatto negativo delle politiche del Consenso di Washington
e dell'Omc, con l'aggravante che sarà a più ampia
scala e implicherà:
- una maggiore emarginazione ed esclusione delle economie contadine
e/o dell'agricoltura familiare e al tempo stesso la distruzione
dell'agricoltura come fonte di generazione di impiego e di progresso
per le popolazioni rurali (...);
- l'aggravarsi dei trasferimenti forzati che non solo provocano
l'abbandono dei campi, ma, oltre a produrre crisi di identità,
sradicamento culturale e perdita dei mezzi produttivi, determinano
l'espulsione dai nostri Paesi di centinaia di migliaia di persone
che passano ad ingrossare le fila di manodopera a basso costo
nei Paesi sviluppati dove sono considerati cittadini di terza
classe;
- l'imposizione di modelli di consumo omogeneizzanti sulla base
degli alimenti importati dal principale granaio del mondo, gli
Stati Uniti, che costituiscono un attentato alla sovranità
e alla sicurezza alimentare dei nostri Paesi e dei nostri popoli.
- L'Alca, come espressione di un progetto geopolitico, costituisce
anche una potenziale minaccia di deterioramento e di distruzione
dell'ambiente, delle nostre risorse naturali come la terra,
i boschi e l'acqua, base della nostra agricoltura e del nostro
allevamento; cioè, della biodiversità che si deposita
nei suoli e nelle montagne dell'America Latina, compreso ciò
che si è coltivato e si è preservato per l'azione
dei nostri popoli indigeni e contadini della Cordigliera delle
Ande.
- L'Alca, avendo come base il modello neoliberista, privatizzerà
l'acqua, i boschi, la terra e le risorse genetiche che possiedono
le Ande per beneficiare le minoranze e le transnazionali, generando
altra disoccupazione ed esclusione. (...)
Tessendo alternative
Le organizzazioni partecipanti al Foro Andino considerano
indispensabile formulare le seguenti alternative per costruire
alleanze strategiche tra gli attori dei campi e della città.
9. Proposte immediate
A breve e medio termine (...) è necessario sottolineare
e rivendicare quanto segue:
- protezione delle pratiche agricole sostenibili di autoapprovvigionamento,
attraverso il controllo comunitario e ancestrale delle sementi
e il recupero della conoscenza ancestrale, fondamenti della
sovranità alimentare dei nostri popoli e delle nostre
nazioni;
- incorporazione della terra come patrimonio culturale e base
della vita e non come semplice merce (...), implicando ciò
lo sviluppo di una nuova riforma agraria integrale;
- difesa e promozione degli ecosistemi dei Paesi andini, depositari
di una delle più ricche biodiversità esistenti
al mondo (...).
- L'acqua è un elemento vitale e di base per il mantenimento
della vita e dunque è un diritto fondamentale che deve
essere quantitativamente e qualitativamente garantito a tutta
la popolazione: il suo accesso deve essere mantenuto attraverso
il servizio pubblico senza alcuna forma di privatizzazione.
- Poiché il debito estero è stato già pagato
dai nostri Paesi ed è eticamente immorale riscuoterlo,
chiediamo che le risorse destinate al pagamento del debito siano
investite nello sviluppo dei nostri popoli e non impiegate in
strategie militari e per rafforzare i gruppi dominanti.
- Rispetto sistematico del principio di precauzione per la salute,
l'alimentazione e l'ambiente.
- Rifiuto del dumping economico e sociale, in particolare quello
messo a punto in maniera sofisticata dall'Omc.
- Organizzare e promuovere le consultazioni popolari perché
le organizzazioni rurali abbiano diritto ad esprimersi e a decidere.
Costruire una nuova competitività basata
sull'equità e gli stessi diritti per tutti
10. Poiché la competitività tra le
agricolture dei Paesi emarginati ed esclusi e le agricolture
dei Paesi ricchi è determinata dagli investimenti pubblici
e dalle politiche di sussidio alla produzione interna e alle
esportazioni che i Paesi ricchi conducono in agricoltura, riteniamo
che i produttori e i contadini dei Paesi in via di sviluppo
debbano avere gli stessi diritti.
Dobbiamo stabilire condizioni di equità, giustizia e
uguaglianza perché la competizione sia tra eguali, con
mercati regolati, con prezzi giusti e stabilità; il che
significa avere le stesse prerogative dei Paesi ricchi e delle
loro agricolture.
Tutto ciò implica nuove politiche macroeconomiche nate
da una nuova visione dell'economia che ponga al centro lo sviluppo
dei nostri mercati interni e che contribuiscano al decentramento
e alla riforma dello Stato, rispondano ai principali diritti
della popolazione e promuovano il progresso e il benessere dei
nostri popoli.
