La
collaborazione sociale nella preistoria umana e la successiva
nascita delle classi antagoniste
Capitolo
2
La divisione della società in classi
Fintanto che la base economica della società
umana rimaneva la caccia e la raccolta di frutta e di legumi
selvatici, e fino al momento in cui l'uomo non sarebbe diventato
la specie dominante nel proprio ambiente, la società
non poteva dividersi in classi, né poteva esistere
la guerra intraumana su scala allargata.
Le classi presuppongono l'esistenza di un surplus
economico. Perché una parte della società venisse
mantenuta economicamente dall'altra, era essenziale che la
produttività per uomo fosse superiore al fabbisogno
alimentare di quell'uomo. Per esempio, supponiamo che ogni
individuo ha bisogno di 1 chilo di patate al giorno; in questo
caso una società di 20 persone che produca 20 chili
al giorno sarà necessariamente una società ugualitaria,
poiché ognuno dovrà dare il suo contributo,
non essendoci spazio perché uno possa approfittare
del lavoro di un altro. Ma ora supponiamo che la produttività,
grazie all'introduzione di nuove tecniche agricole più
efficienti, salga a 30 chili al giorno, sempre per 20 persone
che lavorano; in questo caso è chiaro che, la produttività
per uomo essendo salita a 1,500 kg a testa, l'intera comunità
potrebbe sopravvivere sul lavoro di non più di 14 persone,
lasciando 6 che potrebbero dedicarsi ad altre attività.
Perché una rivoluzione sociale avesse luogo
su larga scala(1), ci doveva essere prima la rivoluzione agricola
e pastorale. In altre parole, ad un certo punto gli uomini
evidentemente scoprirono che era più facile e più
produttivo addomesticare le mandrie piuttosto che andare a
cacciarle allo stato brado; e coltivare le piante commestibili,
piuttosto che raccoglierle nella foresta. Una delle testimonianze
più antiche che abbiamo della addomesticazione delle
piante viene dalle caverne del Monte Carmel in Palestina,
dove furono scoperte delle primitive falci fatte di ossa con
denti di silice; risalgono a circa l'anno 7.000 avanti Cristo.
Le vestigia più antiche di una città furono
quelle scoperte a Gerico, e risalgono a circa lo stesso periodo.
Ora, poiché per mantenere una città occorre
un surplus alimentare considerevole, e poiché il più
antico scoperto non è necessariamente il più
antico in assoluto, possiamo dire che l'agricoltura ebbe inizio
prima del 7.000 a.C.
La prima testimonianza diretta di attività
agricola è stata ritrovata a Jarmo nell'Iraq, e risale
a circa 5.000 anni avanti Cristo. Gli abitanti di Jarmo inoltre
addomesticavano le capre, le pecore, i maiali ed il bestiame
in genere.
Ma anche supponendo che l'agricoltura avesse avuto
inizio nel 10.000 a.C., se consideriamo che i primi resti
pre-umani (quelli di Zinjanthropus botsei, uno che lavorava
la pietra nel primo Paleolitico -scoperto nell'Africa Orientale)
risalgono a 1.750.000 anni fa, allora vediamo che la «civiltà»
è un fenomeno veramente molto recente nella storia
umana.
Prima che l'uomo potesse sviluppare l'agricoltura
e la pastorizia doveva diventare specie dominante sul territorio;
cioè doveva sviluppare delle armi (archi e frecce?
fuoco? giavellotti?) con cui espellere dal territorio altri
animali che altrimenti avrebbero mangiato le mandrie e distrutto
i raccolti. Non esistono testimonianze di produzione di armi
da guerra contro altri uomini prima dell'età neolitica,
che iniziò poco prima dell' agricoltura e della pastorizia.
Le cose dovevano essere passate attraverso i seguenti stadi:
1. il territorio veniva liberato da altre specie
pericolose; questo deve aver abbassato il tasso di mortalità,
comportando un aumento della popolazione che rendeva necessario
il 2o stadio;
2. lo sviluppo dell'agricoltura e della pastorizia, con la
conseguente produzione di un surplus; questo rese possibile
la divisione in classi, ma non era ancora necessaria;
3. grazie all'aumento della produttività del territorio,
la popolazione crebbe nuovamente fino al punto in cui il territorio
disponibile non era più sufficiente a nutrirla tutta;
questo rese necessaria l'espansione territoriale, sicché...
