Pubblicità
consumistica dei farmaci vergogna tipica del mercato (con
licenza di Stato)
La pubblicità - lo diceva anche mio
padre, minuscolo esercente - è l'anima del commercio.
Una volta si diceva alla francese, "reclame" (réclame),
Almeno nella mia Sicilia. Era il tempo di "brill",
lucido per scarpe, di "presbitero", matite scolastiche,
di pochi articoli che si contavano sulle dita.
Pochi slogan, quasi piacevoli e divertenti come certe battute
scherzose o salaci. Di anni - direi decenni - ne sono passati
tanti. Ma davvero tanti. Oggi la pubblicità è
una coltre di piombo che soffoca i mezzi di comunicazioni
(massmedia) e soprattutto la televisione dove non puoi scegliere
come le pagine o colonne di un giornale, ma su cui sei costretto
a tenere incollata la vista in attesa che torni ciò
che tu vuoi effettivamente vedere.
La pubblicità spezzetta, inquina, deturpa, vilipende
anche le migliori opere d'arte mandate in onda; ti fa perdere
tempo e la pazienza; gli spot lunghi e frequenti ti fanno
perdere il filo dello spettacolo; ti assopiscono, ti spazientiscono,
se di sera ti addormentano, t'inducono a "saltare"
da un canale all'altro come alla ricerca di una liberazione,
fino alla decisione di spegnere, stanco e sconsolato, il
piccolo schermo, e di fare dell'altro, magari di dormire.
La pubblicità, insomma, ci opprime e ci soffoca.
L'opera d'arte, il programma che ci piace, finisce per diventare
un'ossessione, un fastidio, qualcosa di cui preferisci fare
a meno pur di evitare la pubblicità, per non subire
lo stillicidio psicologico di battute e immagini cretine,
talora stomachevoli, che si ripetono fino all'ossessione,
alla nausea, al voltastomaco. E questo i sedicenti "intenditori"
di cose sociali lo chiamano progresso, stare al passo con
i tempi.
Ma chi sono costoro? Gli industriali, i mercanti, coloro
che con la pubblicità - ma non solo con questa -
ci mangiano e ci arricchiscono: E' il mercato moderno, della
civiltà tecnologica. Gli effetti collaterali? Non
ne sono vittime certamente i profittatori del sistema nel
senso che la "refurtiva" (cioè il ricavo
di profitti illeciti) li ripaga e li ubriaca come una droga.
Ma tali effetti ricadono su tutti, pretesi intenditori di
cose sociali compresi, insomma anche sui "padreterni
del sistema". I quali, puntualmente ignoranti del vero
diritto, ritengono (o fingono di ritenere) essere tutto
ciò che non è vietato dalla legge - insieme
di norme convenzionali del sistema - perciò solo
lecito e perfino morale. Non si può dire che l'Italia
non sia la "patria del diritto" se di questo si
continua ad avere il concetto che ne avevano i romani -
il cui parametro era solo la forza - presso i quali era
lecita la schiavitù e indiscusso era l'"ius
vitae necisque" (alias diritto di vita e di morte)
del paterfamilias! Ebbene, poiché la legge - la volontà
istituzionalizzata della classe dominante - non vieta la
pubblicità consumistica, questa è legittima
e morale, salvo a intervenire per casi rari di "patente
esagerata ingannevolezza" come è avvenuto recentemente
con un farmaco che assicurava la perdita di peso. Un'occasione
per salvare la faccia e... il sistema. Ma ci vuole ben altro
per salvare il diritto alla verità e alla tutela
dalle menzogne dei ladri con licenza di Stato.
Andiamo con ordine...
Da qualche tempo - qualcuno deve averlo notato! - è
aumentata la pubblicità di farmaci alla TV. Definisco
questo settore - e sto per spiegarne il perché -
una delle maggiori vergogne dell'economia di mercato (alias
"predonomia") perché l'oggetto dello sfruttamento
è proprio il bene supremo della salute, quello che
Paolo Mantegazza definiva "l'unità che dà
valore a tutti gli zeri della vita". Prima di procedere
va ripetuto che parlare di pubblicità sic et sempliciter
è bugiardamente riduttivo e fuorviante; infatti,
si vuole sottintendere "informativa". Nient'affatto.
