Le etichette sotto la lente
INDICE
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Che cosa compro?
La "libera immagine"
Il prezzo
La qualità
Super, extra, puro, purissimo, sublime
Che cosa compro?
Cos’è il prodotto
che sto per acquistare? Spaghetti, linguine o vermicelli? Tonno,
salmone o trota in scatola? Tè, camomilla o tisana d’erbe?
Per rispondere a questa domanda, l’etichetta riporta la denominazione
del prodotto, che consente di distinguerlo da altri simili.
La “denominazione di vendita” non va confusa con il marchio
di fabbrica o con altri nomi di fantasia attribuiti al prodotto,
che in ogni caso non possono sostituire la denominazione.
E può essere solo quella prevista dalle norme che disciplinano
il prodotto, o quella consacrata da usi e consuetudini. Se manca
un “nome” riconosciuto, ci può essere la descrizione del prodotto
accompagnata, se necessario, da informazioni sulla sua natura
e utilizzazione (ad esempio: “crema dolciaria da spalmare”).
La
"libera immagine"
Moltissime confezioni
sono illustrate da foto o disegni raffiguranti il prodotto “finito”.
Si vede il piatto già pronto in tavola, con contorni e condimenti
che non vi sono affatto compresi. Su una scatola di preparato
per pizza potreste ammirare una pizza già cotta con tanto di
olive e mozzarella. Ma non vi fate illusioni: le olive e il
formaggio dovrete comprarle a parte. Se osservate con attenzione,
scoprirete una scritta a caratteri microscopici che vi avverte:
è solo una “libera immagine”.
Il
prezzo
Compare sulla confezione
o su un cartello sullo scaffale di vendita. In ogni caso il
venditore deve attenersi al prezzo esposto, non può chiedere
di più dicendo che il prezzo è cambiato.
L’ideale è che oltre al prezzo unitario della confezione sia
riportato anche il prezzo al chilo o al litro: in questo modo
è più facile confrontare prodotti simili e valutarne la convenienza.
E accorgersi che la confezione apparentemente più economica
in realtà costa di più perché contiene una minore quantità di
prodotto.
La
qualità
Due polli nel bancone
frigorifero di un supermercato in apparenza uguali: qual è migliore?
Risposta: quello di classe “A”, meglio ancora se “A/1”, che
deve avere belle cosce e petto carnoso. È come nel gioco del
calcio: i polli di serie “A” sono di qualità superiore.
Scelgo la camomilla “setacciata” o quella “corrente”? A sorpresa,
la varietà “corrente” è la migliore, perché, essendo ricavata
da tutte le parti del fiore, contiene più olio essenziale di
camomilla, e quindi fa dormire prima. Naturalmente, controllate
anche il termine massimo di conservazione, perché nel tempo
la camomilla perde le sue proprietà.
Questi esempi ci fanno capire che l’etichetta ci aiuta anche
a valutare la qualità di un prodotto.
A volte bisogna saper interpretare i valori numerici che l’etichetta
riporta. Non tutti sanno che un aceto con il 7 per cento di
acido acetico è di qualità migliore rispetto a uno con acidità
del 6 per cento.
Altro esempio: è da preferire una salsiccia che in etichetta
dichiara un rapporto collagene/proteine del 18 per cento o una
che dichiara il 30 per cento? Senza dubbio la prima, perché
il collagene corrisponde alle parti di scarto del suino (come
i tendini), ed è bene che la sua percentuale sia bassa.
Super,
extra, puro, purissimo, sublime
L’etichetta non deve
mai ingannare il consumatore. Non solo non può dichiarare ingredienti
o caratteristiche non corrispondenti al vero, ma è anche vietato
usare espressioni vaghe che in realtà non significano un bel
nulla. Ad esempio, l’etichetta di un prosciutto crudo non può
utilizzare termini come “classico”, “autentico”, “extra”, “super”,
“di qualità superiore”, “puro”, “purissimo”, “sublime”, “di
alta qualità”, e via dicendo, che in realtà non hanno un preciso
significato. Il prosciutto crudo può soltanto fregiarsi dell’eventuale
denominazione d’origine, e l’etichetta può al limite specificare
se si tratta di prosciutto “disossato” o “affettato”.
In generale, il fabbricante non può attribuire a un prodotto
alimentare proprietà particolari quando anche altri prodotti
analoghi hanno le stesse caratteristiche.
Le etichette degli alimenti non possono neanche vantare proprietà
curative, visto che non sono farmaci.
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"Consumare senza essere consumati"
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