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Cure alternative? No, grazie

Inchiesta sugli ammalati di distrofia muscolare: "Hanno funzionato con voi le medicine alternative?"

di Luciano Bussi e Gianni Minasso

Secondo studi aggiornati, almeno un terzo della popolazione occidentale si rivolge più o meno regolarmente alla cosiddetta medicina non ufficiale - che poi medicina non è, in quanto si tratta per lo più di pratiche empiriche che non hanno nulla a che fare con l'atto medico codificato dalla ricerca scientifica. Questa situazione ha generato una massa tale di domanda che ormai pranoterapeuti, guaritori e medici omeopatici sono entrati stabilmente a far parte del panorama curativo mondiale. Abbiamo così deciso di andare a scoprire cosa ne pensano gli ammalati di distrofia muscolare riguardo a queste opportunità.
Vogliamo comunque premettere che la nostra indagine non si ispira a una preconcetta negazione di un ruolo di tali pratiche in alcuni stati clinici, soprattutto a spiccata componente psicosomatica e funzionale. Essa mira specificamente a stabilire se vi sono stati risultati apprezzabili nei soggetti in cui esiste un processo degenerativo a carattere progressivo che, a seconda delle forme, può evolvere in pochi anni o in molti decenni, a carico del tessuto muscolare o nervoso, e che si sono sottoposti a trattamenti "alternativi" di vario tipo.
Sovente il distrofico, avendo verificato finora l'assenza di terapie efficaci, decide di rivolgersi a chi promette sulla carta di concretizzare qualche miglioramento. E' facile che in presenza di una grave malattia invalidante, dichiaratamente non curabile con i sistemi convenzionali, si possa cadere nella tentazione di provare qualcosa magari di strano, all'insegna del "Non si sa mai…". Abbiamo quindi rivolto alcune domande a 78 soci della Sezione di Torino dell'UlLDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) di cui facciamo parte, affetti dalle forme più frequenti di distrofia muscolare o di atrofia muscolare neurogena, e, ringraziandoli tutti per la fattiva collaborazione prestata, vogliamo presentare in questo articolo i dati che ne sono emersi.
Naturalmente ci siamo occupati di presunte cure effettuate come minimo qualche anno fa, intraprese per cercare di guarire o attenuare gli effetti della distrofia, e abbiamo scartato le risposte di quelle persone che si sono rivolte da poco tempo alle pratiche alternative. Ciò non per una malintesa forma di censura preventiva, ma perché l'esperienza ci ha insegnato che, a fronte di alcuni illusori effetti, nell'immediato lievemente benefici, soltanto a lunga scadenza il potere di questi tentativi si è rivelato nella sua vera essenza (e del resto siamo convinti che le singole esperienze vissute fino in fondo hanno molto più valore di tante ipotesi indimostrate).

