Quando Muhammad Alì non superò il
test d'intelligenza dell'esercito, esclamò (dimostrando
una sagacia che metteva in discussione il risultato del test).
«Ho sempre detto di essere il più grande; non
ho mai detto di essere il più intelligente».
In tutte le nostre metafore e leggende, le dimensioni e la
possanza fisica sono sempre controbilanciate da una scarsità
di intelligenza. La furbizia è la difesa dei piccoli.
Basti pensare a Davide che abbatte Golia con una fionda, al
piccolo Jack che abbatte la pianta magica di fagioli, tagliando
la strada al gigante. La lentezza di ingegno è sempre
stata il tallone d'Achille dei giganti. Quando, nel XIX secolo,
vennero scoperti i resti dei dinosauri, si pensò che
si trattasse del massimo esempio di questo rapporto inverso
tra dimensioni fisiche e intelligenza. I dinosauri, con cervelli
grandi come un uovo all'interno dei loro giganteschi corpi,
divennero simbolo di stupidità immane. La loro estinzione
rappresentava per"molti la prova evidente della loro
inadeguatezza.
Ai dinosauri non venne concessa nemmeno la caratteristica
comune dei giganti: la possanza fisica. Dio non fece parola
dell'intelligenza dell'enorme animale biblico, ma si diffuse
sulla sua forza fisica: «La sua forza è nei suoi
fianchi, e il suo vigore è nei muscoli del suo ventre.
Drizza la sua coda come un cedro... Le sue ossa sono tubi
di rame, le sue membra come sbarre di ferro» (Giobbe
40,16-18). I dinosauri, al contrario, sono sempre stati descritti
come lenti e goffi. In un'immagine classica, il brontosauro
vive negli stagni perché non è neppure in grado
di sostenere il proprio peso sulla terra.
Le descrizioni date dai testi della scuola elementare forniscono
un buon esempio di come l'opinione prevalente veda questi
immensi animali. Conservo ancora una copia di Animals of yesterday
di Bertha Morris Parker, che, debbo confessare, ho sottratto
alla biblioteca della scuola PS 26 di Queens. In questo libro,
un ragazzo, portato indietro nel tempo fino al Giurassico,
incontra il brontosauro: «È immenso, e dalle
dimensioni della sua testa si può affermare che è
stupido... Questo gigantesco animale si muove molto lentamente
mentre mangia. Non c'è da sorprendersi della sua lentezza!
I suoi grandi piedi sono molto pesanti e la sua coda non può
certo essere spostata facilmente. Non è difficile capire
perché questo lucertolone ami stare in acqua; l'acqua
lo aiuta a sostenere il suo immenso corpo... I grandi dinosauri
erano una volta i signori della Terra. Che cosa li ha fatti
scomparire? Non vi sarà difficile indovinare la risposta
almeno in parte: i loro corpi erano troppo grandi per i loro
cervelli. Se i loro corpi fossero stati più piccoli
e i loro cervelli più grandi, sarebbero sopravvissuti».
Questo è il momento del grande ritorno dei dinosauri.
La maggior parte dei paleontologi comincia a pensare che fossero
animali energici, attivi e capaci. Quel brontosauro che una
volta era costretto a sguazzare nell'acqua bassa oggi viene
visto correre nelle praterie o avvinghiare il collo di altri
maschi in complicate lotte per l'accoppiamento, simili a quelle
combattute dalle giraffe. Le moderne ricostruzioni anatomiche
ce li presentano come forti ed agili e molti paleontologi
sono pronti ad affermare che erano animali a sangue caldo
(si veda in proposito il saggio 26).
L'idea che i dinosauri fossero animali a sangue caldo ha catturato
l'immaginazione del pubblico e invaso la stampa. Tuttavia
esiste un'altra vendetta dei dinosauri che, a mio parere,
è altrettanto importante ma che ha ricevuto molto poca
attenzione. Mi riferisco al problema dell'intelligenza e al
rapporto tra questa e le dimensioni fisiche. La nuova teoria,
che sosterrò in questa sede, non dice certo che i dinosauri
erano campioni d'intelligenza, ma che essi non avevano un
cervello piccolissimo. Essi avevano il cervello «giusto»
per un rettile delle loro dimensioni.
