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Il gioco delle tre scatole, o dilemma di Monty Hall

Benché ne esistano versioni differenti, vi presenterò qui quella che ritengo sia più facilmente visualizzabile:

Ci sono tre scatole identiche, ognuna provvista di coperchio, ed un certo numero di biglietti da diecimila lire. Il gioco deve essere ripetuto moltissime volte (diciamo 150, 300 o 500 volte, il numero esatto non conta, si suppone di essere abbastanza ricchi da permettersi un simile numero di giocate).
Queste sono le regole per ogni giocata, e tutte le giocate si ripetono in modo identico: voi uscite dalla stanza e mentre siete fuori io metto una banconota da diecimila lire in una delle tre scatole, poi le richiudo tutte e tre. Quindi io saprò esattamente dove si trova la banconota, ma voi non lo saprete, e adesso potete rientrare e tentare di indovinare. Ad ogni giocata, se indovinate, vincete diecimila lire. Ogni singola giocata è suddivisa in due tempi: nel primo, voi indicate a vostra insindacabile scelta una delle tre scatole, che rimane chiusa. Appena avrete scelto la scatola, io aprirò il coperchio di un'altra scatola, una delle due rimanenti, che sarà sempre vuota, dato che io so bene in quale scatola ho messo la banconota. (Questo vuoi dire che nel caso in cui voi abbiate scelto, ovviamente senza saperlo, una scatola vuota, io aprirò comunque la seconda scatola vuota. Nel caso in cui, invece, sempre senza saperlo, abbiate scelto quella giusta, quella con la banconota dentro, io aprirò indifferentemente una delle due scatole vuote.) Vi troverete dunque di fronte due scatole chiuse; una delle quali conterrà sicuramente la banconota.
A questo punto io vi do la possibilità di conservare la prima scelta o di spostarla sulla seconda scatola chiusa. Così avverrà sempre, ad ogni giocata, e ad ogni giocata, se la vostra seconda scelta (quella finale) sarà giusta, voi vincerete le diecimila lire. Poi uscirete nuovamente dalla stanza e il gioco riprenderà dall'inizio.

Ed ecco il problema:
Come regola generale, vi converrà mantenere la prima scelta, oppure cambiare? Quale sarà la strategia migliore?

Pensateci. Chiedetelo anche ai vostri amici più intelligenti, senza però dir loro, almeno per il momento, che persino certi premi Nobel hanno dato la risposta sbagliata, ostinandosi a crederla corretta anche di fronte all' evidenza.

Personalmente, mi sono trovato di fronte a strani atteggiamenti, assai diversi fra loro: qualcuno sostiene energicamente che si debba sempre cambiare scelta, qualcun altro, invece, dichiara fermamente che è sempre giusto mantenerla. Altri affermano che non c'è differenza alcuna, oppure che si debba mantenere la scelta il 50% delle volte e cambiarla l'altro 50%. Che ci crediate o no, c'è anche chi dice che, proprio perché non fa nessuna differenza, si deve sempre cambiare, alla stessa stregua di chi, per ugual motivo, esorta a mantenere la prima scelta. Quando viene loro chiesto il perché, essi rispondono: «Così!», oppure «sono un conservatore», o «Mi piace cambiare». Un consiglio: se volete evitare il peggio non proponete mai questo gioco ad una compagnia numerosa.

Per iniziare a mettere un po' d'ordine in questa gran confusione mentale, è meglio stabilire subito che se veramente non ci fosse alcuna differenza, se cioè la probabilità di trovare la banconota fosse veramente del 50%, allora non ci sarebbe nessun motivo di cambiare, mantenere o di seguire una qualunque strategia, per esempio facendo testa o croce. Almeno su questo spero saremo tutti d'accordo. Ma, è proprio vero che la probabilità è del 50%? L'intuizione, in questo caso, è schiacciante: ci sono due scatole di cui una contiene sicuramente la banconota, ma non sappiamo quale. Quindi deve essere 50%.

chiacciante ma sbagliata! La scatola scelta per prima ha, ed avrà sempre, 1/3 di probabilità di contenere le diecimila lire. Le altre due, insieme, hanno 2/3 di probabilità, ma nel momento in cui io apro quella vuota, la seconda, da sola, varrà 2/3.

Dunque, bisogna sempre cambiare. Il cambio fa aumentare le probabilità da 1/3 a 2/3.

Tutto ciò è terribilmente controintuitivo, ma razionalmente impeccabile.

Visto che anche certi vincitori di premi Nobel rifiutano energicamente questa conclusione, sarà opportuno giustificare la necessità del cambio anche da un altro punto di vista.
Se per caso la prima scelta è quella giusta, dopo che io avrò aperto la scatola vuota il cambio sarà certamente (non solo probabilmente) penalizzante. Al contrario, se la prima scelta è caduta sulla scatola vuota, sarete certamente (non solo probabilmente) avvantaggiati dal cambio. Abbiamo così introdotto un leggero margine di sicurezza. Utilizziamolo subito. Quanto spesso vi capiterà di scegliere la scatola giusta (ed essere così necessariamente penalizzati dal cambio)? Una volta su tre. Quante volte vi capiterà di scegliere una scatola vuota (essendo così necessariamente favoriti dal cambio)? Due volte su tre.

Ecco perché la migliore strategia è quella di cambiare sempre. Risulta vincente due volte su tre. So per esperienza che, benché questa spiegazione risulti razionalmente convincente, continuano a manifestarsi forti resistenze: neppure questi chiarissimi esempi bastano a demolire l'intuizione di partenza. La potenza esplicativa di queste dimostrazioni non ha fatto presa sulla pur sperimentata intelligenza di certe persone, le quali, dopo qualche attimo di ostile silenzio, hanno insistito perché ricominciassimo tutto da capo. Volevano assolutamente ripartire dal punto in cui ci sono due scatole chiuse, e non si sa quale delle due contenga la banconota. Si rifiutano di considerare tutto ciò che è successo prima di quel momento e quanto può succedere dopo quel momento, ancorandosi alla primaria, irresistibile intuizione che la probabilità debba essere del 50%. Ho persino conosciuto persone che hanno rifiutato di accettare queste minidimostrazioni a favore del cambio di decisione, non volendo in alcun modo accettare il fatto che, dopo l'apertura del coperchio, le rimanenti scatole hanno probabilità diverse di contenere la banconota. Eppure è così: le due scatole chiuse hanno due probabilità diverse di contenere la banconota.

Questa è la natura umana. Quando potenti emozioni si combinano, lo scienziato cognitivo se ne va in punta di piedi. Il campo delle emozioni non è di sua competenza, essendo il quadro già abbastanza complicato senza la loro prepotente apparizione.


Tratto da "L'illusione di sapere"
di Massimo Piattelli Palmarini
Edizione Oscar Saggi Mondadori

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