L'eugenetica:
ovvero la tirannia giustificata dalla [pseudo]scienza
La lezione
Che lezione traiamo dal movimento eugenetico?
Un genetista moderno scrive per i suoi studenti lettori: "Come
capita spesso alla scienza, i genetisti sono diventati molto
meno presuntuosi riguardo la loro comprensione dell'argomento
man mano che capivano quanto poco ne sapevano. L'eugenetica
si basava sull'ignoranza e sui pregiudizi più che sui fatti.
Una scienza che aveva queste caratteristiche nel suo cuore
era condannata a morire". Qui ci sono parecchie cose
da contestare. Intanto è una delle rare occasioni in cui possiamo
vedere la parola "genetisti" temperata dalla parola
"umili". (In fondo, nel luglio 2000, quando il genetista
Francis Collins ha annunciato alla Casa Bianca che il Progetto
genoma aveva completato il 90% del suo sforzo di sequenziazione
del genoma umano, ha affermato: "Abbiamo scorto le prime
righe del nostro manuale di istruzioni, in precedenza noto
soltanto a Dio". Perciò non stupì nessuno sentire il
presidente Clinton echeggiare questo sentimento. "Oggi
stiamo imparando il linguaggio in cui Dio ha creato la vita."
Questi umili genetisti!) E poi non indica come distinguere
"ignoranza e pregiudizio" dai "fatti"
né spiega perché i principali scienziati dell'epoca furono
incredibilmente e pateticamente incapaci di riuscirci da soli.
Il fatto è che i genetisti non dissero mai fino a quando fu
troppo tardi: "Ehi, è tutto basato su ignoranza e pregiudizio,
non sui fatti! È condannato a perire!". Non erano
in grado di distinguere i fatti dall'asserzione dei
fatti.
E che fosse "condannato a perire" o
meno c'entra poco, è morto ma solo dopo aver inflitto
danni a tanta gente (per quanto sarebbe esagerato dare ai
genetisti la colpa delle politiche naziste, certi libri di
scienziati americani con titoli come Sterilization for
Human Betterment lodavano senza mezzi termini le virtù
della chirurgia sociale e vantavano la sterilizzazione coatta
di quasi dieci mila poveri nella sola California).
Il rapporto tra la realtà (i fatti) e le idee
degli esperti (l'asserzione dei fatti) dipende in toto dalla
saggezza e buona volontà di detti esperti. Sono loro che controllano
i mezzi per distinguere i fatti dai non fatti. Se sei scettico
su quel che senti dire sulle particelle subatomiche, comunque
non puoi uscire per costruirti il tuo ciclotrone. E ovviamente
è nell'interesse di questi esperti garantirci che non c'è
nulla di cui preoccuparsi. Quindi il "vero mondo"
della scienza, i conflitti d'interesse, le lotte di potere,
la politica, la stupidità, l'arroganza, le cadute di integrità,
non dev'essere studiato né ci si deve indugiare sopra. è semplicemente cancellato oppure reso
invisibile: la scienza è lo studio dei fatti di natura.
Dobbiamo dunque dimostrarci migliori dei genetisti
di ottant'anni fa. Abbiamo bisogno di capire sia la natura
sia i rapporti tra questa e la sua rappresentazione. Dobbiamo
sapere come fanno le cose a diventare fatti, in modo da poterli
distinguere dalla spazzatura senza che ci tocchi aspettare
cinquant'anni prima di sapere cosa ne pensano i futuri scienziati.
Ma il modo in cui i fatti sono negoziati tra
natura e cultura, il modo in cui questi fatti ottengono lo
statuto di fatti, non fa parte della preparazione formale
degli scienziati, cui si insegna semplicemente a credere che
loro leggono la natura. Che tristezza!
C'è quasi da chiedersi come faccia la scienza
a progredire nonostante la preparazione professionale degli
scienziati.
Il presente
argomento è ripreso dal libro:
“Che cosa significa essere scimpanzè al 98%”
di Jonathan Marks, stampato da Feltrinelli ed è suddiviso
nelle seguenti pagine:
Inoltre lo stesso argomento è trattato
in Internet nel documento "Il
caso Lysenko"
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