Non voglio negare che la minuscola testa appiattita del corpulento
stegosauro ospitasse un cervello, dal nostro punto di vista,
piccolo, ma intendo dire solo che non dovremmo aspettarci
niente di più da un animale del genere. Innanzitutto
è necessario ricordare che gli animali grandi hanno
cervelli relativamente più piccoli rispetto agli animali
piccoli con essi correlati. Il rapporto tra dimensioni corporee
e volume cerebrale è notevolmente regolare negli animali
di uno stesso gruppo (ad esempio, tra tutti i mammiferi o
tutti i rettili). Se andiamo dal piccolo al grande, dal topo
all'elefante o da una piccola lucertola al varano di Komodo,
vediamo che le dimensioni del cervello non crescono nella
stessa misura di quelle del corpo. In parole povere, il cervello
cresce più lentamente del corpo, e per gli animali
più grandi il rapporto tra peso del cervello e peso
corporeo è piccolo. Infatti, i cervelli crescono ad
una velocità che è i due terzi di quella con
cui crescono i corpi. Poiché non abbiamo ragione di
ritenere che gli animali più grandi siano in genere
più stupidi di quelli più piccoli, dobbiamo
concludere che essi hanno solo bisogno di un cervello di dimensioni
ridotte, rispetto a quello degli esemplari più piccoli,
per funzionare altrettanto bene. Se non riconosciamo questo
fatto, corriamo il rischio di commettere errori di valutazione
riguardo al potere mentale degli animali molto grandi e dei
dinosauri in particolare.
In secondo luogo, il rapporto tra dimensioni del cervello
e dimensioni generali del corpo non è lo stesso in
tutti i gruppi di vertebrati. Per tutti vale la diminuzione
relativa della massa cerebrale rispetto alle dimensioni del
corpo, ma i piccoli mammiferi hanno cervelli molto più
grandi di quelli dei rettili a parità di peso corporeo.
Questa differenza si mantiene naturalmente con l'aumentare
del peso corporeo, dal momento che le dimensioni del cervello
aumentano con lo stesso andamento in entrambi i gruppi: a
una velocità che è i due terzi di quella con
cui cresce il corpo.
Se consideriamo questi due elementi, - che tutti gli animali
grandi hanno cervelli relativamente piccoli e i rettili hanno
cervelli molto più piccoli dei mammiferi a parità
di peso corporeo, - che cosa possiamo aspettarci da un normale
rettile di grandi dimensioni? La risposta è, naturalmente,
un cervello di dimensioni ridotte. Non esiste alcun rettile
vivente la cui massa corporea sia anche solo la metà
di quella dei dinosauri e quindi non abbiamo alcun animale
vivente che possa servire come modello dei dinosauri.
I nostri imperfetti documenti fossili, per una volta, non
ci hanno deluso nel fornirci informazioni sui cervelli fossili.
Sono stati trovati crani stupendamente conservati di molte
specie di dinosauri e possiamo misurarne le capacità.
(Poiché in nessun rettile il cervello riempie interamente
la scatola cranica, dobbiamo fare delle estrapolazioni sulla
base degli elementi a nostra disposizione.) Con i dati che
abbiamo, possiamo facilmente verificare l'ipotesi della stupidità
dei dinosauri. Innanzitutto dobbiamo partire dalla considerazione
che i crani dei dinosauri possono essere paragonati solo a
quelli degli altri rettili: il fatto che, in proporzione,
i dinosauri avessero cervelli molto più piccoli di
quelli degli uomini o delle balene non ha alcuna importanza.
Abbiamo dati sufficienti sul rapporto tra dimensioni del cervello
e del corpo nei moderni rettili. Poiché sappiamo che
il cervello cresce ad una velocità che è i due
terzi di quella con cui cresce il corpo, andando dalle piccole
alle grandi specie viventi, possiamo fare delle estrapolazioni
riguardo ai dinosauri e chiederci se il cervello dei dinosauri
corrispondeva a quello che ci si aspetterebbe in un rettile
vivente che avesse le loro dimensioni.
Harry Jerison ha studiato le misure dei cervelli di dieci
dinosauri e ha concluso che la loro grandezza è quella
che si ipotizza per rettili di quelle dimensioni. I dinosauri
non avevano cervelli piccoli, avevano cervelli della grandezza
giusta per rettili delle loro dimensioni.
