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L’ipomania unipolare

Uno stato di eccitazione lieve che rende particolarmente attivi, eccessivamente euforici, spietatamente sinceri. Sono tutte caratteristiche del disturbo dell'umore che classificato con il nome di ipomania unipolare. Fin qui non c'è nulla di patologico. Anzi qualcuno considera l'ipomania unipolare una «malattia terapeutica».

Ma può questo stato mentale alterato e, tutto sommato positivo, necessitare di cure? Estroversa, gioiosa, esuberante: è questo l'identikit della persona che non ha problemi di relazione, ma che anzi ha più facilità nel rapportarsi con gli altri.
In questo non vi è nulla di strano, altrimenti in molti dovrebbero sentirsi malati, bisognosi di farmaci per smorzare il tono dell'umore e dell'aiuto di uno psicologo con cui sondare le profondità dell'anima in cerca di quella «marcia in più». Sebbene secondo il DSM, il manuale americano di riferimento per i disturbi psichiatrici, basterebbero 4 giorni per diagnosticare l'ipomania unipolare, nella pratica non è così.
Numerose variabili possono influenzare la diagnosi. Tra queste la dimensione caratteriale: alcune persone hanno un temperamento strutturalmente vulcanico; la sfera familiare e l'ambito delle relazioni: i genitori possono influire sull'autostima dei figli che, se sicuri di sé, possono sviluppare quelle capacità da leader che rappresentano il segreto per essere coinvolgenti e pieni di iniziative; le circostanze ambientali: un esame appena superato o un lavoro pieno di soddisfazioni possono determinare uno stress positivo che si riflette anche nella vita privata; il momento che la persona sta vivendo nella vita privata: l'innamoramento, il matrimonio o la nascita di un figlio possono essere fonte di incontenibile gioia e di contagioso entusiasmo.
Non solo: sintomi simili a quelli dell'ipomania possono essere scatenati anche da sostanze come l'ectasy, l'Lsd o la cocaina, che danno uno stato di euforia artificiale; le fasi iniziali dell'anoressia durante la quale la persona è iperattiva. Se è lieve, il disturbo ipomaniacale consente alla persona di svolgere tutte le attività quotidiane e di gestire la routine delle relazioni. Il problema nasce quando, rientrati i picchi fisiologici legati a una precisa circostanza, la persona continua a mantenere troppo alta la soglia della vitalità.
Così l'euforia si trasforma in mania e la persona passa dalla loquacità alla logorrea; dalla iperattività alla dispersività; da una vita sessuale normale a una attivissima, libera e rischiosa. Gli altri indizi che i limiti della normalità sono stati superati sono legati al fatto che la persona spende senza controllo, è talmente euforica da dire tutto quello che pensa; dorme solo 3 o 4 ore per notte; diventa aggressiva, a livello sia fisico sia verbale, se qualcuno la contraddice.
Il disturbo può durare molte settimane, rientrando e ripresentandosi ciclicamente, ogni volta con maggiore prepotenza. Proprio perché travalica la razionalità, talvolta non si esaurisce nemmeno in presenza di un lutto o una separazione. In questi casi diventa necessario un intervento professionale.
Circa le cure, le possibilità sono due: il trattamento con i farmaci (con i sali di litio che prescrive soltanto ed esclusivamente lo psichiatra) e la psicoterapia, che servirà a supportare il malato, perché possa imparare a gestire l'oscillazione del suo umore e perché possa fare un lavoro su di sé che lo aiuti a conoscere le cause psicologiche all'origine delle reazioni sproporzionate.

Tratto da Tele Sette a cura del mensile Come stai.


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