La pubblicità, di cui si parla, è sempre e
puntualmente "consumistica" cioè mirata
non a far conoscere il prodotto ma solo a farlo consumare.
Conoscere vuol dire sapere cos'è nella sua essenza,
a che serve, quale beneficio se ne può trarre e quanto
e quale effetto negativo può procurarci e in quali
circostanze. Questo vale soprattutto per i farmaci.
Tale pubblicità non è mai sincera ed innocente
per il solo fatto di essere consumistica. Per il solo fatto
di essere consumistica è sleale e ingannevole e pertanto
nociva, anzi "criminosa" come tutte le menzogne
finalizzate al profitto. Se non fosse consumistica non verrebbe
inserita nel corpo di un testo e in tutti gli "interstizi"
di un canale. Ormai ci sentiamo ripetere continuamente "questo
programma ci è stato concesso da" (segue il
nome del prodotto pubblicizzato) come per indurci a dire
sempre grazie e convincerci che senza la pubblicità
dei produttori non potremmo godere della televisione, fors'anche
nemmeno della stampa e, perché no?, forse nemmeno
del diritto alla vita. Si ascoltano le previsioni del tempo
e subito dopo la giaculatoria sopra riportata: "questo
programma ecc. ecc.". Si finisce di ascoltare il notiziario
ed ecco la giaculatoria. La pubblicità compare nelle
circostanze più impensate, per esempio quando sta
per finire la lettura di un notiziario o la puntata di un
romanzo proprio per costringere gli ascoltatori ad attendere
magari per sentirsi dire che il notiziario o la puntata
sono finiti. Il telespettatore fa la parte del "cornuto
e bastonato" da una pubblicità che appare sempre
più la ragion d'essere e di cui notiziari e programma
vari che fungono da pretesti o quasi: dei contenitori per
un contenuto che non potrebbe stare da solo.
Dicevamo "criminosa" la pubblicità consumistica.
Questa, infatti, è basata sull'effetto suggestivo
subliminale: non a caso si parla di "persuasione occulta".
Non sappiamo se anche in Italia questa venga realizzata
come nella democrazia (leggi criminocrazia) USA: con immagini
flash percepite solo dall'inconscio. Ad ogni modo, effetto
suggestivo subliminale vuol dire che l'induzione al consumo
raggiunge il subconscio per via della ripetitività
e da lì pregiudica il potere critico e selettivo
della mente. Del resto, tale potere è impossibile
laddove manca una cognizione sufficiente (possibilmente
scientifica) del prodotto. In mancanza di questa cognizione
(che la pubblicità consumistica in quanto tale non
può dare senza svelare i propri trucchi), l'effetto
suggestivo - quasi plagiario - è più facile
quando non è del tutto scontato. Ora, condizionare-sequestrare
e manipolare la volontà del soggetto non può
non essere un crimine di ordine psicoreattivo o psicodinamico
- ed infatti lo è - ma, in questo caso, solo nelle
parole di chi non finge di non conoscere la psicologia e
lo denuncia. Non nei codici della magistratura.
Se i responsabili del sistema, fautori e fruitori della
pubblicità della fattispecie, conoscano la psicologia
sociale, è tuttavia da vedere. In ogni caso, è
ovvio che tale conoscenza non faccia parte del loro dovere
verso una comunità, visto che una comunità
non esiste ma solo una giungla antropomorfa che essi chiamano
società e che "truccano" con attributi
impropri di civile e di liberale. Dal subconscio giunge
al cervello il "comando" di consumare questo o
quel prodotto solo perché la ripetitività
della proposta pubblicitaria e della relativa immagine hanno
finito per farli sentire "belli" da comprare e
da consumare indipendentemente dalla effettiva qualità
e attività metabolica degli stessi.
