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Unione Europea: il cioccolato,
la pasta, il miele, il pane, ecc.
Non solo per il cioccolato l'Unione
europea è più attenta agli interessi economici
che a quelli dei consumatori e dobbiamo ringraziare i nostri
parlamentari che in sede europea si piegano a tali interessi
e in Italia si stracciano le vesti e recitano la parte dei numi
tutelari della qualità per cui, vista la sentenza della
Corte di Giustizia europea, dobbiamo rispettare quanto è
stato deciso in sede comunitaria. La questione è stata
comunque risolta con una seconda direttiva e relativa legge
di recepimento che distinguerà il "cioccolato puro",
senza grassi vegetali e solo con burro di cacao, dal "cioccolato",
con grassi vegetali aggiunti fino al 5% (1). Ma altre questioni
sono sul tappeto: la pasta può essere fatta con farina
di grano tenero invece del grano duro, cioè semola, ed
è per questo motivo che all'estero è difficile
trovare un piatto di spaghetti "al dente", il miele
vergine integrale non esiste più, dovendosi chiamare
semplicemente miele, con grande soddisfazione degli industriali
del settore che potranno sottoporre a trattamento termico il
prodotto per una conservazione più lunga, oltre a utilizzare
miele vecchio, il pane può essere colorato e aggiunto
di conservanti, l'olio di oliva può essere importato
dalla Tunisia e imbottigliato in Italia con la dicitura "Imbottigliato
in Italia", la ricotta è un formaggio privo di definizione,
il pesce fresco si compera per atto di fede. Ma il maggior danno
per i consumatori è dovuto alle modalità con le
quali si è "normata" l'etichetta: la quantità
degli ingredienti non deve essere indicata, basta mettere in
ordine decrescente i componenti, cosicchè il consumatore
non saprà mai quanto di un singolo ingrediente c'è
nel prodotto che acquista.
(1) Direttive 1973/241 e 2000/36; Legge comunitaria 2001
Dal notiziario on line dell'ADUC
del febbraio 2003
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