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I cibi naturali

INDICE

Biancaneve fa la spesa 
Insalate sotto la lente 
Per non sbagliare 
Attenti al portafoglio 
Biologico e non solo 
Le oasi ecologiche 
Una mela per amica 

 

Biancaneve fa la spesa

Biancaneve vorrebbe comprare “bio”. Ma siamo proprio sicuri che le venderanno una mela naturale, non avvelenata da pesticidi? Stando ai risultati di un’inchiesta del Comitato difesa consumatori, anche nei prodotti venduti come biologici si corre il rischio di trovare la sorpresa: non il baco che una volta si diceva fosse garanzia di maggiore genuinità, ma invece proprio loro, i pesticidi.

Insalate sotto la lente

L’inchiesta ha preso in esame due alimenti molto consumati: mele e insalata. I campioni sono stati acquistati in numerosi negozi specializzati nella vendita di alimenti biologici, e direttamente da alcune aziende agricole certificate da uno dei marchi che la legge autorizza ai controlli. Su tutti i campioni prelevati, sono state fatte analisi per individuare l’eventuale presenza di residui di pesticidi. Sul banco degli imputati sono finiti i prodotti biologici venduti nei negozi specializzati. Su 38 campioni, fra mele e insalata, ben 8 contenevano pesticidi. Sono risultati puliti, invece, quelli acquistati direttamente dalle aziende.
Insomma, il problema è al momento della commercializzazione. Se i negozianti acquistano da aziende non certificate, magari solo con l’idea di spendere meno, il rischio è che nel piatto arrivino prodotti che di biologico hanno ben poco. Neanche il marchio è sufficiente: i negozianti non sempre espongono la merce direttamente nelle cassette dell’azienda agricola da cui proviene la frutta o la verdura, e dalle quali è possibile individuare la provenienza degli alimenti e, di conseguenza, la certificazione. E anche se lo facessero, si tratta comunque di prodotti venduti sfusi. Chi ci dice che non siano stati mescolati ad altri di provenienza meno sicura?

Per non sbagliare

Quali consigli dare a chi nel biologico ha comunque fiducia e non intende rinunciare a un’alimentazione che è anche filosofia di vita? Quando andate nei negozi (anche in quelli specializzati) leggete attentamente le etichette degli alimenti confezionati.
Se si tratta di un prodotto di origine vegetale trasformato, per esempio una passata di pomodoro con un’etichetta che richiama al biologico, cercate la scritta “Agricoltura biologica. Regime di controllo Cee”, e la presenza di uno dei marchi che abbiamo riportato.
Se non c’è nulla di tutto ciò, non avete nessuna garanzia che quello che acquistate è davvero un prodotto biologico. Ricordate anche che dai controlli, per ora, sono esclusi i prodotti di origine animale.
Per quanto riguarda i prodotti ortofrutticoli freschi, se sulla cassetta esposta non compaiono marchi e non è indicata neanche la provenienza, chiedete il certificato di controllo (il negoziante è obbligato ad averlo e a mostrarlo). Anche se non è una garanzia di sicurezza assoluta.
E ricordate che non è vero che la frutta “piccola e brutta” è la più sicura. Spesso è così solo perché si è sbagliato il trattamento. Quella grossa invece deve il suo splendore solo al fatto che è più gonfia d’acqua.
Se avete forti sospetti che vi abbiano venduto una mela qualunque spacciandola per biologica, chiamate i Nas (Nuclei antisofisticazione dei Carabinieri) o la Polizia annonaria e commerciale, che fa capo ai vigili urbani.

Attenti al portafoglio

Molte persone non acquistano nei negozi biologici perché hanno l’impressione che i prezzi siano troppo alti. Al di là delle possibili speculazioni dei commercianti, bisogna anche tener conto che l’agricoltura “pulita” ha un costo maggiore di quella convenzionale, mediamente del 30 per cento. Anche perché la coltivazione biologica non è di tipo intensivo, e complessivamente mira più alla qualità che alla quantità.
Un
altro fattore che fa lievitare i costi è la ristrettezza del mercato: in Italia il “biologico” è richiesto solo da una esigua minoranza di consumatori. Le aree geografiche più sensibili ai prodotti biologici sono quelle del Nord-est, con una discreta penetrazione anche nelle regioni centrali. Fanalino di coda il Sud. Gli acquirenti-tipo rientrano in una fascia d’età compresa tra i 30 e i 45 anni e appartengono a una classe di reddito medio-alta.
In altri Paesi la situazione è diversa: in Germania e in Danimarca, i negozi che vendono solo prodotti dell’agricoltura senza pesticidi né concimi chimici sono il principale punto di acquisto per oltre il cinque per cento della popolazione.

