| La
falsificazione industriale più pericolosa, quella dei
medicinali.
Una farmacia piena di patacche
Ogni anno migliaia di persone muoiono per le conseguenze negative
di prodotti farmaceutici falsificati. Prodotti di «grido»
come il Viagra copiati e venduti a prezzo più basso,
non solo nel terzo mondo ma anche nel ricco Occidente
Conosciamo tutti bene le false borse o
le false T-shirt di marca, vendute sui mercati, in strada
o sulle spiagge e che i consumatori comprano senza porsi troppe
domande, come se non recassero danno a nessuno. In realtà,
nel mercato mondiale della contraffazione i prodotti di lusso
rappresentano non più dell'1% di questo business in
grande crescita. Ci sono in giro falsi giocattoli (i sequestri
di questo tipo di prodotti sono cresciuti del 94% tra il `99
e il 2000) e false componenti automobilistiche: in entrambi
i casi si sono prodotti incidenti, anche mortali, con questi
prodotti di bassa qualità. In grande crescita sono
le falsificazioni di software o di cd. Ma più pericolosa
di tutti è la diffusione di medicinali contraffatti.
In alcuni paesi, come in Russia, il 12% delle medicine in
circolazione sarebbero dei falsi. Questo fenomeno sta invadendo
anche l'Europa e l'America settentrionale, i due principali
mercati mondiali per i medicinali. Graham Satchwell, un superpoliziotto
britannico che da anni investiga su questo fronte, ha di recente
pubblicato un'inchiesta dettagliata sul fenomeno delle medicine
contraffatte, A Sick Business. Counterfeit medicines and organised
crime, uno studio commissionato ed edito dallo Stockholm Network
(un network europeo a cui partecipa un centinaio di think
tank, destinato a sollecitare politici e opinione pubblica).
Questo rapporto rivela «per la prima volta - come scrive
nell'introduzione Lord Mackenzie of Framwellgate - che migliaia
di persone in Gran Bretagna e altrove in Europa possono mettere
la loro vita in pericolo ogni giorno facendo uso di false
medicine». Graham Satchwell sottolinea che non solo
le grandi case farmaceutiche, che vedono i loro prodotti contraffatti,
ma anche gli stati stanno sottovalutando il problema. Secondo
l'Organizzazione mondiale della sanità, dal `99 sono
stati riscontrati 771 casi di produzione e di messa in circolazione
di falsi medicinali.
Medicinali fatali
Eppure, malgrado manchino delle strutture a livello
europeo per raccogliere e analizzare questo tipo di dati,
nel mondo si sono già verificati fatti tragici che
dovrebbero mettere in allarme le autorità. Non ci sono
soltanto dei casi noti successi in paesi poveri: come il falso
sciroppo per la tosse, che invece di paracetamolo conteneva
ditilene e che ha fatto 89 morti ad Haiti nel `95 e 30 in
India nel `98, o i falsi vaccini contro la menengite in Niger,
che secondo l'analisi fatta in seguito dai laboratori Méirieux,
non contenevano principi attivi e che hanno portato alla morte
3mila persone (questi vaccini, 68mila dosi, erano stati spediti
in Niger dall'Organizzazione mondiale della sanità,
evidentemnete ignara della frode). Secondo The Lancet, il
40% dei medicinali usati per combattere il flagello mondiale
della malaria sono contaffatti ed inefficaci. Secondo un'inchiesta
realizzata dall'Organizzazione mondiale della sanità
in venti paesi tra il gennaio `99 e l'ottobre 2000, il 60%
dei medicinali contraffatti era distribuito nel terzo mondo,
ma il 40% era venduto nei paesi industrializzati. Secondo
l'Oms, che ha presentato questi dati alla conferenza di Madrid
all'inizio di quest'anno, «più del 10% del mercato
globale dei medicinali» sarebbe contraffatto. Il Viagra,
gli steroidi per il body building, le pillole per dimagrire
rappresentano il grosso di questi falsi, venduti più
comunemente ai privati, senza ricetta, via Internet.
