Sì
e no a tavola
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INDICE
Le linee guida
Suddivisione energetica dei pasti
I numeri del mangiare
ove trovare le calorie
Proverbi alimentari
Zucchero e pastasciutta
La rivincita del pesce
Processo alla carne
Uovo sott'accusa
Latte per tutti
L'arte del fritto
Bentornata, pasta e fagioli
Troppo sale
Un piatto per ogni stagione
Seduti e regolari |

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Farà bene, farà male? Lo mangio
oppure no? Su come ci si deve comportare a tavola se ne sentono
e se ne leggono tante. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.
Le linee
guida
L’Istituto nazionale per la nutrizione
ha tracciato alcune “linee guida” per un’alimentazione sana
e all’italiana. Non sono rivolte solo a chi non vuole allontanarsi
dal peso forma, ma in generale a chiunque voglia abbinare alimentazione
e benessere, senza rinunciare ai piaceri della buona tavola.
Ecco alcuni consigli in “pillole”:
1) non introdurre più calorie di quelle necessarie, tenendo
conto che la quota varia con l’età, il sesso, il lavoro svolto,
il clima, ecc. Tenete il peso sotto controllo e non trascurate
l’attività fisica.
2) Variate il cibo, senza eccedere in nulla. Mangiate
ogni giorno almeno uno degli alimenti di ognuno dei sette gruppi
alimentari (vedi capitolo 1).
3) Preferite gli alimenti ricchi di amido e di fibra
piuttosto che quelli ricchi di grassi e zuccheri. Amidi e fibra
si trovano, tra l’altro, in pane, riso, pasta, polenta, lenticchie
e fagioli.
4) Consumate abitualmente frutta fresca e verdura, a
basso valore energetico e ricchi di fibre (a meno che non siano
controindicate per qualche ragione).
5) Meglio cibi semplici che elaborati o troppo conditi.
Non abbondate con i condimenti di origine animale (burro, lardo,
pancetta, panna) e con gli alimenti grassi (carni grasse, insaccati).
Preferite l’olio d’oliva e altri oli vegetali, usandoli crudi
e non fritti.
6) Privilegiate le carni magre, come pollo, tacchino,
coniglio, scartandone le parti grasse, e il pesce. Non eccedere
con formaggi e latticini, evitando quelli più grassi.
7) Evitate di consumare troppi dolci, soprattutto al
di fuori dei pasti. Limitare il consumo di alimenti che contengono
più zuccheri che sostanze nutrienti.
8) Usate poco sale.
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SUDDIVISIONE
ENERGETICA
DEI PASTI
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I numeri
del mangiare
Ecco come andrebbero suddivisi gli
alimenti nell’arco della giornata:
• il 20% dell’energia dovrebbe venire dalla prima colazione,
• il 40% dal pasto di metà giornata,
• il 10% dalla merenda,
• il restante 30% dalla cena.
Inoltre, il 10-12% delle calorie giornaliere dovrebbe provenire
dalle proteine, il 25-30% dai grassi, la parte del leone la
dovrebbero fare i carboidrati, con un 55-65%.
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DOVE TROVARE LE CALORIE |
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Proverbi alimentari
Siete rimasti al “Meglio un uovo
oggi che una gallina domani”? Aggiornatevi! I nuovi proverbi
alimentari li hanno scritti gli studenti dell’istituto tecnico
Itsos di Milano. Sono semplici ma assolutamente corretti: “Non
è bello ingrassare, ma ancor peggio non mangiare”. “Una bella
colazione, e diventi un gran campione”. “Una scarsa colazione
e diventi un gran pigrone”. “Un buon pranzo regolato e ti tieni
in buono stato”. “Una cena assai abbondante e ti senti molto
pesante”. “Una cena leggerina e ti svegli meglio la mattina”.
“Chi mangia piano è contento e sano”.
Zucchero e pastasciutta
C’è chi osserva con orrore l’aggiunta
di tre cucchiaini di zucchero al caffè? e chi invece inorridisce
al pensiero di berlo amaro. Ma lo zucchero non è certo solo
dentro la zuccheriera. Non manca mai nei dolci industriali,
nelle confetture, nel cioccolato, nelle bibite analcoliche e
in molte bevande alcoliche, nei succhi di frutta, ma anche in
molti prodotti salati, da alcuni tipi di pane al ketchup.
