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EVOLUZIONE PALEOGEOGRAFICA
DELLA PIANURA
VENETA ATESINO-PADANA

Indice:

Introduzione

Caratteristiche paleogeografiche
Alta pianura veneto-atesina
Media pianura veneto-atesina
Bassa pianura veneta atesino-padana
Area deltizia padana

Distribuzione spazio-temporale degli antichi insediamenti umani in relazione alle strutture geomorfologiche

Bibliografia


Bassa pianura veneta atesino-padana

La presenza di paleoalvei pensili, attribuibili sia all'Adige che al Po, caratterizza peraltro il paesaggio della bassa pianura veneta. Così ad esempio risale probabilmente ad età tardo antica-altomedievale, un paleoalveo pensile atesino snodantesi a settentrione dell'attuale alveo d'Adige tra Canove di Legnago e Castelbaldo, luogo quest'ultimo dove il paleolaveo si innesta nell'attuale asta atesina (ZAFFANELLA, in questo volume). Poco a valle sempre dell'attuale Adige presso Badia Polesine si stacca un paleoalveo fluviale pensile -entro cui attualmente scorre l'Adigetto- forse riferibile ad epoca tardo antica o altomedievale che poi si porta verso Lendinara, Villanova del Ghebbo e Rovigo (PERETTO, 1986). Ad ogni modo nella bassa pianura si registra la quasi esclusiva e peculiare presenza di tali strutture morfologiche sopraelevate, formazioni dossive a grana pressoché esclusivamente sabbiosa, mentre gli attigui territori presentano prevalente tessitura limosa. Tra di esse merita particolare menzione una continua formazione dossiva, interpretata da vari studiosi (16) quale paleoalveo del Po attivo in epoca pre-protostorica, chiamato dal Veggiani "ramo del Po di Adria" (VEGGIANI, 1972 e 1974), che si snoda in direzione W-E con ampie anse staccandosi dall'attuale alveo padano nei pressi di Castelmassa e poi toccando Ceneselli, Trecenta, Bagnolo di Po, Castelguglielmo, Presciane, San Bellino, Fratta Polesine, Gognano, Villamarzana, Arquà Polesine e Grignano di Polesine. Poco a meridione dell'attuale centro di Rovigo, pare che tale paleoalveo si suddividesse in due rami di cui quello settentrionale (17) (definito dal Castiglioni "ramo più setttentrionale del Po") (CASTIGLIONI, 1977-78) scorreva in direzione NE toccando Sarzano, Mardimago, immettendosi poi nell'attuale alveo d'Adige presso Anguillara Veneta e seguendolo fino a Borgoforte. Indi si staccava dall'attuale corso atesino proseguendo sempre nella medesima direzione con ampie anse verso Agna e Cona andando poi a lambire il già descritto paleoalveo pensile atesino presso Conca d'Albero. Il ramo paleopadano meridionale invece proseguiva con ampie anse poco a settentrione dell'attuale Canal Bianco toccando i centri di S. Apollinare, Ceregnano, Lama Polesine, Mezzana, Cicese, Cà Matte, Adria e Volta Scirocco (18). In prossimità dell'antica linea di costa si suddivideva in due distinti rami di cui quello settentrionale da Valliera si dirigeva verso Cà Negri e Tornova andando a sboccare in Adriatico presso la foce di Cavanella d'Adige, laddove ora transita l'Adige.ll ramo meridionale pare invece accennare ad immettersi nell' odierno alveo del Po di Levante, andando a sfociare in Adriatico presumibilmente nei pressi di Fenilòn. Riserviamo comunque all'ultima parte di questo capitolo la discussione dello sbocco in mare dei fiumi scendenti dalla piana veneta.
Vanno considerati invece come paleoalvei padani pensili più recenti quelli staccantesi dall'odierno corso del Po in località Salara e Stienta. Il primo corso padano pare essere stato attivo durante la tarda età del ferro, mentre in epoca romana dovette essere stato già abbandonato. Difatti sopra l'ampio dosso, resto del suo passaggio, sono ubicate tutta una serie di rovine di edifici di epoca romana (19). Tale paleolaveo pensile padano, partendo dall'attuale alveo nei pressi di Salara, si sviluppava toccando gli attuali centri di Veratica, Curà, Runzi, Pellizzare, Precona, S. Donato e Capitello di Fiesso Umbertiano. Quivi viene a congiungersi un ulteriore paleoalveo pensile di epoca tardo antica o altomedievale partente dall'attuale alveo padano poco a SW nei pressi di Stienta e transitante per Ospitaletto e Fiesso Umbertiano. Il precedente paleoalveo padano, toccando Cascina Morosina, la Crosara e Viezze, ritornava ad immettersi nell'alveo padano attuale a Raccano nei pressi di Polesella (20).
In tale ambito di bassa pianura un seppur breve cenno merita la situazione paleoidrografica venutasi a creare nella bassa pianura veronese (21). Quivi sfociano e fanno perdere le loro tracce gli ampi paleoalvei fluvioglaciali atesini che abbiamo già visto solcare in direzione N-S o leggermente NW-SE l'alta e media pianura veronese. Man mano che si portano verso SE tali paleovalli diventano sempre meno rimarcate, fino a che le scarpate di sponda fluviale spariscono totalmente (22). Tra le paleovalli atesine relitte che raggiungono la zona valliva a settentrione dell'attuale corso padano vanno ricordate le valli del Tione, del Tartaro, del Frescà, del Tregnone e del Menago. Il telerilevamento ha inoltre rilevato nell'ampia depressione valliva veronese -Valli Grandi Veronesi- la presenza di evidenti tracce di paleoalvei decorrenti con ampie anse in direzione W-E attribuibili a relitti percorsi del Tartaro. Appaiono inoltre con estrema chiarezza correnti esondative partenti dall'attuale corso del Tartaro e dirette verso le depressioni vallive site tra il Tartaro e l'Adige. Un'altra significativa testimonianza paleoidrografica caratterizzante le Valli Grandi Veronesi è rappresentata dallo sviluppo e ramificazione dendritica di paleoalvei relitti -pure essi a livello o leggermente rilevati sul piano campagna- interpretabili alla luce delle conoscenze di cartografia storica (23) quali canali naturali sommersi endolacustri, assai simili nelle forme dendritiche a quelli ancor oggi attivi nella Laguna Veneta. A proposito della condizione paleogeografica verificatasi in epoca storica (medievale e moderna) nelle Valli Grandi Veronesi, dobbiamo ricordare come per secoli l'area venne occupata da un'estesa formazione lacu-palustre la cui bonifica venne attuata solamente nella seconda metà del secolo scorso (ZANELLA, 1881; MALESANI, 1952; ZAFFANELLA b, in corso di stampa). Infine l'ultimo rilevante carattere paleoidrografico delle Valli Grandi Veronesi è dato dall' esistenza di ampi paleoalvei atesini pensili sul circostante piano campagna, partenti dall'attuale alveo dell'Adige e diramantesi in rivali minori una volta giunti nella zona valliva più depressa in prossimità del fiume Tartaro. Tali paleoalvei vanno interpretati quali forme relitte riferibili a correnti esondative atesine. In mancanza di elementi archeologici probanti non possiamo datare tali rotte dell'Adige.


