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sani forse, certo più poveri
L'Annuario statistico dell'Istat rileva che una
quota crescente di italiani ha visto peggiorare la propria
situazione economica negli ultimi anni. Crolla il risparmio
(-20,5%) e cresce la spesa media delle famiglie. In aumento
i reati, record dei truffatori. Si vive di più: quasi
82 anni le donne, 77 gli uomini. E' l'unica buona notizia.
Ma diminuiscono ospedali e posti letto.
Cifre alla mano, le tasche degli italiani sono
decisamente più vuote da quando Berlusconi è
alla guida del governo. Quel che è peggio - per il
governo, in questo caso - è che se ne stanno accorgendo.
A dirlo, senza tanti giri di parole, sono i dati contenuti
nell'Annuario statistico italiano, pubblicato ieri dall'Istat.
Partiamo dai più inequivocabili: le famiglie che giudicano
peggiorata la propria situazione economica rispetto all'anno
precedente sono il 47,5%, mentre nel 2002 erano il 40,4%;
per il 45,5% è rimasta invariata (ma nel 2002 si dichiaravano
tali il 51,7%). Peggiora anche il giudizio sulla disponibilità
di risorse economiche: rispetto al 2002 aumenta il numero
delle famiglie che considerano scarse o insufficienti le proprie
risorse (da 35,1 a 39,9%), mentre diminuiscono quelle che
le giudicano «ottime o adeguate» (da 63,5% a 58,8%).
Nella distribuzione territoriale, questa diffusa
percezione di peggioramento aumenta soprattutto al Nord e
al Centro, mentre nel Mezzogiorno - pur segnando comunque
un peggioramento - la caduta è meno rilevante. In particolare
gli insoddisfatti cono il 39,4% al Nord (erano il 33,2 un
anno prima), mentre nell'Italia centrale sono il 41,3% della
platea (erano il 37,1 nel 2002). Quasi stabile, nella sua
maggioritaria insoddisfazione, il meridione: il 52,3% attuale
è di poco superiore rispetto al 51,4 dell'anno precedente.
C'è insomma un impoverimento diffuso, percepito con
maggiore nettezza nelle zone più ricche del paese,
dove si partiva da standard di vita più elevati.
Il riscontro avviene in tempo quasi reale: il
risparmio nazionale è crollato del 20,5% in un solo
anno, attestandosi comunque a 62,85 miliardi (erano 79 solo
un anno prima). Di rilievo il fatto che si tratti del secondo
arretramento consecutivo (-4,9% tra il 2001 e il 2002), anche
se in termini percentuali la quota di risparmio sia in costante
diminuzione dal 1999 (quando era l'8,9% del reddito disponibile).
Un fenomeno certamente sorprendente, se si tiene conto che
nel frattempo c'è stato anche un aumento dell'occupazione
(+225.000 posti), che avrebbero dovuto trascinare verso l'alto
sia il totale del reddito disponibile sia, di conseguenza,
il risparmio.
Superiore al tasso di inflazione «ufficiale»
(2,7% nel 2003) è stato infine l'incremento della spesa
media delle famiglie: 2.313 euro al mese (+5,4% sull'anno
precedente), trainate soprattutto dalle spese per l'abitazione
(+6,1%).
Più difficile, invece - guardando ai dati
sulla «sanità e salute» - capire se gli
italiani siano davvero diventati «più sani».
Tre su quattro dichiarano di sentirsi bene, e la diminuzione
del numero delle degenze in ospedale sembrerebbe confermarlo.
Ma analizzando i dati più a fondo si scopre sono in
diminuzione non solo le degenze (-300.000), ma anche gli istituti
di cura (-111 dal '98 al 2003) e i posti letto disponibili
(da 5,5 per ogni mille abitanti nel '98 a 4,4 l'anno scorso).
Talché non si riesce a decidere se sia la popolazione
a evitare gli ospedali oppure questi ultimi a rivelarsi assai
meno ricettivi. Un dato diverso - quello sul consumo di farmaci
- rimane infatti decisamente stabile (ne fa uso il 34,9% della
popolazione), il che indicherebbe un rapporto immutato con
la percezione dello stato di salute individuale. D'altro canto
il 58% delle famiglie dichiara di avere difficoltà
anche solo per raggiungere il più vicino pronto soccorso.
L'allungamento delle aspettative di vita (82,9 anni per le
donne, 77 per gli uomini) sembrerebbe comunque confermare
che la salute media stia migliorando.
Fuori dai temi prettamente economico-sociali,
altri dati assolutamente sorprendenti vengono dal settore
«criminalità e giustizia». Un governo che
ha fatto della «mano dura» un ritornello forcaiolo
assolutamente insopportabile si ritrova con un incremento
fenomenale dei «delitti denunciati»: +10,1%, per
un totale di quasi 2 milioni e mezzo. E se il furto rimane
il lavoro quotidiano e stabile di parecchi nostri «concittadini»
(quasi la metà di tutti i «delitti»), è
invece la truffa il «settore emergente» in questa
industria sui generis: da 54.328 nel 2002 siamo passati addirittura
a 187.858 l'anno scorso. Un incremento così - il 250%
- non lo si registra in nessun altro «ramo di attività»,
quasi che una parte degli italiani sia stata contagiata dalla
voglia di emulare ben più fortunati «venditori
di tappeti».
di Francesco Piccioni
il
manifesto - 11 Novembre 2004
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