Lo zucchero è formato per oltre il 99 per cento di saccarosio:
la digestione lo scompone in pochi minuti in zuccheri semplici,
che le cellule del nostro corpo utilizzeranno come carburante.
In particolare lo farà il cervello che, al contrario degli altri
organi, non si serve normalmente degli acidi grassi come fonte
di energia. Ma è solo lo zucchero che nutre il cervello? Era
quanto lasciava intuire una famosa campagna pubblicitaria di
qualche anno fa. Non è così. Un procedimento pressoché identico
avviene anche quando ingeriamo amido, sotto forma di pane, pasta,
riso, legumi, patate eccetera. Nell’intestino, l’amido viene
scisso nelle singole molecole di glucosio in un tempo più lungo
rispetto al saccarosio e per questo, oltre a mantenere equilibrato
il livello del glucosio nel sangue, dà un senso di sazietà più
duraturo. Ma alla fine, il glucosio che viene dagli amidi fa
la stessa strada e ha le stesse funzioni energetiche dello zucchero.
I nutrizionisti raccomandano che oltre la metà delle calorie
introdotte giornalmente con gli alimenti derivino dagli zuccheri:
intesi come l’insieme di semplici e complessi. Per gli zuccheri
semplici si definisce un tetto massimo del 10 per cento delle
calorie (corrispondente a circa 40/60 grammi di zucchero al
giorno). Basterebbero, quindi, per la nostra salute, quelli
contenuti naturalmente nella frutta e in pochi altri alimenti.
Ma cosa succede se si abusa? Quando le cellule “bruciano” il
glucosio per ricavarne energia utilizzano, in questa serie di
reazioni, anche alcuni sali minerali e vitamine del gruppo B.
Sostanze del tutto assenti nello zucchero raffinato, e spesso
carenti anche nella dieta. La cellula, a questo punto, deve
“riorganizzarsi” per recuperare vitamine e sali da altri complessi
biochimici, mentre sarebbe utile (e questo succede quando si
consumano prodotti naturali, come i cereali integrali) che avesse
a disposizione contemporaneamente la fonte di energia e gli
strumenti per sfruttarla. Per questo, la definizione dello zucchero
come “calorie vuote”, non è del tutto ingiustificata.
La rivincita
del pesce
Anche approfittando delle disavventure
delle carne (timore del colesterolo, bistecche agli ormoni,
“mucca pazza”, ecc.), il pesce si sta prendendo una rivincita.
Del resto, è difficile non apprezzare i suoi pregi: ricco di
proteine ad alto valore biologico, fosforo, ferro, è digeribile
per lo scarso tessuto connettivo della sua carne tenera e facilmente
attaccabile dai succhi digestivi. È un cibo dietetico per antonomasia:
solo quattro tipi di pesce (anguilla, capitone, sgombro e tonno)
possono considerarsi “grassi” perché ne presentano una percentuale
del 10 per cento. C’è poi una grande varietà di pesci magrissimi
(il polpo, l’orata, il luccio, il merluzzo, il dentice, la razza,
il nasello, lo smeriglio, il San Pietro, i gamberi, ecc.) con
grasso inferiore all’uno per cento. Con un contenuto del 3 per
cento di grassi ci sono invece la preziosa spigola e l’arcinota
sogliola, oltre a seppie, calamari e almeno altri dieci tipi.
Processo
alla carne
Fa bene o fa male? Qualche anno fa
la bistecca era uno status symbol. Oggi c’è chi la guarda storcendo
la bocca. Vediamo gli argomenti dell’accusa e quelli della difesa.
Le proteine “nobili” della carne sono preziose per l’organismo,
in particolare nella crescita. La carne assicura la normale
copertura del fabbisogno di ferro, zinco e vitamina B12, ed
è irrinunciabile nell’alimentazione degli anemici.
Troppa, però, può far male: il cosiddetto “killer delle arterie”,
il colesterolo, è in agguato. E anche la digestione rallenta
e diviene faticosa. Il verdetto? Scegliete la carne giusta,
nei tagli più magri e cucinatela senza troppi condimenti. Ma
quando fate la spesa dal macellaio ricordate che lo strato visibile
di grasso non è un problema, perché può essere tolto con facilità,
e che una fettina senza neanche un filo di grasso è sospetta:
all’animale potrebbero essere state iniettate sostanze proibite,
come il “clembuterolo”, che trasformano chimicamente il vitellone
in un “culturista” tutto muscoli e niente ciccia.
