Le etichette sotto la lente
INDICE
Pagina 3
La tabella nutrizionale
Gli additivi
Che cosa fa male?
La tabella nutrizionale
Farà ingrassare? Sarà
pesante? Ha un buon valore nutritivo? Il consumatore può avere
una risposta su queste domande consultando la tabella nutrizionale
del prodotto, dove in bell’ordine sono riportati i valori di
proteine, grassi, calorie e così via.
Non vi fidate troppo, però. Secondo un’inchiesta della rivista
dei consumatori inglesi “Which?”, le tabelline peccano spesso
di imprecisione: non sempre i principi nutritivi dichiarati
in etichetta corrispondono a quelli effettivi rilevati nel test.
A volte lo scarto è notevole.
Secondo la legge, la tabella è facoltativa, ma diviene obbligatoria
quando l’informazione nutrizionale figura in etichetta o nella
presentazione o nella pubblicità del prodotto. In altre parole,
quando il prodotto vanta o suggerisce particolari caratteristiche
nutrizionali (alto o basso valore energetico, nutrienti ecc.).
|

|
|
Informazioni Nutrizionali
|
| Valore
energetico |
kcal
370 |
| Proteine |
g
6,8 |
Carboidrati
di cui zuccheri
amidi |
g
50,3
g 24,3
g 23 |
| Grassi |
g
15,8 |
| Fibre alimentari |
g
2,4 |
| Sodio |
g
0,24 |
|
valori
per 100 g (1 fetta di Vzabc)
|
Nella tabella
nutrizionale si possono leggere i dati relativi a:
• valore energetico (espresso in calorie, o eventualmente anche
in kiloJoule);
• proteine (grammi);
• carboidrati (grammi), eventualmente distinguendo tra zuccheri,
amido e polialcoli;
• grassi o lipidi (grammi), eventualmente con la distinzione
tra grassi saturi, insaturi e polinsaturi, e contenuto in colesterolo
(in milligrammi);
• fibre alimentari (grammi);
• sodio (grammi);
• vitamine e sali alimentari presenti in quantità significativa.
I valori possono riferirsi a 100 grammi (o 100 millilitri),
oppure a una porzione.
I dati sulle vitamine e i sali minerali possono anche essere
espressi come percentuale della razione giornaliera raccomandata,
anche mediante rappresentazione grafica.
Il valore energetico si calcola così:
• carboidrati (a eccezione dei polialcoli): 4 calorie per grammo;
• polialcoli: 2,4 calorie per grammo;
• proteine: 4 calorie per grammo;
• grassi: 9 calorie per grammo;
• alcol (etanolo): 7 calorie per grammo;
• acidi organici: 3 calorie per grammo.
Gli
additivi
Se leggete con attenzione
la lista degli ingredienti, troverete, di solito in fondo all’elenco,
alcune sostanze che non sono alimenti, ma che agli alimenti
vengono aggiunte per dare un determinato colore, per fare in
modo che il prodotto si conservi a lungo o che abbia una certa
consistenza e altro ancora.
Sono gli additivi. Ce ne sono di tanti tipi, diversi sia per
impiego che per provenienza. Alcuni sono ottenuti in laboratorio,
per esempio dal petrolio; altri invece sono di origine naturale.
Spesso sono indicati non con il nome per esteso, ma solo con
la categoria e un codice di 3 cifre, uguale per tutti i Paesi
dell’Unione europea, preceduto dalla lettera “E”.
Ad esempio, l’etichetta potrà riportare indifferentemente la
scritta “Antiossidante: Acido L-ascorbico”, oppure l’equivalente
“Antiossidante: E 300”.
Per i coloranti la prima cifra è sempre “1”, il “2” è invece
il prefisso dei conservanti antimicrobici, con il “3” iniziano
le sigle di antiossidanti, acidi e regolatori di acidità, il
“4” indica addensanti, gelificanti e stabilizzanti.
Tanto per citare i più comuni l’E 124 è il rosso cocciniglia
che colora sciroppi, bibite e gelati; dietro la sigla E 201
si “nasconde” il sorbato di sodio, un conservante antimuffa;
E 322 è la lecitina di soia, utilizzata sia come antiossidante
nei dolci che come emulsionante in: margarina, budini, gelati,
e altro ancora; E 450 sono i polifosfati, impiegati negli insaccati,
nel latte in polvere, nei formaggini e in altri alimenti.
L’indicazione in codice dice ben poco ai non addetti ai lavori:
non si può certo fare la spesa portandosi le tabelle Cee! Eppure,
il consumatore avrebbe il diritto, visto che si tratta di tutelare
la propria salute, di sapere cosa finisce nel piatto.
Un piccolo trucco per saperne di più è quello di leggere anche
le indicazioni in altre lingue, quando ci sono. Su una confezione
di merendine può capitare di leggere, nella versione italiana,
“agenti lievitanti E 450, E 500, stabilizzante E 420” e nella
versione in lingua inglese i nomi per esteso: “sodium acid pirophosphate,
sodium bicarbonate, sorbitol”, cioè il bicarbonato di sodio
e sorbitolo, che è un tipo di zucchero. Certo, anche i nomi
per esteso possono risultare oscuri, ma è già un passo avanti.
Che
cosa fa male?
Gli additivi destinati
ai prodotti alimentari vengono sottoposti a studi e controlli
per verificarne l’eventuale tossicità per l’uomo. A svolgere
ricerche e sperimentazioni a livello mondiale è una commissione
congiunta della Fao e dell’Organizzazione mondiale della sanità
(Oms), che determina la Dose giornaliera accettabile (in sigla
Dga) degli additivi, cioè la quantità di sostanza che l’uomo
può ingerire quotidianamente per un lungo periodo senza correre
rischi per la salute.
I valori di Dga sono espressi in millesimi di grammo e si riferiscono
a un chilogrammo di peso corporeo (se ad esempio la Dga è pari
a 1 milligrammo, per un uomo che pesa 70 chili la soglia del
rischio è di 70 milligrammi).
Ma torniamo alla commissione Fao-Oms. Una volta che ha stabilito
la Dga di un nuovo additivo, lo comunica alle commissioni scientifiche
dei vari Paesi, cui spetta la decisione ultima su quali additivi
possono essere utilizzati e in che quantità.
A conclusione di questo libro troverete i valori della Dga per
gli additivi alimentari di uso più comune. Per ogni sostanza
potete leggere il codice Cee, la Dose giornaliera ammessa per
chilo di peso corporeo, e poi in quali alimenti viene usato
di solito e quali sono i possibili rischi per la salute. Ricordate:
Dga più basse corrispondono a sostanze più tossiche.
Le tabelle parlano chiaro: per molte delle sostanze chimiche
aggiunte agli alimenti ci sono fondati sospetti della comunità
scientifica, quando non addirittura certezze, che possano essere
dannose per la salute.
Come difendersi? La prima arma è l’informazione: sullo stesso
scaffale del supermercato possiamo trovare due prodotti apparentemente
uguali, ma leggendo con attenzione l’etichetta possiamo scegliere
quello con meno aggiunte chimiche.
ritorna
all'indice | alla pagina successiva
Il testo contenuto
in questa pagina è tratto da
"Consumare senza essere consumati"
prodotto da
"Il Salvagente"
Cooperativa editoriale Il Salvagente a r.l.
via Pinerolo 43, 00182 Roma.
E mail: Salvagente@tin.it
"Il
Salvagente" è il settimanale dei consumi, dei diritti
e delle scelte.
Si può acquistare ogni giovedì nelle edicole di tutta Italia
o ricevere per abbonamento postale.
|