Anche se la complessità
non fosse altro che un allontanamento da un muro che esercita
costrizione, potremmo considerare le tendenze in questa
direzione come maggiormente prevedibili e caratteristiche
del corso della vita nel suo insieme se, col passare del
tempo, gli incrementi nella complessità si accumulassero
in maniera persistente e graduale. Ma, per ciò che concerne
la storia della vita, nulla è più stupefacente, rispetto
a questa comune (e falsa) aspettativa, dell'andamento reale
- fatto di lunghi periodi di stabilità e di rapidi cambiamenti
episodici - che ci viene rivelato dallo studio dei reperti
fossili.
La vita è rimasta quasi esclusivamente unicellulare per
i primi cinque sesti della sua storia: dai primi fossili
documentati, che risalgono a 3,5 miliardi di anni fa, ai
primi animali pluricellulari altrettanto ben documentati,
che risalgono a meno di 600 milioni di anni fa. (Alcune
alghe pluricellulari semplici si sono evolute più di un
miliardo di anni fa, ma esse appartengono al regno vegetale
e non hanno alcun legame di parentela con gli animali.)
Questo lungo periodo di vita unicellulare comprende, naturalmente,
la transizione di fondamentale importanza dalle cellule
procariote semplici, prive di organelli, alle cellule eucariote
dotate di nuclei, mitocondri e altre strutture intracellulari,
ma per vedere il raggiungimento dell'organizzazione animale
pluricellulare bisogna attendere per ben tre miliardi di
anni. Se la complessità è una caratteristica tanto valida
e, secondo il nostro modo usuale di pensare, la pluricellularità
ne rappresenta la fase iniziale, la vita deve essersi presa
un bel po' di tempo per effettuare questo passo cruciale.
Simili indugi fanno pensare che non si possa considerare
il progresso in generale come il tema principale della storia
della vita, anche se è possibile spiegarli plausibilmente
ammettendo che l'ossigeno atmosferico fosse scarso per gran
parte del Precambriano o che la vita unicellulare fosse
incapace di raggiungere una qualche soglia strutturale che
fungesse da presupposto per la pluricellularità.
Fatto ancora più curioso, tutti gli stadi principali nell'organizzazione
della struttura pluricellulare degli animali si sono svolti
in un breve periodo di tempo, a cominciare da meno di 600
milioni di anni fa fino a concludersi circa 530 milioni
di anni fa. Anche le varie fasi all'interno di questa sequenza
sono state discontinue ed episodiche, senza un accumulo
graduale. La prima fauna, detta di Ediacara in onore della
località australiana dove venne scoperta (oggi si sa che
essa è presente nelle rocce più antiche di tutti i continenti),
consiste in fronde molto appiattite, lamine e dischetti
composti da numerosi, sottili segmenti uniti assieme. La
natura della fauna di Ediacara è oggi argomento di intense
discussioni. Non sembrerebbe che questi organismi siano
solamente precursori di forme più tardive. Potrebbero costituire
un esperimento separato e fallito nella vita animale, oppure
potrebbero rappresentare una gamma completa di organizzazioni
diploblastiche (a duplice strato), della quale gli attuali
celenterati (coralli, meduse e affini) sarebbero l'unica
reliquia, notevolmente alterata.
In ogni caso, la fauna di Ediacara si estinse certo assai
prima che si evolvessero le faune e le flore del Cambriano.
Quest'ultimo periodo ebbe dunque inizio con un insieme di
strutture disparate e di difficile interpretazione, definito
"piccola fauna a conchiglie". Il successivo impulso importante,
a cominciare da circa 530 milioni di anni fa, costituisce
la famosa "esplosione" del Cambriano, durante la quale tutti
i phyla animali moderni, tranne uno, hanno fatto la loro
prima comparsa tra i reperti fossili. (I geologi avevano
dapprima collocato questo evento lungo un periodo di 40
milioni di anni, ma un eccellente studio pubblicato nel
1993 restringe inequivocabilmente l'arco di tempo di fioritura
filetica a soli cinque milioni di anni.) I briozoi, un gruppo
di organismi marini sessili e coloniali, non comparvero
fino all'inizio del periodo successivo, l'Ordoviciano, ma
questo apparente ritardo potrebbe essere un artefatto dovuto
al semplice motivo che non sono stati scoperti loro rappresentanti
nel Cambriano.
Anche se da allora si sono svolti eventi interessanti e
spettacolari come la diffusione dei dinosauri e la comparsa
dell'intelligenza umana, non è esagerato affermare che la
storia successiva della vita animale consiste in poco più
che semplici variazioni su temi anatomici già apparsi durante
l'esplosione dei Cambriano, in un arco di tempo di soli
cinque milioni di anni. Tre miliardi di anni di unicellularità,
seguiti da cinque milioni di anni di intensa creatività,
a cui si aggiungono oltre 500 milioni di anni di variazioni
su temi anatomici ben stabiliti, possono difficilmente essere
interpretati come una tendenza prevedibile, inesorabile
o continua verso il progresso o una crescente complessità.