Uovo sott'accusa
Anche l’uovo è finito sul banco degli
imputati, soprattutto per l’alto contenuto di colesterolo. È
un dato che non si può negare. Ma allo stesso tempo, nell’uovo
troviamo la lecitina, una sostanza che è stata riconosciuta
come utile per fluidificare il colesterolo depositato nelle
arterie. Tutto questo per far notare come nelle uova sia presente
sì il colesterolo, ma anche il suo miglior antidoto. Inoltre,
l’uovo è ricco di un gran bagaglio nutritivo: le migliori proteine,
vitamine, sali minerali.
Latte per
tutti
Il latte, alimento completo e ideale
per tutti? Sicuramente... per il vitello, così come per tutti
i piccoli, il primo nutrimento è il latte materno. Per noi “umani”
il latte vaccino, con le sue centinaia di componenti, è certo
estremamente utile nella crescita, in gravidanza, nella vecchiaia.
E un consumo regolare, anche nelle altre fasi della vita, non
comporta problemi di sorta, a parte rari casi di allergia alle
proteine del latte o situazioni, più diffuse, di intolleranza
al lattosio, lo zucchero del latte.
Le proteine del latte sono suddivisibili in due gruppi principali:
la caseina, che contiene fosforo, e le proteine del siero, così
chiamate perché restano sciolte nel siero dopo la coagulazione
della caseina, nella produzione dei formaggi.
Caseina e sieroproteine formano un mix di alto livello nutrizionale:
le proteine del latte, in effetti, hanno valore biologico elevato,
superiore a quello delle proteine della carne e inferiore solo
a quelle dell’uovo. Il loro contenuto nel latte è piuttosto
standardizzato, e dipende dalla razza bovina.
Nel latte si trovano dispersi in emulsione. Si tratta soprattutto
di grassi saturi, ma non mancano componenti preziosi come i
fosfolipidi e gli acidi grassi polinsaturi. Sono presenti il
colesterolo e molte altre sostanze steroidee, anche con funzioni
ormonali. Della componente grassa del latte fanno parte le vitamine
liposolubili (che, cioè, si sciolgono nei grassi): le più abbondanti
sono la A e la D, ma il loro contenuto varia molto in funzione
del tipo di nutrizione e di vita delle vacche. Il tenore in
vitamina D, in particolare, sarà più alto se la mucca ha potuto
pascolare all’aperto e... “prendere il sole”. Il tenore di grassi
nel latte commercializzato varia tra il 4 e lo 0 per cento circa.
Quanto a vitamine idrosolubili, il latte è una buona fonte di
vitamina B2 e anche della rara B12. E restando nel “piccolo”,
tra gli oligoelementi lo zinco risulta in buona quantità, mentre
il ferro è carente. Ma se passiamo ai sali minerali, ribadiamo
un concetto che tutti conoscono: il latte è la migliore fonte
di calcio.
Il lattosio, lo zucchero presente in maggior percentuale nel
latte, è uno zucchero speciale, che può risultare difficile
da assimilare per le persone carenti dello specifico enzima
digestivo, la lattasi. Per questo chi non consuma mai latte
può denunciare gonfiori addominali e diarrea quando torna a
berlo dopo molto tempo. Per evitare l’inconveniente occorre
ricominciare a consumarlo in piccole dosi, fino a indurre la
produzione dell’enzima. La carenza può anche essere genetica:
l’incapacità a digerire il latte da adulti è diffusissima in
molte zone del mondo. In questo caso sono utili latti speciali
chiamati di solito ad “alta digeribilità” dove il lattosio è
stato “predigerito”.
Nelle situazioni normali, come fare per renderlo più digeribile?
Non va bevuto da solo, né troppo in fretta, ma a piccoli sorsi:
si eviterà così la formazione di coaguli troppo grossi nello
stomaco. Ancora meglio se, con il latte, si mangia del pane
o altri alimenti solidi. Il cappuccino, con la schiuma formata
dalla caseina denaturata violentemente dal calore del vapore
comporta certamente una digestione più lunga di un caffelatte
tiepido. In ogni caso è bene tener presente che l’aggiunta del
caffè allunga i tempi di digestione del latte.
