Falsi
ricordi Spesso la memoria
non distingue fra percezioni effettive e immaginazione.
I falsi ricordi sono spesso oggetto di controversie
fra gli scienziati, e la discussione riguarda anche la credibilità
dei racconti dei testimoni durante un processo: secondo alcuni,
infatti, si tratterebbe di memorie represse che si riaffacciano
in superficie anni dopo un evento traumatico.
Poiché la memoria è imperfetta anche in circostanze
ordinarie - la formazione, l'immagazzinamento e il recupero
dei ricordi dipendono da molti fattori che possono influenzare
questi processi -, è improbabile che una risposta univoca
possa mettere a tacere queste controversie. Eppure, un gruppo
multidisciplinare di ricercatori della Northwestern University
è riuscito a scoprire nuove prove sull'esistenza dei
falsi ricordi e di come si formano.
Lo studio, descritto in un articolo pubblicato sulla rivista
"Psychological Science", sfrutta le tecniche di
risonanza magnetica per individuare come si forma il ricordo
di qualcosa che non è mai accaduto.
"Abbiamo misurato l'attività cerebrale - spiega
lo psicologo Kenneth A Paller - di persone che osservavano
la foto di un oggetto o immaginavano altri oggetti che chiedevamo
loro di visualizzare. Più tardi abbiamo chiesto ai
partecipanti di discriminare fra quello che avevano visto
realmente e quello che si erano immaginati".
Molte delle figure visive che ai soggetti era stato chiesto
di immaginarsi, in seguito sono state ricordate erroneamente
come effettivamente osservate. "Riteniamo - afferma Paller
- che le parti del cervello usate per percepire realmente
un oggetto e per immaginarlo si sovrappongano. Pertanto, un
evento vividamente immaginato può lasciare una traccia
nel cervello molto simile a quella di un evento realmente
sperimentato. Quando i ricordi vengono immagazzinati, che
si tratti di oggetti percepiti o immaginati, vengono coinvolte
alcune delle stesse aree cerebrali".
Tratto da: Le
Scienze
Su questo argomento vedi anche: Equivoci
di memoria
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