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Come gli antichi navigatori si orientavano in mare 

 Il punto, il tempo e la velocità.

Il punto

L'uomo si è reso conto che la Terra è una sfera fin da tempi molto lontani. E la gente di mare ha risolto presto anche il problema del punto. Chiave di tutto sono stati, ancora una volta, la Stella Polare di notte e, nelle ore diurne, il Sole a mezzogiorno. Grazie ad alcuni strumenti ?come l'astrolabio, il quadrante e il notturlabio, illustrati in queste pagine? si misurava in gradi l'angolo che la linea di mira immaginaria, corrente fra l'occhio e l'astro, faceva con l'orizzonte. Ai gradi di tale angolo corrispondeva un certo "parallelo" sulla carta nautica, numerato da 0° (l'Equatore) in su. Scoperto su quale parallelo la nave si trovava (cioè, come oggi si dice, a che latitudine era) sarebbe bastato scoprire la longitudine, cioè quale meridiano si stesse incrociando in quel momento. Ma i meridiani, come oggi li conosciamo, non erano stati ancora introdotti nelle carte nautiche, anche perché chi prendeva il mare dalle coste atlantiche europee, prima di Colombo, non doveva far altro che andare a Nord (verso l'Inghilterra) o a Sud (verso l'Africa). Per sapere dov'era, al navigante bastava domandarsi quanto tempo fosse trascorso dalla partenza, cioè quante miglia erano state percorse dalla nave e a quale velocità.

Misurazione del tempo e della velocità

Comunque, a questo punto, cominciavano le difficoltà maggiori. Ai tempi di Colombo, infatti, non tutti i naviganti sapevano leggere e scrivere. Inoltre la misurazione del tempo a bordo della navi era affidata ad un'ampolletta o clessidra, formata da due coni di vetro forati e combacianti al vertice. Una certa quantità di sabbia passava dal cono superiore a quello inferiore esattamente in mezz'ora. Allo scadere della quale l'ampolletta veniva capovolta e il passaggio della sabbia ricominciava. Un mozzo (sorvegliatissimo) doveva curare i capovolgimenti, tenerne nota e ogni tanto gridare l'ora al resto dell'equipaggio. Pertanto, l'ampolletta regolava anche i turni di guardia.

Al tempo delle caravelle, non essendoci ancora il solcometro (uno strumento misuratore della velocità divenuto comune soltanto due secoli dopo), la velocità della nave era calcolata dall'uomo di mare in base alla sua valutazione personale di elementi diversi, quali il tempo che occorreva ad un galleggiante, lanciato a prua, per raggiungere la poppa; e poi l'intensità del vento, lo stato del mare e la linea di immersione (la quale variava secondo il peso del carico e dell'artiglieria nonché per l'esaurirsi progressivo delle scorte di viveri e materiali).


La clessidra, il notturlabio, la balestriglia

A sinistra, l'ampolletta. A destra, due strumenti per calcolare l'altezza degli astri sull'orizzonte. In alto il notturlabio; sotto, la balestriglia a una castagnola.

Il quadrante

La parola quadrante ha varie applicazioni. In genere è un quarto di cerchio. Come tale dà il nome ad uno strumento nautico che anche Colombo usò. Il lettore interessato ai rilevamenti astronomici può costruirsene uno come nel disegno qui accanto. Si realizza con una tavoletta di cm 30 x 30 e dello spessore di 35 millimetri. Tracciate le due perpendicolari A e B e l'arco C (raggio cm 25), si applica la scala graduata e si fissa con un chiodino nel punto D il filo a piombo. Si applicano poi i due mirini E (che reca il foro a di un millimetro di diametro) ed F (foro b di due millimetri). Le tacche c e d permettono all'osservatore di non perdere di vista le stelle vicine a quella su cui sta puntando il quadrante. Facendo la "puntata" si lascia pendere il filo a piombo, che si ferma con il pollice appena smette di oscillare. Si depone quindi il quadrante e si legge l'altura della stella osservata (Da Schroeder).

Le pagine del presente argomento:

Vai all'argomento... L'orologio sidereo

Vai all'argomento... La rotta e la bussola

Vai all'argomento... Il punto, il tempo e la velocità

Vai all'argomento... La Rosa dei Venti


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