Le etichette sotto la lente
INDICE
Pagina 7
Come conservare
Modalità d'uso
Trattamenti
Lavorazione
Doc e Dop
Come
conservare
Per particolari prodotti,
il termine di scadenza è garantito solo se si adottano particolari
accorgimenti, ricordati sull’etichetta. In particolare, la temperatura
ideale di conservazione.
I prodotti freschi, infatti, si deteriorano rapidamente a causa
del calore e della stessa presenza dell’aria: l’ossigeno è in
gran parte responsabile dei fenomeni di ossidazione che alterano
gli alimenti.
Su una confezione di bastoncini di pesce surgelati, ad esempio,
potreste trovare una tabellina di conservazione domestica. Vi
dice quanto tempo potete conservare i bastoncini a seconda delle
stellette che compaiono sul freezer o sul congelatore di casa.
Nel congelatore:
• 4 stelle o 3 stelle (18 gradi sotto zero): data ultima consigliata
dalla confezione;
• 2 stelle (-12 gradi) : 1 mese dall’acquisto (e comunque non
oltre la data sulla confezione);
• 1 stella (-6 gradi): 1 settimana.
Nello scomparto del ghiaccio
• 3 giorni.
Un’avvertenza importante che compare su tutte le confezioni
di surgelati è che una volta scongelato il prodotto non deve
essere ricongelato.
A volte, le modalità di conservazioni non sono affatto intuitive.
Ad esempio, nei punti di vendita le uova sono tenute a temperatura
ambiente, ma il consumatore deve conservarle in frigorifero
se vuole che si mantengano a lungo fresche.
Le creme a base di tuorlo d’uovo, di latte o crema di latte
sono terreni di cultura ideale per salmonelle e altri pericolosi
batteri che vi si sviluppano rapidamente. Per questo, i prodotti
contenti creme devono essere isolati da altri alimenti se si
conservano in frigo.
Purtroppo, non sempre i produttori forniscono sufficienti spiegazioni
sulle modalità di conservazione. In molti casi, l’unica raccomandazione
che compare sull’etichetta è quella “di conservare il prodotto
in luogo fresco e asciutto”. Ma una volta aperto ci conviene
tenerlo in frigorifero? O va tenuto a temperatura ambiente?
E poi entro quanti giorni deve essere consumato? Sono quesiti
che a tutt’oggi non trovano risposta sulle confezioni. Si può
far conto solo sulle buone abitudini igenico-alimentari dei
consumatori e sulla loro voracità.
Modalità
d'uso
“Preparatela così...”,
suggerisce qualche etichetta. E vi spiega come preparare o cucinare
il prodotto, a volte consigliando delle ricette.
Le istruzioni per l’uso sono obbligatorie quando il consumatore
potrebbe confondersi. In ogni caso, si tratta di indicazioni
molto utili: fa sempre comodo sapere quanti minuti deve cuocere
un certo tipo di pasta, per non doverla assaggiare in continuazione.
Sui surgelati, dovrebbe anche essere indicato se è necessario
uno scongelamento graduale o se il prodotto può essere messo
in padella o nel forno appena uscito dal congelatore.
Trattamenti
Per prolungare la conservazione
i produttori utilizzano trattamenti fisici o chimici di vario
genere. Anche questi si possono, in genere, scoprire dall’etichetta.
I metodi di conservazione chimici si basano sull’aggiunta di
sostanze naturali o artificiali, ad esempio:
• aggiunta di zucchero;
• salatura (l’alimento viene messo a contatto diretto con il
sale che agisce per osmosi sottraendo acqua; con questo metodo
il gusto e l’odore dei cibi si altera e le proteine si denaturano);
• salamoia;
• sottaceto;
• affumicatura (il fumo contiene sostanze antimicrobiche, tuttavia
si sospetta che il trattamento sviluppi sostanze cancerogene
che si accumulano soprattutto nella crosta nera che si forma
sull’alimento affumicato).
• aggiunta di “conservanti”.
I metodi di conservazione “fisici” sono invece:
• il surgelamento: si può ottenere solo a livello industriale.
In meno di quattro ore tutte le parti dell’alimento sono portate
a 18 gradi sotto zero. Questa temperatura viene mantenuta fino
alla vendita;
• il congelamento: meno rapido, provoca una maggiore perdita
di proprietà nutritive;
• la pastorizzazione: si basa sul riscaldamento, per un breve
periodo, al di sotto del punto di bollitura. È un trattamento
delicato, che non deteriora l’alimento, ma non ne consente una
lunghissima conservazione;
• l’Uht, cioè Ultra high temperature, e la sterilizzazione,
trattamenti al calore a temperature più elevate: il prodotto
perde alcune caratteristiche nutrizionali e di sapore (il latte
Uht sa di cotto), ma si conserva più a lungo;
• la liofilizzazione e l’essiccamento: l’allontanamento dell’acqua
limita lo sviluppo di microrganismi;
• irraggiamento con radiazioni ionizzanti: questo metodo di
sterilizzazione deve sempre essere dichiarato in etichetta.
Lavorazione
Anche il tipo di lavorazione
è importante. Prendiamo l’olio di oliva extravergine: se è ottenuto
dalla “premitura a freddo”, allora conserva le migliori caratteristiche.
A seconda della lavorazione si distingue tra “pasta secca” e
“pasta fresca”. Per quest’ultima l’aggettivo “fresca” che accompagna
il sostantivo “pasta” non sta a indicare l’epoca più o meno
recente di produzione, ma solo che non è stata sottoposta a
essiccazione. La pasta “fresca”, perciò, può anche essere venduta
in confezioni sottovuoto che si conservano per diverse settimane.
Quando il produttore ci tiene a far sapere che il suo prodotto
è stato ottenuto con una lavorazione particolare, lo riporta
in etichetta. Se su una scatola di tonno leggiamo “lavorato
fresco sul luogo di pesca” questo è un indizio di qualità e
lo stesso vale per l’olio d’oliva extravergine spremuto a freddo
o per la pasta.
Qualche volta si può capire il grado di rispetto dell’ambiente
naturale: ad esempio, se nelle scatole di tonno è finita o meno
anche carne di delfino (ma l’indicazione non è ancora obbligatoria).
Doc
e Dop
Cosa vogliono dire queste
sigle? Doc significa Denominazione di origine controllata. Dop,
invece, sta per Denominazione di origine protetta.
Questi marchi li troviamo, ad esempio, sulle bottiglie di vino
o di olio d’oliva extravergine. Il fatto che siano Doc ne garantisce
la provenienza determinata esclusivamente da uve o olive, di
una zona, non mischiate con altre. Allo stesso modo, i prosciutti
Doc possono essere stagionati solo in un determinato territorio
(il comune di San Daniele in Friuli, una parte della provincia
di Parma).
Ogni prodotto Doc deve rispettare le regole di produzione tradizionale,
specificate in dettagliati “disciplinari”.
La sigla Doc è gradualmente sostituita dal termine Dop, che
ha valenza europea. Anche diversi formaggio tipici del nostro
Paese hanno avuto questo riconoscimento.
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"Consumare senza essere consumati"
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