I risultati dell'inchiesta

La prima domanda posta al nostro campione era: "Riguardo alla Vostra patologia, avete avuto in passato esperienze o semplici contatti con le cure alternative (pranoterapia, guaritori, omeopatia, massaggiatori improvvisati, erboristi, agopuntura ecc.)? Se la risposta è affermativa specificare quando, in quale modo e di quanto è stato all'incirca l'esborso".
In primo luogo 24 intervistati (pari al 31 percento) hanno dichiarato di non avere mai contattato il mondo delle cure alternative, e (ci sembra interessante da sottolineare) non per caso, quanto per la loro totale sfiducia in questi mezzi e anche, a volte, in seguito ai risultati negativi riferiti loro da altri pazienti affetti dalla stessa malattia muscolare.
I rimanenti ammalati hanno invece sperimentato, a volte in più cicli, una o più di tali "cure".
In 45 (l'83 percento) hanno scelto la pranoterapia (e molti di loro si sono sottoposti ai "trattamenti" di più pranoterapeuti).
Santoni e guaritori non meglio specificati sono stati interpellati in 27 casi.
A massaggiatori improvvisati si sono affidati 9 miodistrofici.
All'agopuntura e alla riflessologia sono state riservate minori percentuali di consultazione (il 6 percento per la prima e l'11 percento per la seconda).
Infine, si sono rivolti all'omeopatia 21 soggetti.
Un dato su cui riflettere è poi quello della somma di sedute effettuate dai nostri 54 associati soggetti a questo studio. Addizionando i numeri raccolti otteniamo un totale di quasi mille sedute di pranoterapia, circa trecento presso santoni e guaritori e poco meno di un centinaio tra agopuntori, riflessologi e massaggiatori.
Com'era da supporre, questa massa di tentativi è stata profumatamente pagata l'89 percento delle volte, tramite cifre fisse oppure mediante offerte libere (e non sono da sottovalutare neppure gli esborsi che, considerando l'epoca, ci sono apparsi decisamente rilevanti).
Susseguente a questa nutrita casistica è risultata cruciale la seconda, semplice, questione: "Quali sono stati i risultati?"
Il dato incontrovertibile affiorante è che su 54 miodistrofici ben 51 (il 94 percento) non hanno ottenuto nella maniera più assoluta risultati tangibili espressi da miglioramenti anche soggettivi. Soltanto un intervistato ha opposto un timido: "Non saprei", corredato però da un seguente: "Ma non ci proverò in futuro". In due casi si è concesso al metodo di cura alternativo un certo qual beneficio a livello psicologico (rilassamento o leggero sollievo del dolore), ma in sintesi niente più che un effetto placebo, confermato involontariamente da chi ha ammesso che bisogna autoconvincersi dell'efficacia psicologica della cura.
Durante le sedute di pranoterapia effettuate, qualcuno ha riferito inoltre un effimero "aumento della circolazione sanguigna" (mani e piedi più caldi) oppure un temporaneo quanto piccolo miglioramento nella deambulazione (meno cadute). Tuttavia, il risicato rilievo statistico e l'inconcludenza di questi fatti non inficiano minimamente la drammatica conclusione che, almeno nei nostri casi, le cure alternative contro la distrofia muscolare si sono mostrate totalmente impotenti.
Infatti, in nessun caso è stato registrato, a distanza di tempo, un arresto o un'attenuazione dell'atrofia o distrofia muscolare, delle retrazioni muscolo?tendinee, delle rigidità articolari, degli eventuali deficit respiratori, documentabili nel tempo con gli esami clinici e strumentali.
Questo assunto è stato confermato dalle risposte alla terza domanda ("Qual è il Vostro giudizio attuale riguardo alle pratiche di cura alternative?"), visto che 75 distrofici su 78 (e cioè il 96 percento) hanno espresso un giudizio fortemente negativo. Mentre qualcuno ha addirittura utilizzato l'epiteto "Buffonate!", soltanto in tre casi si è concessa qualche possibilità a pur discontinui effetti psicologici positivi.
Infine la quarta domanda ("In un prossimo futuro avete in programma di rivolgervi alla medicina non ufficiale?") ha ottenuto un vero plebiscito: 75 interpellati su 78 hanno infatti risposto "Assolutamente no", e tre soltanto non hanno escluso un possibile ricorso all'agopuntura.