Ma il fenomeno è ben più grave e
riguarda anche i medicinali forniti dai servizi sanitari pubblici
in Europa. Le autorità pubbliche, sempre per caso,
hanno scoperto negli ultimi tempi alcune grosse truffe: nel
2003, una società commerciale del Kent ha comprato
da un'altra dell'Essex uno stock di medinali contro l'aids.
La polizia ha scoperto che la seconda società faceva
parallelamente anche commercio di droga e che questi medicinali
avevano fatto il giro del mondo, prima di essere oggetto di
una transizione tra due società britanniche. Nel `98,
6mila bottigliette di falso Losec sono sequestrate in Italia,
benché vendute da una società sotto licenza.
Altro falso Losec è stato scoperto a metà degli
anni `90 nel nord di Londra. Nel `99, dei medicinali della
casa farmaceutica Eli Lilly sono stati venduti a un paziente
a Preston (Lancashire) che ha trovato la scatola danneggiata
e l'ha rispedita al produttore. Il quale ha scoperto che si
trattava di una confezione che aveva fatto parte di un dono
fatto alla Croce rossa russa. La polizia scoprì il
coinvolgimento della mafia russa nel traffico. Nel `94 è
stato reperito in Gran Bretagna uno stock di falso Zantac,
una medicina della GlaxoSmithKline, prodotto in Grecia. Nel
2001, a Oldham stato reperito del Viagra falsificato in Thailandia.
Nel 2000 è stato trovato sul mercato europeo del falso
Nubain (un antidolorifico), contraffaTto in un impianto di
Newcastle (il responsabile ha preso 5 anni di carcere). A
Liverpool è stata scoperto un laboratorio clandestino
di Humatrope (prodotto Eli Lilly). Negli anni `90, delle farmacie
di Londra hanno venduto un falso Dermovate (prodotto per sbiancare
la pelle), fatto con stereoidi che possono causare danni irreversibili
all'epidermide.
«Verissimi falsi»
Questo elenco, non esaustivo, contiene due tipi
diversi di fasi medicinali: quelli «veri», prelevati
dai doni caritativi o dagli interventi delle organizzazioni
internazionali, ma sviati dalle mafie a scopi di lucro e i
veri «falsi», potenzialmente pericolosi (anche
nel caso non contengano prodotti dannosi, non presentando
principi attivi possono mettere in pericolo la salute di chi
crede di curarsi). Secondo il rapporto di Graham Satchwell,
la polizia ha stabilito più volte legami non solo con
il crimine organizzato, ma anche con il terrorismo di Al Quaeda.
L'Europa è particolarmente vulnerabile a questo traffico,
più degli Stati uniti. Non solo il mercato ormai è
globale a livello mondiale, ma per di più nell'Unione
europea è legale il cosiddetto «mercato parallelo»
: un medicinale può essere comprato in un paese dove
costa meno per essere venduto in un altro dove è il
prezzo è più alto, e questo passaggio richiede
un repackaging, cioè le scatole e i fogli di spiegazione
devono essere cambiati e tradotti nella lingua richiesta.
Questo «rende più facile per la contraffazione
farmaceutica - scrive Satchwell - di essere venduta attraverso
la legittima catena di distribuzione e fornita ai nostri ospedali
e farmacie». Questo mercato parallelo ma legale viene
definito «grigio», perché mancano i controlli
adeguati a livello comunitario. La pratica dell'outsourcing,
inoltre, favorisce la messa in circolo di medicinali contraffatti:
«le compagnie farmaceutiche fanno fare gran parte dei
loro prodotti e servizi nei paesi di loro scelta, e scelgono
paesi che sono politicamente stabili e che hanno una manodopera
a buon mercato e preparata e un sistema fiscale favorevole.
Purtroppo, molti di questi paesi hanno anche bassi livelli
di controllo delle regole e di protezione dei diritti di proprietà
intellettuale». I casi più noti sono la Cina
e l'India (ma in Europa anche la Polonia è a rischio).