Come dicevamo, la pubblicità "consumistica"
dei farmaci è notevolmente aumentata in corrispondenza
dell'aumentata liberalizzazione del settore e quindi della
virulenza e selvaggità (ma anche malvagità)
del neo liberismo in cui, sempre i "padreterni del
sistema", stanno facendo convergere e risolversi il
capitalismo, illuso vincitore del socialismo. Questo settore
pubblicitario è particolarmente caratteristico e
sfido chiunque a confutare le affermazioni che seguono:
1 - esorta al consumo sistematico di farmaci come ad una
specie di "farmaco quotidiano", analogo al pane
quotidiano.
2 - Aumenta l'apprensione per le malattie e riduce la fiducia
nel potere di autodifesa spontanea dell'organismo. Ne consegue
una specie di "farmacofagia".
Ci si sente ripetere per l'intera giornata e soprattutto
nelle ore di maggiore ascolto - ovvero nel corso di spettacoli
maggiormente seguiti - che ad ogni starnuto, ad ogni bruciore
di stomaco, al primo mal di testa o di gola o di costipazione
o di dolore muscolare, in caso di colesterolo in eccesso
o di acidità gastrica, di fabbisogno di calcio, di
mal di schiena, di stitichezza - e chi più ne ricorda
più ne metta - si debba correre in farmacia a comprare
questo o quel prodotto-panacea per il male specifico, salvo
i possibili effetti collaterali e le controindicazioni per
età, gravidanza, allattamento ed altre circostanze
anche patologiche, come le cardiopatie ed altro.
Avete fatto caso con quale rapidità vengono lette
le avvertenze del caso? Con una rapidità tale che
è impossibile seguirle specie quando si è
distratti o anziani o corti di udito. E anziani e corti
di udito, guarda caso, sono quelli che certamente hanno
più bisogno di un'informazione sufficiente. Così,
ciò che andrebbe fatto intendere con scrupolosa certezza,
viene semplicemente letto in tutta fretta, ovviamente solo
per formalità di legge, che ne obbliga la lettura
senza prescriverne la modalità. E in tal modo le
lobbies - associazioni industriale-affaristiche per la produzione
e predazione di profitti illeciti di stampo legale-liberista
- rispondono a due finalità: a) risparmiano tempo,
che per loro, predatori, è danaro (sic!); b) rispettano
la legge ma solo formalmente, ovvero la raggirano cadendo
nella "paralegalità", propria della cosiddetta
"mafia" (che mafia non è ma appunto predonomia
paralegale). In altre parole confermano in maniera eloquente
che anche tale pubblicità (relativa alla salute)
ha il solo scopo di indurre al consumismo. E l'effetto è
spesso assicurato. La lettura, di cui dicevamo, è
così poco più di un "rumore di rito"
- che la legge sente e tollera - che suscita sconcerto e
ci riporta alla crescente "ridicologia" del sistema.
3 - Dal consumo di farmaci a libera vendita (alias a prezzo
intero!) come le noccioline o la gomma da masticare, alla
maggiore richiesta di farmaci prescrivibili, il passo è
brevissimo. Infatti, chi corre in farmacia alla prima sensazione
di un presunto male, come vuole la suadente pubblicità,
è colui che, appunto, si è convinto che l'organismo
(incapace di autodifesa) abbia sempre bisogno del farmaco
correttore delle svariate e ricorrenti micropatologie del
quotidiano. Pertanto, se il farmaco "libero" non
sortisce l'effetto sperato, il ricorso al medico di base
è categorico. Parimenti è possibile che chi
recepisce, quasi teleipnoticamente, il messaggio pubblicitario,
salti la farmacia e corra direttamente dal medico per maggiore
sicurezza. Il risultato di questo comportamento teleindotto
è un aumento di consumo di farmaci in quanto tali
e quindi anche un maggiore consumo di farmaci prescrivibili.