4. sorsero delle dispute territoriali fra le diverse popolazioni,
che portarono poi alla guerra.
(Occorre notare che prima di passare da uno stadio
al successivo, questo deve diventare sia possibile che necessario).
In questi quattro stadi, la divisione sociale
del lavoro doveva articolarsi più o meno come segue:
Prima del primo stadio essa era indubbiamente
minima; forse c'era una certa divisione del lavoro fra donne
incinte e donne con figli piccoli da una parte, e gli uomini
e le altre donne dall'altra, per cui solo questi ultimi andavano
a cercare cacciagione un po' lontano, mentre le prime rimanevano
vicine all'accampamento o alla caverna.
Durante il primo stadio, cioè dopo l'eliminazione
del pericolo delle belve, e mentre la popolazione stava crescendo
fino alla invenzione dell'agricoltura e della pastorizia,
non c'era ancora necessità di una rigida divisione
del lavoro; è probabile che le donne rimaste a casa
durante le spedizioni di caccia fabbricassero armi, conciassero
pelli, ecc., e non c'è motivo per pensare che non fossero
loro ad inventare l'idea di seminare erbe selvatiche e di
addomesticare animali.
Durante il secondo e il terzo stadio, mentre si
sviluppava l'agricoltura, è molto probabile che le
spedizioni di caccia diventassero meno necessarie; e la produzione
di un «surplus» avrà dato luogo invece
a spedizioni commerciali, con coltivatori di legumi (ad esempio)
che viaggiavano per scambiare i loro prodotti con quelli dei
coltivatori di bestiame abitanti in un'altra località.
In questa fase sarebbe naturale che la terra venisse lavorata
in comune e che fosse «proprietà» comune
(se e nella misura in cui esistesse il concetto dì
proprietà). I «commercianti» sarebbero
dei semplici agenti o rappresentanti per conto della collettività.
Però è durante il quarto stadio,
con la comparsa della guerra intertribale, che iniziò
un cambiamento significativo. A questo punto il vincolo sull'aumento
della popolazione era costituito non tanto da nemici di altre
specie, quanto dalla quantità di terreno coltivabile
a disposizione. Varie tribù estendevano i loro territori
man mano che aumentava la popolazione, fino a quando i loro
confini non diventassero contigui. A questo punto qualunque
ulteriore espansione territoriale comportava l'invasione del
territorio altrui, cioè la guerra.
Ora supponiamo che la produttività sia
di 1,5 kg di patate per uomo al giorno (il consumo essendo
di solo 1 kg, un terzo del prodotto può quindi essere
destinato al surplus) e che il territorio dia 7,5 kg per ettaro,
(un'ettaro potrà dunque dare da mangiare a 7 e 1/2
persone, ma occorreranno solo 5 per lavorarlo) e che una tribù
di 15 persone disponga di 2 ettari. Così sopravvivono.
Ma ora, se quella tribù aumenta da 15 a 20 persone,
vi sarà una sovrappopolazione di 5 persone. Ora, se
nelle vicinanze vi è un'altra tribù nella stessa
situazione, complessivamente saranno 40 persone su 4 ettari,
con una sovrappopolazione complessiva di 10. Quindi fra le
due tribù ci sarà, poniamo, una guerra, alla
fine della quale 10 morti restano sul campo -diciamo tutti
quanti della tribù perdente. La tribù vincente
s'impadronisce di tutti e 4 gli ettari, su cui tutti i 30
sopravvissuti potranno vivere. Ma fra poche generazioni si
renderà necessaria un'altra guerra, a causa del rinnovato
aumento della popolazione. Dei 30 sopravvissuti, però,
per farli mangiare tutti quanti occorre il lavoro di solo
20: gli altri 10 quindi possono e anzi devono specializzarsi,
gradualmente, nell'arte della guerra, mentre la loro popolazione
sempre in aumento li spinge a conquiste territoriali sempre
più estese. Così abbiamo la prima divisione
del lavoro rigida, fra lavoratori e guerrieri, resa possibile
dal surplus economico prodotto dall'agricoltura, e necessaria
dall'esigenza di ottenere più territorio per nutrire
la popolazione crescente(2).