Case farmaceutiche come Pfizer, GlaxoSmithKline, Eli Lilly
o Squibb ricorrono spesso a questi paesi. Secondo il sito
Xinhuanet.com, il direttore dell'Agenzia statale cinese sugli
alimentari e i medicinali, Zhen Xiaoyu, ha affermato nel maggio
2004 che nella Repubblica popolare 994 siti di contraffazione
farmaceutica sono stati chiusi dalla polizia nel 2003, e che
producevano per un valore di 60 milioni di dollari. Nel 2000,
sono state sequestrate nel mondo 250mila dosi e due tonnelate
di prodotti di base provenienti dalla Cina e dall'India, destinate
ai mercati europei e statunitensi. Il mercato dei prodotti
contraffati è valutato a 450 miliardi di dollari (dati
del servizio di polizia dell'Irlanda del Nord). Poi questi
medicinali possono entrare in due modi in un circuito illegale:
delle società commerciali li comprano per poi metterli
in vendita in paesi dove i prezzi dei medicinali sono alti
(diversione, se non c'è l'accordo della casa che ha
concesso la licenza di produzione), oppure viene effettuata
la frode a partire da stock destinati alle istituzioni caritative.
I servizi sanitari nazionali, in Gran Bretagna per esempio,
preoccupati di abbassare i costi, possono favorire questo
traffico, incoraggiando gli acquisti per gli ospedali sui
mercati più a basso costo (nel mercato unico europeo
è legale, articoli 30 e 36 del Trattato di Roma). Nel
frattempo, i mercanti internazionali devono cambiare la scatola
e i figli illustrativi e qui si introduce la possibilità
di frode anche sul contenuto del prodotto. E questo non vale
solo per l'Unione europea: 60 milioni di tablette di Lipitor
(Pfizer) contraffatte sono in questo modo state commercializzate
negli Usa, mischiate a prodotti «veri» ma comprati
su mercati meno cari. In Europa 140 milioni di medicinali
sono venduiti ogni anno con il sistema (legale) del mercato
parallelo, cioè il 20% nel 2003, con una crescita in
pochi anni del 50%. Alla fine del 2001, in Europa il mercato
parallelo di medicinali era di 3,3 miliardi di dollari e sarà
di 7,4 miliardi nel 2006. E anche se mercato parallelo non
significa frode, è chiaro, scrive Satchwell, «più
è grande il numero di importazioni parallele, più
è grande la possibiltà che medicinali di bassa
qualità, contraffatti, vengano importati». Con
il sistema di mercato parallelo il medicinale può cambiare
di mano «20 o 30 volte, prima di arrivare al paziente».
Secondo una ricerca della Liverpool University, pubblicata
nel luglio di quest'anno, in Gran Bretagna un ricovero in
ospedale su sedici è dovuto a effetti negativi dei
medicinali presi. Un costo di 466 milioni di sterline per
il National Health Service. Nel 2002, secondo questo studio,
5.700 malati sono morti a causa degli effetti negativi dei
medicinali. Una parte di queste morti è dovuta a medicinali
contraffatti.
L'Unione europea ha deciso di muoversi contro
questo flagello. La Commissione, nello scorso novembre, ha
proposto di aprire negoziati bilaterali con i paesi al centro
di questi traffici. Bruxelles propone di «rafforzare
la cooperazione tecnica», in particolare con la Cina,
la Thailandia, l'Ucraina, la Russia, il Brasile, la Turchia,
la Corea del sud e l'Indonesia, e di rendere più efficaci
i sistemi di sanzione. La Francia, dove la contraffazione
(a cominciare dai prodotti di lusso) costituisce secondo il
governo «una sfida importante» per l'economia,
ha deciso di rafforzare la lotta ai falsi, in tutti i campi.
Anna Maria Merlo
il
manifesto - 17 Dicembre 2004
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