Note:

16) Spetta al Veggiani aver per primo sottolineato e descritto il tracciato di tale paleoalveo padano pensile (VEGGIANI, 1972 e 1974).

17) Assai rilevante ai fini paleogeografici tale antica suddivisione del "ramodeIPo di Adria" che portava il braccio settentrionale tanto a nord da oltrepassare l'attuale alveo d' Adige e ad avvicinarsi e forse confluire nel paleoalveo atesino pensile proveniente da Monselice.

18) A proposito della paleoidrografia polesana dobbiamo ricordare che il Peretto rècentemente ha proposto all'attenzione una mappa in cui vengono considerati come paleoalvei taluni tratti di alvei fluviali tuttora attivi (pERETTO, 1986). Siamo invece dell 'avviso che se pure questi tratti attuali possono risalire ed essere stati attivi in epoche passate, non dovrebbero essere considerati paleoalvei. Tale termine dovrebbe invece essere riservato ai soli alvei abbandonati dal flusso fluviale.

19) Tale strategia di insediamento romana si ripresenta peraltro lungo e sopra il già descritto paleoalveo padano pensile, noto come "ramo del Po di Adria" (ZERBINATI, 1982; PERETTO, 1986).

20) Tratti di questi paleoalvei furono localizzati dal Peretto (pERETTO, 1986).

21) Sulla fascia più meridionale della bassa pianura veronese e su quella limitrofa polesana recentemente è intervenuto il Peretto, individuando un complesso intreccio di paleoalvei di cui tuttavia non viene precisata l'attribuzione (cioè se appartenenti all' Adige, ai fiumi di risorgiva o infine al Po) (pERETTO, 1986).

22) Sulla paleoidrografia della bassa pianura veronese è in corso di stampa uno studio dello Zaffanella basato sul telerilevamento (interpretazione di immagini da satellite e foto aeree) e su indagini a terra, affiancato dalla localizzazione delle antiche emergenze antropiche (preprotostoriche e storiche) (ZAFFANELLA b, in corso di stampa).

23) Per tali conoscenze si rimanda al già citato studio dello Zaffanella sull'evoluzione paleoidrografica e paletnologica della bassa pianura veronese (ZAFFANELLA b, in corso di stampa).

 

 

 


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