Qualche commento

A commento di questi dati ricordiamo che la pranoterapia si basa su un ipotetico "fluido" (altrimenti definito come fantasiosa energia bioradiante), che tramite l'imposizione delle mani di chi lo possiede passerebbe misteriosamente al paziente, scatenando miracolosi effetti curativi. Inutile sottolineare che nei molti studi scientifici effettuati non è mai stato possibile isolare e misurare questo fluido. Inoltre, i benefici raggiunti in qualche caso non sono statisticamente maggiori di quelli ottenibili con altri banalissimi placebo, con l'autosuggestione o con le prevedibili regressioni spontanee di alcune sindromi cliniche (fra cui, purtroppo, non è di certo compresa la distrofia). Le patologie gravi, come molte malattie neuromuscolari, in cui la componente psichica ha uno scarso rilievo, non sono mai state trattate con qualche successo da parte della pranoterapia.
Analogamente si può dire per l'agopuntura e la riflessologia che, come ammettono alcuni medici italiani, cultori di tale pratica, da noi consultati, agiscono al massimo sulle componenti sintomatiche funzionali concomitanti.
Se nelle università nessun futuro medico prepara l'esame di pranoterapia e se nei centri per le malattie neuromuscolari degli ospedali non esiste ancora il servizio di riflessologia ci sarà pure un motivo...
Anche le cure omeopatiche, sperimentate in alcuni dei nostri casi per periodi protratti, non hanno fornito risultati apprezzabili sul processo miodistrofico. E' necessario sottolineare che l'omeopatia, secondo le testimonianze di questa indagine, non è mai stata adottata specificamente nell'intento di curare la distrofia, ma piuttosto per fronteggiare malanni secondari (e tuttavia giova ricordare che l'omeopatia, al contrario di tutte le branche della medicina "seria", è rimasta la stessa, senza progredire, da due secoli a questa parte; inoltre bisogna pure chiarire che il principio su cui si basa è analogo a quello con cui si vorrebbe curare un ubriaco somministrandogli grappini!).
Un giudizio negativo va espresso anche per santoni e guaritori assortiti. Solo che in questo caso, oltre alle solite cure sterili che non hanno nulla a che spartire con la scienza, ci si appoggia sovente alla fede più ingenua o a quel tipo di credulità popolare che sconfina nella pura superstizione.
Per non parlare poi di massaggiatori improvvisati che, senza conoscere il concetto esatto di atrofia o distrofia, propongono e attuano manovre traumatizzanti che, oltre a essere inutili, possono aggravare ulteriormente il danno che già interessa il muscolo. Non si insisterà mai troppo sulla necessità di evitare sempre tali individui, e di affidare il malato esclusivamente ai terapisti della riabilitazione, attualmente qualificati, sul piano professionale, da impegnativi corsi universitari.
Più in generale, non ci sembra superfluo ricordare che ormai da tanti anni sono stati messi in palio dallo studioso americano James Randi due miliardi di lire per chi, sotto uno stretto controllo teso a evitare possibili frodi, sia in grado di dimostrare inequivocabilmente i propri presunti poteri paranormali. A oggi sono state scoperte molte truffe e sono falliti tutti gli altri tentativi in buona fede, e nessuno, neanche per l'orgoglio di dimostrare le proprie ragioni, è riuscito finora a ritirare un solo quattrino.
Affermare poi che "Per il male che fanno le cure alternative, vale comunque la pena tentare! " può rivelarsi un atteggiamento responsabile di ulteriori, gravi frustrazioni. All'iniziale fase di illusione segue sempre (vedi, ancora una volta, i dati citati poco sopra) una terribile delusione, che da un lato fa perdere tempo nel lungo cammino dell'accettazione della malattia e dall'altro consuma preziose energie psichiche che si possono più proficuamente destinare a fronteggiare le complesse situazioni purtroppo onnipresenti. Visto poi il costo sovente salato di queste cure inefficaci, che fanno bene esclusivamente a chi pretende, in modo piratesco e truffaldino, di somministrarle, carpendo la buona fede dei malati disposti anche a dissanguarsi economicamente, tanto varrebbe riservare questa parte di risorse a spese ben più importanti allo scopo, per esempio, di migliorare la propria qualità della vita.
Nel nostro ambito, già in un numero del periodico dell'UILDM, Vincere Insieme, uno dei due autori di questo articolo aveva scritto: "Vale la pena ricordare che, in oltre un quarto di secolo di contatti associativi con centinaia di malati neuromuscolari, che hanno avuto qualche esperienza in merito [e il numero di sedute citato poco sopra dovrebbe essere illuminante! N.d.A.], non ho mai riscontrato, non dico una guarigione, ma anche solo un miglioramento per trattamenti al di fuori della medicina ufficiale".
E' meglio evitare di sognare soluzioni apparentemente miracolose ma impossibili da realizzare. Conviene tenere gli occhi bene aperti, cercando di accantonare le ideologie fasulle a vantaggio del senso critico e della razionalità. Ci spiace molto ammetterlo, ma siamo con Oscar Wilde quando dice che "Gli ideali sono pericolosi. I fatti sono migliori. Ci feriscono, ma sono migliori".

Luciano Bussi e Gianni Minasso
Aderiscono all'UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), Torino
Per saperne di più: www.uildm.org.

Tratto da Scienza & Paranormale rivista del CICAP

 


Pagina contenuta nel sito www.polesine.com


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