Nei primi momenti dell'espansione vi era poco
bisogno di sistemi di controllo, poiché anche i lavoratori
erano acutamente coscienti del bisogno di avere più
territorio e quindi appoggiavano le guerre di conquista. E
poiché la conquista era probabilmente seguita da un
aumento del livello di vita anche per i vinti nonché
per i vincitori, grazie alla diminuzione nella popolazione,
allora anche loro si adattarono probabilmente senza troppe
storie.
Ma più tardi, irrigidendosi la divisione
del lavoro, e mentre le spedizioni di conquista diventavano
sempre più un modo di vita, e si spingevano sempre
più lontano dalla terra d'origine, mentre la popolazione
aumentava sicché diventava non più questione
di decine o centinaia ma di migliaia, di decine e centinaia
di migliaia di persone tutte organizzate sotto lo stesso dominio,
mentre la produzione si diversificava sempre di più
con l'invenzione della ceramica, della filatura e della tessitura,
con la lavorazione prima del rame, dello stagno, dell'oro
e dell'argento e poi del bronzo e successivamente del ferro,
con l'espansione del commercio di tutti questi nuovi prodotti
e la specializzazione degli uomini nelle varie arti, sorsero
le città, i regni e gli imperi(3). In queste circostanze
la vecchia forma democratica dell'organizzazione sociale non
poteva sopravvivere, e di fatto non sopravvisse. Vi era la
possibilità del lusso e dell'accumulazione della ricchezza.
Allora la classe guerriera si impadroniva del controllo sulla
società. Quando un territorio nuovo veniva conquistato,
i suoi abitanti venivano direttamente ridotti alla schiavitù,
ed il surplus prodotto dal loro lavoro veniva rimandato in
«patria» dove serviva per costruire la capitale,
splendidi palazzi, giardini pensili, piramidi, ecc. per il
capo militare, il quale diventò re.
In quale maniera è emerso il capo militare,
e in che modo è arrivato a concentrare tutto il potere
nelle sue mani?
Le orde primitive di uomini armati scoprivano
che avrebbero migliorato di molto le loro possibilità
di vincere le battaglie se avessero avuto la capacità
di coordinare le loro azioni sul campo di battaglia, e di
muoversi come un sol corpo disciplinato. Questa consapevolezza
li portò ad eleggere un capo con il compito di coordinare
la tattica nella battaglia. Ora, quando un comandante eletto
riportava una vittoria, il suo prestigio cresceva di pari
misura; e man mano che l'esercito diventava sempre più
numeroso ed i territori controllati sempre più estesi,
il potere reale dell'elettorato di revocare la sua delega
diminuiva. Nello stesso tempo, l'esigenza di disciplina sul
campo di battaglia significava che il comandante doveva schiacciare
qualsiasi dissenso interno, doveva imporre la disciplina alle
sue truppe - cioè doveva controllarle. Questo lo fece
dividendole in legioni, coorti, manipoli, ecc., e creando
una gerarchia di comandanti e sotto-comandanti, la quale serviva
anche per formare una veloce catena di comando per il campo
di battaglia, con un flusso di informazioni dalla periferia
verso il centro decisionale e di decisioni coordinate dal
centro verso la periferia. Le linee di comunicazione nell'esercito
diventavano così centralizzate, ossia verticali, e
le comunicazioni orizzontali, cioè all'interno della
truppa semplice, venivano limitate nei confini di ciascun
manipolo. Una ribellione da parte di uno qualsiasi di questi
veniva sedata dagli altri reparti. La disciplina era così
assicurata mediante il sistema di «Divide et impera».
Man mano che il comandante vinceva più battaglie, guadagnava
il rispetto dei suoi soldati; e man mano che imponeva la disciplina
su di loro, questo rispetto veniva a fondarsi sempre di più
sulla paura e di meno sull'amore.
Nello stesso tempo, la separazione fra i contadini
lavoratori da una parte, e l'esercito dall'altra, veniva assumendo
la forma di una contrapposizione. Vediamo il perché:
immaginiamo due comunità agricole con una frontiera
comune. Ciascuna ha popolazione e risorse simili. Le popolazioni
di ambedue si vanno espandendo e la guerra è imminente.
