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EVOLUZIONE PALEOGEOGRAFICA
DELLA PIANURA
VENETA ATESINO-PADANA
Indice:
Introduzione
Caratteristiche paleogeografiche
Alta pianura veneto-atesina
Media pianura veneto-atesina
Bassa pianura veneta atesino-padana
Area deltizia padana
Distribuzione spazio-temporale degli antichi
insediamenti umani in relazione alle strutture geomorfologiche
Bibliografia
Area deltizia padana
Concludono la descrizione geomorfologica della pianura
veneta atesino-padana alcune considerazioni sull'evoluzione
del Delta Padano (24).Proprio l'analisi e l'interpretazione
delle recenti nitidissime immagini da satellite (LANDSAT 5 TM),
integrate ovviamente dalle informazioni fornite dalle foto aeree,
ha consentito la stesura di un'accurata carta dell'evoluzione
paleogeografica del territorio. In tale ampia area gli elementi
geomorfologici più tipici sono costituiti dai paleoalvei
fluviali relitti, dai cordoni litoranei fossili, dalle depressioni
vallive ubicate tra i cordoni dunari ed infine dalle tracce
-leggibili tramite telerilevamento- di un intrico dendritico
di paleoalvei lagunari attualmente a livello con la campagna.
L'interazione tra tutti questi elementi fornisce la chiave di
lettura del tipico paesaggio deltizio.
Iniziando dai cordoni dunari fossili possiamo notare come essi
testimoniano l'avanzata di successive linee di spiaggia dall'epoca
preistorica fino ai giorni nostri. La più antica linea
costiera finora individuata, quasi concava verso il bacino padano,
è rappresentata da alcuni residui dunari ubicati ora
piuttosto internamente nel delta veneto. A settentrione tra
il tratto terminale del Brenta e quello dell'Adige lungo la
linea tra Motta Palazzetto e S. Pietro di Cavarzere, più
a meridione tra l'asta terminale dell'Adige e il Po di Levante
lungo la linea S. Pietro di Cavarzere - Cà Negra Bassa,
secata dal braccio settentrionale del cosiddetto "ramo
del Po di Adria", continuantesi verso sud nell'Oltrefiume
di Loreo. Ciò che attualmente possiamo vedere di questi
antichi cordoni dunari litoranei non è altro che la sommità
degli stessi, andati oramai sepolti sotto l'accumulo di recenti
sedimenti fluviali ed in seguito agli intensi fenomeni di subsidenza
cui soggiace tutta l'area deltizia. Tale primo e più
antico cordone litoraneo può essere riferito sulla base
di elementi paleogeografici ed archeologici alla piena età
del bronzo.
Un secondo e più recente allineamento dunare litoraneo
possiamo individuarlo, pure esso quasi totalmente sepolto e
sommerso da successivi sedimenti, in tratti dunari siti poco
ad oriente della biforcazione del paleoalveo pensile detto "ramo
delPo di Adria" (in località Penile Nuovo di Loreo).
Tale antica linea costiera prosegue a meridione del Po di Venezia
in direzione leggermente SW toccando le località di Tombine
e Tombe. Motivazioni di carattere paleogeografico ed archeologico
fanno ritenere tale cordone formato nella tarda età del
bronzo (XII-XI secolo a.C.).
Avanzi di un successivo cordone dunare litoraneo sono individuabili
lungo la linea Corte Dolfina-S. Pietro di Cavarzere, con tendenza
alla formazione di una cuspide. Tra quest'ultimo allineamento
dunare ed il successivo si registra un avanzamento della linea
di costa o protendimento verso l'Adriatico senza la formazione
di notabili cordoni dunari. Fino a questo momento e cioè
fino al termine dell'epoca preistorica la linea di costa atesino-padana
era contrassegnata da una linea pressoché rettilinea
o addirittura concava con foci fluviali "ad estuario"
senza nessun accenno di cuspidi.
E' invece con la successiva formazione dunare, riferibile ad
epoca protostorica, che registriamo le più antiche forme
di foce cuspidata. Ciò si verificò con grande
evidenza tra i tratti terminali delle attuali aste fluviali
del Brenta e dell'Adige. E' ipotizzabile che la porzione di
cuspide, caratterizzata da un ventaglio di cordoni dunari paralleli,
sviluppatasi a meridione del tratto terminale del Brenta corrisponda
alla porzione meridionale della foce bicuspidata del paleoalveo
pensile padano denominato "ramo più settentrionale
del Po", già visto provenire da Agna e prima ancora
da Rovigo. Altra probabile paleofoce fluviale del braccio settentrionale
del "ramo del Po di Adria", attivo per l'appunto sino
ad epoca protostorica, la notiamo in località Cavanella
d'Adige laddove attualmente transita l'Adige. Resti di tale
cordone dunare litoraneo protostorico sono ben ravvisabili anche
tra l'attuale alveo dell'Adige a Cavanella ed il Po di Levante
in località Fenilòn di Loreo, così come
a meridione tra il Po di Levante ed il Po di Venezia tra Donada
e Contarina. Cordone litoraneo protostorico che a meridione
tra il Po di Venezia ed il Po di Goro prosegue lungo l'allineamento
dettato dalle località di Taglio di Po, Grillara e S.
