La storia della
vita non tende necessariamente al "progresso": la linea filetica
che ha condotto alla specie umana è del tutto fortuita nel
quadro complessivo dell'evoluzione
Alcuni personaggi annunciano le loro invenzioni con grande
clamore, altri invece compiono grandi scoperte in tono dimesso,
come fece Charles Darwin nel 1859 quando definì il nuovo meccanismo
della causalità evolutiva: "Ho chiamato questo principio,
grazie al quale ogni lieve variazione, se utile, viene conservata,
con il termine di Selezione naturale".
La teoria della selezione naturale è un enunciato dalle straordinarie
implicazioni in una veste meravigliosamente semplice, che
ha superato molto bene, per 135 anni, la prova di indagini
e verifiche intense e inesorabili. Fondamentalmente, essa
pone il meccanismo del cambiamento evolutivo al centro di
una "lotta" tra organismi per il successo riproduttivo, il
che conduce a un maggiore adattamento delle popolazioni ad
ambienti che via via si modificano. (Lotta è spesso un'espressione
metaforica e non deve essere vista come un combattimento dichiarato
e condotto ad armi spianate. Le strategie per il successo
riproduttivo includono una vasta gamma di attività non bellicose,
come un accoppiamento più precoce e più frequente o una migliore
cooperazione tra i partner nell'allevamento della prole.)
Pertanto la selezione naturale è un principio di adattamento
locale, e non di progresso generale.
Per quanta importanza possa avere questo principio, la selezione
naturale non è la sola causa del cambiamento evolutivo (anzi,
in parecchi casi, può essere messa in ombra da altre forze).
E' opportuno sottolineare questo punto perché normalmente
si abusa della teoria evoluzionistica equiparando la ricerca
di una spiegazione biologica di un dato carattere all'ideazione
di scenari, spesso altamente ipotetici per non dire fantasiosi,
che ruotano attorno al valore adattativo del carattere in
questione nel suo ambiente originario (per esempio, l'aggressività
umana si dimostra utile per la caccia; la musica e la religione
per rafforzare la coesione tribale). Lo stesso Darwin enfatizzò
fortemente la natura multifattoriale del cambiamento evolutivo
e mise in guardia dall'affidarsi in modo troppo esclusivo
alla selezione naturale, ponendo la seguente affermazione
in bella evidenza, alla fine dell'introduzione a L'origine
delle specie: "Sono convinto che la selezione naturale sia
stato il più importante, ma non l'unico, fattore di modificazione".
Un'illustrazione personalmente imbarazzante
della nostra fedeltà all'iconografia della marcia del progresso.
I miei libri sono dedicati a distruggere quest'immagine dell'evoluzione,
ma io non ho il controllo sulle copertine delle loro traduzioni.
La "marcia del progresso umano" è stata usata come
illustrazione di copertina per ben quattro edizioni straniere
dei miei libri. Questa è tratta dalla traduzione olandese
di Ever Since Darwin. (da: La vita meravigliosa di S. J. Gould)