Tutt'e due posseggono degli eserciti organizzati. Quale delle
due vincerà la guerra? Chiaramente, a parità
di altre condizioni, .la vittoria toccherà all'esercito
più numeroso e meglio equipaggiato. Ma il mantenere
ed equipaggiare un grande esercito è costoso. Quindi,
se presumiamo che il prodotto nazionale di ciascuna sia più
o meno uguale e fisso (aumentarlo nel breve periodo avrebbe
comportato delle innovazioni nella tecnica agricola e questo
non era, nel breve periodo, possibile), l'esercito più
numeroso e meglio equipaggiato apparterrà alla nazione
che farà i maggiori sacrifici - o piuttosto, i cui
contadini faranno i maggiori sacrifici, lavorando di più
e consumando di meno, in modo da produrre un surplus maggiore
che potrà essere destinato allo sforzo bellico. Questo
surplus assume la forma di tasse, e le tasse vengono prelevate
dal comandante militare, che deve decidere come spenderle,
e che a questo punto diventa re, cioè estende il suo
potere, con l'appoggio dell'esercito, sull'intera vita della
comunità. Per rafforzare questo suo potere e per assicurarsi
un qualche consenso popolare, fa uso anche della magia e della
superstizione. La magia e la superstizione erano sorte come
modo per spiegare dei fenomeni naturali che gli uomini non
erano capaci di controllare o capire. Ora si veniva creando
anche una casta sacerdotale per spaventare il popolo ed imprimere
nella sua mente l'idea che il re non fosse un uomo come tutti
gli altri, ma una specie di dio.
Anche la psicologia dello stesso re subiva una
trasformazione in questo periodo; il suo istinto di socialità
non poteva più trovare soddisfazione nello «sbocco
paritario»; doveva esprimersi nello «sbocco di
dominio».
Questo cambiamento nel suo atteggiamento verso
il popolo fu riassunto da un imperatore romano, che disse
«Odìant dum metuunt» (Che mi odino pure,
purché abbiano paura di me). Questa nuova mentalità
diventava prevalente anche fra i luogotenenti a cui era stato
dato il potere sui suoi diversi sudditi, e si diffuse fino
ai soldati comuni rispetto agli schiavi. La «mentalità
gerarchica» (di essere servili con i potenti e prepotenti
con i deboli) si formava e si diffondeva.
Chiaramente la struttura primitiva familiare,
e la posizione delle donne, non potevano rimanere inalterate
in questa situazione.
Nelle condizioni di produzione senza surplus prevalenti
nella lunga fase di «caccia-e-raccolta-di-frutti-selvatici»
dell'esistenza dell'uomo, l'unica forma,di relazione sociale
possibile era l'uguaglianza, la quale comprendeva i rapporti
fra uomini e donne. La gelosia sessuale, l'esclusivismo e
la possessività erano quindi assenti. infatti forse
la più antica struttura familiare scoperta è
quella detta «Punalua», che nell'800 vigeva ancora
nelle Hawaii.
La famiglia Punalua era caratterizzata così:
forse una dozzina di uomini convivevano con altrettante donne,
sicché ogni uomo aveva in effetti 12 «mogli»
e ogni donna 12 «mariti». L'esistenza di un sistema
simile è stata scoperta anche fra gli aborigeni in
Australia, con la differenza che all'interno del gruppo vi
fossero certi rapporti proibiti e altri consentiti.
I bambini in questo sistema sapevano chi era la
loro madre, ma non il padre (infatti in certe isole dei Mari
del Sud i primi missionari scoprirono che gli indigeni non
avevano neanche una concezione di cosa fosse la «paternità»).
La discendenza di un individuo passava quindi per la linea
femminile. Quando le ragazze crescevano restavano in «famiglia»,
accoppiandosi con dei ragazzi che entravano da altre «famiglie»,
mentre i fratelli abbandonavano la «famiglia»
di origine per andare a stabilirsi in altre «famiglie»
accoppiandosi con le ragazze di esse.
