Alimenti ed etichette
Perché leggere l'etichetta
Andiamo a fare la spesa al supermercato
o al negozio sotto casa. Pacchi, barattoli, buste e confezioni
di ogni genere ci fanno l’occhiolino dagli scaffali e sembrano
sussurrare “comprami, comprami”. Per attirare l’attenzione e
orientare la scelta del consumatore, i fabbricanti usano imballaggi
vistosi e colorati, fotografie, disegni e slogan accattivanti,
concorsi, punti e premi. Sulla confezione di merendine c’è un
personaggio famoso dei cartoni animati, mentre scatolame anonimo
si fa bello agli occhi della massaia mostrando l’immagine del
piatto già pronto e servito in tavola in una golosa presentazione
(anche se magari molti ingredienti che appaiono nella foto nella
scatola non ci sono).
A volte, il nome del prodotto brilla per fantasia, ma non ci
dice nulla sul contenuto. Oppure ci dice fin troppo, lasciando
intendere la presenza di ingredienti pregiati di cui invece
si sente appena il sapore.
In un hard discount colpiscono invece i prezzi generalmente
bassi: ma nulla si dice sulla qualità.
Insomma, un’occhiata superficiale permette di capire ben poco,
solo quello che il produttore e il venditore vogliono farci
sapere. Ma il consumatore ha una formidabile arma dalla sua
parte: l’etichetta, con le sue indicazioni obbligatorie per
legge. L’etichetta va osservata con attenzione, leggendo con
un po’ di pazienza anche le scritte più piccole e evidenti,
perché spesso le informazioni veramente utili sono le più nascoste.
Potremmo scoprire che il prodotto non ha affatto le caratteristiche
decantate dalla pubblicità. Ad esempio, che gli yogurt alla
frutta “light” hanno meno grassi ma tante calorie, perché sono
pieni di zucchero, oppure che alcune merendine, pubblicizzate
come particolarmente adatte ai bambini, contengono in realtà
una “bagna” di alcol etilico e sciroppo di kirsch.
Sherlock Holmes al
supermercato
Le etichette sono come un libro da
leggere attentamente. Ma tra i vari generi di libri, somigliano
di più ai “gialli”: alcune notizie sono scritte chiaramente,
altre sono un po’ nascoste, e altre ancora sono indizi da interpretare.
Mettendo insieme tutti i tasselli si possono trarre conclusioni
molto interessanti: facendo attenzione al peso netto e alla
qualità del prodotto (ad esempio, controllando in etichetta
la presenza di ingredienti freschi o pregiati), si può capire
se il prezzo è davvero conveniente.
La prossima volta che andate al supermercato, potreste divertirvi
a condurre una piccola indagine alla Sherlock Holmes sui cibi
che mettete nel carrello, e anziché l’assassino scoprirete alla
fine il “miglior acquisto”.
Dall’etichetta si
può apprendere:
• cosa c’è veramente dentro un certo
prodotto alimentare (lista degli ingredienti);
• che quantità di prodotto si acquista (peso al netto di imballaggi
e liquidi di conserva);
• quante calorie, proteine, grassi, ci sono dentro (tabella
nutrizionale);
• se contiene sostanze chimiche, additivi, conservanti o coloranti,
cioè tutto quello che rende i cibi diversi da “come natura crea”.
O se invece il prodotto è senza conservanti;
• entro quanto tempo va consumato prima che vada a male, o comunque
perda le sue caratteristiche di bontà e freschezza (data di
scadenza);
• come conservarlo e come utilizzarlo;
• come risalire ai responsabili se il prodotto presenta dei
difetti o è avariato (nome e indirizzo del fabbricante e/o dell’importatore
e numero di lotto che identifica il prodotto).
Conoscendo i “meccanismi nascosti” delle etichette,
si può anche scoprire:
• quali ingredienti sono presenti
in misura maggiore e quali in misura minore (anche quando non
sono riportate le percentuali di ciascun ingrediente);
• se un certo alimento pregiato, reclamizzato nel nome del prodotto,
è davvero l’ingrediente principale o se invece è contenuto in
scarsa percentuale, o addirittura è del tutto assente, sostituito
da un sapore artificiale (anche questo è possibile);
• la data di produzione (anche se non è scritta a chiare lettere);
• di che nazionalità è il “marchio” alimentare che ci propone
il prodotto (anche se non figura esplicitamente);
• se un prodotto è davvero “naturale” o “biologico”, come a
volte viene promesso senza fondamento.