Basilio (25). Cordone dunare che nell'insieme denota una linea
costiera arcuata verso il bacino adriatico. Cordone dunare peraltro
nell'insieme ancora assai ben conservato e visibile, salvo nei
tratti in cui furono aperte cave di sabbia (ALBERTI-PERETTO,
1983).
L'allineamento dunare successivo, sempre in base a considerazioni
geoarcheologiche, può essere attribuito ad epoca tardo-protostorica
(greco-etrusca per l'area interessata). Esso è localizzabile
in una serie di tratti dunari tra le aste terminali del Brenta
e dell'Adige, tra le località di S. Anna e Cavanella
d'Adige. Quivi, oltrepassato l'attuale alveo atesino, si dirige
rettilineo verso SW raggiungendo il Po di Levante nei pressi
di Fenilòn di Loreo. Scarsi i resti di tale cordone tra
il Po di Levante ed il Po di Venezia. Cordone che poi a meridione
riprende ampia consistenza ed autonomia fino a giungere al Po
di Goro in località Case Rocchi.
In seguito, mentre nel settore settentrionale del delta atesino-padano
(a nord dell'attuale alveo dell'Adige) non troviamo traccia
di successivi cordoni dunari, naturalmente con l'eccezione di
quelli formatisi in epoca moderna, nel settore centrale padano
si assiste ad una crescita di alcune consistenti cuspidi fluviali.
Così ad epoca altomedievale è riferibile una prima
foce bialare cuspidata prodottasi lungo l'attuale corso del
Po di Levante nei pressi di Rosolina. Più a meridione,
tra il Po di Venezia ed il Po di Goro, assistiamo alla formazione
di un'altra più rilevante cuspide bialare con allineamenti
di cordoni dunari rivolti verso l'Adriatico, in direzione N-S
o leggermente NW-SE. Cordone/i altomedievale/i decorrenti tra
le località di Taglio di Po e Riva-Mesola.
Tra l'altomedioevo ed il rinascimento si registra un'avanzata
della linea di costa piuttosto rilevante, non caratterizzata
dalla formazione di cordoni dunari. Così il cordone dunare
litoraneo attribuito al rinascimento è localizzabile
tra il Po di Levante ed il Po di Venezia, mentre a meridione
si sviluppa con direzione NW-SE tra il Po di Venezia ed il il
Po di Goro presentando una marcata cuspide lungo tale ramo padano
in località Asinara.
Dalle considerazioni finora svolte risulta che la massima parte
del protendimento deltizio padano si produsse posteriormente
al rinascimento, più precisamente tra il XVI ed il XIX
secolo della nostra era. Così tra il Po di Venezia ed
il Po di Goro registriamo la presenza di almeno tre distinti
cordoni dunari posteriori a quello rinascimentale. Il primo
ad andamento NW-SE si può far risalire al XVII secolo,
il secondo decorrente con il medesimo andamento al XVIII secolo
ed il terzo oramai al XIX secolo. Modesti tratti dunari del
XVII e XVIII secolo si osservano con andamento N-S a settentrione
del Po di Venezia. Da sottolineare infine come i suddescritti
cordoni litoranei post-rinascimentali vengano secati da paleoalvei
padani provenienti dall'attuale Po di Venezia. A settentrione
di tale braccio principale del Po notiamo distintamente la presenza
di alcuni tratti di paleoalvei padani, provenienti alcuni dal
Po di Levante ed uno dal Po di Venezia scorrenti con ampie anse
in direzione W-E ma anche NW-SE.
Note:
24) Vastissima è la bibliografia naturalistica
riguardante l'area deltizia padana. Nel settore geomorfologico
dopo le prime pionieristiche indagini del Lombardini (LOMBARDlNI,
1869) e del Marinelli (MARINELLI, 1924) seguì il fondamentale
e tuttora valido studio del Ciabatti (CIABA1TI, 1966). L'area
fu successivamente oggetto di ricerca da parte di studiosi dell'Istituto
di Geologia dell'Università di Ferrara, specialmente
da parte del Bondesan (BONDESAN, 1968 e BONDESAN, 1985). Va
riferito che recentemente sul Delta radano sono intervenuti
l' Alberti e il Peret~o che, oltre alla localizzazione dei cordoni
dunari fossili e dei paleoalvei, hanno proposto una suddivisione
crono-culturale delle antiche dune (ALBERTI-PERETTO, 1983).
25) Va ricordato che proprio a ponente e subito
a ridosso del cordone dunare che transita per San Basilio è
stata recentemente individuata la presenza di un insediamento
protostorico riferibile al VI -V secolo a.C. (DE MIN, 1986).
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