Il primo aumento è tutta salute per l'industria capitalistica,
per definizione amorale, e per gli economisti del sistema
è addirittura un segno di vitalità del sistema
stesso. Avviene analogamente per l'auto: un maggiore consumo
dell'auto è un segno tangibile di ripresa dell'economia
e della salute del sistema (che non è la comunità
dei cittadini). Per lo Stato, invece, che deve corrispondere
alle industrie l'importo dei farmaci prescritti (meno l'eventuale
ticket), costituisce un ovvio maggiore carico di spesa sociale
tanto che talvolta se la prende con i medici di base, rei
di prendere in considerazione le ansie di pazienti, vittime
della pubblicità, autorizzata dallo Stato stesso.
Con i medici, per l'appunto incolpevoli! Un "circuito"
puntualmente "ridicologico"! Si tratta di un'accusa
ricorrente, immotivata e "cretina" come si è
già visto.
La possibile conclusione di questo discorso è una
sola: lo Stato, gestore della predonomia propria e privata
(e la predonomia è solo liberista), è un soggetto
asociale e amorale (a dispetto della Costituzione), responsabile
di un sistema analogo, quindi criminale e criminogeno, dove
alla irresponsabilità di base si unisce un misto
di incultura di scienza sociale, psicologica e giuridica
(ma più precisamente "di diritto naturale").
La pubblicità consumistica è uno dei componenti
più assurdi e insieme più osceni del sistema
inteso nella sua globalità a) perché la concorrenza
non può essere realizzata attraverso la suggestione
dei consumatori, b) perché il maggiore consumo non
significa maggiore vitalità, maggiore funzionalità
sociale e maggiore progresso: significa solo più
profitti per i predatori più capaci; minore capacità
dei cittadini a gestire i propri fabbisogni; maggiore irresponsabilità
dello Stato nell'induzione di patologie del corpo (come
l'obesità, uno dei problemi di massa degli Usa, dove
la pubblicità insegna a mangiare come le capre, come
avviene di già anche da noi!), di maggiori scompensi
ecologici e meteorologici (da inquinamento da produzione
industriale non selettiva e senza misura), maggiore asfissia
urbana da auto (per uso senza misura di mezzi di locomozione
a combustione di carburante); significa in ogni caso negazione
totale di quel "risparmio" su cui si fonda l'istituto
di credito, detto banca, e che è invece un marchingegno
di usura e ladrocinio che, sempre con tanto di licenza di
Stato, corrompe coloro stessi che lo posseggono e gestiscono
nell'interesse teorico dei risparmiatori al punto da non
essere mai paghi della ricchezza che posseggono, come gli
scandali attuali del settore dimostrano senza tèma
di smentita.
La pubblicità consumistica, relativa ai farmaci,
è la ciliegina che completa la torta di una sistema,
caricatura di una società civile che fa pena a sé
stessa. Davanti a cotanto scempio della scienza sociale
ma soprattutto del diritto vero e proprio, che ci stanno
a fare il ministero della salute, lo stesso potere giudiziario,
l'authority antitrust per la pubblicità e la concorrenza
e, non ultima, la corte costituzionale? Anni fa la suddetta
"autorità di controllo" mi scrisse che
l'"impazzamento" della pubblicità anche
nel corpo di un bel film, è "ininfluente"
ai fini della legalità del canone RAI. "Ininfluente":
è una parola-sentenza che non posso dimenticare!
Evidentemente è "ininfluente" anche l'abuso
psicologico che la pubblicità esercita sulla libera
scelta dei farmaci da consumare, con quel che segue. Ma
forse bisognerebbe solo ripetere la sigla appresa a scuola:
CVD ovvero "come volevasi dimostrare". A cui aggiungo
per mio spasso: sic transit gloria mundi.
Di: Carmelo R. Viola
giovedì 26 gennaio 2006
http://bellaciao.org/it/mot.php3?id_mot=1051