Insomma, a saperla leggere, l’etichetta ci fornisce una valanga
di notizie utili. Nelle prossime pagine passeremo sotto la lente
di ingrandimento i vari elementi che la formano e vedremo uno
per uno cosa vogliono dire. Infine, daremo un’occhiata alle
etichette un po’ speciali di alcuni prodotti.
Le leggi
La normativa fondamentale che regola
l’etichettatura, nonché la presentazione e la pubblicità di
alimenti e bevande, è il decreto legislativo 109 del 27 gennaio
1992. Come per tante altre leggi di tutela dei consumatori,
anche questa è stata emanata dal Parlamento e dal governo italiani
in attuazione di regole dettate dall’Unione europea (nel caso
specifico, in attuazione delle direttive Cee 89/395 e 89/396).
Chi vuole approfondire l’argomento può consultare il testo integrale
del decreto legislativo su varie pubblicazioni specializzate,
tra cui la “Guida alla spesa alimentare” edita dall’Unione nazionale
consumatori (via Andrea Doria 48, 00192 Roma, tel. 06/39737022).
Alimenti sfusi
Sugli alimenti venduti sfusi, cioè
non confezionati, non c’è etichetta. Ma anche per questi prodotti
devono essere fornite le informazioni essenziali. Per esempio
per i tortellini freschi venduti a peso, il negoziante ha l’obbligo
di esporre l’elenco degli ingredienti su un cartello ben visibile,
visibile in genere sul vetro protettivo del banco. Per tutta
la pasta fresca, con o senza ripieno, è anche obbligatoria l’indicazione
della data di scadenza.
Per gli alimenti di panetteria l’elenco degli ingredienti può
essere riportato su un unico cartello bene in vista, anche prestampato,
da cui il fornaio depenna quelli non utilizzati. Un cartello
unico va bene anche per i prodotti di pasticceria e per i gelati.
Sul banco della gastronomia di salumerie e supermercati ci deve
essere invece il registro con tutti gli ingredienti delle preparazioni
alimentari (come l’insalata russa o l’insalata di riso), dei
formaggi e dei salumi in vendita. Non sarebbe possibile mettere
l’etichetta su ogni prodotto, per problemi di spazio. Ma chi
fa la spesa ha il diritto di consultare il librone degli ingredienti.
Prodotti confezionati
Molti prodotti alimentari sono preconfezionati,
cioè sono commercializzati dentro un imballaggio, inscatolati
o in bottiglia.
Il decreto legislativo 109 del ’92 prevede che i prodotti preconfezionati
destinati al consumatore riportino in etichetta le seguenti
indicazioni:
• la denominazione del prodotto (che cos’è);
• l’elenco degli ingredienti;
• la quantità netta (peso o volume, a seconda dei casi);
• il termine minimo di conservazione o, nei casi di prodotti
molto deperibili, la data di scadenza;
• il nome (o la ragione sociale o il marchio depositato) e la
sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore
stabilito nell’Unione europea;
• la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento;
• gli eventuali gradi alcolici;
• una dicitura che consenta di identificare il lotto di appartenenza;
• le modalità di conservazione e di utilizzazione, se sono necessari
particolari accorgimenti;
• le istruzioni per l’uso, se necessarie;
• il luogo di origine o provenienza, se il non citarli può indurre
in errore l’acquirente circa l’origine o la provenienza del
prodotto.
Tutte queste indicazioni valgono per la maggior parte dei prodotti
alimentari preconfezionati. Ma ci sono anche numerose eccezioni
e deroghe, e su certi prodotti alcune informazioni possono non
comparire. Solo per fare un esempio, sulle bottiglie di birra
non troverete la lista degli ingredienti (luppolo ecc.). In
altri casi, invece, il prodotto deve riportare indicazioni aggiuntive.
Le uova, ad esempio, devono riportare la categoria.
Queste regole di etichettatura, è bene precisare, valgono per
i prodotti alimentari messi in vendita al dettaglio e destinati
al consumatore.
Tutte le indicazioni devono essere scritte in italiano, salvo
per le parole straniere che non hanno corrispondenti nella nostra
lingua. Oltre che in italiano, possono comparire anche in altre
lingue. È interessante confrontare le indicazioni in inglese,
francese o spagnolo, che a volte sono più complete.
Il testo contenuto
in questa pagina è tratto da
"Consumare senza essere consumati"
prodotto da
"Il Salvagente"
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