| "Diritti
delle donne e ricerca, ecco i miei 4 Sì"
Riflessioni di Umberto Veronesi sull'irrazionalità
della cosiddetta legge sulla fecondazione assistita.
È una legge devastante, come quei proiettili che si
spezzano e si dividono, distruggendo tanti organi in un colpo
solo. Una legge che con la scusa di combattere il Far West
si infila nel corpo della società rimbalzando pericolosamente
tra etica, scienza e diritti.
Umberto Veronesi non ha dubbi: quella sulla procreazione assistita
è una legge medievale (la definizione è del
New York Times) "perché impone obblighi antichi".
E il 12 giugno voterà sì, anzi quattro volte
sì.
Proprio per questo l'ex ministro della Salute ha accettato
di diventare testimonial della campagna promossa dai Ds e
dal Comitato per il referendum.
"Bisogna spiegare a chiunque, a tutti quelli che incontriamo,
ci ascoltano, ci leggono, che bisogna votare e far votare
contro questa legge sbagliata. E piena di contraddizioni".
Ad esempio?
"Prendiamo l'articolo che vieta il congelamento degli
embrioni e impone che tutte le cellule fecondate, fino a un
massimo di tre, siano impiantate nell'utero. È un controsenso.
Perché se tutti gli embrioni impiantati attecchiscono,
si ha una gravidanza trigemellare creando un problema per
la donna e mettendo a repentaglio la salute dei futuri feti
i quali, per banali motivi geometrici, di spazio, rischieranno
di non vedere mai la luce. Se invece, come auspicabile, ne
attecchisce una solo significa che gli altri due muoiono,
che è proprio quello che la legge non vuole. Perché
è una legge che va contro se stessa: dice di voler
proteggere l'ovulo fecondato ma, imponendo di impiantarli
tutti e tre (perché non ammette il loro congelamento)
finisce per condannarne a morte uno o due. E dire che basterebbe
applicare la norma dettata dall'Organizzazione Mondiale della
Sanità la quale dice di inserire nell'utero un solo
ovulo fecondato per volta, mentre gli altri devono essere
messi da parte in modo da venir utilizzati se il primo non
attecchisce".
La seconda contraddizione?
"Riguarda la diagnosi preimpianto la quale, dal punto
di vista medico - ma anche logico o del semplice buon senso
- non è altro che l'anticipazione di quella diagnosi
prenatale che viene effettuata frequentemente in gravidanza.
Bene, in Italia oggi ci troviamo nella situazione, davvero
singolare, che è possibile verificare la salute del
feto all'interno della madre, ma non quella dell'embrione
nella provetta. E non è finita. La legge 194 dice che,
in presenza di malattie genetiche è possibile interrompere
la gravidanza ricorrendo all'aborto. Che è poi quello
che avviene da anni nei Paesi europei.
Una recente indagine dice che in Europa l'89% delle donne
preferisce ricorrere all'aborto se l'esito dell'amniocentesi
rivela che il feto è affetto da sindrome di Down. Ora,
visto che stiamo parlando di fecondazione assistita e che
esistono le tecniche di diagnosi embrionale, perché
dover aspettare la formazione del feto? Perché ricorrere
a un aborto quando basta decidere di non impiantare l'embrione
che presenta un danno genetico?".
A questo proposito c'è un aspetto ancora più
singolare. La legge dice espressamente che possono ricorrere
alla fecondazione assistita solo le coppie con problemi di
sterilità escludendo in tal modo quelle, fertili, dove
esiste alta probabilità di trasmettere ai propri figli
una malattia genetica.
"È una scelta ingiusta. In Italia ogni anno nascono
30mila bambini affetti da malattie dovute a difetti genetici,
molte delle quali gravi. La fecondazione assistita e la diagnosi
preimpianto potrebbero ridurre di molto quel numero".
E la terza contraddizione?
"Riguarda i 31mila embrioni attualmente congelati e conservati
nei vari laboratori italiani, frutto dell'attività
degli anni passati. La nuova legge non dice nulla in proposito:
sai solo che non li puoi sopprimere e non li puoi utilizzare
per scopi di ricerca. Il risultato è che vengono lasciati
rinchiusi nei freezer dove comunque sono destinati, prima
o poi, a morire. Anche qui il buon senso dice che piuttosto
che dimenticarli e lasciarli finire nel nulla sia meglio destinarli
alla ricerca".
Che è poi quello che ha sostenuto venerdì l'Accademia
dei Lincei con un documento che non lascia dubbi.
"Teniamo presente che uno dei settori più promettenti
della ricerca biologica e medica riguarda le staminali di
origine embrionale, cellule molto versatili, si chiamano totipotenti,
con la caratteristica davvero unica di potersi trasformare
in qualunque altro tipo di cellula: in questo modo potrebbero
rappresentare la soluzione ideale per quelle malattie degenerative
come il morbo di Parkinson o l'Alzheimer andando a rimpiazzare
le cellule danneggiate.
È un filone di ricerca fondamentale: perché
ignorarlo con tanta determinazione?".
Esiste una possibile applicazione anche in campo oncologico?
"Non direttamente, anche se le staminali potrebbero rappresentare
la via per ricostituire le cellule del midollo danneggiate
dopo una chemioterapia o una radioterapia. Il modo in cui
la legge 40 influenza l'oncologia è tuttavia un altro:
non potere congelare l'embrione rappresenta un problema per
le donne giovani affette da tumore, soprattutto adesso che
le donne tendono a sposarsi sempre più tardi. Due generazioni
fa era quasi normale avere figli tra i 18 e i 20 anni, una
età dove il rischio di contrarre un tumore è
molto basso; oggi il primo figlio arriva dai 25 ai 35 anni,
spesso anche dopo, entrando in una età dove la comparsa
tumorale è invece più frequente. Questo pone
un problema nuovo, perché con la chemioterapia o la
radioterapia si ha il rischio di indurre sterilità.
Ebbene, prima della legge 40 questo problema veniva aggirato
in maniera tutto sommato semplice: si prendevano gli ovuli
della donna, li si fecondavano con il seme del marito e li
si congelavano in attesa di poterli introdurre nell'utero
nel caso le cure avessero danneggiato le ovaie. Con questa
legge non è più possibile: la donna che ha avuto
la sfortuna di ammalarsi e non è ancora diventata mamma
potrebbe rinunciare per sempre a quello che io chiamo il suo
progetto procreativo. Non importa che la scienza abbia trovato
il modo di risolvere il problema: la legge, questa legge,
non lo permette".
Tratto da l'Unità
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