Non siamo in grado di spiegare perché l'esplosione del Cambriano
abbia potuto dare così rapidamente il via a tutti i più
importanti tipi di organizzazione anatomica. Una spiegazione
"esterna", su base ecologica, sembra avere un certo interesse:
l'esplosione del Cambriano rappresenta il riempimento iniziale
del "serbatoio ecologico" di nicchie per gli organismi pluricellulari
e qualsiasi esperimento vi ha trovato spazio. Da allora,
il serbatoio non si è mai più svuotato; anche le estinzioni
in massa hanno lasciato alcune specie per ciascun ruolo
importante, e l'occupazione dello spazio ecologico da parte
di queste ha precluso l'opportunità di novità fondamentali.
Sembrerebbe però necessaria, in funzione di complemento,
anche una spiegazione "interna", vale a dire basata sulla
genetica e sullo sviluppo: i più antichi animali pluricellulari
avevano forse conservato una certa flessibilità per il cambiamento
genetico e la trasformazione embriologica, flessibilità
che si è fortemente ridotta allorché essi si sono "bloccati"
in un insieme di modelli stabili e di successo.
In ogni caso, questo periodo iniziale di flessibilità interna
ed esterna diede origine a tutta una gamma di organizzazioni
anatomiche degli invertebrati le quali (in appena alcuni
milioni di anni) potrebbero aver superato l'intera varietà
di forme animali presenti oggi in tutti gli ambienti terrestri
(dopo più di 500 milioni di anni di ulteriore espansione).
Gli scienziati hanno opinioni alquanto discordi su questo
argomento. Alcuni sostengono che, in questa esplosione iniziale,
la gamma dei tipi di organizzazione anatomica doveva essere
superiore a quella degli organismi attuali, dato che molti
dei primi esperimenti si sono estinti col passare del tempo
e non è più comparso alcun nuovo phy1um. Anche gli scienziati
che tendono a opporsi più decisamente a quest'idea ammettono
che la biodiversità del Cambriano fosse perlomeno uguale
a quella attuale: così, anche per chi la pensa nel modo
più prudente, le opportunità emerse nei 500 milioni di anni
successivi non provocarono alcuna espansione della varietà
di forme del Cambriano, raggiunta nell'arco di soli 5 milioni
di anni. L'esplosione del Cambriano fu, dunque, l'avvenimento
più straordinario ed enigmatico della storia della vita.
Inoltre non sappiamo perché la maggior parte dei primi esperimenti
si siano estinti, mentre alcuni sono sopravvissuti per diventare
i phyla che oggi conosciamo. Si sarebbe tentati di dire
che i vincitori abbiano prevalso in virtù di una maggiore
complessità anatomica, di una migliore idoneità ecologica
o di qualche altro aspetto prevedibile della convenzionale
lotta darwiniana. Essi però non hanno in comune alcun carattere
riconosciuto; diventa così indispensabile prendere in considerazione
la radicale alternativa secondo cui ogni esperimento primordiale
ricevette niente altro che l'equivalente di un biglietto
della più grande lotteria mai svoltasi sul nostro pianeta
e ogni linea evolutiva sopravvissuta, compreso il nostro
phylum di vertebrati, esiste oggi sulla Terra più grazie
alla fortuna che ha avuto nell'estrazione che non a un qualsiasi
prevedibile esito della lotta per l'esistenza. La storia
della vita animale pluricellulare può essere stata più una
storia di grande riduzione delle possibilità iniziali, con
una stabilizzazione dei fortunati superstiti, che un racconto
convenzionale di espansione ecologica costante e di progresso
morfologico nella complessità.
Infine, questo andamento di lunghe stasi e di rapidi episodi
nei quali si concentra il cambiamento e vengono stabiliti
nuovi equilibri può essere generalizzato a molteplici scale
di tempo e di grandezza, fino a formare una sorta di configurazione
frattale dotata di autosomiglianza. in base al modello della
speciazione a equilibri punteggiati, le tendenze all'interno
delle diverse linee evolutive si manifestano attraverso
episodi, che si vanno continuamente accumulando, di speciazione
istantanea alla scala dei tempi geologici, anziché tramite
un graduale cambiamento all'interno di popolazioni continue
(si tratta di un processo che assomiglia più al salire i
gradini di una scala che non al far rotolare una palla all'insù
lungo un piano inclinato).
La nuova iconografia dell'albero
della vita mostra che la massima diversità nelle forme anatomiche
(non nel numero di specie) viene raggiunta molto presto nella
storia degli organismi pluricellulari. I tempi successivi
sono caratterizzati dall'estinzione della maggior parte di
questi esperimenti iniziali e da un enorme successo all'interno
delle linee evolutive che sopravvivono. Questo successo si
misura come proliferazione di specie, ma non come sviluppo
di nuove strutture anatomiche. Oggi il numero di specie è
più elevato di quanto si sia avuto in passato, anche se le
specie hanno una gamma più ristretta di strutture anatomiche
fondamentali.