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Esiste vita nel cosmo?
di Andrea Frova

La cometa Hale-Boop
Tempo fa il signor Niccolò Mancini
mi inviò une-mail per chiedermi se ero uno di quelli
che credeva alla possibilità di altri mondi abitati su
semplici basi probabilistiche. Diceva: "Ci sono miliardi
di galassie, ciascuna costituita da miliardi di stelle, di cui
moltissime simili al nostro Sole e circondate da pianeti dove
condizioni di vita non troppo diverse dalle nostre potrebbero
trovarsi realizzate. Le basta questo ragionamento per credere
che nellUniverso debbano esistere altri esseri viventi?".
Sì, avevo risposto, credo che mi basti: per
quanto restrittive le condizioni per la vita possano essere,
il fatto che essa si sia manifestata una volta (e non sia solo
una congettura) è di importanza basilare. Lesperienza
scientifica insegna che se la natura ha prodotto un dato fenomeno,
nelle circostanze adatte lo produrrà nuovamente. Poiché
le condizioni cosmologiche che hanno reso possibile lo sviluppo
della vita sulla Terra si riscontrano anche altrove nelluniverso,
la questione di vita aliena si pone come un esclusivo fatto
di probabilità.
Il mio interlocutore incalzava: "Allora mi
spieghi perché lei non crede agli UFO visto che, dei
tanti mondi popolati che lei ipotizza, è possibile che
ce ne siano alcuni così progrediti da poterci raggiungere
con oggetti spaziali".
Non è la prima volta che qualcuno che mi
accusa di negare la realtà degli UFO perché ho
affermato di non credere alla loro origine extraterrestre. Ricorderò
che UFO è lacrostico inglese di "oggetti volanti
non identificati", e niente più. Di UFO nostrani,
è fuori questione, ne esistono a bizzeffe. Anche lasciando
da parte le truffe e i meccanismi di suggestione collettiva
o di isteria mistica, possono dar luogo a UFO esercitazioni
militari, ricerche atmosferiche e spaziali, condizioni meteorologiche
speciali, fenomeni ottici insoliti, eccetera. Altra cosa è
pensare che si tratti di oggetti provenienti dallo spazio, sottoposti
al controllo di menti aliene.
Proverò a fare un paio di considerazioni
per spiegare come, così quanto sono convinto della molteplicità
dei mondi abitati, altrettanto non posso pensare che gli alieni
siano mai riusciti a entrare in contatto con noi in una qualsivoglia
maniera.
Nella Via Lattea ci sono 400 miliardi di stelle,
delle quali ben un quarto ha caratteristiche non troppo lontane
dal nostro Sole quanto a dimensione e lunghezza di vita. Anzi,
la maggior parte di esse è più vecchia del Sole
e potrebbe aver offerto condizioni adatte ad ospitare la vita
anche molto prima dei 4,5 miliardi di anni di esistenza della
Terra. Affinché forme di vita possano realizzarsi, è
necessario che tali stelle abbiano dei pianeti e che esistano
da un tempo adeguatamente lungo (se prendiamo a modello il nostro
caso, da qualche miliardo di anni); ed è necessario che
il pianeta abbia avuto in precedenza unattività
vulcanica sufficiente a produrre abbastanza gas e acqua alla
sua superficie; e poi che sia abbastanza grande da trattenere
attorno a sé unatmosfera; e ancora che esso si
trovi a distanza appropriata dalla stella acciò che i
suoi abitanti non siano sottoposti a catastrofiche forze di
marea o a temperature proibitive. Daltra parte, è
incoraggiante sapere che la vita primitiva sulla Terra è
comparsa non più di 100 milioni di anni dal momento in
cui le condizioni adatte si sono realizzate; e che forme superiori
di vita, fino allintelligenza, hanno richiesto sul miliardo
di anni, un tempo ancora breve se rapportato alletà
delluniverso.