Questa era la originaria «gens» (latino)
o «genos» (greco) o «kin» (sassone)
o «clan» (celtico), la cui esistenza può
essere rintracciata alla radice di virtualmente tutte le culture
umane.. La stessa similarità della parola nelle varie
lingue testimonia dell'antichità dell'istituzione(4).
Fino al momento in cui iniziavano le guerre inter-tribali
con le relative conseguenze, questa era la forma prevalente
di convivenza sociale, e un certo numero di questi «clans»
formavano una tribù. Nell'assenza delle divisioni di
classe, vi era una uguaglianza e quindi una democrazia dentro
sia il clan che la tribù. Gli uomini e le donne erano
di necessità uguali, né vi erano ragioni particolari
perché i bambini venissero repressi sessualmente.
La poca proprietà personale che c'era veniva
ereditata per via femminile, per cui la proprietà di
un uomo passava ai figli di sua sorella e non ai suoi propri
(che magari non sapeva neanche quali fossero). La terra e
le mandrie invece in un primo tempo dovevano essere proprietà
comune, visto che venivano lavorate in comune.
Ora, quando iniziavano le guerre, erano i soldati
che partivano per la guerra ed i contadini che restavano a
casa. Ed i soldati erano prevalentemente maschi.
Le terre (e gli schiavi e le donne) di nuova conquista
vengono divisi e distribuite ai soldati dell'esercito vittorioso,
e coltivate dagli schiavi. Occorre notare che i soldati conquistatori
non ricostruiscono la vecchia struttura di clan nel loro nuovo
paese; primo, perché la terra gli viene distribuita
a titolo individuale; secondo, perché non viene distribuita
in ugual modo (i comandanti approfittano del loro potere e
prestigio per assegnarsi delle porzioni maggiori; e la loro
terra è coltivata per loro dagli schiavi); e terzo,
perché le donne che si prendono non sono loro uguali,
sono delle schiave provenienti dalla tribù conquistata.
Alcuni soldati e comandanti prendono il bottino che spetta
loro in forma liquida (oro ed altri oggetti di valore) e lo
riportano in patria. Schiavi e schiave vengono importati in
patria. I reduci dalle guerre si comprano degli appezzamenti
di terra, ed il lavoro degli schiavi viene introdotto nelle
fattorie della patria.
I prodotti della terra sono portati al mercato
per essere venduti. I piccoli contadini liberi devono quindi
fare fronte alla concorrenza dei prodotti delle fattorie schiaviste.
Ciò tende a comprimere il loro livello di vita verso
quello degli schiavi. S'indebitano, e quando falliscono e
non possono pagare i loro debiti, sono venduti essi stessi
in schiavitù, perdendo la loro terra, che viene comprata
dagli agricoltori più facoltosi.
Il possesso della terra tende quindi a concentrarsi
nelle mani di chi è ex-soldato, maschio, e possessore
di proprietà privata. Le donne si trovano di conseguenza
effettivamente espropriate da qualsiasi controllo sulla terra
- che era a quell'epoca il mezzo di produzione principale.
Il nuovo proprietario terriero ora «prende
una moglie» (o anche più di una se se lo può
permettere) la quale, anche se non è una schiava di
importazione, è soggetta a lui e separata dalle sue
sorelle e dunque isolata; la casa è così diventata
patrilocale e non più matrilocale(5); e la proprietà
non è più collettiva, bensì privata.
Nel «clan» matrilineo, i vecchi e
gli inabili erano mantenuti e presi in cura dai giovani ed
abili. Il nuovo proprietario terriero si trova nella posizione
di dover provvedere alla propria vecchiaia. Deve generare
dei figli che si occuperanno di lui e non di qualcun altro:
e quindi deve avere la certezza che siano figli suoi e non
di qualcun altro. Così comincia ad insistere che sua
moglie sia vergine al momento del matrimonio, e che gli resti
«fedele» dopo.
Quando la proprietà della terra era stata
tenuta dal clan, il problema della successione non si poneva
mai, perché il clan non moriva mai. Ma ora che la proprietà
era posseduta privatamente da un individuo, la questione della
successione e dell'eredità doveva essere posta per
la prima volta. Cosa sarebbe successo alla terra ed alla proprietà
quando il padrone moriva? La soluzione era che passasse ai
figli. In questo modo, non solo essi venivano coinvolti nel
nuovo sistema in maniera da assicurarne l'adesione ad esso,
ma venivano anche legati strettamente alla figura del loro
padre, e ne rispettavano l'autorità, perché
-per quanto vecchio e debole- aveva sempre il potere di diseredarli.
