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PERCHÉ VOTARE SÌ
Scienza europea in appello

L'attacco violento e clericale contro il cosiddetto «relativismo» e la laicità dello stato preoccupa, e molto, anche oltre le Alpi. Soprattutto se mette una pietra tombale su studi che possono curare centinaia di migliaia di malati. La sfida italiana è da tempo sotto osservazione, tanto che ben centotrenta scienziati europei hanno firmato un appello di sostegno ai colleghi italiani impegnati per i quattro sì al referendum del 12 e 13 giugno. Contro la «proibizione legale definitiva» agli studi sulle cellule staminali embrionali si sono espressi premi Nobel come Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco, l'ex commissario europeo alla picerca Philippe Busquein e scienziati che lavorano nelle università di Yale, Lund, Bonn, Madrid, Zurigo e Cambridge o in enti pubblici come il Consiglio nazionale delle ricerche francese (Cnrs) e l'Istituto europeo per le ricerche sul cervello (Ebri). Uno dopo l'altro scendono così in campo un pioniere come Austin Smith dell'università di Edimburgo, l'esperta di midollo osseo Catherine Verfaillie dell'università del Minnesota, lo studioso della pelle Yann Barrandon dell'Istituto di tecnologia di Losanna, la ricercatrice sui muscoli Margaret Buckingham dell'Istituto Pasteur di Parigi. Se il referendum fallisse, scrivono i ricercatori, l'Italia non potrebbe «partecipare a pieno titolo al progresso scientifico diretto a scoprire nuove strategie per ridurre la sofferenza umana e curare malattie gravi», perché «le cellule staminali embrionali umane derivate dalla blastocisti hanno enormi potenzialità a beneficio delle persone colpite da malattie degenerative». L'oscurantismo italiano invece punta esclusivamente sulle staminali adulte: però «sarebbe irresponsabile abbandonare prematuramente una delle più promettenti prospettive per il progresso della biomedicina», avvisano i firmatari. «Da un punto di vista scientifico - spiegano - non vi è alcuna giustificazione all'affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali e quella sulle cellule staminali adulte si escludano l'una con l'altra. Compito degli scienziati è studiarle in parallelo, con rigore e senza pregiudizi».

La comunità scientifica internazionale non nasconde i dubbi sull'uso a scopo di ricerca di cellule derivate da embrioni umani. Non a caso non propone il Far West ma «severe regole morali che salvaguardino la sensibilità del pubblico sulla condizione dell'embrione pre-impianto», una posizione, aggiungono, «adottata da un numero crescente di paesi e coerente con i principi della democrazia liberale». Il fossato tra la ricerca italiana e quella estera rischia davvero di allargarsi, per questo i promotori «auspicano vivamente che il referendum porti un Sì per il diritto dei nostri colleghi a condurre la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane». Il 12 e 13, concludono, la vittoria è «un risultato che interessa l'intera comunità scientifica».


R. POL.
il manifesto - 08 Giugno 2005


Pagina inserita nel sito www.polesine.com il 10-06-2005

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