Jerison, tuttavia, non. ha cercato di distinguere fra i vari
tipi di dinosauri; dieci specie distribuite su sei gruppi
principali difficilmente forniscono una base adatta per operare
confronti. James A. Hopson, dell'università di Chicago,
ha raccolto un numero molto maggiore di dati e ha fatto una
scoperta di notevole importanza..
Hopson cercava una scala comune sulla quale misurare tutti
i dinosauri. Egli quindi ha paragonato ciascun cervello di
dinosauro al cervello medio che avrebbe un rettile dello stesso
peso corporeo. Se il dinosauro aveva un cervello che cadeva
sulla curva media delle dimensioni di quelli dei rettili,
riceveva un punteggio pari a 1,0 (chiamato quoziente di encefalizzazione
o EQ, che rappresenta il rapporto fra il vero cervello e quello
che dovrebbe avere un rettile dello stesso peso corporeo).
I dinosauri che stavano sopra la curva (più cervello
del rettile di pari peso) avevano un valore maggiore di 1,0;
quelli sotto, un valore minore di 1,0.
Hopson ha trovato che i principali gruppi di dinosauri possono
essere classificati in base ai valori crescenti dell'EQ. Questa
classifica corrisponde perfettamente con la supposta velocità,
agilità e complessità comportamentale nel nutrirsi
(o nell'evitare la prospettiva di diventare pasto). Il gigantesco
brontosauro e i suoi affini hanno l'EQ più basso, compreso
fra 0,20 e 0,35. Dovevano essere animali molto lenti e poco
agili. Probabilmente l'unica difesa che potevano opporre ai
predatori era la loro immensa dimensione corporea. Seguono
gli stegosauri e gli anchilosauri con un EQ da 0,52 a 0,56.
Questi animali, protetti principalmente dalla loro spessa
corazza, probabilmente si basavano su una difesa passiva,
ma le loro code - claviforme quella dell'anchilosauro, aculeata
quella dello stegosauro - fanno pensare ad un comportamento
più aggressivo e, di conseguenza, più complesso.
Ad un livello immediatamente superiore incontriamo i ceratopsidi,
con un EQ che si aggira tra lo 0,7 e lo 0,9. Per Hopson, «i
ceratopsidi, con le loro grandi teste cornute, dovevano utilizzare
strategie di difesa attiva che in qualche modo richiedevano
una maggiore agilità di quelle basate sulle grandi
code dei loro simili. I ceratopsidi più piccoli, cui
mancavano le grandi corna, dovevano basarsi sull'acutezza
dei loro sensi e sulla velocità per sfuggire ai predatori".
Gli ornitopodidi erano gli erbivori più dotati dal
punto di vista cerebrale (EQ da 0,85 a 1,5). Essi dovevano
fidarsi «dei loro acuti sensi e della loro velocità"
per sfuggire ai grandi carnivori. La fuga sembra esigere maggiore
agilità e acutezza della difesa da fermo. Tra i ceratopsidi,
i piccoli Protoceratops privi di corna, e che probabilmente
trovavano scampo nella fuga, avevano un EQ superiore a quello
dei più grandi Triceratops con le loro tre corna.
Come nei vertebrati moderni, i carnivori sono caratterizzati
da un EQ superiore a quello degli erbivori. Catturare una
preda in rapido movimento o abbatterne una che si difende
strenuamente non è certo così facile come alimentarsi
del giusto tipo di pianta. I giganteschi teropodi (tirannosauri
e simili) hanno totalizzato un EQ variabile da l a quasi 2.
In cima alla scala, come era prevedibile date le sue piccole
dimensioni, troviamo lo Stenonichosaurus con un EQ superiore
a 5. Le sue mobili prede, piccoli mammiferi e forse uccelli,
dovevano essere più difficili da catturare di quanto
non lo fosse il grande Triceratops per il tirannosauro.
