Visto
che usiamo spesso l'aggettivo "scientifico", è
bene riassumere in breve e nella maniera più semplice
possibile che cosa questo termine significhi, o debba significare
per noi. Infatti, non è raro trovare persone con le
idee molto confuse a riguardo, persino all'interno... dell'ambiente
scientifico! Vale a dire: addirittura tra ricercatori e professori
che la "scienza" la fanno per mestiere.
In senso lato, ciò che caratterizza la
"scienza" e la produzione"scientifica"
è il metodo usato. "Scientifico" non significa
"vero", bensì "verificabile": un
lavoro, un testo, una attività è "scientifica"
se è verificabile, cioè se esistono dei criteri
per metterla alla "prova dei fatti". Perciò,
un lavoro può essere"scientifico" anche se
non dà la soluzione definitiva, "vera", di
un problema, e si limita a descrivere alcuni pro e contro,
oppure aspetti parziali del problema, oppure a fare una cronistoria
("compilazione") dei risultati acquisiti su quel
problema - purché lo faccia in una certa maniera!
Perciò, può essere "scientifico"
anche un lavoro di economia, o di storia, se esso si basa
su criteri rigorosi e se fornisce tutti gli elementi utili
a verificare i contenuti, le premesse e le conclusioni del
lavoro stesso.
Questa definizione, di carattere assolutamente
generale, è molto importante poiché in base
ad essa non solamente le discipline fisiche/naturali, ma anche
quelle "umanistiche", possono essere valutate con
criteri analoghi ed essere dunque considerate discipline "scientifiche".
Prendiamo ad esempio un testo, un articolo specialistico
qualsiasi. Sia che esso parli di astrofisica, sia che esso
parli di botanica, sia che esso parli di storia della letteratura,
sia che esso parli di lingue orientali - c'è sempre
il modo di riconoscere se esso è un testo "scientifico"
oppure no. Basta vedere come è scritto: esso deve essere
chiaro e preciso; le parole devono essere usate sempre con
lo stesso significato, e se possono prestarsi ad ambiguità
allora devono essere definite esplicitamente all'interno del
testo; quando si cita qualche altro risultato, opinione, eccetera,
bisogna sempre riportarne la fonte, possibilmente nelle Note,
che sono un elemento fondamentale di ogni testo scientifico.
Le Note devono essere ben fatte, devono contenere tutte le
informazioni necessarie a risalire alla fonte della notizia
che viene riportata.
Un testo è scientifico se affronta anche
punti di vista diversi, persino opposti, e ne dimostra la
falsità o erroneità. Viceversa, un testo che
nasconde alcuni aspetti cruciali, che di proposito non parla
dei fatti che contraddicono la sua tesi di fondo, non è
un testo scientifico - anche se può sembrarlo nella
forma - ma una truffa, una "bufala scientifica".
Purtroppo, ne esistono tanti esempi anche nella storia delle
"scienze esatte"...
Cosa sono le "scienze esatte"? Tradizionalmente,
sono quelle che utilizzano la matematica come linguaggio essenziale
per descrivere i risultati. Le scienze "esatte"
e le scienze fisiche e naturali hanno qualche caratteristica
in più, rispetto a tutte le altre discipline: e cioè
l'uso della matematica ed il ruolo assolutamente centrale
degli esperimenti. La scienza cosiddetta "galileiana"
- perchè fondata da Galileo Galilei nel Seicento -
si basa proprio sul confronto continuo tra teoria ed esperimento.
Se essa è considerata talvolta "fulcro",
"modello" per tutte le altre scienze lo si deve
proprio al metodo che essa usa: il metodo sperimentale.
Ma esistono anche "scienze" che non
si possono basare né sulla matematica, né sugli
esperimenti; eppure, esse non sono meno importanti delle altre.
Non tutte le discipline consentono di fare esperimenti: ad
esempio, gli storici non possono dimostrare con un esperimento
se sia vero o no che l'Impero Romano è crollato a causa
delle invasioni barbariche; gli psicanalisti non possono dimostrare
in maniera inconfutabile che una persona si comporta in una
certa maniera a causa di un trauma infantile; ma nemmeno i
cosmologi - che studiano l'evoluzione dell'Universo e quindi
sono colleghi "stretti" dei fisici - possono "sperimentare"
in laboratorio la teoria del Big Bang!
In questi casi, quello che conta è il rigore,
la logica interna (auto-consistenza), e l'efficacia pratica:
gli storici dovranno citare testi e "prove" archeologiche;
gli psicanalisti dovranno dimostrare di ottenere risultati
sui pazienti; i cosmologi dovranno inventare verifiche indirette
ma reali, attraverso le quali, osservando l'Universo come
è oggi, dimostrare che la loro teoria offre una descrizione
del cosmo che sia a tutti accettabile, e consenta di fare
delle previsioni ulteriori sulla sua evoluzione.