L'arte
del fritto
Che olio scegliere? Nonostante la
divulgazione scientifica cerchi in tutti i modi di chiarire
anche quest’aspetto, c’è ancora molta confusione. E le molte
pubblicità che hanno puntato sulla leggerezza di miscele di
oli di semi cosiddette “specifiche” per friggere non aiutano
di certo a fare chiarezza. Lo ribadiamo: l’olio più adatto per
questo tipo di preparazioni di cucina è quello di oliva. I legami
chimici di questo tipo di grassi (i monoinsaturi) sono decisamente
più forti di quelli caratteristici dei polinsaturi, presenti
negli oli di semi. Per questi ultimi la temperatura minima in
cui i legami si spezzano è più bassa (130-140°C) e le trasformazioni
che avvengono già nelle prime fasi di una comune frittura fatta
in casa danno luogo a sostanze fortemente tossiche per il fegato
e il cuore. Inoltre proprio il riutilizzo di questi oli (ma
chi di noi potrebbe usare la grande quantità di olio di una
friggitrice, ad esempio, una sola volta?) pone particolari problemi
salutistici. Il consiglio, quindi, è di scegliere solo oli d’oliva
(o tutt’al più di arachide) anche se non extravergini e di filtrare
sempre dopo una frittura eventuali parti di alimenti per evitare
che siano causa di irrancidimento per l’olio rimasto.
Anche le temperature non sono da sottovalutare e non solo per
la buona riuscita di una gustosa frittura. Più tempo l’alimento
impiega a formare quella piccola e croccante crosticina dorata,
maggiori saranno i grassi assorbiti e quindi la “pesantezza”
acquisita dall’alimento cotto. Diviene importante, quindi, mettere
il pesce o le patate in padella o nella friggitrice solo quando
l’olio è ben caldo, senza però arrivare a bruciarlo. È così
che una frittura ben fatta (magari con l’aiuto di una friggitrice
con termostato) non assorbe oltre il 10 per cento di grassi,
mentre sono assai di più quelli che penetrano se la cottura
non è corretta.
Bentornata,
pasta e fagioli
I legumi secchi hanno un alto contenuto
di proteine, e per questo venivano detti “la carne dei poveri”.
Si tratta di proteine vegetali, meno nobili di quelle della
carne, che però si completano in associazione con i cereali.
Pasta e fagioli, riso e piselli, pasta e ceci, rappresentano
validi esempi di questo connubio. E rispetto alla carne contengono
molti meno grassi (a meno che non si esageri con il condimento).
Troppo
sale
Siamo uomini o capre? Di sale ne
consumiamo in media dai 10 ai 14 grammi a testa al giorno: troppo.
E può far male, in particolare a chi ha la pressione alta. Al
nostro organismo basterebbe invece il sale già contenuto negli
alimenti allo stato naturale. Per rimediare, sarebbe bene limitare
la quantità di sale aggiunto come condimento in cucina e a tavola,
e contenere il consumo dei prodotti preparati con molto sale,
come insaccati e cibi in scatola. Una buona idea è sostituire,
in parte, il condimento del sale con erbe e spezie aromatiche.
Un piatto
per ogni stagione
Siete mai capitati in uno di quei
ristoranti che propongono gli stessi piatti sia a Natale che
a Ferragosto? A parte la mancanza di fantasia, il problema è
che ogni stagione vuole i suoi cibi. Soprattutto d’estate, più
che in altri periodi dell’anno certe abitudini alimentari vanno
corrette, ad esempio evitando cibi grassi e pesanti. La regola
numero uno, nella stagione calda, è consumare più frutta. Con
l’aumento della sudorazione, infatti, si perdono più acqua e
sali minerali, quali sodio e potassio, di cui sono ricchi tutti
i frutti di stagione.
Non è vero, invece, che d’estate la carne di maiale è tabù.
Un tempo questa carne era grassa e pesante, ma oggi si possono
trovare anche tagli magri: la tendenza, anzi, è favorita dagli
allevatori, che con incroci di razze e mangimi opportuni hanno
reso i maiali meno grassi e con una minore percentuale di grassi
saturi.
Seduti
e regolari
Non conta solo cosa si mangia.
Contano anche i modi e i tempi. Un’alimentazione frettolosa
e sregolata non va d’accordo con il benessere. Mangiate seduti,
anche se è solo un panino, e masticate a lungo. E non concentrate
l’alimentazione in un solo grande pasto. Meglio mangiare con
regolarità, senza alternare abbuffate e periodi di digiuno.
Altri consigli: bere molta acqua, mangiare la frutta lontana
dai pasti.
Il testo contenuto
in questa pagina è tratto da
"Consumare senza essere consumati"
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