I figli venivano considerati così, come una specie
di assicurazione contro la vecchiaia (e di fatto nelle società
contadine lo sono tuttora), e le donne sterili erano disprezzate
e respinte. Così si fondò la familia. È
interessante vedere le origini stesse di questa parola, perché
sono indicative delle origini della istituzione. In latino
significa «L'insieme degli schiavi di una casa»
e per estensione «una casa e tutti gli annessi e connessi».
Deriva a sua volta dalla parola «famulus» (uno
schiavo di casa). «Famulatus» significa «servitù
o schiavitù», ed è certamente così
che dovette apparire agli occhi delle prime mogli che vi si
trovavano costrette dopo la libertà del clan.
Così si formò il mondo antico, basato
sulla schiavitù, sulla monarchia, sugli eserciti separati
(separati dal popolo nel senso di essere una cosa diversa
dal popolo armato), sulla soggiogazione delle donne e sulla
famiglia patriarcale. C'era una classe di controllori (i possessori
di schiavi e di terre) ed una classe di controllati (gli schiavi).
I sistemi di controllo non erano molto raffinati, a parte
quello del «divide et impera» già detto
che veniva applicato anche alle popolazioni soggette. Infatti,
gli schiavi e i sudditi non erano mossi da un senso interiore
di dovere o di «lealtà». Venivano tenuti
in soggezione con il semplice espediente delle botte in testa
ogni volta che cercassero di resistere all'autorità.
Dopo un trattamento ripetuto di questo tipo vi si dovevano
rassegnare - il mondo era diviso in forti e deboli, fortunati
e disgraziati, e loro stavano nella seconda categoria. Il
fatalismo era l'ideologia con cui si adattavano alle ingiustizie
della vita(6).
Per di più il controllo dell'uomo sulla
natura era estremamente limitato, alla natura bisognava sapersi
adattare, non la si poteva cambiare. Questo atteggiamento
nei confronti di tempeste, grandini, terremoti ed alluvioni
serviva senz'altro come base per il fatalismo che si estendeva
anche ad avvenimenti sociali, come invasioni, schiavitù,
tasse ecc.
Ciononostante qualche rivolta ci fu. Forse la
più famosa fu quella degli schiavi condotta da Spartaco.
Sarebbe un argomento interessante di ricerca storica andare
a vedere quali erano gli obbiettivi e l'ideologia di quella
rivolta. Comunque una cosa si può dire: finché
le tecniche agricole restavano allo stesso livello, e non
esistevano sistemi di controllo delle nascite, allora qualunque
società egualitaria avrebbe dovuto eventualmente affrontare
lo stesso problema che portò alla istituzione della
schiavitù: la mancanza di terra, mentre la popolazione
aumentava per consumare tutte le risorse alimentari.
Così furono costruiti gli imperi dell'antichità,
L'Egitto, l'Assiria, Babilonia, la Persia ed altri sorsero
e caddero. Non seguivano certo tutti un identico modello di
organizzazione sociale - alcuni, come Roma ed Atene, riuscivano
a mantenere delle tracce della costituzione «gentile»
e di governo parzialmente democratico per qualche tempo, ma
alla fine anche loro, o venivano conquistati, come Atene,
o assunsero una forma di governo imperiale, come Roma.
Il più grande di questi imperi era naturalmente
quello di Roma, che estese la sua egemonia su quasi tutto
il mondo allora conosciuto.
Ma verso il 400 d.C. anche Roma cadde, corrosa
dall'interno ed attaccata dall'esterno dalle orde di tribù
nuove e più primitive, gli Unni, i Goti, i Vandali
ecc. che si riversavano sull'Europa dalle steppe dell'Est,
alla ricerca di territori su cui vivere.