Inoltre, è assai probabile che la materia
organica si trovi distribuita in tutta la Galassia: studi recenti
hanno rivelato la presenza di molecole organiche anche complesse
- quali gli amminoacidi, i mattoni della vita - in asteroidi,
meteoriti e comete. In base a tutto ciò, alcuni scienziati
affermano che sia possibile - sottolineo, possibile - che nella
Via Lattea ci sia qualcosa come un miliardo di sedi propizie
per una qualche forma di vita, anche con data di nascita anteriore
alla nostra.
Assumendo che la vita superiore possa fiorire una
volta ogni milione di casi aventi le condizioni adatte, si arriva
per la nostra galassia a 1000 pianeti abitati da alieni intelligenti,
valore che cade proprio verso il centro nellintervallo
stimato da alcuni astrofisici, che è tra 10 e 10.000
(e lasciamo da parte altre galassie - se ne contano 100 miliardi
- che ci porterebbero a cifre iperboliche).
Veniamo ora alla possibilità di contatti
fisici che alieni progrediti avrebbero cercato di stabilire
con noi. Anche facendo le ipotesi più sfacciatamente
ottimistiche, le difficoltà del volo interstellare sono
insormontabili. Affinché un viaggio abbia una durata
compatibile con gli esseri viventi, esso deve essere compiuto
a velocità prossima a quella della luce. Per un viaggio
di dieci anni, anche usando per la propulsione un fantascientifico
motore ad annichilazione materia-antimateria, si calcola un
dispendio di energia pari al fabbisogno odierno degli Stati
Uniti esteso per oltre centomila anni! E ciò presumendo
che si sappia in anticipo su quale stella puntare sui molti
miliardi di possibili candidate.
Se mai degli alieni ci hanno cercato, hanno piuttosto
optato per contatti a distanza via radio o altro. E qui il calcolo
delle probabilità lavora in senso sfavorevole. Limitiamoci
di nuovo alla sola Via Lattea. Lintervallo di tempo in
cui una popolazione di esseri intelligenti è capace di
parlare e capire un dato linguaggio interstellare è alquanto
breve. Noi possediamo radiotelescopi di una certa sensibiltà
solo da poche decine di anni. Non vè dubbio, poi,
che forme di trasmissione più progredite, forse già
in uso altrove nelluniverso, ci sono ignote. È
anche probabile che ai ritmi frenetici di consumo e di inquinamento
cui siamo pervenuti ci autodistruggeremo nel giro di pochi secoli.
È perciò ragionevole supporre che, anche volendo
essere ottimisti, Il tempo in cui il nostro astrolinguaggio
può incrociarsi con quello di un altro pianeta della
Via Lattea non superi il mezzo migliaio di anni: uno spiraglio
effimero per affacciarsi sullimmensità temporale
delluniverso. Poiché lo stesso vale presumibilmente
per ogni altra civiltà evoluta della Galassia, la probabilità
che lo spiraglio di un pianeta venga a combaciare col nostro
è indicibilmente bassa. Si può farsene unidea
dal rapporto tra cinque secoli e i quindici miliardi di anni
di esistenza delluniverso, moltiplicando poi per il numero
di pianeti più avanzati di noi, diciamo cinquecento.
Risultato: poco più di una probabilità su centomila!
Non cè da stupirsi, perciò,
che in questo primo scorcio del nostro "spiraglio percettivo"
nulla del genere sia avvenuto. Senza contare che nel discorso
fatto si sono ignorate molte complicazioni: uno, quelle derivanti
dai ritardi temporali nella ricezione dei segnali che percorrono
lunghe distanze; due, quelle dovute alleffetto Doppler
che altera la frequenza dei segnali in base alla velocità
di allontanamento della sorgente dal ricevitore, rendendone
più problematica la captazione; tre, quelle dovute al
fatto di non conoscere la posizione del possibile ricevitore
e quindi di non poter "puntare" i segnali, a scapito
della loro intensità.
Insomma, io oserei concludere che noi terrestri
non siamo soli, anzi viviamo in un universo piuttosto affollato.
Ma dubito molto che potremo mai parlare con altri e tanto meno
avvicinarli.
Andrea Frova
Professore di Fisica Generale
Università di Roma "La Sapienza"
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Tratto dalla rivista del CICAP
Scienza
& Paranormale n. 44.
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