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Come gli antichi navigatori si orientavano in mare 

 La rotta e la bussola

Chi va per mare deve, da sempre, saper "fare il punto", ossia riconoscere e riportare sulla carta nautica il luogo della superficie terrestre in cui si trova; e, di conseguenza, deve anche saper decidere se proseguire sulla stessa rotta oppure mutarla affinché la nave giunga al più presto a destinazione. Il secondo problema (la rotta) è più facile del primo (il punto), Perché? Consideriamoli nell'ordine.

La rotta

Regolandosi sulla posizione della Stella Polare di notte, oppure su quella del Sole a mezzogiorno (che è sempre esattamente opposta a quella della Polare) si hanno due punti fissi di sicuro riferimento. Ci sono poi le indicazioni fornite dai venti che soffiano regolarmente e sempre da una certa direzione in questo o quel periodo dell'anno. Come sappiamo, essi hanno permesso ai naviganti di tracciare la cosiddetta Rosa dei Venti, di cui abbiamo parlato a pag. 53 e che ora ritroviamo quale parte essenziale della bussola, strumento principe dell'arte della navigazione.

 

Misurazione manuale con la Stella Polare

La navigazione astronomica (cioè condotta basandosi sul moto apparente degli astri) ha sempre richiesto una conoscenza approfondita dei suoi problemi e calcoli non semplici. Tuttavia, i marinai hanno escogitato, fin dall'antichità, utili ed efficaci sistemi di osservazione e di calcolo basati sull'esperienza. Ecco alcuni "trucchi" per misurare facilmente la distanza apparente tra le stelle e altri punti fissi, la quale è sempre data in valore angolare, cioè in gradi. Un grado di meridiano corrisponde a circa 111 chilometri.

La bussola

Presso i Cinesi, che sembrano essere stati i primi ad usarla, ebbe la forma di boccetta riempita a metà d'acqua, sulla quale galleggiava un sugheretto. Su questo c'era un ago che volgeva la sua punta calamitata verso Nord. Trovato il quale, era facile individuare gli altri punti cardinali. Sul finire del sec. XII alla boccetta succedette, in Europa, una scatoletta di legno di bosso (da cui bussola) come quella disegnata qui accanto. L'ago sta in equilibrio e ruota liberamente su un perno insieme (o sopra) la Rosa dei Venti. Questa, con i suoi trentadue "rombi" indica tutte le posizioni intermedie alle otto fondamentali.

La bussola

 

Francobollo raffigurante Colombo con l'astrolabio


In antico, gli astronomi usavano la sfera armillare, costituita da un insieme di cerchi concentrici che, orientati secondo i piani celesti (quelli dell'equatore, dell'eclittica e così via), permettevano vari calcoli astronomici. Proiettati su un piano, i cerchi stessi hanno dato origine all'astrolabio, lo strumento che vediamo impugnato da Colombo in un francobollo della repubblica africana di Burkina disegnato da Cecilia Bozzoli. E' un'immagine tratta da un fotogramma di un famoso film sul Navigatore diretto da Alberto Lattuada. Nell'astrolabio le indicazioni cercate venivano lette in corrispondenza dell'estremità dell'alidada, il righello rotante centrale che serviva per il puntamento. La perfetta funzionalità dell'astrolabio, anche nelle sue versioni più antiche, si rispecchia nella sua variante più moderna, il recentissimo orologio da polso "Astrolabium Galilei", della fabbrica svizzera Nardin (a destra). Costa 45 milioni di lire. L'astrolabio era piuttosto pesante e scomodo da maneggiare, specialmente se il rollio della nave era accentuato. Gli era perciò preferito il quadrante, di cui parliamo nella pagina di fronte. A sinistra, un altro pregevole orologio attualissimo, il "492 Christobal C." della Longines.

Le pagine del presente argomento:

Vai all'argomento... L'orologio sidereo

Vai all'argomento... La rotta e la bussola

Vai all'argomento... Il punto, il tempo e la velocità

Vai all'argomento... La Rosa dei Venti


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