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C’è un altro "11 Settembre" nella nostra storia recente

Cile, 5 settembre 1970: per soli 39.175 preferenze, alle elezioni presidenziali si afferma il cartello delle sinistre di Unidad Popular, che ottiene la maggioranza relativa. Il socialista Salvador Allende diventa il nuovo presidente della repubblica.

Il sogno di un Cile democratico finì l’11 settembre 1973 con il sanguinario golpe di Pinochet (appoggiato, sostenuto, armato, finanziato e diretto dal governo americano e dalla CIA) e l’uccisione da parte di militari traditori del presidente democraticamente eletto.

Fu l’inizio dell’orrore per il Cile, fu l’inizio dell’applicazione dell’"Operazione Condor" nel centro e sudamerica.

Un "11 Settembre" che non deve essere dimenticato.

"Con una valigia diplomatica arrivano i dollari che finanziano scioperi e sabotaggi e valanghe di menzogne. Gli imprenditori paralizzano il Cile e negano alimenti. Non c’è altro mercato che il mercato nero. Lunghe code fa la gente cercando un pacchetto di sigarette o un chilo di zucchero. Per ottenere carne od olio occorre un miracolo della Vergine Maria. La Democrazia Cristiana e il quotidiano "El Mercurio" dicono peste e corna del governo ed esigono, a grida, la rivolta dell’Esercito, che ormai è ora di finirla con questa tirannia rossa.

Fanno eco altre riviste e giornali e radio e canali televisivi. Il governo fa fatica a muoversi: giudici e parlamentari gli mettono i bastoni tra le ruote, mentre cospirano nelle caserme i capi militari che Allende crede leali.

In questi tempi difficili i lavoratori scoprono i segreti dell’economia. Stanno imparando che non è possibile produrre senza padroni, né trovare cibarie senza mercanti. Ma la moltitudine operaia marcia senza armi, con le mani vuote, per questo cammino di libertà.

All’orizzonte arrivano varie navi da guerra degli Stati Uniti e si esibiscono davanti alle coste cilene. E il golpe militare, tanto annunciato, avviene.

Gli piace la buona vita. varie volte ha detto che non ha l’anima di apostolo, né condizione di martire. Ma ha anche detto che vale la pena morire per tutto ciò senza il quale non vale la pena vivere. I generali insorti esigono le sue dimissioni. Gli offrono un aereo per andarsene dal Cile. Lo avvertono che il Palazzo Presidenziale sarà bombardato da terra e aria.

Insieme a un pugno di uomini, Salvador Allende ascolta le notizie. I militari si sono impossessati di tutto il Paese. Allende si mette l’elmetto e prepara il suo fucile. Risuona lo scoppio delle prime bombe. Il Presidente parla alla radio, per l’ultima volta: -Io non mi dimetto.


"Una grande nube nera si eleva dal palazzo in fiamme. Il presidente Allende muore al suo posto. I militari uccidono a migliaia in tutto il Cile. Il Registro Civile non annota i decessi, perché non ci stanno nei libri, ma il generale Tomàs Opazo Santander afferma che le vittime non sono più dello 0,01 per cento della popolazione, che non è un alto costo sociale e il direttore della CIA, William Colby, spiega a Washington che, grazie alle fucilazioni, il Cile sta evitando una guerra civile.

La signora Pinochet dichiara che il pianto delle madri redimerà il paese. Occupa il potere, tutto il potere, una Giunta Militare di quattro membri, addestrati nella Scuola delle Americhe a Panama. Li comanda il generale Augusto Pinochet, professore di Geopolitica.

Suona musica marziale su uno sfondo di esplosioni e colpi di mitraglia: le radio trasmettono bandi e proclami che promettono più sangue, mentre il prezzo del rame si triplica immediatamente sul mercato mondiale.

Il poeta Pablo Neruda, moribondo, chiede notizie del terrore. Ogni tanto riesce a dormire e delira. La veglia e il sonno sono lo stesso incubo.

Da quando ha ascoltato per radio le parole di Salvador Allende, il suo degno addio, il poeta è entrato in agonia.

(tratto da "Memoria del Fuego III - El siglo del viento" di Eduardo Galeano)

 

Gli ultimi messaggi del Presidente Salvador Allende al popolo cileno

Santiago del Cile, 11 settembre 1973

7.55, "Radio Corporaciòn"

Cittadini cileni, parla il Presidente della Repubblica dal palazzo della Moneda. Viene segnalato da informazioni certe che un settore della marina avrebbe isolato Valparaiso e che la città sarebbe stata occupata.

Ciò rappresenta una sollevazione contro il Governo, Governo legittimamente costituito, Governo sostenuto dalla legge e dalla volontà del cittadino. In queste circostanze, mi rivolgo a tutti i lavoratori. Occupate i vostri posti di lavoro, recatevi nelle vostre fabbriche, mantenete la calma e la serenità.

Fino ad ora a Santiago non ha avuto luogo nessun movimento straordinario di truppe e, secondo quanto mi è stato comunicato dal capo della Guarnigione, la situazione nelle caserme di Santiago sarebbe normale.