Non voglio fare l'ingenua affermazione che dimensioni del
cervello = intelligenza o, in questo caso, complessità
di comportamento e agilità (non so che cosa voglia
dire intelligenza nell'uomo, tanto meno per un gruppo di rettili
estinti). Le variazioni della dimensione del cervello all'interno
di una stessa specie hanno molto poco a che fare con il potere
intellettivo (gli uomini funzionano ugualmente bene con 900
o 2.500 centimetri cubi di cervello). Possono dirci molto
poco delle differenze intellettive. Tuttavia paragonare tra
loro specie quando le differenze sembrano notevoli sembra
ragionevole. Non credo che il fatto che il nostro EQ sia tanto
superiore a quello del koala (per quanto ami questi animaletti)
non abbia nulla a che fare con le nostre superiori capacità.
La disposizione ordinale dei dinosauri indica inoltre che
anche una misura tanto rozza come quella della dimensione
del cervello può avere il suo valore. Se la complessità
del comportamento è una conseguenza di capacità
mentali superiori, allora dovremmo aspettarci di trovare anche
tra i dinosauri qualche segno di un comportamento sociale,
che richiede coordinazione, coesione, riconoscimento. Questi
segni ci sono, e non è un caso che siano stati trascurati
quando l'ideologia dominante imponeva la stupidità
ai grandi rettili del passato. Sono state scoperte molte impronte
parallele, che indicano che branchi formati da più
di venti animali erano in grado di spostarsi assieme. Alcuni
dinosauri vivevano in gruppo? Le tracce rinvenute nel Davenport
Ranch presentano una precisa configurazione di piccole impronte
al centro del gruppo e di impronte di animali di dimensioni
maggiori all'esterno. Questo potrebbe far pensare che alcuni
dinosauri procedevano come i mammiferi erbivori moderni, con
i piccoli al centro del branco, protetti da uno schieramento
di adulti alla periferia?
Inoltre, proprio quelle strutture che sembravano più
sorprendenti e inutili ai paleontologi, le elaborate creste
degli adrosauri, le escrescenze e le corna dei ceratopsidi,
i quasi 20 centimetri di spessore dell'osso frontale del Pachycephalosaurus,
oggi appaiono elementi legati ai combattimenti e ai corteggiamenti.
I pachicefalosauri si impegnavano in combattimenti simili
a quelli che oggi avvengono tra montoni. Le creste di alcuni
adrosauri sono casse di risonanza che venivano forse utilizzate
come richiami sessuali. Le corna e il collare dei ceratopsidi
potevano essere le armi di attacco e difesa in complessi combattimenti
per la competizione sessuale. Poiché questi non sono
solo comportamenti complessi, ma implicano anche un elaborato
sistema sociale, non dovremmo aspettarci di trovarli in animali
quasi del tutto privi di intelligenza.
Ma la dimostrazione migliore delle capacità dei dinosauri
può ben essere il fatto spessissimo citato contro di
loro: la loro scomparsa. Per i più, l'estinzione ha
molte delle connotazioni attribuite al sesso fino a non molto
tempo fa: un fatto piuttosto sconveniente, che ricorre con
frequenza, ma non adatto a tutti e sicuramente da non essere
discusso apertamente. Ma, come il sesso, anche l'estinzione
è parte ineluttabile della vita. È il destino
di tutte le specie e non solo delle creature sfortunate e
mal progettate. Non è certamente segno di un fallimento.
Il fatto notevole riguardo ai dinosauri non è la loro
estinzione, ma la durata del periodo in cui hanno dominato
la Terra. I dinosauri furono i padroni del campo per 100 milioni
di anni durante i quali i mammiferi erano minuscole creature
che occupavano gli interstizi del loro mondo. Dopo essere
stati sulla breccia per 70 milioni di anni, noi mammiferi
possiamo nutrire qualche speranza di vita futura, ma dobbiamo
dimostrare la capacità di resistenza dei dinosauri.
L'uomo, con questo criterio, è poco degno di essere
menzionato: 5 milioni di anni per lAustralopithecus
e appena 50.000 anni per la nostra specie Homo Sapiens. Tentate
l'ultima verifica col nostro sistema di valori: conoscete
qualcuno che scommetterebbe una forte somma, anche a quote
favorevoli, sul fatto che noi resteremo sulla Terra più
a lungo del brontosauro?
Tratto da: Il pollice
del Panda di Stephen Jay Gould
stampato in Italia da: il Saggiatore