Biologico e non solo

Oltre ai prodotti “da coltivazione biologica”, esistono anche quelli ottenuti con “lotta guidata” o con “lotta integrata”, cioè da coltivazioni che riducono, ma non eliminano completamente, la presenza dei pesticidi. I principali marchi si trovano nelle grandi catene di supermercati: i “Prodotti con amore” della Coop, il “Naturae” della Conad, “Almaverde” nei magazzini Marr, Esselunga, Giesse, Standa. Altri marchi di produzione a lotta integrata sono quelli del Trentino e dell’Alto Adige (con la figura di una coccinella) e dell’Emilia Romagna. Si tratta di marchi seri: non garantiscono residui zero, ma sempre inferiori del 40 per cento rispetto all’agricoltura convenzionale.

Le oasi ecologiche

Alcuni produttori garantiscono la provenienza da “oasi ecologiche” il termine è stato ideato dalla Plasmon ma sono in molti ormai a usare simili definizioni, dove non solo si evita il più possibile l’uso di pesticidi e fitofarmaci, ma anche ogni forma di contaminazione o inquinamento dall’esterno. I terreni scelti per le coltivazioni sono lontani da autostrade e da insediamenti urbani o industriali, e anche l’immagazzinamento dei prodotti agricoli è realizzato senza prodotti chimici, ma solo con metodi naturali. Regole analoghe valgono per gli allevamenti e persino per il pesce da “oasi ecologica”: la pubblicità della suddetta marca di omogeneizzati per bambini afferma, ad esempio, che le trote utilizzate come materia prima per i suoi vasetti sono allevate in acqua sorgiva, lontano da fabbriche e stabilimenti, mentre i salmoni sono pescati in zone marine lontane dalle rotte commerciali.
Anche l’uso del termine “oasi ecologica”, comunque, non è regolamentato dalla legge. Gli unici prodotti sicuramente senza pesticidi, lo ricordiamo, sono quelli che in etichetta hanno la scritta “Agricoltura biologica - regime di controllo Cee” e il marchio dell’organismo di controllo autorizzato.

Una mela per amica

Vi piacciono le mele sane e saporite, da mangiare con tutta la buccia? Se non siete soddisfatti della frutta del supermercato, una buona idea potrebbe essere quella di fare la spesa direttamente in fattoria. Alcune, non molte per la verità, propongono mele biologiche, cioè nate in completa assenza di trattamenti fitosanitari in coltivazioni che oramai da anni non conoscono, direttamente o indirettamente, sostanze chimiche prodotte dall’uomo.
Un numero ben maggiore di aziende agricole, specie in Trentino-Alto Adige, propone mele per la cui produzione si sono adottati i principi della lotta integrata, utilizzando insetti utili e non dannosi per difendere i frutti dagli insetti nocivi. Pur non trattandosi di prodotti interamente biologici, sono mele di ottima qualità e generalmente con una scarsissima presenza di contaminanti e residui chimici, particolarmente adatte per i bambini.
Gran parte di questa produzione dichiara la propria provenienza “pulita” con il simbolo adesivo della coccinella attaccato sulla buccia. È sempre bene, comunque, chiedere quale tipo di trattamento chimico hanno avuto le vostre mele, e lavarle bene prima di morderle con gusto.
Potreste anche farvene una scorta: una buona mela può essere conservata per alcuni mesi, basta che sia lasciata in ambiente fresco e secco, possibilmente lontano dalla luce solare, disposta in cassette o in altri contenitori (mai in sacchetti di plastica).


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"Consumare senza essere consumati
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