In ogni caso io sono qui, nel Palazzo del Governo, e ci resterò per difendere il Governo che rappresento per volontà del Popolo.

Ciò che desidero, essenzialmente, è che i lavoratori stiano attenti, vigili, e che evitino provocazioni. Come prima tappa dobbiamo attendere la risposta, che spero sia positiva, dei soldati della Patria, che hanno giurato di difendere il regime costituito, espressione della volontà cittadina, e che terranno fede alla dottrina che diede prestigio al Cile, prestigio che continua a dargli la professionalità delle Forze Armate. In queste circostanze, nutro la certezza che i soldati sapranno tener fede ai loro obblighi.

Comunque, il popolo e i lavoratori, fondamentalmente, devono rimanere pronti alla mobilitazione, ma nei loro posti di lavoro, ascoltando l’appello e le istruzioni che potrà lanciare loro il compagno Presidente della Repubblica.

Lavoratori del Cile:

Vi parla il Presidente della Repubblica. Le notizie che ci sono giunte fino ad ora ci rivelano l’esistenza di un’insurrezione della Marina nella Provincia di Valparaiso. Ho dato ordine alle truppe dell’Esercito di dirigersi a Valparaiso per soffocare il tentativo golpista.

Devono aspettare le istruzioni emanate dalla Presidenza. State sicuri che il Presidente rimarrà nel Palazzo della Moneta per difendere il Governo dei Lavoratori.

State certi che farò rispettare la volontà del popolo che mi ha affidato il comando della nazione fino al 4 novembre 1976. Dovete rimanere vigili nei vostri posti di lavoro in attesa di mie informazioni.

Le forze leali rispettose del giuramento fatto alle autorità, insieme ai lavoratori organizzati, schiacceranno il golpe fascista che minaccia la Patria.

Compagni in ascolto:

La situazione è critica, siamo in presenza di un colpo di Stato che vede coinvolta la maggioranza delle Forze Armate. In questo momento infausto voglio ricordarvi alcune delle mie parole pronunciate nell’anno 1971, ve lo dico con calma, con assoluta tranquillità, io non ho la stoffa dell’apostolo né del messia. Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato.

Ma stiano sicuri coloro che vogliono far regredire la storia e disconoscere la volontà maggioritaria del Cile; pur non essendo un martire, non retrocederò di un passo.

Che lo sappiano, che lo sentano, che se lo mettano in testa: lascerò la Moneda nel momento in cui porterò a termine il mandato che il popolo mi ha dato, difenderò questa rivoluzione cilena e difenderò il Governo perchè è il mandato che il popolo mi ha affidato.

Non ho alternative. Solo crivellandomi di colpi potranno fermare la volontà volta a portare a termine il programma del popolo.

Se mi assassinano, il popolo seguirà la sua strada, seguirà il suo cammino, con la differenza forse che le cose saranno molto più dure, molto più violente, perché il fatto che questa gente non si fermi davanti a nulla sarà una lezione oggettiva molto chiara per le masse.

Io avevo messo in conto questa possibilità, non la offro né la facilito.

Il processo sociale non scomparirà se scompare un dirigente.

Potrà ritardare, potrà prolungarsi, ma alla fine non potrà fermarsi. Compagni, rimanete attenti alle informazioni nei vostri posti di lavoro, il compagno Presidente non abbandonerà il suo popolo né il suo posto di lavoro.

Rimarrò qui nella Moneda anche a costo della mia propria vita.

In questi momenti passano gli aerei. Potrebbero mitragliarci. Ma sappiate che noi siamo qui, almeno con il nostro esempio, che in questo paese ci sono uomini che sanno tener fede ai loro obblighi. Io lo farò su mandato del popolo e su mandato cosciente di un Presidente che ha dignità dell’incarico assegnatogli dal popolo in elezioni libere e democratiche. In nome dei più sacri interessi del popolo, in nome della Patria, mi appello a voi per dirvi di avere fede.

La storia non si ferma né con la repressione né con il crimine. Questa è una tappa che sarà superata. Questo è un momento duro e difficile: è possibile che ci schiaccino.

Ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori.

L’umanità avanza verso la conquista di una vita migliore.

Pagherò con la vita la difesa dei principi cari a questa Patria.

Coloro i quali non hanno rispettato i loro impegni saranno coperti di vergogna per essere venuti meno alla parola data e ha rotto la dottrina delle Forze Armate. Il popolo deve stare in allerta e vigile.

Non deve lasciarsi provocare, né deve lasciarsi massacrare, ma deve anche difendere le proprie conquiste.

Deve difendere il diritto a costruire con il proprio sforzo una vita degna e migliore.

Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi. La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes.

Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno. Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri.

Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!

Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo. E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza.

La storia è nostra e la fanno i popoli.

Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.

Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.

Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere. Erano d’accordo.

La storia li giudicherà.

Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più.

Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi.

Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.

Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.

Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento..

(Santiago del Cile, 11 Settembre 1973).

 


Pagina inserita nel sito www.polesine.com il 11-09-2006

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