Medicina
non convenzionale: Nobel contro apertura FNOMCeO
Dulbecco e Montalcini firmano documento
con altri 35 scienziati
Fonte: ADN Kronos Salute
15 giugno 2002, 12:25
Ci sono anche i Nobel Renato Dulbecco
e Rita Levi Montalcini a schierarsi contro il documento con
cui, il 18 maggio scorso la Federazione degli ordini dei medici
(Fnomceo) ha detto sì alle medicine non convenzionali.
I due Nobel hanno firmato un documento nel quale
assieme ad altri 35 ricercatori di livello internazionale rilevano
come al momento non esista alcuna prova scientifica dell'efficacia
delle medicine non convenzionali. I ricercatori invitano quindi
la Federazione degli Ordini dei medici a impegnarsi in favore
dell'educazione scientifica e perché i cittadini siano
in grado di fare scelte terapeutiche sulla base di presupposti
scientifici e non perché alcune terapie sono riconosciute
per legge.
Ecco di seguito il testo integrale del documento
firmato, tra gli altri, dai genetisti Edoardo Boncinelli e Bruno
Dallapiccola, i farmacologi Silvio Garattini e Giuseppe Remuzzi,
l'oncologo Luigi Luzzatto, l'immunologo Alberto Mantovani, i
biologi Carlo Alberto Redi, Silvia Garagna e Maurizio Zuccotti,
il presidente del Comitato nazionale per la Biosicurezza Leonardo
Santi: "Il Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale
degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri ha approvato
il 18 Maggio 2002 un documento che si intitola 'Linee guida
della FNOMCeO su medicine e pratiche non convenzionali. Questo
documento chiede che nove tipi di medicina cosidetta non convenzionale
incluse Fitoterapia, Medicina Ayurvedica, Medicina Antroposofica,
Medicina Omeopatica, Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia,
Osteopatia, siano da considerarsi a tutti gli effetti atti medici
e sancisce che solo i medici chirurghi e odontoiatri siano titolati
all'esercizio di queste pratiche. La richiesta che il Parlamento
intervenga per approvare una normativa specifica sulle medicine
non convenzionali è un riconoscimento esplicito di tali
medicine non convenzionali e sottende una loro comprovata efficacia
terapeutica; ciò non può che suscitare amarezza
in chi crede nella medicina scientifica, basata su prove di
efficacia verificate sulla base del metodo sperimentale.
La presunta efficacia terapeutica dei cosiddetti
rimedi non-convenzionali non è comprovata dall'applicazione
di rigorose procedure scientifiche, la cui adozione è
imprescindibile per l'approvazione dei farmaci e delle procedure
terapeutiche da parte delle agenzie regolatorie come la Food
and Drug Administration (FDA) o la European Medicinal Evaluation
Agency (EMEA). I cultori delle medicine non convenzionali negano
addirittura la necessità di dimostrare l'efficacia dei
rimedi con metodo scientifico. Le pratiche di medicina non convenzionale
hanno un approccio ideologico alle malattie, si basano su presupposti
arbitrari, non tengono in considerazione i meccanismi biologici
e le conoscenze scientifiche più moderne, non offrono
una spiegazione razionale alla presunta efficacia delle cure
e fanno riferimento a meccanismi del tutto indimostrabili.
Non a caso il Ministero della Salute ha escluso
che i farmaci omeopatici possano essere rimborsati con la motivazione
che la loro efficacia non è mai stata documentata in
studi controllati. Le pratiche della medicina non convenzionale
sono molto eterogenee, e ad un estremo comprendono nome di vita
che possono essere altamente benefiche; all'altro estremo comprendono
l'uso di sostanze che potrebbero essere nocive: le prime non
sono atti medici; le seconde vanno comunque vietate. La Fnomceo
ben fa ad occuparsi delle esigenze del pubblico e potrebbe utilmente
promuovere serie ricerche sulle indicazioni e sulla possibile
efficacia di queste pratiche. Sembra invece che in un sol colpo
la Fnomceo voglia dare una ratifica a tappeto alle medicine
non convenzionali (chiamandole atti medici) ed assumersene il
monopolio.
La comunità scientifica ha il dovere di combattere
la diffusione di pratiche che comportano il rischio di allontanare
nel tempo la diagnosi e la terapia di malattie anche gravi e
di promuovere la cultura scientifica della società civile.
La Federazione degli Ordini può svolgere un ruolo cruciale
in questa opera educando i cittadini a compiere scelte terapeutiche
libere da ignoranza, irrazionalità e pregiudizi e la
cui validità non sia stabilita per decreto legge ma basata
su rigorosi presupposti scientifici, gli unici garanti della
salute dei cittadini".
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