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Scienza, ambientalismo ed "elettrosmog"
intervista a Gianni Comoretto
di Emiliano Farinella
Gianni Comoretto lavora come astronomo associato
all'Osservatorio Astrofisico di Arcetri, dove sviluppa strumentazione
elettronica per l'astronomia, e studia i processi di formazione
stellare.
Al lavoro di astronomo affianca l'attivismo sul fronte razionalista,
pacifista e nella solidarietà internazionale. Collabora con
il CICAP su argomenti che riguardino l'astronomia o le scienze
fisiche.
Si occupa da alcuni anni, a livello divulgativo, del problema
della pericolosità dei campi elettromagnetici.
Si può conciliare l'ambientalismo con la scienza?
Direi che un ambientalismo serio non può fare a
meno della scienza. Nell'ambientalismo entrano anche considerazioni
più politiche, ad esempio quali priorità considerare. Ma senza
strumenti di analisi precisi, obiettivi, e scientifici, è impossibile
capire e valutare i rischi ambientali.
Che prospettive vedi per l'ambientalismo scientifico?
Mi sembra che oggi la tendenza del mondo ecologista
sia quella di costruirsi una specie di "scienza organica alla
causa". Si formula una tesi e si ritaglia dall'insieme degli
studi i risultati che vi si accordano, ascoltando solo una minoranza
degli scienziati che se ne occupano, accusando gli altri di
essere asserviti al potere. È una tendenza molto pericolosa,
la natura ha le sue leggi, non quelle che noi decidiamo a priori
debba avere.
Sui CEM: quali sono gli effetti biologici e sanitari
rilevati nelle basse e alte frequenze?
I campi a bassa frequenza inducono correnti nei
tessuti. I limiti attuali (100 mTesla) corrispondono a correnti
indotte più deboli di quelle presenti normalmente nel nostro
corpo. Sono stati fatti innumerevoli studi epidemiologici, per
vedere se campi a intensità molto basse (una frazione di mTesla)
fossero collegabili a un aumento dei rischio di tumori. A vent'anni
dai primi studi possiamo escludere effetti per tutti i tipi
di tumori, con l'eccezione della leucemia infantile, per cui
esistono risultati contrastanti.
Per le esposizioni ai campi ad alta frequenza abbiamo molti
studi di laboratorio, che nel complesso non trovano effetti
se non a potenze molto maggiori di quelle consentite dalle normative.
L'effetto più importante è un riscaldamento dei tessuti, che
può danneggiare soprattutto il cristallino e i testicoli. Si
hanno inoltre indizi che campi molto intensi possano favorire
lo sviluppo di tumori. I pochi studi epidemiologici condotti
bene non mostrano nel loro complesso aumenti di tumori, o altri
effetti pericolosi.
Come si deve interpretare l'incertezza dei risultati
di questi studi sulla pericolosità dei CEM?
Quando uno studio mostra dieci casi in più di leucemia
infantile su 440.000 esposti in 25 anni è molto difficile capire
cosa si stia guardando. Si tratta di un debolissimo effetto
dei campi, di un puro caso statistico, o un altro fattore di
rischio che è maggiore per chi viveva vicino a una linea? Comunque
questo significa che, se anche i campi a bassa frequenza facessero
male, il massimo numero di casi di leucemia infantile imputabile
agli elettrodotti in Italia sarebbe di circa due casi l'anno.
Di poche cose abbiamo questo livello di sicurezza. Occorre inoltre
sottolineare che nessuno studio può provare che qualcosa sia
innocuo, dobbiamo accontentarci di limiti come questi.
A dispetto dei risultati a oggi ottenuti, l'opinione
pubblica è già schierata?
L'opinione pubblica si sente ripetere che è provato
scientificamente che i campi facciano male, sulla base di interpretazioni
distorte di alcuni studi o di opinioni di presunti esperti.
Nessuno prende in considerazione l'opinione di chi in questo
campo ci lavora davvero. Inoltre sta nascendo un fiorente business
di servizi di consulenza, misura, risanamento. Contribuisce
a questo un'immagine di scienza viene vista come asservita a
poteri forti. Il risultato è che nessuno va a controllare cosa
dicano davvero gli studi.
Si dovrà presto legiferare sui CEM. Non lo si
può fare contro questa maggioranza, ma la si può assecondare
ignorando dati oggettivi?
In un sistema democratico decide la maggioranza,
ma questa deve essere informata. Occorre chiarire che non è
vero che i dati oggettivi indichino una pericolosità dei campi,
e capire quali costi, anche ambientali, le contromisure comportino.
Interrare un elettrodotto, oltre che costoso, comporta maggiori
sprechi di energia, inquinamento, maggiori rischi per chi ci
lavora. È giusto essere prudenti, ma siamo sicuri che per evitare
rischi infimi non se ne introduca di maggiori? I costi (si parla
di 100.000 miliardi), non comporteranno tagli in settori più
importanti, anche per la salute?
Si ringrazia Andrea Ferrero
CEM = Campi Elettromagnetici
Tratto da Scienza & Paranormale N. 35, rivista del CICAP
Chi volesse saperne di più sul cosiddetto "elettrosmog"
Gianni Comoretto ha messo in rete diversi lavori fra i quali
ne elenchiamo uno per la notevole importanza che riveste:
campi
elettromagnetici e salute
Si sospetta che i campi EM (linee elettriche a 50 Hz, telefonini)
possano causare danni alla salute anche a dosi molto basse (quelle
permesse dalle norme in uso). Si parla di possibili rischi di
leucemie infantili, e/o di tumori al cervello. Ma e' vero? Una
rassegna sul tema...
L'immagine che accompagna il testo è una
elaborazione della copertina del libro "Campi elettromagnetici
e salute: dai miti alla realtà" di Paolo Vecchia,
Umberto Tirelli, Ugo Spezia. Ed. 21mo
Secolo |