Nel quadro di questa nuova politica economica si devono portare
avanti politiche differenziate per la piccola agricoltura o
l'agricoltura familiare orientate a incrementare la sovranità
e la sicurezza alimentare dei popoli, a proteggere l'occupazione
rurale e a combattere la povertà, in contrapposizione
ai sussidi destinati alle imprese transnazionali, che provocano
una sovrapproduzione cronica, il dumping e la distorsione dei
prezzi internazionali.
11. Chiedere la moratoria di ogni nuovo negoziato nella sede
dell'Omc, poiché le sue regole e pratiche hanno favorito
e aggravato la disuguaglianza, l'esclusione e l'emarginazione
sociale nel mondo.
Nell'ambito agricolo, queste stesse regole dell'Omc si sono
tradotte in una competizione diseguale e sleale e hanno portato
come risultato una politica di crescente distruzione dell'agricoltura
familiare, in particolare quella contadina che si muove ai limiti
della sopravvivenza.
12. L'agricoltura, essendo parte sostanziale della vita e del
patrimonio dei popoli e delle nazioni, richiede nuove condizioni
basate sull'equità e la giustizia per recuperare il suo
carattere multifunzionale legato alla sovranità e alla
sicurezza alimentare dei popoli, alla protezione delle risorse
naturali e al benessere dei produttori. Pertanto, sosteniamo
che l'agricoltura non debba entrare nei negoziati dell'Omc.
Un'altra agricoltura è possibile, sempre e quando sappiamo
raccogliere in maniera differenziata la visione e gli interessi
della agricoltura contadina e/o familiare con una prospettiva
di genere e di generazione, così come la sua conoscenza
ancestrale, intrecciandola con le nuove tecnologie che preservano
e difendono la vita.
13. (...) Per noi è fondamentale avanzare nell'integrazione
regionale delle Nazioni Andine, in quanto, oltre ad abitare
su una stessa montagna, abbiamo ragioni economiche, sociali,
culturali e storiche che ci uniscono.
In questo processo di integrazione, l'agricoltura gioca un ruolo
fondamentale e al suo interno esiste la necessità di
promuovere politiche differenziate che abbiano come finalità
quella di difendere la piccola produzione e i poveri della società
rurale.
14. Presentiamo le nostre rivendicazioni sulla base della Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, firmata nel
1948, del Patto Internazionale relativo ai Diritti economici,
sociali e culturali firmato nel 1966, che stabilisce come in
nessun caso "un popolo potrebbe essere privato dei suoi
mezzi di sussistenza", della Carta dei diritti e dei doveri
economici degli Stati delle Nazioni Unite, firmata nel 1974,
che segnala come "ogni nazione ha il diritto inalienabile
di regolamentare gli investimenti stranieri ed esercitare il
suo controllo sugli investimenti". (...)
Globalizziamo la speranza, la solidarietà
e la lotta
15. Di fronte a questa difficile e complessa
situazione che viviamo, i popoli dell'America e del mondo si
sono lanciati nella ricerca delle rotte che permettano di globalizzare
la speranza e la solidarietà. Tra queste risaltano i
movimenti di Seattle, di Praga, di Genova, il Foro Mondiale
della Sovranità Alimentare realizzato a La Habana.
Tutti questi sforzi hanno cominciato a cristallizzarsi durante
il primo (2001) e il secondo (2002) Forum Sociale Mondiale,
realizzati entrambi a Porto Alegre, in Brasile, che hanno riunito
le forze popolari, democratiche, contadine, indigene e tutti
quei settori che lottano per un mondo più libero, degno,
giusto e solidale.
16. In questi stessi forum, caratterizzati dall'idea che un
altro mondo è possibile, abbiamo analizzato il cosiddetto
progetto Alca e abbiamo deciso di promuovere azioni per frenare
questo nuovo tentativo di ricolonizzazione della potenza imperiale
nordamericana e di formulare proposte alternative orientate
a rafforzare la nostra integrazione regionale, a partire dalla
nostra Comunità Andina di nazioni (Can).
Noi partecipanti a questo Forum riaffermiamo che l'Alca è
un'opzione assolutamente inaccettabile per le nostre nazioni;
chiediamo ai governi che si assumano la responsabilità
di definire politiche nazionali di sviluppo economico che promuovano
benessere, sviluppo e sovranità nazionale e soprattutto
di difendere le nostre agricolture contadine che sono la base
dell'alimentazione dei nostri popoli. Per questo, esigiamo l'apertura
di spazi decisionali in cui sviluppare le nostre proposte.
No all'Alca ! No al Plan Colombia!
Un'altra America è possibile! Un'altra integrazione è
possibile! Un'altra agricoltura è possibile!
Tratto da Adista
N° 36 del 6 maggio 2002
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