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6 modi per misurare l'altezza di un grattacielo con un barometro

Si racconta che una volta, durante un esame, uno studente di fisica si sia visto proporre questo problema:
Spiega come puoi usare un barometro per misurare l'altezza di un grattacielo.
Lo studente avrebbe dato questa risposta scritta: "Si porta il barometro sul tetto, lo si attacca a una corda molto lunga, lo si cala fino a terra, lo si riporta su e si misura la lunghezza della corda. Questa lunghezza è l'altezza dell'edificio".
Questa era sicuramente una risposta corretta alla domanda, ma non era affatto quella che aveva in mente il professore. Menzionare il barometro equivaleva a suggerire di utilizzare la pressione atmosferica, che in cima al grattacielo doveva essere minore che alla base; la differenza avrebbe permesso di calcolare l'altezza dell'edificio.
Il professore non sapeva come classificare questa risposta non ortodossa dello studente; così ne venne fuori un arbitrato in cui fu chiamato a decidere un altro docente e allo studente si chiese di affrontare di nuovo il problema, in modo da dimostrare di conoscere la fisica. Accadde che il ragazzo diede diverse risposte, nessuna delle quali aveva a che fare con la pressione atmosferica, e fu promosso a pieni voti. Eccone alcune.

Si porta il barometro in cima all'edificio e sporgendosi dal tetto lo si lascia cadere, misurando il tempo di caduta con un cronometro; quindi, utilizzando la formula S = 1/2 gt2, in base alla quale la lunghezza della caduta è uguale a metà del prodotto dell'accelerazione di gravità per il quadrato del tempo impiegato a cadere, si calcola l'altezza dell' edificio.

Si porta fuori casa il barometro in un giorno di sole e si misurano la sua altezza, la lunghezza della sua ombra e quella dell'ombra dell'edificio, dopo di che si determina l'altezza di quest'ultimo con una semplicissima proporzione.

Portandosi dietro il barometro, si cominciano a salire le scale. Man mano che si sale si segna sul muro il dislivello, usando come unità di misura il barometro stesso, e in tal modo si ottiene l'altezza dell'edificio misurata in unità uguali al barometro.

Si lega il barometro all'estremità di una corda e lo si fa oscillare come un pendolo, determinando con grande precisione il valore di g (l'accelerazione di gravità) a livello stradale e in cima al grattacielo. Dalla differenza fra i due valori di g possiamo ricavare, in linea di principio, l'altezza dell'edificio.

Si porta il barometro in seminterrato, si bussa alla porta del custode e quando questi viene ad aprire gli si dice così: "Caro signor custode, ho qui un bellissimo barometro. Se lei mi dice quanto è alto questo edificio glielo regalo".

Questa storiella è molto utile per ricordare che non tutti i problemi hanno una sola risposta corretta, neanche quando si presuppone che sia così. Al riguardo Ronald Finke, che compie ricerche sulla creatività alla Texas A&M University, propone una distinzione molto utile, contrapponendo l'intuizione convergente a quella divergente. Entrambe richiedono un pensiero trasformativo, ma l'intuizione convergente entra in gioco quando esiste una risposta unica e difficile da ottenere, quella divergente quando ve ne sono diverse.
Il guaio è che quando si conosce già una risposta specifica, o anche solo il tipo di risposta che si dovrebbe dare, si tende a escludere tutte le altre; è la trappola dell'oasi, e bisogna liberarsene decentrando. Spesso un problema è molto più aperto di quanto sembri, le possibilità sono infinite e la sfida che si deve affrontare è quella di trovare degli aghi pregiati nel pagliaio della mediocrità.


Tratto dal libro “Come Leonardo” di David Perkins. Editore Il Saggiatore


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