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Come gli antichi navigatori si orientavano in mare

Gli antichi navigatori dovevano necessariamente utilizzare strumenti che gli permettessero di ottenere misurazioni affidabili sulla posizione della nave che, in pieno mare, non poteva disporre dei normali punti di riferimento. Per cui attraverso l'osservazione approfondita del sole, delle stelle e dei venti, fu possibile la messa a punto di tecniche sempre più raffinate, atte a permettere il mantenimento della giusta rotta.

Nelle pagine seguenti affronteremo sommariamente i seguenti punti:

Vai all'argomento... L'orologio sidereo
Vai all'argomento... La rotta e la bussola

Vai all'argomento... Il punto, il tempo e la velocità

Vai all'argomento... La Rosa dei Venti

I testi e le immagini che seguono sono tratti dal libro
"Manuale delle tre Caravelle" 
di Vezio Melegari e pubblicato da Mondadori.

L'orologio sidereo

 

L'orologio sidereo

Questa antica "regola illustrata della Stella Polare" ha permesso per secoli ai naviganti analfabeti o, comunque, illetterati e incapaci di usare strumenti, di orientarsi e di "trovare l'ora" di notte, osservando le cosiddette Guardie (o Due Fratelli o Guardiani del Polo). Si dà tale nome alle ultime due stelle della costellazione dell'Orsa Minore o Piccolo Carro, quelle più lontane dalla Polare nella costellazione stessa e, in particolare, la più interna, chiamata Kochab.

Per permettere ai marinai di imparare a memoria la regola stessa, un manualista del tempo (portoghese, pare) ideò una gigantesca figura umana atteggiata come vedete nella figura. Il marinaio doveva immaginarla disegnata nel cielo notturno, con il Polo all'ombelico e circondata da un cerchio graduato che seguisse il cammino apparente della stella Kochab. La testa del gigante, i piedi e i due avambracci segnavano le quattro posizioni stagionali della mezzanotte, alla metà di aprile, luglio, ottobre e gennaio. Altre linee suddividevano ulteriormente il cerchio in otto parti, prendendo i nomi che vedete nella figura. Ogni parte comprendeva tre ore (o "quarti"). Il giro completo di Kochab, che avviene in direzione opposta a quello delle lancette di un orologio d'oggi, copriva le 24 ore quotidiane e, al tempo stesso, 24 "mezzi mesi" all'anno.

Come si sa, la Stella Polare è soltanto apparentemente immobile. A causa di una specie di vacillare della Terra nel suo moto di rotazione intorno al proprio asse (la cosiddetta precessione) la Polare "gira" intorno al Polo celeste. Ciò costringe il navigante a correggere i propri calcoli, sottraendo o aggiungendo all'altura (o altezza, o angolo di elevazione della stella) da mezzo grado a tre gradi e mezzo, come è indicato nel disegno. Riportato sulla carta nautica, un grado equivaleva a circa 17 leghe di 4 miglia ciascuna, cioè a quasi 112 chilometri. Il navigante aveva così, come si è detto, un mezzo per orientarsi e per conoscere l'ora esatta della notte.

La Polare era anche chiamata Tramontana perché la si scorgeva da noi trans montes, ovvero, in latino, al di là dei monti (cioè al di là delle Alpi). Da cui il detto: "perdere la tramontana" per "smarrirsi", anche psicologicamente.

Le pagine del presente argomento:

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