I conquistatori dell'Impero Romano non erano sufficientemente
organizzati per poterlo amministrare tutto insieme. Così
lo divisero, non solo in regni ma anche in ducati e contee,
a seconda della forza dei vari capitribù. Essi non
conoscevano la schiavitù classica, ma adottarono la
servitù della gleba, che era molto simile, senonché
mentre lo schiavo era direttamente proprietà del suo
padrone, il servo era legato appunto alla gleba, cioè
alla terra, la quale veniva concessa al barone (o conte o
duca) dal re in cambio dell'appoggio militare. Il prodotto
della terra era destinato in parte al servo (a livello di
sussistenza) e il resto andava ai signori. Alla schiavitù
fece così seguito il sistema feudale.
Note
1. Era possibile su scala limitata per una tribù
che si trovasse in una terra di caccia facile. Ma per caso.
2. Naturalmente questo è un modello molto «pulito»,
costruito su testimonianze «indiziarie». Non va
inteso come un resoconto storico di avvenimenti accaduti,
ma come esposizione dei principi di fondo secondo cui, a mio
avviso, deve essere sorta la prima divisione in classi della
società umana,
3. Ur, Babilone, Sumeria, Egitto, ecc.
4. Si possono trovare varie testimonianze di società
primitive organizzate su basi non monogame e comunque non-patriarcali
negli scritti dei primi esploratori e viaggiatori (i quali
avevano la possibilità di visitare delle società
ancora «non contaminate» dal contatto con altre
società più «avanzate»).
Strabo. nel 66 aC, riferisce che fra gli arabi, i fratelli
usavano coricarsi con la sorella e la madre. Erodoto dell'antica
Grecia dice dei Massageti: «Ciascuno sposa una donna,
ma tutti possono usarne». Di un'altra tribù,
egli dice: «Il Licio, interrogato sulla sua famiglia,
enumera le madri di sua madre. Le figlie ereditano».
E presso gli Sciti le donne prendevano parte al combattimento,
e una ragazza non avrebbe trovato marito senza avere ucciso
un nemico.
Marco Polo, mercante veneziano del tredicesimo secolo, incontrò
svariati usi e costumi sessuali nei suoi viaggi attraverso
l'Asia. In parecchi luoghi, ad esempio, scoprì che
il concetto di ospitalità comprendeva l'invito a fare
l'amore con la «padrona di casa». Per amor di
brevità, possiamo limitarci a citare la sua osservazione
sugli abitanti di Caraian (apparentemente identificato con
la provincia cinese dello Yunnan): «Non trovano alcuna
causa di scandalo se un uomo va a letto con la moglie di un
altro, purché la donna lo voglia»
Il Livingstone, nel suo libro «Missionary travels and
researches in southern Africa» (London 1857) s'imbattè
in una tribù sul fiume Zambesi -i Balonda- la quale
praticava il matrimonio di gruppo e dove le donne tenevano
una posizione di uguaglianza con dei diritti ben precisi rispetto
agli uomini.
Infine, nello stesso Omero dell'Odissea (composta probabilmente
circa 1000 anni avanti Cristo), sebbene la società
descritta là è una società patriarcale
e guerriera, ci sono degli indizi che indicano che in essa
sopravvivono ancora dei ricordi di una società diversa.
Ad esempio, quando la dea Atena va a visitare Telemaco, figlio
di Ulisse, che aspetta tristemente il ritorno del padre, e
gli chiede se lui è veramente figlio di Ulisse, Telemaco
risponde: «Mia madre dice che sono figlio di lui; ma
io non lo so, perché nessuno ha mai saputo per conto
suo chi fosse il proprio genitore». (libro 1, righe
215-6).
(Sulle testimonianze delle varie forme antiche di convivenza
fra uomini e donne occorrerebbe scrivere un libro a parte.
Qui ci dobbiamo accontentare di questa nota).
5. «Patri locale» è una convivenza situata
nel domicilio del padre, «matrilocale» in quello
della madre.
6. È probabile che l'antica abitudine alla libertà
ci mise alcune generazioni per estinguersi.
l primi conquistatori dell'America tentarono di far lavorare
come schiavi i Pellerossa, i quali erano organizzati secondo
la costituzione dei clan. Questi però rifiutarono di
fare gli schiavi, preferendo morire se necessario, e così
i conquistatori trovarono che era meno costoso e più
agevole importare gli schiavi negri dall'Africa.